1,722,498 research outputs found

    I contratti a distanza in AA VV, La tutela del consumatore, in Trattato di diritto privato diretto da M. Bessone, a cura di A. Musio, P. Stanzione

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    I contratti a distanza in AA VV, La tutela del consumatore, in Trattato di diritto privato diretto da M. Bessone, a cura di A. Musio, P. Stanzion

    DESIGN - I laureati fuggono da Genova, regina degli stilisti navali

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    Intervista a Massimo MUSIO-SALE (assieme a Pola GAMBARO, Silvia PIARDI, Michela CARBONE e Simona FINESSI) sugli argomenti del titolo e sullo stato dell'arte della formazione universitaria. L'autore dell'articolo è Simonac Di Salvo. L'intervista è pubblicata sulla rivista "Liguria Business Journal", pp.24-25, ISS

    TOYSTER

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    Satya LUBATTI is the winner of "Premio Tesi di Laurea LEONARDO 2011" supported by CONFINDUSTRIA and assigned by the President of Italian Republic, Mr. Giorgio Napolitano at Palazzo del Quirinale in Rome. This thesis work, titled TOYSTER, was been recognized for its innovation and originality in the project of a tender-craft for a huge Sail-yacht of Perini Navi Yacht Yards. Supervisor of the thesis work was been prof. Massimo Musio-Sale, President of the master degree DESIGN NAVALE e NAUTICO. Review "BARCHE", May/2012 ISSN 1124-3732, pp. 68-6

    Corpi che non devono essere ‘Leib’

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    Il tema di questo volume non è un romanzo e nemmeno la serie tv che ne è stata tratta. Travalica la letteratura e l’arte cinematografica e televisiva, mettendo a nudo alcuni nodi decisivi della nostra esperienza umana: la giustizia nel suo rapporto con il potere; la fede nella sua distinzione dal fanatismo; la libertà di soggetti che restano inevitabilmente corporei e sessuati, persino nell’atto del loro odiare oltreché nei loro affetti; la democrazia, di fronte alle rivendicazioni di sopravvivenza di un potere che sempre cerca di andare al di là di quanto stabilito e concesso dai tracciati costituzionali. Come filo conduttore, una questione in grado da sola di ridefinire tutti questi temi: quella della generazione nella sua più concreta e cruda materialità, quando una radicale crisi ecologica – secondo il tracciato da cui origina il romanzo – mette in crisi la capacità dei corpi di generare

    Scheler e il senso del 'patire'. Tra bios ed ethos

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    In Vom Sinn des Leides, Max Scheler indaga con lucidità fenomenologica i vissuti del dolore e della sofferenza. Chi voglia riflettere con l’autore si trova, così, messo a confronto con una ricerca – capace, di fatto, di ripercorrere l’intera storia del pensiero filosofico – che mira a rintracciare i diversi atteggiamenti elaborati dall’umanità nei confronti del soffrire, sulla base di un percorso che dall’etica e dall’antropologia filosofica si apre alla metafisica e alla filosofia della religione. La tesi iniziale del saggio è rilevante: non si può dichiarare il dolore privo di senso per il semplice fatto che esso possiede, al contrario, un fondamentale significato nei termini di un prezioso segnale di pericolo per la stessa dimensione vitale dell’organismo. Nondimeno, se il filosofo tedesco comincia la sua analisi da questa tesi, la cui importanza non può essere sottovaluta soprattutto in un tempo come il nostro, è perché sente di non potersi arrestare a una conclusione che da sola non appare in grado di rispondere allo scandalo rappresentato dalla presenza stessa nel reale anche della più elementare forma di sofferenza. Una risposta di questo tipo non basta ed è così che avviene il cambio di passo decisivo del volume che costringe il lettore ad abbandonare il ‘semplice’ piano della costituzione della vita emotiva, per guardare a un’alternativa più profonda e radicale

    Il racconto delle ‘soggettività keinmal’. Biopolitica e maternità surrogata

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    Nel romanzo distopico Il Racconto dell’Ancella di Margaret Atwood, la società di Gilead si fonda su una biopolitica che riduce i corpi delle Ancelle a mere funzioni biologiche e riproduttive. Donne costrette sia a subire sia a ricercare una separazione radicale dal loro corpo e dalla loro identità: l’intero sistema biopolitico immaginato da Atwood è funzionale a renderne impossibile l’esistere come soggettività personali, caratterizzate da una biografia, un nome e delle storie uniche e irripetibili da conoscere e rispettare, e questo già nella pretesa che i corpi e i volti delle Ancelle debbano sparire per legge in una specie di burqa figlio di un Occidente tardo-coloniale, non ancora novecentesco, pensato per fare in modo che ciascuna appaia allo sguardo esterno indistinguibile da tutte le altre – una massa, dunque, non una comunità di persone. Eppure, il processo di radicale estraneazione dalla corporeità continua a essere in realtà – ed è proprio questo il fulcro della narrazione di Atwood – un’impresa impossibile. Infatti, sebbene le Ancelle debbano cercare di dimenticare chi sono, in nome della riduzione a funzione riproduttiva vivente, il loro corpo, proprio nella sua materialità e sensorialità, rimane tuttavia inevitabilmente intrecciato alle loro esperienze
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