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    Introduzione

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    L'introduzione delinea il rapporto intercorso nei secoli tra l'uomo e gli elementi essenziali della vita come sono l'acqua e la terra. Essi sono stati indagati sotto varie prospettive di analisi, dall'esegesi biblica, all'iconografia cristiana, alle forme più proprie impresse dall'uomo al paesaggio monastico, dall'età medievale ai nostri giorni, ma anche il segno lasciato dagli uomini attraverso le legislazioni civili, che cercano di risolvere i problemi di igiene pubblica urbana in età medievale, o al significativo ruolo svolta a Venezia dal Magistrato delle Acque. Si sono inoltre scelte alcune testimonianze dell'oggi, per riflettere sul rischio idrogeologico, sul consumo del suolo e sul possibili rimedi attraverso il recupero di pratiche secolari nella cura del suolo, come il terrazzamento, impiegato sia nel mondo mediterraneo si in quello orientale, ad esempio in Cina

    Sfruttamento dell'acqua e architetture di produzione. Casi studio di tre monasteri cistercensi famosi e una grangia benedettina poco nota a sud di Milano

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    Il saggio dopo una introduzione di tipo storiografico, tesa ad illustrare criticamente una discussione sulla presenza dei mulini nel paesaggio medievale, e il ruolo mitizzato nella storiografia cistercense, analizza nello specifico alcune strutture di produzione, a Chiaravalle Milanese, a Chiaravalle della Colomba. Sottolinea la necessità di nuovi studi rispetto alle sopravvivenze architettoniche del monastero di Abbadia Cerreto, di cui fino ad ora sono state indagate le strutture della chiesa, ma non degli edifici un tempo di proprietà del monastero e oggi di proprietà privata. Il contributo si conclude con una analisi delle strutture della grangia un tempo di prorprieta del monastero di San Pietro di Laus (oggi Lodivecchio). La struttura, recentemente restaurata con i fondi del Giubileo, non è mai stata esaminata prima d'ora da studi specifici di architettura medievale. Si offre pertanto una analisi della struttura avanzando ipotesi di datazione e sottolineando la necessità di indagini non invasive per comprendere meglio la struttura planimetrica originaria

    L'Università nella città

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    Il saggio introduttivo di un volume dedicato al patrimonio artistico dell'università di Padova analizza lo stretto rapporto tra l'università, attestata per la prima volta nel 1222 e la città, dalla fase medievale, in cui non esistevano spazi specifici deputati all'insegnamento, alla costruzione dell'edificio rinascimentale, ancora oggi sede del rettorato, fino agli ampliamenti novecenteschi e all'attuale politica di espansione con la realizzazione di nuovi edifici e la rigenerazione urbana di intere aree all'interno perimetro urbano. Il volume, destinato ad un più largo pubblico, è suddiviso in due parti. 4 saggi analizzano le tematiche principali nella prima parte, nella seconda sono analizzate le opere in contributi specifici dedicati a ciascun edificio, affidati a specialisti della materia. Il volume presenta un ricco apparato illustrativo, concepito come un'asse portante dell'intero volume, in gran parte realizzato appositamente. Ogni saggio è corredato da una bibliografia ragionata, posta alla fine del volume insieme all'indice dei nomi

    Palazzo Livinano

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    Il contributo a 6 mani, con sigle ad indicare le parti di specifica pertinenza, illustra il valore artistico del complesso Liviano, dall'età medievale, con la scoperta e messa in luce del vano di età carrarese sotto la sala dei Giganti, che deve la sua decorazione al XVI secolo, ma di cui rimane il ritratto di Francesco Petrarca dipinto da Jacopo Avzanzi. Del periodo medievale ci si sofferma sulle strutture murarie riscoperte e sulle descrizione dei cicli pittorici ricordati dalle fonti

    Primizie da un restauro in corso: le sante dipinte da Giotto sull'intradosso della Cappella di Santa Caterina al Santo di Padova

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    Il saggio presenta materiale inedito, prodotto dal restauro allora in corso agli affreschi dipinti da Giotto sull'intradosso dell'arco di accesso alla cappella di Santa Caterina, di cui l'autrice è direttore dei lavori. Sono presentate per la prima volta osservazioni puntuali su aspetti tecnici e stilistici dell'opera di Giotto e rilievi sull'opera del restauro effettuato da Giuseppe Cherubini nel 1924, sia in base all'osservazione diretta sia in base alla consultazione di materiale d'archivio

    L'edificio del Santo nel Medioevo: nova Jerusalem

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    Il saggio riflette gli studi dell'autrice che ha dedicato nel corso degli ultimi 15 anni numerosi sopralluoghi all'edificio del Santo. Si riprende la tesi già presentata in un precedente contributo del 2011, di una anticipazione della costruzione delle cupole in muratura entro il XIII secolo, sulla base di ulteriori considerazioni. Tale tesi è stata confermata da uno studio condotto dall'Istituto di Storia della Costruzione e della Conservazione (ETH Zurigo) con analisi dendrologiche e delle malte grazie a un finanziamento quadriennale del Fondo Nazionale Svizzero per la Scienza, tuttora in corso (Vandenabeele, Diaz, Holzer dic. 2021). Il saggio affronta per la prima volta il tema della configurazione della costruzione del deambulatorio e le cappelle radiali, evidenziando le tracce pittoriche di età medievale che ancora si conservano su tre intradossi delle cappelle laterali che si aprono sul muro meridionale. Si propone pertanto un intervento progettuale più ampio dell'impresa decorativa che ha visto il Giotto il suo massimo protagonista, non solo nella sala de Capitolo,e nell'andito adiacente, e nelle cappelle di Santa Caterina e della Cappella Mora, come già evidenziato dalla critica precedente, ma un intervento complessivo. Ugualmente, sulla base di alcune fonti documentarie del XIX secolo e dei lacerti dipinti ritrovati nel 1898 individua alcune tracce di una decorazione precedente all'intervento di Giotto. Ci si sofferma sull'importanza della devozione femminile e della committenza femminile e sul ruolo esercitato dalle sorores nella destinazione e passaggio di somme ingenti di finanziamenti. La presenza di due sorores dipinte alla base delle pitture dell'intradosso della cappella di Sant'Agata, ridedicata a Santa Rosa di Lima, dato finora passato inosservato, ha permesso di ipotizzare per la prima volta un ruolo delle donne, sia monache sia terziarie, nella scelta della dedicazione degli altari e della decorazione delle cappelle. Un richiamo esplicito alla devozione femminile è del resto sancito dalla iscrizione che corre sul portale principale della facciata che si rivolge espressamente a ogni donna o uomo, rispetto ad un generico omnes intrantes, assai usato in iscrizioni di altri edifici. Ulteriori apporti riguardano il problema della possibile posizione del tramezzo nel XIII secolo e nel XIV, strettamente legato alle traslazioni del corpo del Santo, alla liturgia e alla devozione dei pellegrini

    Nuove scoperte per la curia carrarese: un'architettura del Trecento ritrovata

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    Il saggio analizza per la prima volta la struttura architettonica medievale le cui murature sono state messe in luce durante i lavori di creazione della nuova biblioteca negli spazi dell'edificio ristrutturato da Gio Ponti, il cui piano superiore contiene la Sala dei Giganti, che conserva ancora una reliquia di pittura trecentesca entro il ciclo completamente rifatto nel XVI secolo dai più importanti pittori manieristi attivi a Padova. Oltre a ripercorrere le testimonianze sull'antica curia carrarese, nota anche con il nome ottocentesco di Reggia, si studiano per la prima volta alcuni elementi decorativi e strutturali che hanno permesso di fare luce sulle conoscenze costruttive del XIV secolo
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