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Ipnosi, spiritismo e suggestione in "Racconti sospesi nel vuoto"
Il periodo di studio in Inghilterra (1900-1902) è uno dei più bui nella vita di Natsume Sōseki, ma è fondamentale per la sua formazione di scrittore. Può infatti assorbire l’atmosfera fin de siècle caratterizzata dal fermento intellettuale e artistico che traghetta l’Europa dal tardo Romanticismo al Simbolismo. La raccolta Racconti sospesi nel vuoto rappresenta uno dei frutti migliori di quella esperienza. Pubblicata per la prima volta nel maggio del 1906 contiene sette racconti molto diversi per stile e contenuti. Rielaborando la tradizione del ciclo bretone e le atmosfere cupe del medioevo inglese, Ode funebre racconta le tristi vicende delle dame innamorate di Lancillotto, mentre Lo scudo fantasma narra l’amore romantico e proibito tra il cavaliere William e la dama Clara. Ne La torre di Londra e Il museo Carlyle lo scrittore rievoca i ricordi e le impressioni associate alla visita dei due luoghi. La melodia ingannevole del koto, Una notte e L’ereditarietà delle passioni sono caratterizzati da una ambientazione più tipicamente giapponese. Il primo riflette sulle credenze superstiziose, nel secondo tre amici discorrono di sogni enigmatici e l’ultimo narra le vicende di Kō, caduto sul fronte della guerra russo giapponese
Homoerotic Desire and Masculine Identity in Tachibana Sotō’s Narrative
This paper explores two little-known works by Tachibana Sotō (1894–1959), a Japanese author marginal in modernist studies yet briefly mentioned in queer cultural studies. His 1938 novel Narin Denka heno Kaisō (My Memories of Prince Nalin), awarded with the Naoki Prize, belongs to mass literature and recounts the friendship between the narrator and an Indian prince in Japan. What initially appears to be the story of a friendship with veiled homoerotic undertones that challenges gender norms in pre-war Japan, then takes on the characteristics of a spy story in which the Japanese protagonist sides with the Indians against British interference. The second text, Nanshoku Monogatari (A Tale of Homoerotic Experiences, 1952), adopts a humorous, quasi-confessional style to depict the author’s adolescent infatuation with a younger classmate. Published amid the liberalised atmosphere of post-war kasutori culture, it revisits the Edo-period tradition of male-male desire (nanshoku) while exposing the stigma and contradictions surrounding sexuality in mid-twentieth-century Japan. This paper investigates how Tachibana’s fiction negotiates the continuity and rupture between the legacy of nanshoku, the moralisation of the war period, and the more tolerant expression of sexuality in the post-war period
Un'estate a Zushi
"My Memories of Prince Nalin" is probably Tachibana's best-known work, which earned him the seventh Naoki Prize in 1938. The story retraces the brief period in Japan of Nalin, the prince son of the Maharaja of Birpur. The protagonist from whose point of view the story is told is called Tachibana like the author. Despite his literary ambitions, he works as a shop manager for a company that trades with foreign countries and it is during a meeting with some Indian customers that he gets to know Nalin. Tachibana is unaware that he is a maharajah and is so impressed by his good looks and refined manners that he first invites him to dinner and then offers to guide him around Tokyo. The two spend pleasant days together and Tachibana is surprised by the intelligence and entrepreneurial plans of Nalin, who would like to build a cinema in Birpur to recreate and educate his countrymen. It is only in the course of their acquaintance that Tachibana discovers that Nalin is actually a maharajah who has come to Japan to study. He wants to research the Japanese textile industry in order to acquire the necessary skills to develop that sector in his country. The two become good friends until the British government forces Nalin to leave Japan.
"A Summer in Zushi" is set in the mountains of Kanagawa Prefecture not far from the town of Zushi. The narrator has recently lost his wife who died of tuberculosis and decides to retire to live there for a while. During his summer there, he repeatedly ventures near an ancient, now abandoned Buddhist temple. It is in the temple's desolate cemetery that an unexpected encounter takes place. Next to one of the tombs, he spots a beautiful child in the company of an old man and a young woman. Frightened and at the same time intrigued by the three mysterious figures, the protagonist investigates their identity and discovers that they are ultimately three ghosts. Haunting him in particular is the child who materializes in the most unlikely places. However, the suspense and frightening atmosphere that pervade the tale leave room for an unexpectedly serene ending
Qui e là in Manciuria e Corea
Il 3 settembre 1909 Natsume Sōseki, che è ormai uno scrittore famoso, si imbarca a Ōsaka sul piroscafo Tetsureimaru alla volta di Dalian. Da questa città collocata all’estremità meridionale della penisola di Liaodong, ha inizio il suo viaggio in treno attraverso la Manciuria e la Corea, offertogli dalla Società ferroviaria giapponese della Manciuria meridionale. A raccontarlo in "Qui e là in Manciuria e Corea" è l’alter ego letterario di Sōseki, uno scrittore impacciato, talora sorprendentemente ingenuo e smemorato, ma molto ironico verso sé stesso e gli altri. Ospitato in alberghi lussuosi e trattato con ogni riguardo dalla società ferroviaria, ne incontra i dirigenti, ne visita i cantieri e tiene conferenze, mentre attraversa luoghi che recano ancora le ferite dei recenti conflitti con la Cina e la Russia e sui quali si addensano le nubi minacciose di quelli futuri: è lo scenario dell’espansionismo
nipponico a cavallo tra ’800 e ’900, una delle espressioni del Giappone moderno in bilico tra assimilazione di modelli occidentali e affermazione di un sentimento nazionale. Alle descrizioni di paesaggi e di siti di interesse artistico e culturale, che restituiscono un ritratto molto vivido della Manciuria dell’epoca, si alternano i ricordi, spesso destati da incontri con amici di vecchia data, che lo portano a riflettere su questioni delicate per la società dell’epoca e per l’uomo di ogni tempo. Anche in questo diario di viaggio romanzato, con la profondità del grande narratore e la vena ironica che contraddistingue molti dei suoi capolavori, Sōseki invita il lettore contemporaneo a ripensare sé stesso e i suoi rapporti con l’altro e il mondo
Natsume Sōseki: autoritratto d'autore nello studio
Natsume Sōseki (1867-1916) è uno degli autori giapponesi più rappresentativi del primo Novecento. La sua vita coincide quasi completamente con il regno dell’imperatore Meiji (1868-1912) e si svolge in quell’epoca di grandi cambiamenti culturali, politici ed economici. La sua formazione eclettica è influenzata dal nuovo corso della storia. Ha una conoscenza approfondita dei classici cinesi e giapponesi, ma studia anche la lingua e la letteratura inglese ed è appassionato di pittura europea. Nell’arco della sua carriera, oltre ai romanzi di successo, pubblica anche racconti brevi nei quali si rappresenta spesso come uno scrittore seduto alla scrivania del suo studio. Quando non è concentrato nella scrittura, egli posa la penna e osserva quel che accade nella stanza oppure indugia nei ricordi. L’esperienza personale, l’immagine del letterato nella tradizione cinese e giapponese e la figura dello scrittore/artista nello studio/atelier nella cultura occidentale sono gli elementi che in vario modo influenzano la costruzione del suo autoritratto letterario. In questo modo Sōseki porta il lettore nel suo mondo più intimo e gli racconta la fatica del mestiere dello scrittore e la sua profonda solitudine
Lo spirito dello haiku
Nel primo saggio che compone questo volume, Lo spirito dello haiku, Torahiko Terada esalta la qualità del componimento poetico breve, capace di evocare un mondo in poche righe. Quelli che agli occidentali possono apparire come semplici quadretti naturalistici sono in realtà il tentativo di tradurre in versi un’immagine, una sensazione fugace, risvegliando nella mente del lettore una serie infinita di associazioni. La rigorosa struttura formale non è percepita come un limite, ma come un dispositivo attraverso il quale affinare la capacità di percepire la natura e riflettere su sé stessi.
Ne I miei ricordi del professor Natsume Sōseki, Terada fa rivivere la figura del maestro, dagli anni di scuola fino alla sua morte. Sōseki non è soltanto il professore di inglese: è soprattutto la guida che lo accompagna nell’arte dello haiku e nella vita. È il confidente a cui chiedere consiglio nei momenti di sconforto e difficoltà, ma anche un intellettuale anticonformista, a tratti permaloso, capace di stimolare la curiosità e l’interesse degli allievi che lo circondano. Ne risulta un ritratto spontaneo e vivace, affettuoso e ironico insieme, di uno dei massimi scrittori giapponesi contemporanei
Representation of Male-Male Desire in Tachibana Sotoo’s Nanshoku Monogatari (1952)
Tachibana Sotoo (1894–1959), a novelist unknown outside Japan and not widely read in Japan either, was among the writers who depicted various forms of nonheteronormative sexuality in his work. Best known for his ghost stories later adapted into films by director Nakagawa Nobuo (1905-1989), Tachibana also published Nanshoku Monogatari (A Tale of Male Love) in 1952. This novel, largely inspired by the author’s own experience, humorously recounts his crushes on his attractive classmates. The appreciation of teenage, androgynous beauty is central in this work where same-sex attraction is presented without moral judgment. The aim of this paper is to examine how Tachibana represents male-male desire in Nanshoku Monogatari and to investigate whether the novel challenged heteronormativity in post-war Japanese society. The novel will therefore also be analysed in relation to the homoerotic literature born in the Edo period (1603-1868) and later developed in pre-war modernist literature, in which romantic relationships between schoolboys were often depicted
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