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Traduire la poésie: l'action du style. Erba et Luzi traducteurs de Michaux.
Il testo rielabora un seminario tenuto all’Università di Bologna il 28 marzo 2012 nel quadro del corso di Traduzione francese di Giovanni Tallarico e sotto il patrocinio del CeSLiC. Accantonando il dibattito sull’intraducibilità della poesia, l’autrice si propone d’indagare che cosa la traduzione poetica possa effettivamente tradurre, articolando un percorso in due sezioni: un’introduzione a carattere teorico corredata da esempi, seguita da un saggio di analisi testuale.
Nella prima sezione si individua nell’apertura metaforica il modo di significare caratteristico del testo poetico moderno (Renzi 1991). Si osserva il modo in cui questa apertura si genera nel testo attraverso l’azione dello stile. Rifiutando, sulla scorta di Meschonnic (1969), d’intendere lo stile come ‘scarto dalla norma’, si giunge a definirlo piuttosto come l’istituzione di un sistema di corrispondenza inedito tra significato e significante, in un processo di rimotivazione del rapporto segnico (Risset 2011) che è proprio del testo letterario. Lo stile investe perciò tutti i livelli del significante, dall’ordine delle parole al tratto pertinente del singolo fonema, e a tutti i livelli si può sorprenderne l’azione osservando l’intreccio tra il piano dell’equivalenza e quello della differenza (Jakobson 1987a).
Proseguendo la riflessione, si osserva che le virtualità dello stile inscritte nel testo si dispiegano nello spazio e nel tempo di una particolare tradizione, assumendo in essa valori specifici differenti e mutevoli nel corso delle generazioni. L’incommensurabilità tra diverse tradizioni recide la possibilità di una qualsiasi sostituibilità o equivalenza tra testo originale e testo tradotto, che sono piuttosto termini distinti di una relazione. Questo aspetto è sviluppato con riferimento alla riflessione di Fortini (1987 e 2011) da cui viene mutuata la distinzione fra tre tipi di traduzione: parafrasi, traduzione d’arte e rifacimento.
La riflessione introduttiva è illustrata, nella seconda parte, attraverso l’analisi di un componimento di Henri Michaux, La Cordillera de los Andes, a fronte delle traduzioni italiane di Luciano Erba e di Mario Luzi. La prima tende a levigare le asperità lessicali, metriche e sintattiche dell’originale, muta il quadro enunciativo del testo e ne scongolge l’impianto assiologico. La seconda opera più sottilmente con sfumature di registro e lievi sfasamenti semantici, aprendolo ad una dimensione trascendente.
Lo studio fornisce alcuni punti di riferimento essenziali in merito al dibattito sulla traduzione poetica nel Novecento. Accetta l’ipotesi che la traduzione poetica possa mirare a tradurre un sistema stilistico, ferma restando la diversità dei valori che questo assumerà entro la letteratura della lingua d’arrivo. Illustra infine, attraverso un’analisi originale, i modi concreti e le diverse misure in cui due poeti-traduttori trasformano il medesimo testo originale attingendo alle proprie diverse poetiche e risorse stilistiche.This essay is the revised version of a seminar originally held at the University of Bologna on 28 March 2012 as part of Prof. Giovanni Tallarico’s French Translation course and under the patronage of CeSLiC (Centre for the Study of Languages and Cultures). Leaving aside the debate on the untranslatability of poetry, the author aims to investigate what poetic translation can in fact offer. The argument is divided into two sections: a theoretical introduction offering some examples and a textual analysis essay.
In the first section, the metaphorical opening is identified as the typical signifying tool used in the modern poetic text (Renzi 1991). Attention is drawn to how the opening is generated within the text through the style’s agency. Refusing with Meschonnic (1969) to interpret style as a ‘deflection from the standard’, the latter is rather defined as the setting up of an unprecedented matching system between signified and signifier, in a process of re-motivation of the sign process (Risset 2011) typical of the literary text. Style thus covers all levels of the signifier, from word order to each phoneme’s distinctive features and at all levels its action may be spotted by observing the interlace between the level of equivalence and that of difference (Jakobson 1987a).
Through further reflection, style’s potentialities within the poetic text are seen to extend into the space and time of a specific tradition, with its specific, different and changeable values from generation to generation. The impossibility of comparing different traditions results in the impossibility of any replacement option or equivalence between the original text and the translated text, which are rather distinct terms of a relationship. This aspect is developed with reference to Fortini’s remarks (1987 and 2011), from which the distinction between three types of translation – paraphrase, artistic translation and re-make – is drawn.
An illustration of the introductory theoretical remarks is offered in the second part through the text analysis of a poem by Henri Michaux, La Cordillera de los Andes, alongside the Italian translations by Luciano Erba and by Mario Luzi. The former translation tends to soften hard angles in the original’s vocabulary, metre and syntax, by modifying its expressive framework and by overturning its axiological structure. The latter is more subtle in its use of register nuances and slight semantic shifts, thus opening the text to a transcendental dimension.
This study offers some essential reference points for the debate on poetic translation in the twentieth century. It accepts the hypothesis that poetic translation may be aimed at translating a stylistic system, irrespective of the different values that will still be assigned to it within the literature of the destination language. Finally, through an original analysis it exemplifies the concrete ways and the different extent to which the two poets-translators transform the same original text by drawing on their own different poetics and stylistic resources
Poesia religiosa nel Novecento, a cura di Maria Luisa Doglio e Carlo Delcorno, Bologna, Il Mulino, 2016 (Collana di Stu- di della Fondazione Michele Pellegrino. Studi fonti documenti di storia e letteratura religiosa). Un vol. di pp. 282.
Giunto a completare una serie di pubblicazioni dedicate alla poesia italiana d’ispirazione religiosa nei secoli, dal Trecento al Settecento, il volume "Poesia religiosa nel Novecento", a cura di Maria Luisa Doglio e Carlo Delcorno, si incarica di avviare ora le prime ricognizioni entro il campo d’indagine del Novecento, ad oggi poco esplorato sotto tale profilo: autori posti sotto indagine sono Giovanni Pascoli, Clemente Rebora, David Maria Turoldo, Antonia Pozzi, Giorgio Caproni, Mario Pomilio, Margherita Guidacci e Cristina Campo. I contributi sono ad opera dei seguenti studiosi: Francesco Ferretti, Giorgio Forni, Claudio Gigante, Guido Laurenti, Clara Leri, Roberto Risso e Silvia Serventi
Annalisa Andreoni, Ama l'Italiano. Segreti e meraviglie della ligua più bella, Piemme, 2017
Il volume si snoda in otto capitoli, detti passeggiate, ognuno dei quali si prefigge di esplorare, attraverso una fitta messe di testi scelti, aneddoti storici e ricordi personali, un aspetto particolare della nostra lingua e della sua storia illustre nei secoli: lingua dell'amore, della parodia, delle arti e delle scienze, della musica, dell'osceno
"Desiderio di verità" e altri scritti inediti e rari. Nell’opera di Mario Luzi, a cura di Eugenio De Signoribus, Enrico Capodaglio, Feliciano Paoli, Urbania (pu), istmi, 2014 («Istmi. Tracce di vita letteraria», 33-34), pp. 406.
Nel centenario dalla nascita, la rivista «Istmi. Tracce di vita letteraria» dedica i due fascicoli con numero d’ordine 33-34 alla figura e all’opera di Mario Luzi. Il primo volume raccoglie per la prima volta, a cura di Stefano Verdino, una quarantina di interventi in prosa finora dispersi su quotidiani e riviste, divisi in scritti civili, autobiografici, critici. Seguono nove componimenti in versi, inediti o rari, e un taccuino di abbozzi poetici, materiali databili del principio degli anni 2000. Il secondo fascicolo è costituito da una raccolta di dieci studi che indagano i molteplici ambiti dell’opera luziana – poesia, teatro, saggi critici, scritti civili – sotto i diversi profili storico-critico, tematico, stilistico, di poetica
Federico Schneider, Unsuspected Competitive Contexts in Early Opera. Monteverdi’s Milanese Challenge to Florence’s Euridice (1600), Edizioni di Storia e Letteratura, Roma 2016, 155 pp.
Il saggio pone sotto osservazione il contesto culturale, estetico e spirituale entro il quale hanno visto la luce i primi due melodrammi della storia della musica occidentale, due riscritture dell’antico mito di Orfeo: ovvero, le Le musiche sopra l’Euridice di Jacopo Peri, rappresentate a Firenze nel 1600, e L’Orfeo, favola in musica di Claudio Monteverdi, rappresentato a Mantova nel 1607. L’autore, Federico Schneider – i cui studi si sono già rivolti alla drammaturgia del tardo Rinascimento, e particolarmente al genere della tragicommedia pastorale, oltre che alle fonti letterarie dell’Orfeo di Alessandro Striggio, libretto dell’opera monteverdiana – offre con questa monografia un contributo brillante, erudito, fittamente argomentato sui rapporti tra culture letteraria e musicale nel primo Seicento
LA RICEZIONE DI ANDRÉ FRÉNAUD (1907-1993) A MILANO. DALL'IMPEGNO ALLA NEOAVANGUARDIA
Seguendo l’attività di alcuni importanti editori e periodici milanesi – «Il Politecnico», la rubrica letteraria del «Corriere della Sera», «Il Verri», la casa editrice All’Insegna del Pesce d’Oro, la collana «Le Silerchie» presso Il Saggiatore – si analizza come, per un ventennio, il 'realismo metafisico' di André Frénaud si intrecci, acquisendo sottolineature via via diverse, con la riflessione e l’operato di alcuni tra i maggiori poeti del dopoguerra, milanesi di nascita o d’adozione: Eugenio Montale, Franco Fortini, Nelo Risi, Luciano Erba.By observing the activity of editors and periodicals in Milan between 1945 and 1964 - «Il Politecnico», «Corriere della Sera», «Il Verri», All’Insegna del Pesce d’Oro, Il Saggiatore – the author analyzes how André Frénaud's 'metaphysical realism' melds and interacts with the poetical theory and practice of major italian poets, born and/or living in Milan: Eugenio Montale, Franco Fortini, Nelo Risi, Luciano Erba
Poeti lettori di poeti. Sondaggi sulla letteratura francese in Italia oltre l'ermetismo
Nell’immediato dopoguerra il cammino della poesia europea, che dalle sue radici romantiche, attraverso simbolismo e surrealismo, era approdato in Italia all'ermetismo degli anni Trenta, sembra giungere ad un’impasse. Dal contatto con la tragedia bellica nasce l’urgenza di squarciare il velo dell'assoluto poetico, per tornare a testimoniare concrete esperienze di uomini nella storia.
Una nuova disposizione inizia a prendere corpo nella seconda metà degli anni Cinquanta attraverso le voci di Giorgio Caproni, Franco Fortini, Mario Luzi, Vittorio Sereni, Andrea Zanzotto, i quali pur percorrendo sentieri isolati rivelano al fondo del proprio operare poetico alcuni orientamenti comuni: la scelta narrativa e prosastica, il confronto con la tradizione, l'estraneità nei riguardi della neoavanguardia come del nuovo orfismo.
La presente indagine si propone di osservare tale generazione sotto l’angolo dei suoi rapporti con la poesia francese abbozzando, attraverso una mappa introduttiva e alcuni sondaggi monografici, un quadro della ricezione della poesia d’Oltralpe in Italia tra gli anni Cinquanta e Ottanta: è l’epoca in cui si rileggono in chiave negativa i grandi maestri Arthur Rimbaud e Stéphane Mallarmé, si riscopre il realismo espressionistico di Charles Baudelaire, si traducono i versi del giovane André Frénaud e s’intessono cauti dialoghi con i maggiori poeti coevi Jacques Prévert, René Char, Henri Michaux, Francis Ponge.Right after World War II, the stride of European poetry, that from its
romantic roots and then through symbolism and surrealism had come to
hermeticism in Italy during the 1930s, seems to come to a standstill. From
coping with the tragedy of war comes the urgency to tear the veil of poetic
absolute and to revert to testifying the concrete experiences of men in
history.
A new disposition sets forth in the second half of the 1950s thanks to
authors such as Giorgio Caproni, Franco Fortini, Mario Luzi, Vittorio Sereni
and Andrea Zanzotto. Albeit isolated each in his own path, they all share a
deep-rooted orientation in their way of making poetry: their prosaic and
narrative approach, the comparison to tradition, the extraneousness to the
neo-avantgarde as well as to the new orphism.
The purpose of the present research is to observe such generation from the
angle of its relation to French poetry, outlining a framework of its
reception in Italy from the 1950s to the 1980s through an introductory essay
and a few monographic studies. This is the period when great masters Arthur
Rimbaud and Stéphane Mallarmé are reread in a negative key, when Charles
Baudelaire's expressionistic realism is discovered once more, young André
Frénaud's verses are translated and heedful dialogues are initiated with the
great contemporaries Jacques Prévert, René Char, Henri Michaux, Francis
Ponge
Translation: Theory and Practice. A Historical Reader, edited by DANIEL WEISBORT – ASTRADUR EYSTEINSSON, Oxford, Oxford University Press, 2006
Annunzio bibliografico dell'antologia in lingua inglese "Translation: Theory and Practice. A Historical Reader". Il volume intreccia, seguendo una scansione per lo più cronologica (e in parte tematica), fonti di generi e provenienze varie (prefazioni, saggi, voci di vocabolario, corrispondenza, trascrizioni da conferenze, interviste, racconti e romanzi) capaci di illuminare la pratica della traduzione e la riflessione teorica sul tradurre così come esse si sono configurate nella tradizione occidentale dall'antichità ai giorni nostri.Bibliographical note on the publication of the English anthology Translation: Theory and Practice. A Historical Reader. The latter follows a mainly chronological, and partly thematic order and features a cross-section of genres and countries (prefaces, essays, dictionary entries, correspondence, lecture transcripts, interviews, short stories and novels), shedding light on both translation practices and theoretical approaches in their development from Antiquity to the present day
NOTE SU ZANZOTTO LETTORE FRANCESE. CON UN'INTERVISTA INEDITA
Il contributo introduce ai rapporti di Andrea Zanzotto con la lingua e la letteratura francese attraverso una mappa delle letture, dei saggi e delle traduzioni del poeta, dispiegati tra gli anni trenta e la fine degli anni novanta. Fornisce un’analisi dei contributi critici che il poeta ha dedicato alla letteratura d’Oltralpe – Éluard, Michaux, Artaud, Leiris, Tardieu, Deguy – ponendoli in rapporto con l’insieme del corpus critico e auto-esegetico. Segue in appendice un’intervista inedita che nel 2003 il poeta ha concesso all’autrice intorno ai propri rapporti con la cultura francese.The present essay is an introduction to the connections between Andrea Zanzotto and French language and literature through a survey of the poet’s readings, essays and translations, right across the period from the thirties to the late nineties. It provides an analysis of the poet’s reviews of the literature on the other side of the Alps - Éluard, Michaux, Artaud, Leiris, Tardieu, Deguy – by linking them with the whole of his critical and self-exegetical work. The appendix contains the transcript of a 2003 interview of mine with Zanzotto
De l’inspiration musicale au tableau impressionniste : la fin du symbolisme dans le recueil "Ossi di seppia" d’Eugenio Montale
On décèle une sensibilité impressionniste dans les poèmes les plus anciens de Ossi di seppia (1925), influencés par la musique de Claude Debussy. Cette première manière, théorisée dans le journal du poète dans l’année 1917, est bientôt abandonnée dans la recherche d’un style plus narratif, à l’articulation logique plus complexe. Dès les poèmes marins des années vingt, on observe des sortes de brefs ta- bleaux qui mettent à distance l’inspiration impressionniste, en l’associant à une vision paradisiaque et illusoire, de même qu’ils expriment la prise de congé par rapport à la poésie symboliste
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