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    Un alieno minaccia i nostri alberi

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    Anoplophora chinensis Forster (“Citrus Longhorned Beetle” o Tarlo asiatico, Col.: Cerambycidae), originaria dell’Estremo Oriente, è stata ritrovata per la prima volta in Italia nel 2000 a Parabiago (Mi). Specie invasiva da quarantena, è in grado di provocare gravi danni a latifoglie arboree e arbustive comunemente diffuse negli areali nativi e, impiegate come ornamentali e decorative nel nostro Paese. Le larve di A. chinensis, infatti, scavano gallerie di dimensioni notevoli nel fusto compromettendo la stabilità della pianta e portandola a morte. Attualmente A. chinensis è presente in diverse province lombarde e nonostante i dieci anni di monitoraggi e distruzione della maggior parte delle piante sintomatiche non si è ancora giunti all’eradicazione. L’ampia polifagia del cerambice ne favorisce l’adattamento e rende problematica l’eradicazione, l’unico metodo di lotta al momento efficace è l’espianto degli alberi sintomatici e la distruzione dei materiali infestati. A seguito del lavoro di contenimento compiuto tra il 2008 e il 2009 la popolazione di A. chinensis è attualmente ridotta rispetto a qualche anno fa e questa situazione potrebbe essere favorevole per un nuovo piano di controllo basato sulla lotta biologica

    La piralide del bosso

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    La piralide del bosso, Cydalima (Diaphania o Glyphodes) perspectalis (Walker, 1859), è un lepidottero appartenente alla famiglia dei Crambidi divenuto noto negli ultimi anni per i danni che arreca al bosso (Buxus spp.), pianta sempreverde presente nella vegetazione spontanea delle zone forestali europee e molto utilizzata a scopo ornamentale nelle aree verdi urbane e nella realizzazione di giardini storici all’italiana. La piralide del bosso, originaria dell’Asia orientale (Cina, Corea, Giappone, Taiwan, India e Russia orientale), è stata rinvenuta per la prima volta nel 2007 in Germania, nella città di Weil am Rhein, sita nella regione del Baden-Württemberg e da lì si è diffusa in tutto il continente interessando Svizzera, Paesi Bassi, Danimarca, Gran Bretagna, Austria, Liechtenstein, Francia, Belgio, Croazia, Slovacchia, Ungheria, Romania, Repubblica Ceca e Slovenia. In Italia è stata segnalata ufficialmente nella provincia di Como nel 2011 ma ci sono stati avvistamenti precedenti nelle province di Padova e Vicenza nel 2010 e, negli ultimi quattro anni, si è diffusa nel Centro-Nord interessando anche Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Toscana e Marche. Nel 2013, la piralide è stata riscontrata anche in Sicilia, nella provincia di Catania, su piante da vivaio provenienti da Pistoia. La piralide è in grado di defogliare completamente le piante in poco tempo, portandole alla morte. Le larve giovani tendono a cibarsi a spese della pagina inferiore delle foglie, mentre le larve mature si nutrono dell’intera lamina lasciando solo la nervatura centrale. Inoltre gli abbondanti fili sericei che producono intrappolano foglie secche, esuvie larvali ed escrementi dando un aspetto sgradevole alla pianta infestata

    Api e neonicotinoidi

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    Gli insetti impollinatori, o pronubi, sono di fondamentale importanza per il mantenimento della naturale biodiversità e per la sopravvivenza dell’umanità stessa. La riproduzione dell’80% delle specie vegetali in Europa si basa sull’impollinazione entomofila, ossia mediata da insetti, e circa un terzo del nostro cibo, inclusi i prodotti di origine animale, dipende da colture impollinate in particolare modo dalle api. Negli ultimi dieci anni si sono verificate molte morie improvvise di questo insetto e il fenomeno è stato denominato Colony collapse disorder (Ccd), “disturbo da collasso dell’alveare”, una sindrome dalle cause ancora non chiare che porta alla completa estinzione della famiglia. Nel 2007 la mortalità delle api da miele in Italia è stata stimata pari al 37,5%, contro il valore fisiologico del 10-15%. Il Ccd è un evento preoccupante e dalla difficile interpretazione per via dei numerosi fattori probabilmente implicati: la crescente incidenza delle infestazioni di Varroa destructor, un acaro parassita delle api che provoca malformazioni, elevata mortalità in tutti gli stadi di sviluppo e un generale deperimento della colonia; patologie apistiche di varia natura, tra cui nosemiasi e virosi; il possibile utilizzo di pratiche errate in apicoltura; radiazioni, cambiamenti climatici, agrofarmaci, in generale, e, in particolare, trattamenti insetticidi su campi in prossimità delle colonie

    Gli "alieni" nemici delle nostre api

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    Da sempre gli apicoltori devono fare i conti con numerose avversità delle api quali predatori, parassiti e germi, talvolta alieni, ossia introdotti accidentalmente da altri continenti e in grado di adattarsi alle nuove condizioni ambientali. Tra tutti la più nota è Varroa destructor (Anderson & Trueman), un acaro parassita rinvenuto in Italia per la prima volta all’inizio degli anni Ottanta del secolo scorso e ormai endemico nei nostri territori. Negli ultimi tre anni sono stati segnalati in Italia due nuovi nemici delle api, il piccolo coleottero degli alveari e la vespa velutina, due insetti molto diversi per biologia e tipo di danni che sono in grado di arrecare (il primo è un parassita, la seconda un predatore) ma che costituiscono una vera minaccia per l’apicoltura nazionale

    BIOCHEMICAL AND TOXICOLOGICAL IMPACT OF INSECTICIDE SYNERGISTS ON THE HONEY BEE APIS MELLIFERA L.

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    Il sinergizzante piperonil-butossido (PBO) usato in combinazione con insetticidi è in grado di contrastare i parassiti resistenti inibendo temporaneamente i sistemi di detossificazione. Nuovi sinergizzanti sono stati sintetizzati a partire dalla struttura molecolare del PBO, ma anche gli insetti utili come le api possono risentire di una maggiore efficacia degli insetticidi. In questo studio abbiamo osservato l’attività enzimatica in vitro (esterasi, acetilcolinesterasi, glutatione S-transferasi e monossigenasi P450) di api operaie Italiane e Carniche in presenza del PBO e dei suoi nuovi derivati del benzodiossolo e 2,3-diidrobenzofurano mediante saggi spettrofotometrici, per determinare se i sistemi di detossificazione e altri sistemi enzimatici sono influenzati dai sinergizzanti. I nuovi derivati del PBO possono inibire parzialmente le esterasi in alcune popolazioni di api più sensibili. Altri sistemi enzimatici non sembrano essere inibiti dai sinergizzanti studiati. Studi di tossicità acuta orale e di contatto sono stati condotti in laboratorio presso il Bee Research Institute (Dol, Repubblica Ceca) su api operaie Carniche per verificare il possibile incremento di tossicità degli insetticidi imidacloprid e alfa-cipermetrina in combinazione con PBO e i suoi derivati del benzodiossolo. Gli studi hanno mostrato una differenza significativa tra la tossicità dei due principi attivi da soli e in combinazione con i sinergizzanti.The synergist piperonyl-butoxide (PBO) has been proved to successfully control resistant pests when combined with insecticides by temporarily inhibiting the detoxification systems which lead to resistance. New synergists, starting from the molecular structure of PBO, have been developed but pollinators may also suffer from an increased efficacy of insecticides. In this study we observed in vitro enzyme (esterases, acetylcholinesterases, glutathione S-transferases and P450 mixed function oxidases) activity of Italian and Carniolan honey bee workers in presence of the synergist PBO and its novel benzodioxole and 2,3-dihydrobenzofuran derivatives through spectrophotometric assays, to determine if detoxification systems and other enzymatic systems are affected by synergists. This data show that novel PBO derivatives may partially inhibit esterases in some honey bee populations which are more sensitive. Other enzymatic systems seem not to be targeted by the studied synergists. Acute oral and contact toxicity studies were conducted in laboratory conditions at the Bee Research Institute (Dol, Czech Republic) on adult Carniolan workers to investigate the possible increase of imidacloprid and alpha-cypermethrin toxicity when combined with PBO and its benzodioxole derivatives. Tests showed some significant difference between the toxicity of the two active principles alone and combined with the synergists

    Risultati sperimentali con Topik One, nuovo diserbante per il frumento tenero e duro

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    Topik® One is a novel, selective herbicide for the control of grasses and broadleaf weeds in soft and durum wheat. The efficacy of the product is based on the combination of two active ingredients (AI), piroxsulam and clodinafop-propargyl. In this study we present the results of field trials conducted over a period of three years (2011-2013) in Italy. Data implies that Topik One has very good efficacy against Alopecurus myosuroides, Avena spp., Bromus spp., Lolium spp. and a wide range of broadleaf weeds like Galium spp., Matricaria spp. and Sinapis spp.. Topik One is safe for use in durum and soft wheat when applied between BBCH 13-32 at different environmental conditions. Due to the combination of two complementary active ingredients with very strong grass weed activity, a relatively low dose of 0.25 kg/ha already provides sufficient control. In addition, combining two different modes of action (MoA) in the same product and applying it only once a year, keeps the agronomic risk of a resistance development low
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