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    La famosa invasione degli orsi in Sicilia di Dino Buzzati: una fiaba-romanzo tra testo e immagini d'autore.

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    This article proposes a reflection on a tale that can be a bridge between “literature for children and teens” and “literature for adults”: The Bears’ Famous Invasion of Sicily by Dino Buzzati. It offers a link between fable and fantasy novel and contains all of the elements of the fairy tale that Vladimir Propp planned in 1928: loss, departure, challenges to overcome, reward, and return. It is closely connected to its historical reality (the period after the Second World War), but at the same time it detaches itself from that period through the fantastic element. In short, the book is a mirror of Buzzati’s literary personality and the first literary work of a restless but sensitive author who always felt linked to painting and writing, to adults and children, to reality and evasion.Il presente contributo propone una riflessione su un racconto da sempre in grado di fare da ponte tra “letteratura per bambini e ragazzi” e “letteratura per adulti”: La famosa invasione degli orsi in Sicilia di Dino Buzzati è infatti un romanzo di confine, un anello di congiunzione tra fiaba e romanzo fantastico. Ha in sé tutti gli elementi della fiaba magistralmente gerarchizzati da Vladimir Propp nel 1928 (mancanza, partenza, prove, premio, ritorno), è strettamente connesso alla realtà storica del suo tempo (il secondo dopoguerra) e al tempo stesso se ne distacca con garbo tramite l’elemento fantastico. È, insomma, specchio della personalità letteraria di Dino Buzzati, la prima prova di un autore inquieto e insensibile, da sempre legato da un doppio filo a pittura e scrittura, adulti e bambini, contemporaneità ed evasione

    Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis

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    The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed

    Dal polifilesco al fidenziano. Per un nuovo commento ai "Cantici di Fidenzio" di Camillo Scroffa.

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    Il presente lavoro traccia un iter storico-culturale in grado di far emergere Camillo Scroffa come recettore proprio di quelle tendenze linguistico-letterarie a cui i precedenti editori hanno concesso uno spazio limitato (ovvero il polifilesco dell’Hypnerotomachia , la produzione maccheronica prefolenghiana e la letteratura pedantesco-petrarchista tipica del Cinquecento ). La conclusione dell’indagine si conclude pertanto con l’analisi puntuale dei testi del canzoniere , in modo da poter gettare fondamenta più stabili per concentrarsi, in futuro, sugli imitatori fidenziani. In coerenza a questo principio, ogni componimento dei Cantici è preceduto da un cappello introduttivo che lo contestualizza sia dal punto di vista storico (per esempio con riferimenti alle consuetudini legislative o all’organizzazione scolastica dell’epoca) sia, soprattutto, dal punto di vista letterario (tramite citazioni testuali e riprese ideologiche dell’archetipo petrarchesco o mediante rimandi a modelli epici canonizzati dalla norma classicista). Il tutto senza mai perdere di vista la chiave necessaria per comprendere a fondo tutto il testo scroffiano: la parodia. È inoltre in questi termini, nonché a partire dall’omonimia tra Camillo Scroffa e il Camillo celebrato da Fidenzio, che si è deciso di dar conto di una nuova ipotesi di interpretativa. Ci si è proposti, cioè, di rileggere la vicenda tra il precettore e l’allievo non più in chiave meramente storico-cronachistica – dal momento che il Camillo in questione è, finora, sempre stato identificato come Camillo Strozzi –, ma intravedendovi la possibilità che lo Scroffa volesse dar conto al proprio pubblico delle discutibili consuetudini scolastico-educative dell’epoca. In una sorta di gioco di scatole cinesi, insomma, sembrerebbe possibile individuare nei personaggi attorno a cui ruotano i Cantici non tanto delle figure storiche ma una serie di alter-ego del medesimo autore, narratore e attore della vicenda. Così, di fatto, questa indagine sui Cantici non si presenta come una nuova edizione del testo scroffiano, bensì come un nuovo commento alle precedenti edizioni critiche – in particolar modo quella di Trifone –, sorvegliatissime dal punto di vista filologico, ma estremamente sintetiche sul piano letterario e interpretativo

    Variations on the Author

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    “Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship

    Italian as lingua franca, the law of connected vessels and the improvement of the results into the multilingual class. About a teaching experience

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    This contribution takes cue from a teaching experience of Italian L2 to A1-level immigrant students within the SPRAR project in Lucca from November 2015 to May 2016. During lessons, the class has been enriched with students from different places in the world and who talked very different languages. Multilingualism had only one underlying theme: the Italian language used during the lessons. It was the same Italian language which they got accustomed to by living in Italy since about a year. The experience started from the hard fact that the only common knowledge was this basic-level Italian language. So a new strategy was tested: to create couples or small groups made up with students linguistically different (like anglophones with francophones). They were forced to use Italian language and let other students understand through their previous knowledges due to the daily contact with the Italian reality. This brought very positive results such as the creation of discussions about the activities, the mutual correction of mistakes, the increase of communication skills through alternative strategies (like mime or drawing). Despite the different individual and initial levels, Italian language as lingua franca let them understand Italian language more efficiently. L’italiano come lingua franca, il principio dei vasi comunicanti e il miglioramento dei risultati nella classe plurilingue. Un’esperienza didattica Il presente contributo trae spunto da un’esperienza di insegnamento di italiano L2, livello A1, a immigrati adulti all’interno del progetto SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati) di Lucca svoltasi tra novembre 2015 e maggio 2016. Il gruppo di corsisti era formato da adulti provenienti da diverse zone del mondo e parlanti lingue distanti tra loro. Tutti vivevano in Italia da circa un anno e poiché l’unica conoscenza comune e di eguale livello era proprio quella – basilare – dell’italiano, si è sperimentata la strategia di formare coppie o piccoli gruppi di studenti linguisticamente distanti (ad esempio francofoni e anglofoni) in modo da sollecitare l’uso delle conoscenze pregresse dovute al contatto quotidiano con la realtà italiana. Ciò ha portato a risultati più che positivi: dibattiti relativi alle attività svolte, correzione tra pari degli errori, un’incrementata capacità di farsi comprendere utilizzando strategie alternative (il mimo, il disegno). Nonostante i diversi livelli iniziali, l’uso dell’italiano come lingua franca ha permesso di far apprendere l’italiano stesso in maniera più efficace e omogenea

    Pietro Andrea de'Bassi, Iacopo Caviceo, Giovanni Filoteo Achillini: la narrativa romanzesca colta di fine Quattrocento

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    La ricerca si articola nella proposta di modelli e costanti letterarie della narrativa in prosa tra Quattrocento e Cinquecento. Al centro dell'indagine si colloca l'Hypnerotomachia Poliphili di Francesco Colonna, studiata in parallelo a due "precursori" (Pietro Andrea de'Bassi con le sue Fatiche di Hercule e Iacopo Caviceo con La Lupa) e a un testo successivo alla diffusione dell'opera: Il Fidele di Giovanni Filoteo Achillini. A partire da questi elementi, la prospettiva si è articolata nell'analisi del problema dell'autorialità nella letteratura italiana "romanzesca" umanistico-rinascimentale e nella presenza costante di elementi del mito classico in questo filone letterario, ancora influenzato da esigenze cortesi ed encomiastiche
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