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    Il vuoto condiviso : spazialità complesse nelle residenze contemporanee

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    Il volume ha come obiettivo l'approfondimento di nuove strategie progettuali nella definizione di spazi abitativi capaci di accogliere articolazioni spaziali complesse. In particolare si approfondisce, all'interno di unità abitative, residenze collettive e condomini, lo studio di ambienti a più altezze, luoghi archetipi dell'abitare per eccellenza, soprattutto per le loro implicazioni funzionali, psicologiche e ambientali. Si tratta di operazioni coraggiose dove, oltre a capacità formali, architetti responsabili, quali Loos, Le Corbusier, Correa e Holl, hanno cercato di riversare sensibilità civile e impegno etico nella ricerca di un vero comfort abitativo

    F.L.Wright: dagli esordi al portfolio Wasmuth

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    Il testo analizza la prima fase professionale di Wright, la sua formazione a contatto con L. Sullivan e le sue capacità organizzative. Quelle stesse doti che, dal 1895 al 1910, gli permisero di realizzare più di cento edifici attraverso un processo creativo rapido, ma anche in grado di trovare strade nuove nell'utilizzo materiali costruttivi innovativi. Le praire houses di Chicago vengono analizzate nel loro contesto storico intrecciate anche alle particolari condizioni familiari vissute dal giovane Wright. Strategie compositive ricche di varianti, utilizzate per raggiungere il più alto grado di comfort domestico sono presenti in tutta la prima produzione del maestro americano. La sua capacità di sintesi gli permetteva di introdurre con disinvoltura le ultime innovazioni tecnologiche nelle sue sorprendenti creazioni spaziali

    Edoardo Narne Architetture 1999-2009

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    Nell lavoro di Edoardo Narne di questi dieci anni traspaiono sia il riferimento alla cultura e alla tradizione indiana, sia la cultura figurativa e spaziale dei maestri del Moderno. La prima si trasforma spesso in allusione più che in citazione letteraria e stilistica, anche quando la localizzazione del progetto potrebbe indurlo se non imporlo. La grande lezione del sincretismo culturale indiano si traduce invece in un’attitudine a cogliere i suggerimenti del luogo inteso nel senso più ampio del termine e in una particolare concezione dello spazio come stato mentale unitario che difficilmente può essere scomposto in piante e sezioni. A questa matrice spaziale della ricerca architettonica è da ricondursi anche l’altra importante esperienza, maturata durante l’esperienza spagnola, costituita dalla cultura mediterranea e dalla particolare interpretazione che questa ha dato del Moderno, inteso come rivoluzione nello spazio oltre che in pianta. A questa matrice spaziale della ricerca architettonica è da ricondursi anche l’altra importante esperienza, maturata durante l’esperienza spagnola, costituita dalla cultura mediterranea e dalla particolare interpretazione che questa ha dato del Moderno, inteso come rivoluzione nello spazio oltre che in pianta. A questo può essere ricondotto l’approfondimento dello spazio nella scultura di Oteiza.Da qui l’attenzione a tutti quegli elementi che permettono di realizzare questi spazi di transizione, filtri, diaframmi, vuoti trattati come materia plastica, e di caratterizzarli, attraverso il colore, la luce oppure la sezione stessa dell’edificio. È dunque in questi passaggi, in questi interstizi spaziali che si concentra lo studio di un dettaglio che va dalla scelta di un materiale in base al colore o alla texture, della luce trattata come materia compositiva, fino alla configurazione morfologica dello spazio interno che finisce poi per plasmare l’esterno. Se la storia del secolo appena concluso ci dice che il confronto con la tradizione non è una scelta, ma un obbligo, più o meno sofferto che sia, scorrendo le opere costruite e quelle solo progettate, si può affermare tuttavia che nel modo con cui ripercorrere le strade della tradizione risiede ancora la possibilità di costruire l’originalità dell’Architettura

    Contamination, permanence and trasmigration of Housing Models in Eurasia

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    Temi di ricerca dell'autore , Edoardo Narne, affrontati all'interno dell'attività Universitaria a Padova

    Intervista a Edoardo Narne

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    Alcune riflessioni, riportate sotto forma di intervista, sugli obbiettivi del laboratorio Narne per il Workshop 201

    Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis

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    The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed

    Daur Pavillon

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    Resoconto della gestazione del primo padiglione realizzato con gli studente della facoltà di Ingegneria di Padova L'origine dell'idea di costruire un padiglione è lontana. Con più precisione risale al2007, quando, con un gruppo di studenti, visitammo il Campus Universitario dell'ITT di Chicago. Provvidenzialmente, in quella giornata, venivano presentati i lavori di alcuni laureandi che, con nostro grande stupore, in alcuni casi erano realizzati in scala 1:1. Rimanemmo senza parole e, cogliendo le forza di quell'idea potentissima, cercammo di capire come poter far trasmigrare a Padova, dentro la nostra Università, questo esercizio della costruzione reale dei progetti. (Le impressioni provate in occasione del viaggio studio a Chicago - New York sono state raccontate nel primo numero della collana Quaderni del Daur)

    6x12,5x26: la dimensione umana della costruzione

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    Come accostare e presentare oggi il lavoro di un architetto del passato recente e le sue architetture? Questa è stata la domanda a cui sentivamo di dover corrispondere quando abbiamo iniziato a riflettere sul carattere e le specificità delle manifestazioni dedicate a Daniele Calabi a latere della mostra principale. Abbiamo avvertito la necessità di esporsi con una proposta progettuale precisa, fresca ed efficace da portare avanti, con il coinvolgimento dei nostri studenti del Corso di Ingegneria Edile Architettura e il supporto della Fondazione Cappochin. Siamo partiti ragionando su come mettere in risalto e a registro le molte realizzazioni presenti nel nostro spazio urbano. Fortunatamente sono ancora parecchie e in molti casi ben conservate dai loro sensibili e rispettosi proprietari. Architetture che hanno saputo passare il vaglio selettivo della storia e che oggi vengono studiate da ricercatori internazionali e professionisti colti, ma che purtroppo soffrono della poca considerazione di gran parte della cittadinanza locale. Abbiamo intuito che fosse opportuno partire dalla stessa dimensione fisica e concreta, da una percezione sensoriale e corporea di quei manufatti per raggiungere la curiosità di un pubblico quanto più eterogeneo di non addetti ai lavori. Ecco che allora non ci sembrò complicato né fuori luogo immaginarsi di raccontare la sua sapienza costruttiva dietro l’arte di “comporre un bel muro”, presentando l’opera di Daniele Calabi con padiglioni espositivi effimeri, fortemente didattici. Così, fin da subito ci siamo prefigurati una serie di “dispositivi” che valorizzassero il suo prediletto materiale da costruzione, quel mattone dalle dimensioni precise: 6x12,5x26 centimetri, contraddistinto dalle altrettanto ben definite tonalità, vibranti tra il color rosa e l’ocra. Lo incontriamo in tutte le diverse opere padovane, protagonista in quegli stessi impalcati costruttivi, in grado di impostare un confronto puntuale e preciso con le varie preesistenze storiche contigue

    Sketches of Spain

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    Riflessioni sull'architettura e scultura mediterranea che hanno permesso la messa a fuoco di strategie progettuali per la realizzazione di manufatti a varie scale. In molti lavori qui pubblicati traspaiono sia il riferimento alla cultura e alla tradizione indiana, sia la cultura figurativa e spaziale dei maestri del Moderno. La prima si trasforma spesso in allusione più che in citazione letteraria e stilistica, anche quando la localizzazione del progetto potrebbe indurlo se non imporlo. La grande lezione del sincretismo culturale indiano si traduce invece in un’attitudine a cogliere i suggerimenti del luogo inteso nel senso più ampio del termine e in una particolare concezione dello spazio come stato mentale unitario che difficilmente può essere scomposto in piante e sezioni. A questa matrice spaziale della ricerca architettonica è da ricondursi anche l’altra importante esperienza, maturata durante l’esperienza spagnola, costituita dalla cultura mediterranea e dalla particolare interpretazione che questa ha dato del Moderno, inteso come rivoluzione nello spazio oltre che in pianta. A questo può essere ricondotto l’approfondimento dello spazio nella scultura di Oteiza e l’attenzione posta nel serrato dialogo tra pieni e vuoti che trovano il loro momento di sintesi nei luoghi della penombra. Se la storia del secolo appena concluso ci dice che il confronto con la tradizione non è una scelta, ma un obbligo, più o meno sofferto che sia, scorrendo le opere costruite e quelle solo progettate, si può affermare tuttavia che nel modo con cui ripercorrere le strade della tradizione risiede ancora la possibilità di costruire l’originalità dell’Architettura
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