4,131 research outputs found

    Variations on the Author

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    “Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship

    Europa umana . scritti in onore di Paulo Pinto de Albuquerque

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    Il presente volume raccoglie i contributi che gli autori hanno deciso di dedicare a Paulo Pinto de Albuquerque, che ha da poco concluso i suoi nove anni quale giudice della Corte europea dei diritti umani. In particolare, si tratta di scritti editi e inediti di Antonio Balsamo, Paola Bilancia, Elena Bindi, Marcello Bortolato, Silvia Buzzelli, Anna Silvia Bruno, Gianni Canzio, Daniela Cardamone, Luisa Cassetti, Roberto Chenal, Mario Chiavario, Sofia Ciuffoletti, Roberto Giovanni Conti, Riccardo De Vito, Angela Di Stasi, Emilio Dolcini, Elvio Fassone, Fabio Fiorentin, Giovanni Maria Flick, Davide Galliani, Gian Luigi Gatta, Fabio Gianfilippi, Glauco Giostra, Tania Groppi, Roberto Kostoris, Elisabetta Lamarque, Giovanni Mammone, Vittorio Manes, Giuseppe Martinico, Anna Maria Maugeri, Mauro Palma, Marco Pelissero, Francesco Perrone, Oreste Pollicino, Andrea Pugiotto, Guido Raimondi, Daniela Ranalli, Barbara Randazzo, Giorgio Repetto, Antonio Ruggeri, Emilio Santoro, Vincenzo Sciarabba, Andrea Sitzia, Andrea Tamietti, Michele Taruffo, Luisa Trizzino, Giulio Ubertis, Francesco Viganò, Vladimiro Zagrebelsky. Europa Umana è il leit motiv che ha ispirato l’attività di Paulo Pinto de Albuquerque alla Corte di Strasburgo. Ed è anche il titolo degli scritti in suo onore, grazie ai quali il lettore sarà in grado di orientarsi in molte delle principali questioni nelle quali l’Europa è chiamata ad avere un ruolo decisivo. Gli scritti in onore di Paulo Pinto de Albuquerque sono introdotti da due contributi dei curatori, uno di Davide Galliani che ne traccia un profilo biografico e l’altro di Emilio Santoro che ne evidenzia il ruolo nel sistema convenzionale

    Recensione a: Daniela Santoro, Decoro della città, rifugio dei poveri. L’Ospedale Grande del Santo Spirito di Palermo (XV secolo), Roma, Viella, 2024

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    Recensione del volume: Daniela Santoro, Decoro della città, rifugio dei poveri. L’Ospedale Grande del Santo Spirito di Palermo (XV secolo), Roma, Viella, 202

    Recensione a: Tommaso duranti, Ammalarsi e curarsi nel Medioevo. Una storia sociale, Roma, Carocci Editore, 2023

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    recensione al volume: Ammalarsi e curarsi nel Medioevo Una storia sociale, pubblicato nel 2023 nella collana Quality Paperbacks (n. 666) di Carocci, pone al centro dell’attenzione il corpo, e il corpo malato.review of the volume: Ammalarsi e curarsi nel Medioevo Una storia sociale, published in 2023 in the Quality Paperbacks series (n. 666) by Carocci, places the body, and the sick body, at the center of attention

    Signa notarili a confronto in area mediterranea (secoli XIII-XV)

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    Tra il XIII e il XV secolo i signa notarili non erano semplici strumenti di autenticazione ma veri e propri simboli di identità professionale e culturale. Il volume, frutto di studi approfonditi, esplora le forme, i significati e le evoluzioni di questi segni distintivi, collocandoli nel più ampio contesto sociale e storico del Mediterraneo. Attraverso un approccio interdisciplinare, che unisce storia, filologia, antropologia e arte, vengono analizzati i signa di notai siciliani, sardi e catalani. Ogni contributo svela come questi segni distintivi dei notai riflettano le specificità locali e, al contempo, mostrino connessioni tra culture diverse, in un’epoca caratterizzata da intensi scambi commerciali, culturali e religiosi. Il libro offre una visione dettagliata sul ruolo dei notai, che non erano solo figure tecniche, ma anche protagonisti di una rete culturale complessa, capaci di adattarsi alle esigenze dei loro tempi. Dai monogrammi semplici alle elaborazioni più artistiche, i segni notarili diventano una chiave per comprendere i rapporti tra individui, comunità e istituzioni. Un’opera che getta luce su un aspetto fondamentale della documentazione storica, valorizzando l’eredità culturale di una tradizione spesso trascurata.Between the 13th and 15th centuries, notarial signa were not mere instruments of authentication but real symbols of professional and cultural identity. This volume, the result of in-depth studies, explores the forms, meanings and evolutions of these distinctive signs, placing them in the broader social and historical context of the Mediterranean. Through an interdisciplinary approach, combining history, philology, anthropology and art, the signa of Sicilian, Sardinian and Catalan notaries are analysed. Each contribution reveals how these distinctive signs of notaries reflect local specificities and, at the same time, show connections between different cultures in an era characterised by intense commercial, cultural and religious exchanges. The book offers a detailed insight into the role of notaries, who were not only technical figures but also protagonists of a complex cultural network, capable of adapting to the needs of their times. From simple monograms to more artistic elaborations, notary signs become a key to understanding the relationships between individuals, communities and institutions. A work that sheds light on a fundamental aspect of historical documentation, enhancing the cultural heritage of an often neglected tradition

    Hospital Reform in Palermo

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    A partire dal XV secolo, l'ospedale cessa di essere un riflesso della carità cristiana e diventa un veicolo per la gestione del bene comune. In precedenza, la diffusione della spiritualità influenzata dagli Ordini mendicanti aveva stimolato nuove forme di pietà e opere di carità più ampie, tra cui le visite ai malati, la gestione degli ospedali e la distribuzione di cibo e vestiario. Il tardo Medioevo vide un un cambiamento radicale. Gli ospedali divennero centri polifunzionali dedicati a vari tipi di cure. In linea con una tendenza osservata in tutta Europa, le principali città siciliane (Messina, Catania, Palermo, Siracusa e Trapani) adattarono i propri sistemi ospedalieri alle esigenze di riforma. Le piccole istituzioni che avevano fornito assistenza e forme minime di cura vennero aggregate in nuovi grandi ospedali. Gli ospedali ospedali urbani assunsero il compito di accogliere i gruppi non in grado di provvedere alle loro necessità (pellegrini, bambini abbandonati, vecchi invalidi, donne sole). Se l’ospedale medievale forniva ricovero e cure a un numero limitato di bisognosi, si assiste a una progressiva medicalizzazione. Sempre di più, grazie anche anche alle idee diffuse da Leon Battista Alberti, l'ospedale nel Rinascimento divenne centrale e identificabile nello skyline della città, come testimoniano la monumentalità degli edifici e la e la ricchezza dei loro ornamenti.From the fifteenth century onward, the hospital ceased to be a reflection of Christian charity and became a vehicle for managing the common good. Previously, the spread of spirituality influenced by the mendicant orders stimulated new forms of piety and broader works of charity, including visits to the sick and hospital management and the distribution of food and clothing. The late Middle Ages saw a radical change. Hospitals became multipurpose centers dedicated to various types of care. In alignment with a trend observed throughout Europe, the major Sicilian cities (Messina, Catania, Palermo, Syracuse, and Trapani) adapted their own hospital systems to the new reforms. The small institutions that had provided care and minimal forms of treatment were aggregated into large new hospitals. Urban hospitals took on the task of accommodating groups unable to provide for their own needs (pilgrims, abandoned children, old invalids, or women in labor). While the medieval hospital provided shelter and care for a limited number of needy, the modern hospital underwent progressive medicalization. More and more, thanks also to the ideas spread by the humanist author Leon Battista Alberti, the hospital in the Renaissance became central and identifiable in the city skyline, as evidenced by the monumentality of buildings and the richness of their ornaments

    Decoro della città, rifugio dei poveri. L’Ospedale Grande del Santo Spirito di Palermo (XV secolo)

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    In un quadro di fonti spesso lacunoso a causa di dispersioni di natura accidentale e volontaria, lo studio si propone di ricostruire, attraverso la storia delle tante realtà assistenziali palermitane e concentrandosi in particolare sulla storia dell’Ospedale Grande del Santo Spirito, le pratiche messe in atto per fronteggiare congiunture difficili ed emergenze quali carestie, peste, abbandono. Pur discontinua e frammentaria, la documentazione consente talvolta di scorgere, anche solo in controluce, oggetti e spazi dell’Ospedale: un inventario del 1490 ci regala ad esempio una preziosa fotografia di Palazzo Sclafani, sede dell’istituto sino ai primi decenni dell’Ottocento, destinata a subire ripetuti smembramenti nel corso della sua storia. Sul modello di altre città italiane ed europee che si distinsero per i loro sontuosi ospedali, anche il nuovo ospedale di Palermo, frutto della sinergia tra potere cittadino, regio ed ecclesiastico, fu un luogo non solo di miseria e malattia ma di bellezza e ricchezza da ostentare, per manifestare l’identità della città attraverso decoro e pietà.In a framework of lacunose sources due to dispersions of an accidental and voluntary nature, the study aims to reconstruct, through the history of Palermo's many welfare realities and focusing in particular on the history of the Ospedale Grande “Santo Spirito”, the practices implemented to cope with difficult situations and emergencies such as famine, plague and abandonment. Although discontinuous and fragmentary, the documentation sometimes allows us to glimpse, even if only against the light, objects and spaces of the hospital: an inventory from 1490 gives us a precious photograph of Palazzo Sclafani, the seat of the institute until the early decades of the 19th century, destined to undergo repeated dismantling in the course of its history. Following the model of other Italian and European cities that distinguished themselves for their sumptuous hospitals, Palermo's New Hospital, the result of the synergy between city, royal and ecclesiastical powers, was a place not only of misery and sickness but of beauty and wealth to be flaunted, to manifest the city's identity through decorum and piety
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