1,720,972 research outputs found

    Tra l'incudine e il martello. Regioni e nuovi rischi sociali in tempi di crisi.

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    Riformare il welfare in tempi di crisi non è una sfida facile. Dare risposte concrete, con risorse decrescenti, ai bisogni crescenti dei cittadini sembra quasi una missione impossibile. Eppure, le regioni e gli enti locali sono stati capaci, nonostante i fortissimi vincoli, di sperimentare nuove forme e nuovi modelli organizzativi di protezione sociale, rivisitando e riaggiustando il vecchio stato sociale. Il volume mette a confronto 5 regioni italiane (Emilia Romagna, Toscana, Piemonte, Lombardia, Puglia) e le loro specifiche risposte ai nuovi rischi sociali: la non autosufficienza degli anziani e dei bambini, la conciliazione tra famiglia e lavoro, la perdita dell'occupazione, i bisogni mutevoli di assistenza sanitaria, la povertà nonostante il lavoro. Tra difficoltà e nuove opportunità le regioni stanno affrontando una partita cruciale, su cui si giocherà il futuro del nostro paese e delle istituzioni del welfare

    Conclusioni. I risultati della ricerca

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    Il saggio tira le fila dei vari contributi raccolti nel volume, riconducendo i principali risultati della ricerca empirica alle trasformazioni indotte dall'europeizzazione su quattro livelli della rappresentanza: semplice/composita; funzionale/territoriale; elettiva/non elettiva; identità/interessi

    Européanisation et représentation territoriale en Italie

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    The article examines how, and to what extent, the process of Europeanization has affected the reshaping of territorial representation in Italy. Focus is on the European Cohesion Policy and the Structural Funds, which exercise a potential influence over the key dimensions of representation by providing regions with the opportunity to strengthen their roles as both “actors” and “arenas” of representation. Empirical research conducted through interviews and the analysis of documents in all twenty Italian regions reveals how each region has reacted to structural funds in a distinctive way due to different internal factors, such as the legacy of pre-existing policy styles and political structures, and the attitudes of the political/administrative élite

    Europeanisation and Territorial representation in Italy

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    The article aims to examine how, and to what extent, the process of Europeanisation has affected the reshaping of territorial representation in Italy. To explore this research question, it was considered how European Cohesion Policy and structural funds exercise a potential influence over the key dimensions of representation by providing regions with the opportunity to strengthen their roles as both ‘actors’ and ‘arenas’ of representation. Empirical research conducted through interviews and the analysis of documents in all twenty Italian regions revealed how each region has reacted to structural funds in a distinctive way due to different internal factors, such as the legacy of pre-existing policy styles and political structures, and the attitudes of the political/administrative elite. The article discusses this point in detail by focusing on the changes that occurred (or did not occur) at the regional level in light of the aforementioned dimensions of representation

    Alle radici del welfare all'italiana : origini e futuro di un modello sociale squilibrato

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    La spesa pensionistica più elevata d’Europa, limitate risorse destinate alla tutela delle famiglie, dei bambini e dei disoccupati, pochissime misure di contrasto alla povertà. Dopo due decenni di riforme lo sbilanciamento “funzionale” – verso il settore previdenziale – e la distorsione “distributiva” – a favore degli occupati/insider rappresentano ancora temi sensibili nell’attuale dibattito sulla riforma dello stato sociale in Italia. Ma quando è emerso l’assetto di welfare che è oggi sotto la lente dei policy-makers? Quali sono state le tappe fondamentali che hanno portato al consolidarsi del “welfare all’italiana”, e quali dinamiche e fattori ne hanno rappresentato la spinta propulsiva? A partire dagli anni Ottanta, un’articolata letteratura politologica e sociologica ha messo in luce le anomalie comparative del welfare “all’italiana”: manca però una sistematica ed analitica ricostruzione storica che chiarisca sia il timing preciso sia le ragioni genetiche di quella doppia distorsione che caratterizza il nucleo centrale del welfare all’italiana. In questa direzione, il volume mira a indagare, e successivamente interpretare, le radici del welfare state italiano tramite un’analisi storico-evolutiva dalla fine del XIX secolo agli anni Settanta del XX. Più in dettaglio, il presente lavoro si propone tre obiettivi: i) caratterizzare sulla base di dati quantitativi e qualitativi sia la natura che l’entità degli squilibri funzionali e distributivi; ii) tracciare la loro genesi nel tempo individuandone i fattori che ne sono stati responsabili; iii) formulare, sulla scorta di una discussione critica della letteratura comparata sullo sviluppo del welfare state, ipotesi esplicative, proponendo infine un’interpretazione in chiave storico-istituzionalista capace di rendere conto delle scelte effettuate dagli attori politici italiani negli snodi evolutivi in cui la doppia distorsione si è formata e consolidata. Il volume si articola su tre parti ed è composto da sette capitoli. Nella prima parte vengono poste le basi per l’analisi empirica sia mettendo a fuoco la peculiarità del welfare italiano in prospettiva comparata e tratteggiando il framework analitico (capitolo 1) sia illustrando le tappe di sviluppo della protezione sociale in Italia dalle origini alla II Guerra Mondiale (capitolo 2). La seconda e la terza parte sono invece dedicate allo studio del periodo che è considerato lo “snodo critico” per l’emersione del welfare all’italiana: gli anni Cinquanta (parte Due) e gli anni Sessanta (parte Tre). Entrambe le sezioni si aprono con l’analisi e l’interpretazione della traiettoria evolutiva del settore pensionistico e del Tfr (capitoli 3 e 5), per poi concentrarsi (cap. 4 e 6) sulla tutela della disoccupazione e i carichi famigliari, settori rimasti relativamente “atrofici”. Il capitolo 7 conclude. L’argomento centrale del volume è che, sullo sfondo di una policy legacy già favorevole all’emergere di squilibri funzionali e distributivi, fattori cognitivi e soprattutto le peculiari caratteristiche della competizione politica – nel contesto di “pluralismo polarizzato” e “democrazia bloccata” degli anni Cinquanta-Sessanta – abbiamo giocato un ruolo decisivo nell’orientare verso lo squilibrio il welfare state italiano

    Le regioni e i nuovi rischi sociali in tempo di crisi.

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    Riformare il welfare in tempi di crisi non è una sfida facile. Dare risposte concrete, con risorse decrescenti, ai bisogni crescenti dei cittadini sembra quasi una missione impossibile. Eppure, le regioni e gli enti locali sono stati capaci, nonostante i fortissimi vincoli, di sperimentare nuove forme e nuovi modelli organizzativi di protezione sociale, rivisitando e riaggiustando il vecchio stato sociale. Il volume mette a confronto 5 regioni italiane (Emilia Romagna, Toscana, Piemonte, Lombardia, Puglia) e le loro specifiche risposte ai nuovi rischi sociali: la non autosufficienza degli anziani e dei bambini, la conciliazione tra famiglia e lavoro, la perdita dell'occupazione, i bisogni mutevoli di assistenza sanitaria, la povertà nonostante il lavoro. Tra difficoltà e nuove opportunità le regioni stanno affrontando una partita cruciale, su cui si giocherà il futuro del nostro paese e delle istituzioni del welfare

    Europeizzazione e rappresentanza territoriale. Il caso italiano

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    Nell'ultimo ventennio, anche in Italia la rappresentanza democratica è stata investita da importanti mutamenti, tra cui il ridimensionato ruolo dei partiti come detentori privilegiati dell'accesso alle sedi decisionali, l'emergere di nuovi attori o la trasformazione organizzativa dei vecchi, la diffusione di nuovi stili amministrativi e lo sviluppo di forme di regolazione di tipo concertativo, specie a livello regionale e locale. Il volume offre un'interpretazione originale di tali fenomeni, scegliendo il processo di europeizzazione e, soprattutto, i fondi strutturali come lente attraverso cui guardare alle trasformazioni avvenute in questi anni. Viene così ricostruito l'intreccio di fattori endogeni ed esogeni che, con tempi e modalità differenti, hanno attribuito alle regioni italiane un inedito ruolo di "arene" e "attori" della rappresentanza territoriale. Tra i risultati più interessanti di tale processo vi è stato lo spostamento di equilibrio nel rapporto centro-periferia a livello nazionale e lo svilupparsi di rapporti diretti con le istituzioni europee e con le altre regioni presenti a Bruxelles. Una vera e propria "rivoluzione silenziosa" a intensità variabile, che in questo contributo viene per la prima volta indagata a fondo
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