121 research outputs found

    IL CORANO

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    Il Corano è il Libro Sacro dell'Islam. Delle ormai numerose traduzioni italiane di questo testo, la presente, a opera di Ida Zilio-Grandi e edita da Mondadori nel 2010 (pp. 3-423), è quella corredata dal più sostanzioso e approfondito apparato di commenti, tratti dalle maggiori opere esegetiche islamiche datate dall'età formativa all'epoca contemporanea (pp. 435-887). Tali commenti sono parzialmente a cura della traduttrice (in particolare quelli alle sure 23-45, pp. 671-747); i restanti sono a cura di A. Ventura, M.A. Amir-Moezzi e M. Yahya) così come la prefazione alla traduzione (pp. LXXI-LXXII).\ud TRADUZIONE COMPLETA, NOTA ALLA TRADUZIONE, COMMENTO ALLE SURE 23-45

    Lingua Araba - video lezione di ZILIO GRANDI

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    Video-lezione animata, tenuta da Ida Zilio Grandi, docente presso il Dipartimento di Studi sull\u27Asia e sull\u27Africa Mediterranea, che spiega perché affrontare lo studio della lingua araba: parlata da molti secoli, in un\u27area vastissima e quindi portatrice in sé di molte culture. La cultura araba è fortemente cultura religiosa, esplicitata dal Corano. La dignità della lingua è elevatissima proprio perchè espressione del Libro Sacro e veicolo del primo contatto di Dio con l\u27Uomo. La registrazione è stata effettuata nel dicembre 2012Realizzazione filmato: Alessandro Romano, Elia Romanelli, Matteo Bolzanello, Piergiorgio Grande ; Animazione e grafica: Alessandro Grande, Elena Solon

    Una corrispondenza islamo-cristiana sull'origine divina dell'Islam

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    Testo arabo a cura di S.Khalil Samir; trad., intr. e note di I. Zilio-Grand

    La Vierge Marie dans le Coran

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    The Virgin Mary in the Koran In the Holy Book, the Virgin Mary shows very definite features and a deep theological value. Here we consider the most relevant passages concerning Mary in the Koran as well as in some well-known exegetical works. She appears as a paradigmatic figure of the human condition related to the divine ; she is endowed with all perfections which could reach the prophetic dignity. Quite far from the Christian mother of God, she belongs to the Koranic and Islamic world completely.Dans le Livre, Marie présente des traits spécifiques et recèle une valeur théologique de très haute importance. L'examen des passages les plus significatifs du Coran consacrés à la Vierge, ainsi que celui des réflexions relatives à ce point issues de l'exégèse, montre qu'elle est l'exemple paradigmatique de la condition humaine, faite d'abstinence face à la Révélation, de dévotion et d'observance légale les plus pures qui soient. Signe privilégié de l'infinie Puissance, elle jouit d'une grâce si profonde aux yeux de Dieu qu'elle en a reçu toute perfection : elle s'inscrit dans un horizon masculin, elle est accueillie dans l'univers de l'Islam et, ce qui suscite le plus vif intérêt, il lui est conféré la dignité prophétique. Fort éloignée de la mère chrétienne du Christ, elle appartient tout entière au système coranique et islamique.Zilio-Grandi Ida. La Vierge Marie dans le Coran. In: Revue de l'histoire des religions, tome 214, n°1, 1997. pp. 57-103

    Elezione e preferenza divina, popoli e profeti, il Libro e la sua lingua. Note sulla possibile individuazione di un popolo eletto nel Corano

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    Il Corano non conosce l’idea di “popolo eletto”: gli Ebrei sono definiti oggetto di una palese preferenza divina che li rende i primi tra gli altri (verbo faddala), ma non di un’elezione che li isola dagli altri (verbo istafà); e pensando agli Arabi, che il Corano non definisce né preferiti né tantomeno eletti in quanto tali, il rifiuto che inizialmente molti di loro opposero all’evidenza coranica non li sottrae in quanto “popolo” al castigo infernale. Quel che li distingue è aver dato i natali all’ultimo profeta, Muhammad, il latore del Libro ultimativo che si trova nella loro lingua essendo stato destinato alla loro comprensione. La figura del profeta, cioè l’eletto, risulta ampiamente prioritaria sulla nozione di “popolo”; e va aggiunto che il Libro, l’autentico elemento costitutivo di una figura profetica, è prioritario su colui che lo rende noto alla propria comunità

    MODESTIA, PUDICIZIA E RISERBO: LA VIRTÙ ISLAMICA DETTA ḤAYĀʾ MODESTY, DECENCY AND RETICENCE: THE ISLAMIC VIRTUE KNOWN AS ḤAYĀʾ

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    This paper surveys the moral quality known as ḥayāʾ, prompted by contemporary Islamic debate in relation particularly to women’s dress. On the basis of an interrogation of the foundational Islamic literature (the Koran, the Prophet’s Sunna) and other tradition based or morally oriented writings (e.g. Abū Dāwūd’s Kitāb al-zuhd or Ibn Abī al-Dunyā’s Makārim al-akhlāq), and with the help of classical lexicography, ḥayāʾ, usually translated as ‘modesty’, emerges as an essential element in the life of every believer, not confined to the world of women, nor to external appearances. It is rather a question of a wide-ranging decency, rooted principally in an abstention from looking, as much as from displaying, and equally in verbal reticence, and goes hand-in-hand with a respect for oneself and for others, such as may be readily understood, even shared, by those belonging to different cultural traditions

    La pace nel Corano. Appunti di lavoro

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    Partendo dall’appellativo “la Pace” attribuito a Dio come uno dei suoi Nomi, l’Autrice scandaglia il signifcato del termine “pace” nell’islam, riconoscendovi un’ampia gamma di signifcati: da quello di “sanità, guarigione”, a quello di “saluto” e “salvezza” (il saluto è un augurio di salvezza), proprio delle relazioni tra credenti, come pure tra credenti e non credenti. La pace, intesa come salvezza/sanità è poi vista, sulla scorta di un autorevole commentatore islamico contemporaneo, come un elemento intrinseco all’uomo, una caratteristica dell’uomo che trascende le religioni storiche; assecondare questa posizione originaria significa adottare “il metodo di Dio”, che implica pace con sé e con gli altri. Una voce, questa, non sempre ascoltata, che può interessare chi guarda all’islam da una prospettiva europea

    Silence and Speech Etiquette. A Contribution to the Study of Islamic Ethics

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    When speaking of silence, the Koran employs three di erent verbal roots (ṣ-m-t, s-k-t, n-ṣ-t); on the basis of this linguistic profusion, Arabic Islamic culture has elaborated a complex con- ception of silence, which embraces an element of abstention, linking it to passivity and stillness, and a cognitive element, linking it to listening and learning. The exegetical corpus and above all the moral literature, represented here chiefly by the learned Sunnite Ibn Abī al-Dunyā of Baghdad (d. 281/894)’s Kitāb al-ṣamt wa ādāb al-lisān, equate silence with verbal discipline and award it the status of an Islamic value, to the extent that it is posited as an optimal attitude in the believer’s relation with God and with other members of the Islamic community
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