11,057 research outputs found

    STEM Pedagogies: Best practice considerations: A Fellow-led HEA Workshop

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    A whole-day in-person event, funded by the Higher Education Academy and led by Adriana Wilde, with presentations in the morning from Laura Grange, Judith Lock, David Read, Chris Evans, Basel Halak, Bill Warburton and Adriana Wilde. Practical sessions in the afternoon for discussion

    Salomé de Oscar Wilde na tradução brasileira de João do Rio

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    Dissertação (mestrado) - Universidade Federal de Santa Catarina, Centro de Comunicação e Expressão. Programa de Pós-Graduação em Estudos da Tradução.Este estudo investiga a tradução do texto dramático Salomé, de Oscar Wilde, realizada por João do Rio, na primeira década do século XX. O trabalho aponta os contatos e as repercussões na literatura brasileira desencadeadas a partir da tradução da peça de Oscar Wilde. Examinamos a função da tradução feita para a concretização cênica e a possível primazia do texto escrito dentro do sistema teatral. Iniciamos com o percurso literário de Oscar Wilde na literatura inglesa e sua recepção no Brasil. Discutimos fundamentos teóricos propostos por Antoine Berman e Itamar Even-Zohar, entre outros, e refletimos sobre a tradução do texto dramático de acordo com as teorias de Susan Bassnett, Sirkku Aaltonen e Patrice Pavis. Finalizamos com uma análise da tradução de Salom

    Oscar Wilde in the Third Millennium: An Introduction

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    Questo lungo saggio introduttivo al numero di Cultura del 2022 di “Textus: English Studies in Italy” è stato scritto dai quattro curatori del volume ed è suddiviso in cinque sezioni titolate. Anche se il contributo è frutto di una collaborazione collettiva, Laura Giovannelli si è occupata più direttamente di “1. Background and contents” (pp. 7-15) e “3. Oscar Wilde and prison experience” (pp. 21-27); Stefano Evangelista di “2. Oscar Wilde and his world”; Pierpaolo Martino di “4. Iconicity, performance and celebrity in Oscar Wilde”; Gino Scatasta di “5. Oscar Wilde and journalism”. Dopo aver tracciato una panoramica delle tendenze più recenti e significative nel ricco ambito transdisciplinare dei Wilde Studies, il saggio offre quadri analitici sul tema dell’identità nazionale e delle aperture cosmopolite in Wilde; sulla sua esperienza di prigionia e le sue campagne di sensibilizzazione civica riguardanti le condizioni disumane delle carceri e la legislazione britannica in materia; sul suo ruolo di icona nella cultura pop contemporanea e in quanto prima pop star nella storia della Gran Bretagna; sulla sua variegata produzione giornalistica.This long introductory essay to the 2022 Culture Issue of “Textus: English Studies in Italy” has been written by the volume’s four guest editors and is divided into five titled sections. Although the editors have conceived this essay together, Laura Giovannelli is responsible for “1. Background and contents” (pp. 7-15) and “3. Oscar Wilde and prison experience” (pp. 21-27); Stefano Evangelista for “2. Oscar Wilde and his world”; Pierpaolo Martino for “4. Iconicity, performance and celebrity in Oscar Wilde”; and Gino Scatasta for “5. Oscar Wilde and journalism”. After providing an overview of the most significant recent trends in the ever-growing, transdisciplinary field of Wilde Studies, the essay offers more specific insights into Wilde’s national identity and cosmopolitan connections; his incarceration and subsequent civic commitment regarding inhuman prison conditions and British laws; his iconic status in contemporary pop culture and as the first pop star in British history; his multifaceted journalistic production

    «Uomini di caffè e d’ospedale»: Vannicola traduttore di Oscar Wilde

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    Rassegna e analisi delle traduzioni che Vannicola ha prodotto di testi della letteratura europea e in particolare di opere di Oscar Wilde

    "Wilde World. Una tavola rotonda su Oscar Wilde"

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    Questo volume miscellaneo di saggi a firma di studiosi italiani e stranieri costituisce un battesimo emblematico per la collana scientifica “InCarnations. Studi e prospettive sull’Ottocento britannico”, di cui Giovannelli è condirettrice. La collana esordisce con un’opera dedicata a Oscar Wilde, icona ‘incarnata’ e globalizzata della fin de siècle. Il nucleo germinale del progetto inerente a “Wilde World. Una tavola rotonda su Oscar Wilde” risale all’ottobre 2019, in occasione di una giornata di studi organizzata dalla Italian Oscar Wilde Society presso l’Università di Bologna. L’idea iniziale si è poi sviluppata grazie a ulteriori collaborazioni a livello nazionale e internazionale. I nove interventi raccolti nell’impianto definitivo del volume (a firma di Gino Scatasta, Michael F. Davis, David Weir, Alice Condé, Michele Stanco, Pierpaolo Martino, Graham Price, Riccardo Cassarino e Maggie Rose, Sara Pini) testimoniano la varietà degli approcci critici e delle chiavi di lettura applicabili al macrotesto wildiano, che ne emerge anatomizzato in senso storico, ma anche sorprendentemente capace di parlare e negoziare con la nostra contemporaneità, dal territorio della psicoanalisi alla filosofia, dal teatro alle arti visive, dalla filmografia alla musica e alle traduzioni. I saggi tracciano un percorso nel quale Wilde si inserisce e, nel contempo, si disancora dalla cornice decadente del “green carnation” per accedere alla dimensione dell’“evergreen”.This collection of essays by Italian and foreign scholars constitutes a symbolic debut for “InCarnations. Studi e prospettive sull’Ottocento britannico”, a volume series co-edited by Giovannelli. This series opens with a book on Oscar Wilde as a globalised and ‘embodied’ icon of the fin de siècle. The project relating to “Wilde World. Una tavola rotonda su Oscar Wilde” dates back to a symposium organised by the Italian Oscar Wilde Society at the University of Bologna in October 2019. It then developed further thanks to collaborations at a national and international level. The nine essays included here (by Gino Scatasta, Michael F. Davis, David Weir, Alice Condé, Michele Stanco, Pierpaolo Martino, Graham Price, Riccardo Cassarino and Maggie Rose, and Sara Pini) testify to the variety of critical approaches and interpretations of Wilde’s production, which is historically contextualised but also investigated in light of contemporary perspectives dealing with psychoanalysis and philosophy, the performing and visual arts, cinema, music, and translations. These essays show how Wilde both inhabits and exceeds the Decadent frame of the “green carnation” to acquire an “evergreen” status

    Sulla "volgare eloquenza" di Bosie: "Oscar Wilde and Myself" e "Oscar Wilde: A Summing-Up"

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    Benché decisamente più circoscritto rispetto al numero degli apologeti dell’“Oscar martire”, il coro di voci che in epoca recente si è attivato a favore di un riassestamento della controversa “leggenda” dei due amanti vittoriani ha di fatto ridisegnato il profilo di Bosie, attribuendogli tratti di umana generosità. Al personaggio demonizzato nel “De Profundis” (il giovane capriccioso, irresponsabile, egoista e vile parassita) si è così andata sovrapponendo la figura benevola dell’amico premuroso, incompreso, vittima a sua volta di ostracismi e delle malaugurate vicissitudini che condussero alla carcerazione dell’artista. Pur tenendo in debita considerazione questa seconda prospettiva, il presente contributo mira a ricostruire e valutare il filo logico delle argomentazioni di Lord Alfred Douglas in due opere auto/biografiche composte a distanza di quasi tre decenni l’una dall’altra: “Oscar Wilde and Myself” (1914) e “Oscar Wilde: A Summing-Up” (1940). Si noterà come Douglas ricorra a modalità espressive e argomentative che, sotto la patina di una giustificata reazione ai torti subiti (maldicenze e atteggiamenti faziosi), tendono a degenerare in una controffensiva meschina e petulante, in una sequela di attacchi stizziti. I pronunciamenti di Bosie si rivelano raramente indulgenti o magnanimi, e la loro “eloquenza volgare” pare nascere da un vittimismo e un senso di inferiorità mai sopiti: da un bisogno pressante di stipulare un’alleanza con un pubblico disposto ad ascoltarlo e a riconoscerne finalmente il valore umano e artistico. Tutto ciò eserciterà un peso rilevante sul percorso di “coming out” relativo al paradigma dell’effeminatezza e dell’omosessualità, negate e condannate in maniera categorica nell’opera del 1914 e poi ritrattate in “A Summing-Up”, seppur ancora nei termini di “vices”, “sinfulness” e "wickedness”

    “Serious in the Reality of his Devotion to Art”: The Genealogy of Symons’s Assessment in “A Study of Oscar Wilde”

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    Il saggio si propone di testimoniare l’ampiezza degli interessi di Arthur Symons, nonché il suo fondamentale ruolo di critico e mediatore culturale a cavallo tra Otto e Novecento, ricomponendo il mosaico delle valutazioni da lui espresse su Oscar Wilde (uomo e artista) nell’arco di mezzo secolo. A un’analisi delle frequentazioni e di alcuni scritti miscellanei di Symons (lettere, recensioni, articoli) segue una focalizzazione su “A Study of Oscar Wilde” (1930), volume finora trascurato dalla critica nel quale l’autore rielaborò estratti dalle proprie opere precedenti integrandoli in una struttura più coesa e con un chiaro intento progettuale. Benché talora vi affiorino contrasti e sbavature tipici della produzione successiva al 1908 (l’anno drammatico del crollo nervoso di Symons), questo libro della maturità traccia un interessante percorso retrospettivo che si conclude fornendo un quadro esegetico sostanzialmente convincente. In più di una circostanza, inoltre, Symons evidenzia coraggiosamente la serietà della “devozione artistica” di Wilde in un’epoca che, come quella modernista, appariva a dir poco scettica nei confronti dell’esteta irlandese. L’elaborato si prefigge dunque di mostrare come “A Study of Oscar Wilde” debba considerarsi sia un’opera significativa all’interno del macrotesto di Symons, sia un raro esempio di apprezzamento di Wilde nella prima metà del Novecento. È lecito ipotizzare che questo volume del 1930 abbia siglato un cambiamento di direzione negli studi wildiani, anticipando, tra gli altri, il valido “Aspects of Wilde” (1936) di Vincent O’Sullivan.This chapter testifies to the breadth of Arthur Symons’s interests, to his crucial role as subtle critic and cultural mediator between the 19th and 20th centuries, by tracing the genealogy of his assessment concerning the personality and literary production of Oscar Wilde across five decades. An analysis of Symons’s connections, correspondence, reviews and articles is followed by a more specific focus on “A Study of Oscar Wilde” (1930), a so-far neglected volume in which the author partly drew on his previously published works but also endeavoured to provide them with a consistent framework. If occasionally biased or disjointed (a condition characterizing most of Symons’s post-1908 writings), this book reconsiders earlier critical stances going back to the late 1880s and succeeds in offering a final, convincing perspective on Wilde. In various passages, Symons boldly underlines the earnestness of the latter’s artistic commitment in an age in which any Wildean reminiscence encountered general indifference, if not downright oblivion. In the upshot, “A Study of Oscar Wilde” emerges as both a valuable contribution within Symons’s canon and a groundbreaking example of Wilde’s serious reception during Modernism. It marked a change in direction in 1930s’ Wilde scholarship and anticipated, among others, Vincent O’Sullivan’s commendable “Aspects of Wilde” (1936)

    Correspondence: Laura Kephart and Arthur Stupka

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    This 1936 correspondence, between Laura Kephart (Mrs. Horace Kephart) and Arthur Stupka, concerns a possible Kephart Memorial. Horace Kephart (1862-1931) was a noted naturalist, woodsman, journalist, and author and promoter of the Great Smoky Mountains National Park. Arthur Stupka (1905-1999) was the first park naturalist to work at the Great Smoky Mountains National Park

    Mindscapes: Laura Riding's poetry and poetics /

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    Tese (doutorado) - Universidade Federal de Santa Catarina, Centro de Comunicação e Expressão.Esta tese propõe uma leitura revisionista da poesia contemporânea através do exame do caso de um dos mais esquecidos escritores norte-americanos do século XX: Laura (Riding) Jackson (1901-1991). O objetivo é demonstrar que Riding não apenas possuía uma poética definida e singular, mas que ela permanece uma das instâncias mais extremas e paradoxais do modernismo anglo-americano, a ponto de Riding abandonar a escrita da poesia em 1938. Recorrendo a conceitos de "formação do cânone" bem como às noções de "discurso" e "função do autor", em Foucault, investigo a construção do cânone da poesia moderna anglo-americana, recuperando o contexto e as circunstâncias da ocultação de Riding. Enquanto cubro os "discursos" poéticos em circulação na primeira metade do século XX-o "imagismo" de Pound, a "dissociação da sensibilidade", "impersonalidade" e "tradição" de Eliot, a "unidade orgância" e "ambigüidade" da Nova Crítica-ofereço um panorama crítico de modernismos alternativos sendo articulados à época. Minha intenção é demonstrar que os poemas de Riding são expressões vigorosas de um escritor para quem "a mente pensando se torna a força ativa do poema", para usar a apta formulação de Charles Bernstein. Entre minhas descobertas sobre as várias e complexas razões que levaram à não-canonização de Riding estão a hegemonia da Nova Crítica, o exílio voluntário de Riding da cena literária (onde são feitas ou desfeitas as reputações), sua recusa em ser antologiada, bem como em ser explicada em termos críticos que não os dela. Todos esses fatores, mais a "dificuldade" de sua poesia, contribuíram para fazer de Riding "a maior poeta esquecida da poesia norte-americana", como escreveu Kenneth Rexroth. Ajudado pelos insights de dois importantes críticos de poesia norte-americana, Charles Bernstein e Marjorie Perloff, defendo que a "poesia da mente" de Riding-onde o que está em jogo é que o que pensamos ser a nossa realidade-representa uma mudança radical no paradigma da poética modernista: de uma poesia centrada na imagem para uma poesia centrada na linguagem. Focalizando a experiência consciente e o tempo duracional do pensamento presente em seus poemas, concluo que as "pensagens" de Riding têm o objetivo preciso de constatar um fato universal: enquanto seres humanos e pensantes, estamos numa condição permanente chamada linguagem

    Oscar Wilde in the Third Millennium: An Introduction

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    Wilde has reached iconic status in contemporary popular culture, and the secret of his success pivots around his “capacity for translating his life into a form of writing and his writing into a vital gesture which articulates a complex critique” of late-nineteenth-century English society (Martino 2013: 141). According to cultural critic and novelist Michael Bracewell – author of England is Mine: Pop Life in Albion from Wilde to Goldie (1997) and director of Oscar, possibly the most fascinating among documentary films on Wilde (BBC, Omnibus Series, 1997) – the Anglo-Irish writer stands out as the first pop star of British history: a pop celebrity, a cultural icon who literally put all his genius into his life and only his talent into his work, in the desperate and yet successful attempt to turn his life into a work of art. Bracewell’s works (both book and film) are, in this sense, examples of how Wilde “is now reproduced as a kind of Godfather of Rock”. Neil Sammells’ “now” coincides with the year 2000, but, more than two decades later, this form of Wildean reproduction is still detectable in the domain of popular culture and has given shape to extremely rich and fascinating intermedial performances
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