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    Il Prezzo del messianismo. Una revisione critica delle tesi di Gershon Scholem

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    Nuova edizione aggiornata e accresciuta di "Il prezzo del messianismo. Lettere di Jacob Taubes a Gershom Scholem e altri scritti", a cura di Elettra Stimilli, Quodlibet, Macerata 2000

    The debt of the living. Ascesis and capitalism

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    Max Weber’s account of the rise of capitalism focused on his concept of a Protestant ethic, valuing diligence in earning and saving money but restraint in spending it. However, such individual restraint is foreign to contemporary understandings of finance, which treat ever-increasing consumption and debt as natural, almost essential, for maintaining the economic cycle of buying and selling. In The Debt of the Living, Elettra Stimilli returns to this idea of restraint as ascesis, by analyzing theological and philosophical understandings of debt drawn from a range of figures, including Saint Paul, Schmitt and Agamben, Benjamin and Marx, Nietzsche and Freud, and Foucault. Central to this analysis is the logic of “profit for profit’s sake”—an aspect of Weber’s work that Stimilli believes has been given insufficient attention. Following Foucault, she identifies this as the original mechanism of a capitalist dispositif that feeds not on a goal-directed rationality, but on the self-determining character of human agency. Ascesis is fundamental not because it is characterized by renunciation, but because the self-discipline it imposes converts the properly human quality of action without a predetermined goal into a lack, a fault, or a state of guilt: a debt that cannot be settled. Stimilli argues that this lack, which is impossible to fill, should be seen as the basis of the economy of hedonism and consumption that has governed global economies in recent years and as the premise of the current economy of debt

    Debt and guilt. A political philosophy

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    The issue of debt and how it effects our lives is becoming more and more urgent. The "Austerity" model has been the prevalent European economic policies of recent years led by the "German model". Elettra Stimilli draws upon contemporary philosophy, psychology and theology to argue that austerity is built on the idea that we somehow deserve to be punished and need to experience guilt in order to take full account of our economic sins. Following thinkers such as Max Weber, Walter Benjamin and Michel Foucault, Debt and Guilt provides a startling examination of the relationship between contemporary politics and economics and how we structure our inner lives

    Filosofia dei mezzi. Per una nuova politica dei corpi

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    Non vi è epoca della storia e del pensiero in cui la concezione del corpo non indichi differenze anatomiche e sociali, di razza e di classe, di sesso e di genere. Lontano dall’essere un campo biologicamente neutro, il corpo è un campo di battaglia concettuale in cui sono in gioco politiche del dominio e, all’opposto, di liberazione. Il corpo è un “mezzo per”, un mezzo per la riproduzione della vita e del lavoro, un mezzo, insomma, per scopi che gli sono estranei e che ne sanciscono la natura subalterna: questo concetto ha attraversato l’intera storia della metafisica e della cultura occidentale. I suoi sviluppi hanno contribuito alla definizione di un predominio culturale e politico, quello della razionalità occidentale e dell’Uomo bianco suo ideatore. Questo libro indaga perciò, in primo luogo, la forza teorica e politica dei mezzi attraverso un’analisi che problematizzi il loro ruolo, anche in relazione al mondo ipertecnologico in cui viviamo e alla crisi degli ecosistemi ambientali. I mezzi sono davvero strumenti subordinati a una finalità loro estranea o possono essere altro? Cercando di rispondere a questa domanda attraverso un’indagine filosofica del concetto di mezzo, Elettra Stimilli svela in queste pagine il potere politico dei mezzi, con particolare riferimento ai corpi come essenziali mezzi politici, mai neutri, ma all’origine di fenomeni collettivi, le cui potenzialità sono sotto gli occhi di tutti, dagli Stati Uniti al Sud America, dall’Europa a molti dei paesi del nord Africa, del Medioriente sino ad arrivare alla rivolta delle donne in Iran. Al centro di enormi movimenti transazionali e intersezionali i corpi sono oggi all’ordine del giorno come mezzi non strumentali di una nuova riproduzione sociale: una nuova sessuazione del mondo

    A World to Gain: On the Borders of ‘Theory’

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    E' la traduzione inglese del mio saggio Un mondo da guadagnare. Sui confini della “teoria”, in D. Gentili e E. Stimilli (a cura di), Differenze italiane. Politica e filosofia: mappe e sconfinamenti, Roma, DeriveApprodi, 2015, pp. 59-6

    Debito e colpa

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    Austerità» è stata la parola d’ordine che ha prevalso nelle politiche economiche europee degli ultimi anni guidate dal «modello tedesco», promotore di una visione «colpevolizzante» dei paesi indebitati. Ma cos'è il debito? Uno strumento della governance globale. Il debito generalizzato non è altro che la manifestazione di una forma di potere capillare, non solo coercitivo e repressivo, fondato su un sistema di esclusione in cui Stato e mercato sono coimplicati. «L’indebitamento non è semplicemente una condizione da emendare. È uno stato che viene continuamente riprodotto e alimentato perché è ciò su cui è possibile investire unicamente oggi. Un debito infinito che proviene da forme ossessive di consumo». La questione del debito è sempre più di scottante attualità. Elettra Stimilli intende mettere a nudo i nodi teorici contenuti nella relazione semantica tra “debito” e “colpa”, attraverso un confronto con i più recenti studi sul debito. Seguendo la scia di ricerche già note – come quella classica di Max Weber o quella più recente di Michel Foucault – e ritornando sulle profetiche parole di un frammento di Walter Benjamin sul capitalismo come «culto indebitante», questo lavoro intende collocare il problema del debito in un contesto più articolato rispetto a quello strettamente tecnico della scienza economica, nel tentativo di condurre un’indagine in cui l’economia riacquisti il respiro più ampio che le spetta. Le forme di consumo illimitato basate sull’indebitamento privato sono diventate per lungo tempo il motore principale dell’economia americana, e non solo. Dal 2009, quando la crisi aveva ormai chiaramente coinvolto l’economia globale, si è poi assistito a una progressiva e gigantesca trasformazione: i problemi inizialmente legati a un inedito aumento del debito privato hanno coinvolto il debito pubblico di molti paesi economicamente avanzati. Fino ad arrivare ai debiti sovrani, l’ultimo stadio della “militarizzazione del capitalismo”. Se una forma di indebitamento planetario risulta alla base degli ingranaggi dell’economia mondiale, vale allora la pena chiedersi che cosa è in gioco in essa e perché la figura centrale che emerge ai nostri giorni è diventata quella del debito come colpa. Secondo l’autrice il paradigma del debito non è altro che un sistema in cui le soggettività vengono totalmente coinvolte: un dispositivo attraverso cui si esercita il potere neoliberista. La finanziarizzazione della vita quotidiana, ovvero la “democratizzazione” del credito, ha prodotto uno stato di indebitamento generalizzato che non è altro che il segno più evidente della violenza perpetrata da un sistema di potere e di esclusione. Ognuno è diventato “imprenditore di sé”, sia come lavoratore - o “risorsa umana” - sia come consumatore, diventando, così, debitore all’interno di un sistema che alimenta il potere assoluto del mercato. Il capitalismo è un culto che non consente espiazione, bensì produce colpa e debito (WALTER BENJAMIN 1921
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