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    La funzione civile dell’aziendalista

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    Mario Minoja e Silvana Signori con riferimento ai temi del Manifesto L’impresa che vogliamo” sottolineano come la funzione civile sia nel DNA dell’Economia aziendale perche ha una forte componente umanistica, perche si occupa di aziende che sono fatte di persone e sono fatte per le persone, perche si sviluppa nel solco della tradizione e della Scuola italiana che sin dall’inizio ha riconosciuto il ruolo sociale dell’impresa

    CONSUMER’S E-SIGNALS PRISM ANALYSIS: IMPACT AND IMPLICATIONS FOR CORPORATE COMMUNICATION STRATEGY

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    It is well known that Communication is able to contribute to the decisions made in different business areas, marketing included. However, in order to measure its impact on the company overall marketing strategy, it is required to be tracked and evaluated. The paper aims to provide this communication auditing, to capture not only the company communication flows effects, but also considering external messages and stimuli. Based on a conceptual focus of the updated communication process analysis framework (Signori, Confente 2011), this paper aims to validate requirements and tools of the communication audit in e-contexts. The new model of the communication process analysis includes the main C2C and C2B signals, testing new tools to identify whether e-contexts created by consumers have an impact on corporate communication processes and strategies. In fact, it is well known, that within the online environment, communication between companies and consumers have been considered as a peer to peer communication. Consumers are not only able to receive messages but also to become senders within the communication process in a proactive way (Prahalad, Ramaswamy, 2000; Lau 2001; Cova, Dalli 2009; Belk 2010). Under this perspective, consumers are able to manage and control some enterprises assets, particularly brand, reputation, definition of some company marketing tactics (O’Guinn T.C., Muniz 2005; Fournier 1999; Deighton 2002; Holt 2004; Wipperfurth 2005; Vescovi 2008, 2009). Furthermore, there is the need for companies to understand and measure the impact of new e-contexts and elaborate new strategies that take into account the proactive consumer behavior. The paper, will undertake this perspective, discussing the key implications for marketing decisions

    Rosselli, Salvemini e la Francia: esperienze d'esilio, giudizi e discussioni

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    Prendendo le mosse da un preliminare richiamo alle ragioni che orientarono Carlo Rosselli e Gaetano Salvemini nella scelta dei loro rispettivi contesti d’esilio si analizzano i loro rispettivi legami culturali e ideali con il contesto francese leggendone in parallelo e in contradditorio le esperienze, i giudizi e le prospettive. Parigi, il Quai d’Orsay, Napoleone I e Napoleone III, Jean Jaurés e Raymond Poincaré, Eduard Herriot, Léon Blum, Pierre Laval, Leon Johaux, e poi ancora SFIO e SGT, i néos e la Ligue si affacciano continuamente nel dialogo epistolare tra i due antifascisti a chiarire la centralità che la Francia occupa nelle loro speranze e timori . Ma in quale Francia essi si riconoscono e quale alimenta invece scontento, estraneità e critiche? Quali modelli e chiavi di lettura storico-politiche la Francia di quegli anni offre loro per decifrare il futuro dell’Europa e quali connessioni intravvedono con le sorti della libertà e della democrazia in Italia? Tali quesiti, trama di una riflessione che accompagna nel tempo la loro esperienza e, più in generale, coinvolge tutto il fuoruscitismo italiano, sono affontati in queste pagine alla luce anche dei rapporti di solidarietà , affinità o polemica ch'essi conobbero nel milieu politico-culturale francese

    L’autorappresentazione dei signori rurali (secoli XIV-XV): spunti di riflessione

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    ITALIANO. È possibile parlare, nell’Italia del XIV-XV secolo, di modelli di autorappresentazione caratte- ristici dei signori rurali? Sono modelli comuni all’insieme della Penisola, dalle Alpi alla Sicilia? Quali sono le loro principali caratteristiche e i loro canali privilegiati di trasmissione? Che relazioni hanno con saperi cittadino-comunali da un lato, e le culture principesche dall’altro? Per rispondere a questi interrogativi, il saggio esamina il ricorso a una cultura cortese condivisa, la puntigliosa attenzione alla celebrazione genealogica, la committenza e l’intraprendenza culturale dei signori e la crescita di un loro diretto dinamismo intellettuale, terminando con la rinnovata importanza del castello nell’autorappresentazione culturale e sociale dei signori quattrocenteschi. / ENGLISH: Is it possible to identify models of self-representation characteristic of rural lords in 14th-15th century Italy? Are these models common to the whole of the Peninsula, from the Alps to Sicily? What are their main features and their privileged channels of transmission? What relations do they have with the city-communal world on one hand, and princely cultures on the other? In order to answer these questions, the essay examines the use of a shared courtly culture, the importance of genealogical celebrations, the patronage and cultural enterprise of the lords and the growth of their direct intellectual dynamism, ending with the renewed importance of the castle in the cultural and social self-representation of the 15th-century lords

    Il castello di Ricasoli e i suoi signori tra XI e XII secolo

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    Il castello di Ricasoli e i suoi signori tra XI e XII secol

    Castelli e campagne in area trentina. I rapporti tra i signori e le comunità rurali

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    ITALIANO: Nel corso del medioevo trentino, i signori di castello (che avessero o meno poteri giurisdizionali) si confrontarono con un’articolata società rurale nella quale protagoniste erano le comunitates e le universitates. Queste associazioni di homines che controllavano molti aspetti della gestione del territorio, nel corso del XIV secolo divennero più strutturate e si organizzarono prevalentemente attorno ai singoli villaggi (anche se rimasero attive comunità di valle). Le modalità attraverso le quali i rapporti si concretizzarono non furono sempre caratterizzate dalla conflittualità, peraltro sempre possibile e a volte anche violenta, ma da molteplici possibilità. I signori potevano ottenere il riconoscimento del ruolo eminente sul territorio dalle autorità superiori (regolaneria maggiore), oppure esercitare forme di egemonia attuando strategie più informali da definire di volta in volta, a seconda delle situazioni e degli equilibri di forza locali. / ENGLISH: During the Middle Ages in Trentino, castle lords (whether they had jurisdictional powers or not) were confronted with a complex rural society in which the comunitates and universitates were the protagonists. These associations of homines, which controlled many aspects of the management of the territory, became more structured during the 14th century and were mainly organized around individual villages (although valley communities remained active). The way in which relations were realized was not always characterized by conflict, which was always pos- sible and sometimes even violent, but by multiple possibilities. The lords could obtain recognition of their eminent role in the territory from the higher authorities (regolaneria maggiore), or they could exercise forms of hegemony by implementing more informal strategies to be defined from time to time, depending on the situations and the local balance of powers

    Gli studenti dopo l’Unità: patriottismo, protesta corporativa e impegno politico,

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    Un’analisi ravvicinata degli episodi di mobilitazione associativa e contestativa degli studenti, così come si estrapolano dalle fonti ministeriali, dalle discussioni parlamentari e soprattutto dalla stampa coeva – in particolare incrociando diverse e contrastanti letture – consente di cogliere alcuni dati strutturali e di lunga durata di questa casistica. Benché espressione di minoranze combattive che, solo a tratti, seppero interpretare il disagio delle comunità studentesche nel loro complesso, ed esserne appieno rappresentativi, questi fermenti ci permettono di guardare dentro e fuori dall’università, combinando punti visuali complementari. Anzitutto per cogliere nella mentalità e nei modelli comportamentali degli studenti alcuni importanti cambiamenti in atto: da un lato, l’onda lunga del volontarismo garibaldino, l’epos eroico e il protagonismo generazionale, ereditati dal Risorgimento, si vanno coniugando con esperienze di alfabetizzazione non più genericamente patriottica ma via via più specificamente politica e d’impegno civile, dall’altro si fa strada una coscienza collettiva di tipo corporativo, tendenzialmente interuniversitaria, volta all’affermazione e alla difesa dello status studentesco e, in prospettiva, di quello professionale e sociale. Le dinamiche conflittuali tra studenti e autorità accademiche e/o politiche sono anche lo specchio dei ritardi, delle contraddizioni e distorsioni del processo di nazionalizzazione dell’università: nella transizione problematica dal vecchio al nuovo si sconta una complessiva debolezza progettuale che punta all’uniformità piuttosto che alla rifondazione del sistema d’istruzione superiore. Infine, è la maturazione lenta del sistema politico italiano e l’ottica più amministrativa che politica adottata dalla sua classe dirigente che si disegna sullo sfondo dell’accidentato processo in fieri di trasformazione degli studenti del Regno da sudditi in cittadini

    Tra Minerva e Marte: Università e guerra in epoca fascista

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    Libro e moschetto, scienza e guerra, intellettuali e soldati, geni ed eroi/martiri: queste endiadi, inconsuete nella plurisecolare storia delle università italiane, in epoca fascista divennero uno schema teorico condizionante per le comunità accademiche. L'indagine mette a fuoco e discute il processo di militarizzazione dapprima strisciante, poi via via più incisivo fino all’acme degli anni Quaranta, che investì l’istituzione-chiave dell’alta cultura, permeandone i valori e i codici rappresentativi e intrecciandosi con una metamorfosi mitico-simbolica. Analizzando enunciati astratti e aspetti istituzionali, didattici e scientifici si dimostra come, nel contesto del ventennio fascista, nel quadro dell' ambizioso esperimento di pedagogia collettiva tentato dal regime, anche l’università sia stata un campo di prova importante e, nel contempo, un soggetto attivo di quella stagione di intensa mitopoiesi

    Piazza dei Signori in Padua: architecture and urban space between 14th and 17th century

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    reservedIl lavoro ricostruisce le diverse fasi di trasformazione che interessarono Piazza dei Signori a Padova tra XIV e XVII secolo, dal momento della formazione dello spazio urbano, fino alla conclusione dei suoi prospetti. Le diverse fasi verranno affrontate considerando la Piazza in relazione al tessuto urbano, cercando di definirne il ruolo e la funzione. Verranno trattati i diversi interventi architettonici coinvolti nella definizione dello spazio, come risultati complessi della relazione tra le preesistenze e il contesto ad essi contemporaneo, cercando di ricongiungere le scelte operative con la situazione socio-politico-economico-culturale che le ha generate, individuandone gli attori dove possibile.The work reconstructs the different phases of transformation that affected Piazza dei Signori in Padua between 14th and 17th centuries, from the moment of the formation of the urban space to the conclusion of its elevations. The different phases will be addressed by considering the Square in relation to the urban fabric, trying to define its role and function. The various architectural interventions involved in the definition of the space will be treated, as complex results of the relationship between the pre-existences and the contemporary context, trying to reconnect the operational choices with the socio-political-economic-cultural situation that generated them, identifying the actors where possible

    Perchè la guerra? Voci e argomenti della comunità accademica italiana 1914-1918

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    Alle soglie della prima guerra mondiale, il mondo universitario italiano, meno compatto delle comunità accademiche di altri paesi, e anzi, eterogeneo e frammentato, non espresse una linea unanime, ma posizioni differenti, destinate poi a polarizzarsi progressivamente pro o contro l’intervento nel periodo della neutralità e a evolvere durante le diverse fasi della guerra. In queste pagine si punta la lente di ingrandimento dell’approfondimento storico sulle posizioni di coloro che tra gli scienziati italiani, prima per spingere verso l’intervento, e soprattutto dopo la dichiarazione di guerra, si convinsero della sua ineluttabilità, positività, necessità e variamente la argomentarono per legittimarla, spiegarla, orientarvi l’opinione pubblica e l’establishment politico, spingendo lo sguardo verso il dopoguerra e il futuro dell’Europa. Fonti istituzionali, ma anche voci e testi di studiosi dei diversi atenei, emblematici di tale “guerra di parole” , della "mobilitazione" intellettuale e della proiezione verso gli scenari postbellici, aiutano a capire questo ruolo pubblico della comunità scientifica e i diversi obiettivi che perseguì
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