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    Le perifrasi gerundivali in spagnolo e in italiano: uno studio contrastivo

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    L'abbondante numero di perifrasi gerundivali dello spagnolo, rispetto alle poche italiane, commenta bene la propensione di questa lingua a sfruttare le possibilità di caratterizzazione aspettuale offerte dal gerundio. Per la nostra analisi abbiamo adottato i criteri esposti da Bertinetto in un suo saggio sulle perifrasi verbali italiane e li abbiamo utilizzati per classificare le perifrasi gerundivali spagnole, al fine di comparare e determinare le differenze più sostanziali tra le costruzioni perifrastiche nelle due lingue

    La ciutat de l'amor. Scrivere la città, raccontare i sentimenti, Atti del X Congresso Internazionale dell’Associazione Italiana di Studi Catalani (Verona, 22-25 febbraio, 2012).

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    Ogni convegno ha una sua storia. Ci sono anche ‘convegni storici’ che stabiliscono con le proprie origini culturali e con la volontà di chi li ha promossi un rapporto quasi mitico. Nel tempo mito e storia arrivano paradossalmente a coincidere nella percezione comune. L’Associazione Italiana di Studi Catalani, dopo un lungo periodo di silenzio durato dal 2000 al 2005, originato in parte dalla scarsa spendibilità accademica della lingua e della letteratura catalane seguita alla rideterminazione dei settori scientifico-disciplinari nazionali, ha saputo fare tesoro delle avversità, rispettando quasi alla perfezione, dal 2005 ad oggi, la cadenza statutaria tra un convegno e l’altro: Napoli (2005), Venezia (2008) e Verona (2012). Per il convegno scaligero la nostra Associazione deve un ringraziamento particolare alla città veneta, alla sua università e alle amministrazioni provinciale e comunale che hanno offerto la loro collaborazione pur in un contesto economicamente complicato: le istituzioni sono poi persone e le persone hanno reso visibile quell’«amorevolezza», eletta a tema del nostro convegno, di cui certamente Verona è ipostatizzazione universale. Si discute piuttosto vivacemente se i convegni, sia di ambito umanistico che scientifico, non possano essere soppiantati (o, di fatto, non lo siano già) dalle infinite possibilità di ‘fare rete’ – come si insiste a dire oggi con metafora alieutica – in modo virtuale, senza bisogno di spostarsi fisicamente. Di certo i termini potranno essere discussi e ridefiniti anche sulla base, non certo secondaria, dei maggiori costi che ogni iniziativa analogica presenta rispetto al suo contraltare digitale. Pensiamo tuttavia che sia ancora utile il convegno, nel senso classico, e non per i motivi che si possono simpaticamente ricavare dalla lettura di un celebre romanzo di David Lodge di parecchi lustri fa, ma per la carica motivazionale che i convegni inducono, per le estemporanee discussioni che ne scaturiscono, ben più che ipertestuali, nonché per la convivialità platonica che contribuisce a coagulare idee e collaborazioni altamente proficue, non riducibili a format esclusivamente digitali e/o telematici. In questo senso il nostro convegno è stato dunque ‘storico’, perché immerso nella storia della città che l’ha ospitato, a stretto contatto con le sue vie e i suoi luoghi, con le persone che, con non poche fatiche, lo hanno organizzato. I risultati che qui offriamo costituiscono paradossalmente solo una parte del contenuto complessivo dell’incontro: una parte perché il merito scientifico di un convegno non è quasi mai riconducibile solo alla somma delle relazioni presentate, discusse o annunciate. Del ‘paratesto’ dell’incontro, esclusivo dell’ingiustamente vituperato mondo analogico, non rimane in genere traccia nei volumi: discussioni, incertezze, aggiustamenti, ambiguità, polemiche e suggestioni. Tutto ciò si trasforma in potenziale altra ricerca, che allarga l’orizzonte e arricchisce le discipline, rimanendo tenacemente in ciascuno dei partecipanti come un’eco di quei giorni che nessun libro, per quanto completo, potrà mai documentare. Il volume però viaggia con le proprie pagine, o con i propri byte, percorrendo altre strade, arrivando ad altre città. Una testimonianza puntuale, riveduta e meditata di quelle giornate viene così consegnata a una più complessa temporalità, anche se privata della circostanza che l’ha prodotta. Il contenuto, con una scansione in parte diversa da quella del convegno, è qui articolato in cinque parti. La prima, che introduce al macro-tema attraverso la poesia, il teatro e il cinema, si apre con un testo di Marta Pessarrodona, che ci consegna un excursus sulla presenza e sul trattamento della città nella sua poesia; il secondo contributo è quello di Jordi Sala Lleal, che tratta lo spazio urbano nel teatro, ripercorrendo in particolare la ricezione catalana di Romeo e Giulietta, e si chiude con i riferimenti alle versioni cinematografiche del capolavoro shakespeariano; è poi interamente dedicato al cinema il terzo articolo della sezione, in cui Jaume Martí-Olivella, dopo un ampio studio sul cinema catalano in tutti i suoi aspetti, considera Elisa K come paradigma della confluenza tra tradizione e innovazione nel «Nou Cinema Català». La seconda è dedicata più specificamente alla città e all’amore e in essa il lettore potrà riconoscere tre sezioni: la prima, che comprende i contributi di Marco Pedretti, Marco Artigas e Tomàs Martínez Romero, è focalizzata sull’evoluzione delle teorie sull’amore e delle loro espressioni letterarie tra il Medio Evo e la fine del Quattrocento; nella seconda, invece, Antoni Ferrando, Josep V. Escartí e Gemma Pellissa trattano da diversi punti di vista la narrativa amorosa tardo-medievale, tra spazi italici, catalani e valenciani; nella terza, infine, raccogliamo i testi sull’amore e la città nel XX secolo, con i contributi di Lluís Servera, Maria Jesús Francès e del binomio Laura Soler, Mireia Companys. La terza parte, che raccoglie i contributi di Eduard Cairol, Umberto Fedrigo, Manuel Llanas, Joaquim Espinós, Pep Valsalobre, Rafael Roca e Òscar Banegas, è un denso capitolo dedicato ai testi sulla letteratura di viaggio, sulla passeggiata del flâneur e sul lavoro degli autori catalani all’estero. Nella quarta, invece, abbiamo raccolto i testi inerenti gli scambi di idee e di poetiche tra Italia e paesi di lingua catalana: dal teatro italiano nella Catalogna franchista (Enric Gallén) alle traduzioni di letteratura italiana operate da Maria Antonia Capmany (Eusebi Coromina), alla influenza di Pinocchio nella letteratura catalana (Carme Rubio), a due contributi sulle traduzioni di Verdaguer in italiano (Núria Camps; Ramon Pinyol e M. Àngels Verdaguer). La quinta ed ultima parte è dedicata ai progetti in corso, che promuovono la cultura catalana in Italia e nel mondo e, pur essendo radicati rispettivamente ad Alicante e a Lleida, vedono anche la partecipazione di studiosi italiani: si tratta del progetto IVITRA, presentato da Vicent Martines, M. Àngels Fuster, Elena Sánchez e Jordi Antolí e del Corpus literari digital, illustrato da Joan Ramon Veny-Mesquida e Jordi Malé. Alla fine abbiamo inserito una bibliografia suddivisa in parti che raccoglie tutti i testi citati dai singoli autori e un indice dei nomi che vuole essere utile ai lettori per districarsi in un libro ampio e ricco, unitario, ma dai contenuti molteplici. Un volume che, grazie al contributo di tutti i colleghi, attesta – così vogliamo sperare – la serietà della ricerca, la pluralità degli orizzonti, la vitalità della cultura nel mondo di lingua catalana, aperto e globale da sempre, e rafforza – ci auguriamo – gli antichi e sempre proficui legami culturali tra i paesi di lingua catalana e l’Italia

    Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis

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    The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed

    Variations on the Author

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    “Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship

    Le case di Bloomsbury: spazi per una nuova domesticità

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    Il gruppo di Bloomsbury è noto per la fondamentale influenza che ha esercitato sull'Inghilterra tra le due guerre, non solo svecchiando la cultura inglese e sottraendola alla insularità grazie agli straordinari risultati conseguiti in arte e letteratura, in macroeconomia e in psicoanalisi, ma anche favorendo nuovi costumi e nuovi modelli di domesticità. Attraverso l'analisi di diari, memoir e un racconto giovanile di Virginia Woolf, "Phyllis e Rosamond" (1906), il saggio intende contribuire allo studio dello stile di vita talvolta trasgressivo, sempre anticonvenzionale che il gruppo propone, concentrandosi sulle abitazioni che hanno segnato la sua storia e punteggiato la sua evoluzione. Queste, appositamente ridisegnate dagli artisti di Bloomsbury per ospitare convivenze insolite, sessualità non eteronormative e, soprattutto, paradigmi femminili difformi dalla tradizione, garantiscono alla quotidianità innovativa praticata dal gruppo spazi adatti a contenere e rappresentare uno stile domestico che resta innegabilmente lontano dalle convenzioni

    Appropriate Similarity Measures for Author Cocitation Analysis

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    We provide a number of new insights into the methodological discussion about author cocitation analysis. We first argue that the use of the Pearson correlation for measuring the similarity between authors’ cocitation profiles is not very satisfactory. We then discuss what kind of similarity measures may be used as an alternative to the Pearson correlation. We consider three similarity measures in particular. One is the well-known cosine. The other two similarity measures have not been used before in the bibliometric literature. Finally, we show by means of an example that our findings have a high practical relevance.information science;Pearson correlation;cosine;similarity measure;author cocitation analysis
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