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    Prefazione RAS

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    Il contributo presenta gli Atti del convegno internazionale Rappresentazione, Architettura e Storia. La diffusione degli ordini religiosi in Italia e nei Paesi del Mediterraneo tra Medioevo ed Età Moderna, svoltosi nei giorni 10 e 11 maggio 2021 in modalità on line. Il convegno è stato promosso dal Dipartimento di Storia, Disegno e Restauro dell’Architettura di Sapienza Università di Roma, coinvolgendo e dando l’opportunità a noi giovani dottorandi di curare l’organizzazione dell’evento. L’organizzazione del convegno si è delineata in seno alle molteplici attività complementari che il dottorato di ricerca offre per la formazione accademica integrando i tre distinti, ma affini, settori disciplinari (Storia, Disegno e Restauro dell’Architettura) che costituiscono il percorso formativo. Il convegno si è posto l’obiettivo di indagare la tematica degli ordini religiosi nel contesto geografico del Mediterraneo in uno specifico periodo temporale (dal Medioevo all’Epoca moderna) e di comprendere in che modo tali argomenti si relazionano alla Rappresentazione, all’Architettura e alla Storia

    Rappresentazione, Architettura e Storia. La diffusione degli ordini religiosi in Italia e nei Paesi del Mediterraneo tra Medioevo ed Età Moderna

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    La committenza ha da sempre condizionato e indirizzato l’archi- tettura sia nella sua fase progettuale e di cantiere sia nella sua conservazione, tenuto conto delle vicende storiche coeve, della situazione economica al contorno e della cultura architettonica del momento. Un ordine religioso è tra i committenti più esigenti perché, vivendo secondo precisi dogmi, richiede un’architettura che identifichi le proprie necessità. I due tomi raccolgono contri- buti che affrontano le modalità in cui gli ordini e le congregazioni religiose, tra Medioevo ed Età Moderna, hanno rappresentato sé stessi tramite l’arte e l’architettura. Gli atti sono frutto del convegno, svolto a maggio 2021, organiz- zato in seno alle molteplici attività complementari che il Dottorato di Storia, Disegno e Restauro dell’Architettura di Sapienza Università di Roma offre per la formazione accademica integrando i tre distinti, ma affini, settori disciplinari

    Il futuro dell’Archivio. Best practices degli archivi digitali

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    A conclusione del seminario “Archivi Digitali di Sapienza. Itinerari Culturali per la conoscenza” è risultato necessario andare a sistematizzare i contenuti e gli argomenti trattati. La varietà degli interventi ha portato alla luce ricordi e suggestioni interessanti, così come numerose criticità legate a un mutato insegnamento della disciplina architettonica ed, inevitabilmente, al cambio degli strumenti disponibili per la rappresentazione. All’interno di questo contributo si affrontano, quindi, alcune delle tematiche emerse durante i dibattiti, con una particolare attenzione al futuro dell’Archivio e alla sua fruizione. La domanda più pressante al momento diventa: come valorizzare, e allo stesso tempo utilizzare produttivamente, un tale immenso patrimonio? Per rispondere a questa domanda è necessario andare a guardare le cosiddette best practice, esempi di fruizione di archivi che hanno portato alla valorizzazione del medesimo infondendo contemporaneamente linfa vitale nella ricerca e nella formazione. Analizziamo gli archivi frutto del lavoro individuale o di un piccolo gruppo, ossia nati dall’iniziativa di persone interessate all’argomento piuttosto che dall’esigenza di istituzioni di organizzare il proprio archivio

    Architettura e spazi comunitari tra XII e XIII secolo: le canoniche dei Santi Pietro e Andrea di Rivalta di Torino e di Sant’Andrea di Vercelli

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    The contribution aims to investigate some religious architectures preserved in Piedmont area, with particular reference to the canonical complexes of Santi Pietro e Andrea of Rivalta di Torino (TO) and of Sant’Andrea of Vercelli, founded starting from the XII century within the regular reform initiatives of the canonical clergy. If the normative and literary sources constitute important documentary evidence for understanding the plurality of the programmatic paths pursued to regulate the life of canons, it is extremely difficult to investigate what kind of results these processes produced on the material level. More specifically, it is intended to focus particular attention on the Vercellese study case, thanks to the outcomes of a recent research led on the architecture, which have made it possible to formulate some interpretative hypotheses relating to the articulation and use of spaces by the community of canons, first Victorine and then Lateranenses. Although the architectural construction sites of the Rivaltese and Vercellese canonical complexes develop over a broad chronological span and in different territorial contexts, the morphology of the planimetric systems (original or derived from successive transformations in Modern Ages) which peculiarly characterizes them seems to depend on the will to adapt the material structures to the regulatory requirements, according to shared programs in which the architecture is used to contribute in “regulating” the life of canons within the communities, as well as their external relations

    I Domenicani nella vita sociale, culturale e architettonica di Istanbul nei primi due secoli del dominio ottomano (1453-1660): evidenze storiche dall'Archivio conventuale dei Domenicani a Galata

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    Focusing on the church buildings used by the order, this essay explores how the Dominican presence in the Ottoman capital depended on the political and military context of the Early Modern Eastern Mediterranean. Even though losing the monumental 14th-century St. Paul’s Basilica in Galata a short while after 1453, the Preachers were soon granted by the Sublime Porte two Byzantine structures in Edirnekapı, turning them into the only Catholic order within the intramural part of the city. The reason of this unusual concession, which permitted them to extend their area of visibility, was the conquest of Caffa in 1475, a former Genoese possession whose main church was officiated by the same order. Thus, Dominicans became responsible for the Catholics coming from Caffa, resettled by the sultan alongside the Theodosian walls. The two buildings were named respectively St. Mary of Constantinople and St. Nicholas. The former preserved a much-venerated icon from Caffa and the latter was surprisingly destinated both to the Catholic and the Armenian newcomers. In 1636, the aforementioned structures being confiscated, the Dominicans had to relocate permanently to Galata where only a small convent dedicated to St. Peter was established in 1475. Dominicans and Franciscans coexisted in the area from 1636 till the Fire of Galata in 1660, when the latter left the intramural Galata moving their churches to the flourishing Pera hills. Thanks to archive documents, this study discovers how the exceptional and difficult coexistence between the Catholics and Armenians at St. Nicholas was managed and how the presence of different Catholic orders in Istanbul reflected the complex panorama of interrelations between the Ottomans and Western European powers such as France, Venice, Genoa, and Rome

    Il primo chiostro del convento di San Francesco a Bologna. Rilievo e analisi storico-documentale

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    La chiesa e il convento dei Frati Minori di San Francesco di Bologna furono fondati agli esordi dell’Ordine francescano e si svilupparono oltre le mura nella parte ovest della città andando a costituire un ampio recinto conventuale. Numerosi disegni storici, di rilievo e di progetto, nonché stampe e fotografie, databili fra il Rinascimento e il 1950 circa, permettono di ricostruire alcune vicende dei suoi edifici. In maniera sincronica, insieme alla ricerca storico documentale, il rilievo metrico e materico ci consente di compiere una prima riflessione sull’antico chiostro dei morti e sul primitivo impianto

    Forme della rappresentazione e regole monastiche: la deformazione prospettica tra Minimi e Gesuiti

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    L'articolo affronta il confronto tra le opere pittoriche in prospettiva o in anamorfosi dei Padri Minimi e dei Padri Gesuiti presenti nella Roma del 1600. Il confronto mette in luce un diverso approccio alla rappresentazione che si riflette anche in un differente rapporto tra gli ordini stessi e il potere religioso e politico. Vengono in particolare prese in esame le opere di Andrea Pozzo, Emmanuel Maignan e Jean-François Niceron

    Dall’inurbamento degli organismi religiosi alla città: una lettura dal rilievo

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    La città è un elemento costitutivo della civiltà europea. La sua trasformazione si configura su due direttive che si influenzano reciprocamente: quella delle architetture nella loro materialità fisica e quella del significato che esse contribuiscono a costruire nella loro connotazione simbolica. Un esempio inequivocabile è l’influenza che il Cristianesimo e la Chiesa hanno avuto nella riorganizzazione delle città europee sui resti delle città romane. Il modello medievale derivò dal consolidarsi del potere episcopale, che pose le condizioni perché il cristianesimo trasformasse in profondità la città, quando i complessi religiosi si insediarono al suo interno, riconfigurandone spazialità e funzioni in termini architettonici e di significato. L’analisi diacronica dell’impatto urbano dei diversi sistemi funzionali evidenzia la rilevanza numerica degli organismi religiosi, anche minori, la cui presenza diffusa ha contribuito allo sviluppo organico della città con effetti ancora visibili nell’impianto urbanistico. Molti complessi hanno subito modifiche nella destinazione d’uso con nuove funzioni sociali, sanitarie, culturali/espositive, scolastiche, commerciali e residenziali. Si può quindi affermare che insediamento, costruzione e trasformazione degli organismi religiosi sono stati determinanti nello sviluppo fisico della città, contribuendo a conferirle una precisa connotazione a livello identitario e socioculturale. Il fenomeno è stato indagato nel caso particolare della città Parma, utilizzando il rilievo architettonico e urbano come strumento di lettura, con una metodologia di studio complementare all’analisi storica e storico iconografica, che elegge la conoscenza degli organismi religiosi complessi a strumento di comprensione delle trasformazioni urbane

    Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis

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    The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
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