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Voglia di democrazia. Progetti di quartiere e deliberazione pubblica a Novara
La “voglia di democrazia” rimanda sia al desiderio, alla nostalgia di ciò che manca, sia allo slancio costruttivo, all’impegno per colmare tale assenza. La sperimentazione di democrazia deliberativa svoltasi a Novara tra il 2012 e il 2016, presentata in questo volume, si è misurata con entrambe le dimensioni. Nel progetto SpeDD la deliberazione pubblica è vista come una possibile via per andare oltre il senso di insoddisfazione, frustrazione e impotenza dei cittadini nei confronti della vita collettiva e delle istituzioni, scoprendo modi diversi di dialogare tra singole persone, discutere problemi comuni e sviluppare, a partire dai quartieri, soluzioni condivise e progetti capaci di produrre beni collettivi e generare coesione sociale. Queste nuove istanze e risposte di partecipazione collettiva, che assumono forme molto diverse rispetto al passato, possono essere un buon punto di partenza per affrontare il tema più globale della crisi di effettività delle nostre democrazie
La sperimentazione: fasi, risultati e percorso di istituzionalizzazione
Il saggio introduttivo ricostruisce e descrive sinteticamente i momenti fondamentali della sperimentazione di democrazia deliberativa svoltasi a Novara tra il 2012 e il 2016, che sono richiamati nei diversi contributi al volume. L’istituzionalizzazione di pratiche di democrazia deliberativa è vista come un processo trasformativo delle istituzioni, intese quali modelli di comportamento dotati di cogenza normativa all'interno di un determinato contesto sociale. Tali processi possono essere strumenti utili per promuovere in concreto l’effettività del principio democratico, offrendo così una risposta, parziale ma pertinente, a quelle che Norberto Bobbio definiva "le promesse non mantenute della democrazia"
Percorsi deliberativi e democrazia locale: il laboratorio novarese
The article examines the case of a “deliberative democracy” experimentation project which is currently being implemented in Novara. The project shows the importance of neighbourhoods and social relationships with respect to the issue of reconsidering the sub-municipal participatory institutions in medium-size cities. The municipal decentralization institutions in the past gave priority to the replication of representative councils and to the dislocation of the city services. Starting from the Novara’s case study, the authors suggest a different pathway, looking at the possibility to combine citizens’ participation and satisfaction of community needs in an empirical process according to an approach based on the principle of “horizontal subsidiarity”. In this regard, one of the main requirements for the success of deliberative processes is the development of autonomy and self-organization ability by citizens involved in the pat
Introduzione. Progettare nella crisi: coesione sociale e democrazia nelle città
In questa introduzione i due curatori presentano il volume collettaneo, pensato e realizzato per riflettere criticamente sul progetto SPEDD (Sperimentazione di percorsi di democrazia deliberativa e sui suoi risultati. I percorsi di democrazia deliberativa proposti nella città di Novara sono stati una sperimentazione promossa dall’Associazione Territorio e Cultura con il sostegno finanziario della Fondazione Cariplo, insieme ad altri soggetti istituzionali della città, tra i quali vanno menzionati la Caritas, il Comune e l’Università del Piemonte Orientale, nella piena consapevolezza sia delle importanti sfide che il progetto si propone, migliorare la qualità della vita civile, rafforzare la partecipazione democratica, alimentare la coesione sociale e il rapporto fiduciario tra cittadini e istituzioni, sia della loro notevole complessità e della conseguente parzialità e limitatezza di ogni possibile intervento atto ad affrontarle
Ragionevolezza dell'imposta sulle sigarette elettroniche, principio di precauzione e scienza privata del giudice costituzionale. Nota alla sentenza della Corte n. 83 del 2015
La nota ha ad oggetto la sentenza della Corte costituzionale n. 83 del 2015, la quale ha dichiarato illegittima la norma che aveva parificato la tassazione delle sigarette elettroniche a quella delle sigarette tradizionali di cui all’art. 62-quater, d.lgs. 504/1995 (nel testo introdotto dal d.l. 76/2013). La decisione rileva il contrasto della disciplina censurata con l’art. 3 Cost., per l’irragionevolezza della predetta equiparazione, e con l’art. 23 Cost., per l’eccessiva indeterminatezza della categoria di prodotti soggetti a prelievo fiscale. L’Autore si concentra sul primo dei due profili, formulando alcuni rilievi critici che muovono dalla natura sommaria della motivazione fornita dalla Corte a sostegno di questa parte della decisione. Il giudice costituzionale, sebbene sia stato posto dagli atti introduttivi e dagli argomenti di parte nelle condizioni di farlo, non ha adeguatamente ricostruito la questione scientificamente controversa alla base dell’intervento legislativo e ha impostato il sindacato di ragionevolezza in modo contestabile, venendo meno ai criteri di giudizio riscontrabili nella sua giurisprudenza inerente alla valutazione dei presupposti sanitari e scientifici della legge e non considerando l’eventuale operatività del principio di precauzione nel contesto di azione del legislatore.The article comments the decision of the Italian constitutional Court no. 83/2015, which repealed the tax on electronic-cigarettes in the version introduced by the decreto-legge no. 76/2013. The law, according to the Court, has violated art. 3 of Constitution because it has created an unreasonable levelling between the e-cig’s taxation and the conventional cigarettes’ one. In the opinion of the Author, this conclusion is not adequately justified by the Court and the decision’s motivation on this point is weak because: it did not recognize the complexity of the scientific question behind the legislative intervention; it did not respect the judgment standards which the same Court has defined for the evaluation of a healthy-aims “evidence-based” law; it did not consider the possible relevance of precautionary principle at the base of legislative choice
La Corte ritorna sui ticket sanitari: ottimo tempismo, motivazione (criticabilmente) succinta. Brevi note a C. cost. n. 325/2011
Discutere e agire. Una sperimentazione di democrazia deliberativa a Novara.
Questo libro, nel suo insieme, ha lo scopo di raccontare come può avvenire un cambiamento, una rottura, sia pure incrementale e per gradi, delle abitudini e delle routine in una città e nei suoi abitanti, a partire non da interventi o shock provenienti dall’esterno, ma da un’azione organizzata dal basso. Un percorso di democrazia deliberativa, in prima istanza, costituisce infatti un elemento di cambiamento nelle prassi e nelle percezioni dei cittadini. La sperimentazione novarese qui all’attenzione rappresenta un’inversione di tendenza, che mira ad avverarsi attraverso il ribaltamento dei meccanismi comuni e dominanti nel discorso pubblico e nei processi di formazione delle opinioni. La sua finalità è altresì quella di attivare dinamiche di corresponsabilità e identità collettiva, nonché risposte concrete ai bisogni delle comunità locali, dalle quali possono trarre giovamento la qualità del nostro vivere civile, le istituzioni democratiche, la politica stessa. Ed è attraverso la descrizione di questa sperimentazione che il volume fornisce, grazie a diversi contributi, uno spaccato dei problemi e dei dilemmi più attuali nel dibattito e nelle pratiche contemporanee relativi al confronto pubblico e alla partecipazione dei cittadini alla formazione delle decisioni negli odierni sistemi democratici
Percorsi deliberativi e democrazia locale: il laboratorio novarese
Il contributo prende in esame la sperimentazione di democrazia deliberativa in corso a Novara, mostrando l’importanza dei legami di prossimità e delle relazioni sociali nell’ambito del dibattito sulla partecipazione sub-urbana nelle città medie dopo la soppressione delle circoscrizioni. Nel passato il decentramento municipale ha coinciso con la moltiplicazione delle sedi di rappresentanza e con la dislocazione di servizi cittadini. A partire dal caso di Novara, gli autori suggeriscono un percorso differente, che guarda alla possibilità di combinare la partecipazione dei cittadini con forme di organizzazione autonome ma non antagoniste della società finalizzate a un intervento dal basso per rispondere a bisogni concreti della comunità locale, sulla base del principio di “sussidiarietà orizzontale”. Un simile percorso, a parere degli autori, rappresenta un elemento fondamentale per il successo dei processi di democrazia deliberativa
Province: illegittimo il riordino con decreto-legge. Prime osservazioni sulle conseguenze della sentenza n. 220/2013 della Corte costituzionale: indicazioni per il futuro prossimo e reazioni immediate alla decisione
Il diritto alla salute in ambito odontoiatrico: universalismo iper-selettivo, ineffettività della tutela, potenzialità della cooperazione con il Terzo settore. Considerazioni a partire da una legge regionale piemontese
Sul finire del 2022, il Consiglio regionale del Piemonte ha approvato la legge intitolata “Disposizioni concernenti l’odontoiatria solidale”. L’approssimarsi del primo anniversario della legge è occasione non solo (e non tanto) per tracciare un bilancio sull’attuazione, la quale si può considerare ancora modesta, ma anche (e soprattutto) per ragionare sulla tutela della salute in un ambito di bisogni e di cure storicamente ai margini del Servizio sanitario nazionale e tendenzialmente negletto se osservato nella prospettiva dell’universalismo egalitario cui il sistema italiano è stato e, non senza affanni e minacce, continua ad essere improntato.
La legge piemontese, intendendo promuovere sia le prestazioni attualmente incluse nei livelli essenziali di assistenza sanitaria (Lea) sia interventi terapeutici ulteriori, impone ai suoi destinatari istituzionali di definire i confini tra cure intra ed extra Lea e con ciò riporta alla luce alcuni problemi di scarsa determinatezza e di sostanziale ristrettezza delle condizioni di accesso alla (già di per sé limitata) assistenza odontoiatrica offerta dal SSN. Tali problemi, recentemente sottolineati anche dal Consiglio superiore di sanità, si traducono in una debole effettività della garanzia del diritto sociale alla salute dei cittadini in quest’ambito, come attestano i dati sulla spesa per consumi odontoiatrici, la cui quota a carico del SSN risulta limitata all’1% del totale, e quelli sulla c.d. povertà sanitaria e sul c.d. impoverimento da consumi sanitari. Tuttavia, il legislatore piemontese non interviene sui servizi odontoiatrici delle aziende sanitarie regionali né sulle condizioni di accesso ai medesimi, ma si limita a tracciare la via per una possibile collaborazione tra tali aziende, professionisti volontari ed enti del terzo settore, senza peraltro destinare alcuna risorsa finanziaria a supporto di tali iniziative. Il che porta a interrogarsi su quali siano le potenzialità della nuova disciplina nel dare risposta alla carenza di protezione che la salute delle persone registra in ambito odontoiatrico
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