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    Francesco Somaini. Alle origini del sacro

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    The text regards the way into which the Italian artist Francesco Somaini has confronted with the themes of sacred art, with particular attention to the works he realized at the end of the Sixties for a project about the relation to life, death and regeneration in his way of creating plastic forms for a "retablo" that he exhibited during a show in Palazzo Te in Mantova. That project has been object of a reprise in his thinking about his work in a letter to the Italian critic Enrico Crispolti, very close to the artist. The opportunity to exhibit all the scultpures that were part of that project, with the documents and pictures concerning that moment, permitted to pursue the reflections about the terms into which Somaini related to the themes of "sacred" as part of his inspiration and his way of creating in his sculpture of different moments, starting with the "Crosses" he realized at the end of the Fifties

    Mappe informatiche e storia. Considerazioni metodologiche e pirme ipotesi cartografiche sui domini orsiniani

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    Il saggio, maturato nell’ambito di un’esperienza di ricerca PRIN, consta di due diverse sezioni. Nella prima sezione si svolgono delle considerazioni di ordine metodologico circa l’utilità sul piano conoscitivo della cartografia storica di tipo informatico (intesa come costruzione di mappe informatiche di carattere storico), e si avanzano nel contempo delle osservazioni circa le grandi potenzialità euristiche dei GIS (Geographic Information Systems) di argomento storico. A tele proposito vengono in particolare sviluppati alcuni argomenti a sostegno del fatto che questo particolare strumento informatico sembra offrire la possibilità per gli storici di superare alcuni degli ostacoli – di ordine pratico non meno che concettuale – che in passato hanno di fatto impedito o fortemente condizionato la realizzazione al di fuori di un contesto prettamente divulgativo di una seria cartografia storica di tipo scientifico. I GIS, infatti, essendo uno strumento di lavoro emendabile all’infinito, liberano di fatto lo studioso (e l’utente) dalla pretesa e dall’angoscia di dover pensare ad una cartografia che debba essere necessariamente considerata “definitiva”. Inoltre, essendo fondati sulla possibilità di far interagire tra loro un livello potenzialmente infinito, di strati (layers) informativi, i GIS offrono la possibilità per un verso di realizzare mappe che esprimano un singolo e determinato punto di vista (per esempio quello fornito da una singola e fonte storica) e per un altro verso di far interagire fra loro strati diversi. La seconda parte del saggio cercando di offrire alcuni esempi di queste potenzialità mostra alcune prime ipotesi cartografiche (realizzate in ambito GIS) relative ad una realtà territoriale che mai in precedenza era stata “cartografata”: quella dei domini dei principi di Taranto alla fine del Medioevo (al tempo cioè in cui questo vasto aggregato di feudi si ritrovò ad essere nelle mani della casa dei principi Orsini del Balzo). La serie di 6 mappe che corredano il saggio, e che si riferiscono al periodo 1399-1465, rappresentano in effetti una rappresentazione del tutto inedita della realtà storica del più grande complesso feudale del Regno di Napoli della fine del Medio Evo e mettono a disposizione della comunità scientifica uno strumento di raffigurazione di cui a tutt’oggi non si disponeva

    F. SOMAINI, Filippo Maria e la svolta del 1435

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    Nel Medio Evo (e per vero dire non solo allora) la cattura di un re poteva essere un grosso affare per chi riusciva in simili colpi. Se ne potevano ricavare ingenti riscatti e spesso anche altri importanti vantaggi di natura politica o territoriale. Nel 1435 Filippo Maria Visconti, con la vittoria ottenuta da una sua flotta genovese nella battaglia di Ponza contro Alfonso d’Aragona, riuscì nell’impresa di mettere le mani non solo su uno, ma addirittura su due re: lo stesso Alfonso, che regnava sull’ampia costellazione di regni facenti capo alla corona d’Aragona e il fratello Giovanni, re di Navarra. Nella battaglia finirono anzi catturati più di cento altri importanti principi e baroni provenienti dal Regno di Napoli e dai numerosi altri stati del sistema politico cui Alfonso si trovava a capo. Per la potenza aragonese era di fatto un colpo mortale, mentre il duca di Milano si ritrovò di fronte all’opportunità inopinata non solo di diventare l’arbitro dei destini del Regno di Napoli (conteso fra Alfonso e Renato d’Angiò), ma anche di assicurarsi una cospicua fonte di entrate finanziarie e di imporsi di fatto come il dominus dell’intero scacchiere politico peninsulare. Eppure il duca scelse di liberare i suoi prigionieri senza alcun riscatto e di concludere con Alfonso una strana e frettolosa alleanza (che si rivelò decisiva per risollevare le sorti aragonesi, ma che non parve politicamente troppo utile dal punto di vista visconteo). Il saggio indaga su questa strana vicenda. Se ne analizzano le premesse (le relazioni di Filippo Maria con Angioini ed Aragonesi); se ne ricostruisce lo svolgimento (la battaglia di Ponza e soprattutto gli eventi che ne seguirono) e se ne considerano le conseguenze. Il saggio si conclude con una riflessione sulle ragioni e le modalità di quella svolta politica, che finì oggettivamente per cambiare il corso della storia italiana e in parte anche europea, e che rivelò i limiti e le contraddizioni della visione politica dell’ultimo dei Visconti

    F. SOMAINI, Per Giuseppe Galasso. Una piccola testimonianza

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    L'intervento svolge alcune riflessioni sulla storiografia "includente" di Giuseppe Galasso. E si sofferma poi sui ricordi dell'autore nei suoi rapporti con Galass

    F. SOMAINI, L'epistola V e l'ipotesi di un dossier dantesco per Enrico VII,

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    Il saggio propone l’ipotesi che l’epistola V di Dante sia stata scritta in un momento molto ravvicinato rispetto al VI canto del Purgatorio, e che i due componimenti siano stati concepiti come una sorta di dittico poetico-letterario e retorico-politico da presentare a Enrico VII in vista della sua prossima (e però già annunciata) venuta in Italia. In primo luogo si argomenta che Purg. VI sia stato composto tra l’estate e l’autunno del 1310 a Poppi o comunque nel Casentino, e si analizzano le analogie di contenuto tra il canto e il messaggio politico della coeva epistola V. Vengono poi presi in esame punti di contatto e differenze tra il progetto politico di Enrico VII e le idee di Dante, per concludere che canto ed epistola potrebbero essere state composte in parallelo per presentare l’autore come ispiratore della politica imperiale, ma che le differenze di orientamento con l’imperatore potrebbero aver portato al fallimento del progetto di Dante. The article argues that Dante’s epistle V was composed in close temporal proximity to the VI canto of the Purgatorio, and that these two texts were conceived as a poetic, rhetorical and political diptych to be presented to Henry VII in the wake of his imminent, and already announced, Italian mission. First I suggest that Purg. VI was composed between the summer and the fall of 1310 in Poppi, or in the Casentino. Then I analyze the analogies between the canto and the political message of the contemporary epistle V. Finally, I examine similarities and dissimilarities between Henry’s political project and Dante’s ideas. I conclude that the canto and the epistle might have been composed together for presenting their author as an inspirer of the imperial politics, but also that Dante’s project likely failed because of the differences between his conceptions and Henry’s

    F. CENGARLE e F. SOMAINI, ˮGeografie motivazionaliˮ nell'Italia del Quattrocento. Percezioni dello spazio politico peninsulare al tempo della Lega Italica (1454-1455)

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    Gli studi più recenti di geopolitica, come quelli di Yves Lacoste, hanno spesso insistito sul concetto di "geografie motivazionali": cioè su come differenti attori politici (o politico-territoriali) possano percepire i rispettivi contesti spaziali (a differenti livelli di scala) e come essi possano concepire progetti ed idee circa i propri interessi in relazione ai propri spazi d'azione. L'argomento viene trattato con rfierimento alle percezioni dello spazio delle principali potenze italiche alla metà del XV secolo. Il saggio è corredato da un certo numero di mappe atte ad illustrare la complessità della geografia politica italiana del tempo e le differenti rappresentazioni dello spazio peninsulare riconducibili ad attori come la Repubblica di Venezia, il duca di Milano, il re di Napoli, il papa, e via discorrendo). Il confronto tra le differenti geografie motivazionali può condurre a riconoscere le differenti strategie degli attori ed il senso del loro comportamento politico

    F. SOMAINI, Chi pagò (e come) la "svolta angioina" di Giacomo Piccinino? Le indagini veneziane di due ambasciatori sforzeschi

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    Between 1459 and 1460 all the actors of the Italian political system (which had just reached a fragile equilibrium after the so-called Peace of Lodi of 1454) were very worried (or also interested, according to the case) by the possibility, soon put into effect, that the House of Anjou (and by consequence the French Monarchy) could try to unseat the Aragonese dynasty from the throne of Naples. In particular, everyone was looking with apprehension (or with hope) at the hypothesis that the Angevins could take in their service the feared military company of Giacomo Piccinino, the most powerful mercenary captain active in Italy at that time. The paper examines the reasons why the condottiere, despite his well-established relations with the Aragoneses of Naples, could be pushed to such a change of field. But the main focus is dedicated to the investigations which were led in Venice by two Milanese ambassadors, who tried to understand the movement of money proving the agreement between the Angevins and the captain. Venice in fact, for a whole series of reasons, which are quickly examined in the paper, was definitely the ideal place to catch such a sort of information. Anyway, the first purpose of this article is actually to demonstrate that even in historiography it is often (or always) important to recall the precept of every good investigative journalism: follow the money

    Riflessioni e ipotesi di lavoro su storia e cartografia storica

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    La tecnologia informatica (geomatica, GIS e Web-GIS a carattere storico) apre grandi potenzialità per lo sviluppo di una nuova cartografia storica. Essa offre infatti uno strumento aperto, dinamico e tendenzialmente fruibile da più soggetti e come tale suscettibile di dare risposte molteplici a domande molteplici, e di generare esso stesso nuovi interrogativi ed ipotesi di ricerca.Informatic tecnology (such as geomatics, GIS and Web-GIS) gives enormous chanches to a new historical cartography. It is an open, dynamic and pluralistic tool, able to answer different questions in different ways and to beget new inquires and new research’s ypotheses

    Si può riparlare di un Atlante Storico? Tentativi del passato e nuove prospettive

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    Il saggio ripercorre i progetti di Atlante storico avviati, in passato, in Italia, riflettendo sugli ostacoli che ne hanno determinato il fallimento e sulla possibilità di superarli che invece i nuovi strumenti informatici offrono.The essay refers the past historical atlas projects, in Italy, reflecting about the obstacles that caused their failure and the possibility of overcoming them,that instead the new tools offer
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