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Descrizioni, viaggi e peregrinazioni: strategie comunicative negli scritti odeporici di Davide Bertolotti
Romanziere, poeta, pubblicista e traduttore, il torinese Davide Bertolotti (1784-1860) risiedette lungamente a Milano, dove svolse un’intensa attività giornalistica e avviò nel 1817 una serie di resoconti di viaggio in Lombardia, seguìti dalla descrizione degli «Stati oltramontani di S. M. il Re di Sardegna» (1828), dal «Viaggio nella Liguria marittima» (1834) e dall’«Italia descritta e dipinta» (1834-1838). Il contributo si propone di presentare le caratteristiche generali e alcuni temi degli scritti odeporici di Bertolotti dedicati a località lombarde, spesso pubblicati in rivista e poi raccolti in volume (è il caso, nel 1822, delle «Peregrinazioni»). Organizzati talvolta in forma epistolare, i testi sono contrassegnati da un insistito gusto pittorico e da una considerazione speciale per la storia e le tradizioni dei luoghi descritti
Giulia Veronica Varisco
The headword explains the biography and the contribution of the author Giulia Varisco to the children's literatur
Il teatro di Ettore Petrolini: dal modello alla parodia
Come ha osservato Franca Angelini «Il teatro di varietà alimenta [...] le forme drammatiche del Novecento». È necessario,
dunque, porsi con rigore e metodo ad analizzare il ruolo e la portata di questo genere. L’attività di Ettore Petrolini, attore/autore, simbolo di un’epoca e di un teatro del tutto lontano dai modelli contemporanei, è esemplare in tal senso e composita estendendosi dal repertorio per il Varietà che ha caratterizzato la prima parte della sua produzione fino alla commedia in prosa degli anni Venti e Trenta dominato da ditte di attori chiuse a chiunque non fosse già parte integrante della “famiglia del teatro”.
Da Piazza Pepe a Roma, l’attività di Petrolini si estese velocemente ai teatri “alti” in cui egli recitava le macchiette, i non-sense, le sue parodie così originali rispetto alle esperienze stereotipate dei suoi colleghi. Proprio sulla parodia, che desta vivamente l’attenzione dei futuristi, si concentrerà questo contributo con lo scopo di analizzare come il modello dannunziano sia destrutturato e manipolato dalla genialità petroliniana. Dai colmi e differenze ai monologhi e Gastone, attraverso il supporto della bibliografia dello stato dell’arte e del materiale manoscritto, in parte inedito, custodito presso la Biblioteca del Burcardo, si attende la ricostruzione di un tratto del “fare teatro” di Petrolini che si incentri sulla parodia di un mito dannunziano riconosciuto non solo dalla realtà piccolo-borghese, ma da un pubblico più vasto
La Salerno di "Gli Duoi Fratelli Rivali" di Giambattista Della Porta, una polifonia comico-drammatica tra Manierismo e Barocco
Validità ed affidabilità del protocollo di Triage sintomatologico standardizzato del Friuli Venezia Giulia
Una satira impietosa sul mondo del melodramma: "L'impresario delle Smirne" di Carlo Goldoni
Il 26 dicembre del 1759 va in scena a Venezia «L’impresario delle Smirne» di Carlo Goldoni. Si tratta di una commedia in cinque atti, di cui il commediografo veneziano preparò una prima stesura in versi martelliani e, più tardi, una seconda versione definitiva in prosa. Al suo debutto la commedia rimase in scena per nove serate consecutive, per poi entrare, con una certa stabilità, nei repertori ottocenteschi e novecenteschi. Celebre è rimasta, tra le edizioni più vicine a noi, quella diretta da Luchino Visconti nel 1957.
Più volte Goldoni aveva utilizzato il teatro quale soggetto delle sue opere, basti pensare a «La scuola di ballo» o, ancor meglio, a «Il teatro comico», commedia-manifesto in cui è illustrata la celebre riforma. «L’impresario delle Smirne» è una bonaria satira sul mondo del melodramma ove vengono descritti i goffi tentativi di alcuni cantanti per ottenere una scrittura da parte di Alì, ricco quanto estemporaneo impresario turco. Con sottile ironia è descritto un mondo di grandi miserie, roso dall’invidia, percorso da una concorrenza sleale, caratterizzato dal tentativo di apparire per ciò che non si è. Un lavoro che, per molti aspetti, sembra rivelare una stretta parentela con il celebre «Teatro alla moda» di Benedetto Marcello. La commedia, anomala rispetto altre del repertorio goldoniano, presenta un finale liberatorio, in cui l’autore offre una sorta di riscatto ai suoi personaggi e in cui ci trasmette la simpatia che, in fin dei conti, provava verso questo mondo
Turpitudo minime noxia: ridicoli figurati e figure ingegnose nel «Trattato de’ Ridicoli» di Emanuele Tesauro
Fra gli approfondimenti della riflessione sul riso nel XVII secolo il «Trattato de’ Ridicoli» di Emanuele Tesauro si impone per la sua collocazione all’interno del «Cannocchiale aristotelico», per lo stile ingegnoso, per l’audace proposito di svilupparsi a partire da una concisa definizione di Aristotele, per la capacità dell’autore di ricondurre classificazioni retoriche e regole della civil conversazione ad una dimensione morale fortemente ancorata ad una metafisica. Il contributo si propone di ripercorrere la sistematizzazione operata da Tesauro per contestualizzarla all’interno della coeva produzione sull’argomento e per porre in rilievo il suo carattere di novità, sia sul piano della forma logico-retorica della trattazione – imperniata sulla dialettica materia-forma – sia perché il consueto rimando all’aristotelica «Etica a Nicomaco» non solo contribuisce a fondare da un punto di vista filosofico la distinzione fra ridicolo e maldicenza, ma consente di riconoscere nello spessore ontologico della metafora il principio di legittimità della categoria del ridicolo.Among the deepening of the reflection on rice in the seventeenth century, Emanuele Tesauro's «Treatise de 'Ridicoli» stands out for its placement within the «Aristotelian Cannocchiale», for its ingenious style, for the daring intention to start from a concise definition by Aristotle, for the author's ability to bring rhetorical classifications and rules of civil conversation back to a moral dimension strongly anchored to a metaphysics. The contribution aims to retrace the systematization operated by Tesauro to contextualize it within the contemporary production on the subject and to highlight its novelty character, both on the level of the logical-rhetorical form of the discussion - centered on the dialectic of matter-form - and because the usual reference to the Aristotelian «Ethics to Nicomachos» not only contributes to founding the distinction between ridicule and slander from a philosophical point of view, but also allows us to recognize in the ontological depth of the metaphor the principle of legitimacy of the category of the ridiculous
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