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L'ontologia della separazione negli inediti di Levinas
Il saggio si concentra sul concetto di "separazione", il quale è oggetto della conferenza intitolata La séparation che Levinas ha tenuto nel 1957. Oltre che su tale conferenza, in cui Levinas sviluppa una singolare "ontologia della separazione", ci si sofferma anche sulle Notes philosophiques diverses
Dialettiche del corpo e della coscienza nella persona umana
Il corpo sembra essere animato da una particolare dialettica, da una sorta di interna e paradossale duplicità, tale perché si tratta del porsi continuo di due modi di cogliere il medesimo corpo. Nel ventesimo secolo, è noto il suo essere stato individuato da Edmund Husserl come Körper e Leib, ossia corpo fisico e corpo organico vivente, quest’ultimo detto anche corpo vissuto . Mi pare che tale distinzione abbia condotto virtuosamente la filosofia al di là dell’identificazione del corpo con una sorta di macchina, come lo pensava il medico-filosofo francese La Mettrie. Infatti, per la medicina del sei-settecento e, in generale, per quegli scienziati-filosofi noti come Idéologues, il corpo era una macchina perfettamente conoscibile nel suo funzionamento e, dunque, guaribile e sanabile fino a quando (come ogni meccanismo) non avrebbe concluso ed esaurito il suo corso. Quest’ipotesi scientifica del corpo era stata maturata e proposta nell’abito della cosiddetta “science de l’homme”, che definirei l’antesignana (antitetica) dell’antropologia . È a questa visione che si oppone quella che non intende il corpo soltanto come scheletro, polmoni, consumazione di ossigeno, sangue: il corpo è anche (o forse, soprattutto) corpo vivente con il quale attraversiamo il mondo; è il nostro corpo. Il nostro corpo, ossia ciò con cui viviamo la nostra condizione umana, come ha ben colto Luciano Manicardi quando scrive che «vivere la condizione umana (è) vivere la corporeità» e «nell’economia cristiana il corpo non è fardello fastidioso ma responsabilità che personalizza» . Manicardi, poi, prosegue osservando che «il corpo che noi siamo, ma che non viene da noi, è la nostra in-scrizione originaria nel senso della vita. [...] Nel corpo che mi accomuna a ogni uomo e al tempo stesso mi personalizza, proprio lì è incisa la mia unicità, la mia irripetibilità, ma anche la mia chiamata ad esistere con gli altri: il corpo è appello e memoriale della vocazione di ogni uomo alla libertà e alla responsabilità» . Non soltanto “macchina”, dunque, il corpo è un compito «assegnato all’uomo» ; di più, esso ha direttamente a che fare con la “persona umana”, e parlare di corporeità significa indicare la totalità del soggetto umano, la sua integralità. Dunque, la dialettica da cui sono partita caratterizza “in proprio” il corpo. Ne riprendo, allora, la configurazione. Il Leib, corpo vivente è quel corpo che appartiene in proprio all’io, alla sua sfera appartentiva, quel corpo che fa definire l’io come unità psico-fisica . Anche questa è un’idea non nuova e già un filosofo vissuto tra il XVIII e il XIX secolo, Maine de Biran, contro Descartes e la nota distinzione tra anima e corpo, sosteneva che il principio di individualità, ossia la coscienza, sorgeva nell’uomo (che nasce come pura vitalità corporea e non autocosciente), unitamente alla capacità di percepire la resistenza esterna. La coscienza è, cioè, effort, insieme di forza spirituale e “corpo proprio”. La personalità, la persona, sosteneva Maine de Biran, non nasce senza il corpo, non è puro atto spirituale: è insieme corpo proprio ed esprit, ossia è insieme corpo e mente, dove il corpo proprio è l’insieme degli atti sottoposti al potere dell’io. Il filosofo francese, interessato alla medicina, propendeva decisamente per il “tener insieme” i due elementi del corpo, quello fisico e quello vivente, percepito, giacché la distinzione tra i due si segnala come livelli diversi di corporeità: esiste una corporeità totalmente passiva (ad esempio gli stati di sonno, che Maine de Biran chiama “percezioni oscure”) e la corporeità suddetta, quella “propria”. In che modo, tuttavia, questi diversi livelli di corporeità emergono? Tale complessità dell’uomo, Maine de Biran l’aveva appresa grazie alla medicina e alle note di alcuni medici dell’epoca che curavano emiplegici. Senza dilungarmi su questo tema, mi limito ad osservare che l’unità del corporeo dell’uomo, l’elemento unificante la dialettica umana è rivelata dall’osservazione medica finalizzata alla cura. Il corpo rivela la propria dialettica, cioè, mentre è curato. Questa via, però, è stata abbandonata dalla filosofia e, anzi, proprio la differenza tra Körper e Leib è esito di una pur interessante “riduzione fenomenologica”, il che ha segnato la riflessione filosofica sul corpo assegnando una sorta di “primato”, foss’anche tacito, all’invisibile carne che si mostra versus un’oggettività corporea il cui ruolo è certamente meno rilevante rispetto a quello della carne vivente, altra traduzione di Leib . Compiendo questa scelta, però, s’intraprende una via opposta a quella segnalata da Manicardi, che ribadiva la centralità del corpo nella “responsabilità che personalizza”. Infatti, sebbene in modi diversi, la pur virtuosa individuazione di una dialettica del corpo conduce ad una spiritualizzazione dello stesso: la carne vivente, il corpo organico vivente è di fatto quello che del corpo non si vede, ciò che mi permette di sentire, che mi lega in questo sentire al mondo. Nulla di male, in tutto ciò, se tuttavia il diverso modo di intendere i due elementi della dialettica – che per brevità indicherò con corpo visibile e corpo invisibile – non portasse talvolta ad un’opposizione dei due elementi, delegittimando il primo e privilegiando il secondo. Privilegio che corrisponde a quella sorta di spiritualizzazione del corpo sopra detta. Pur ponendo, dunque, l’io come unità psico-fisica, la filosofia – partendo dal pensare l’io come incarnato – ha finito col pensare un corpo spiritualizzato privilegiandone la dimensione invisibile.
Operazione che affonda le sue radici nel mondo greco, che ha pensato una certa sottomissione del corpo all’anima per poi dare da pensare, nella modernità, la separazione di mente, coscienza, anima e corpo, quasi che il corpo fosse soltanto l’elemento destinato alla mortalità e caducità. Un paradigma greco, questo, di fatto mai messo in discussione, inaugurato certamente da Platone, con la drastica separazione di anima e corpo, e che non viene discusso neppure da Aristotele e Ippocrate, tanto da essere alla base della teoria chiamata “fisiognomica”, termine coniato dall’unione di physis-onoma e basato sulla rigorosa corrispondenza tra soma e psiche. Anche qui si tratta di una teoria psico-fisica, dove il primato spetta all’elemento psichico cui il corpo corrisponde dandosi a conoscere «attraverso l’onnipotenza del logos» . Ciò detto, da dove ripartire per pensare il corpo come tale, non a partire dalla coscienza o dell’io ma viceversa, per tornare alla coscienza dal corpo? Come ripensare, senza partire dal primato della coscienza, quanto osservato da Manicardi, ossia il fatto che «nel corpo che mi accomuna a ogni uomo e al tempo stesso mi personalizza, proprio lì è incisa la mia unicità, la mia irripetibilità, ma anche la mia chiamata ad esistere con gli altri, grazie agli altri e per altri: il corpo è appello e memoriale della vocazione di ogni uomo alla libertà e alla responsabilità» ? Una delle possibili sfide che oggi attende la filosofia non è tanto il concepire la dinamica interna del corpo stesso, che sia soltanto fisico o organico e vivente, che sia specchio dell’anima o cuore dell’unità psico-fisica che ciascuno è; il punto della questione mi pare sia quella dialettica che il corpo stesso è. Con ciò intendo la capacità di mutare del corpo e del suo incessante rivelarsi che lo sottrae alla delegittimazione della sua visibilità cercando, invece, di cogliere in questa un di più che la trapassa; anzi, che la fa visibile come tale, che ne permette il mostrarsi sempre nuovo e diverso ma nella sua fisicità vivente e visibile. Detto altrimenti, il mostrarsi stesso del corpo, il suo farsi visibile è dialettica nella quale il visibile mostrandosi si fa e consegna incessantemente diverso da ciò che è. Il corpo non è “macchina” che ha le proprie leggi, in virtù delle quali nasce, cresce e muore; non è (ma direi che nessun vivente lo è!) un “dato compiuto” ma accade, si dà, si mostra nella cura e nei rapporti; si mostra e si fa vedere in questo rapporto nel quale “è”, nel quale si implica come corpo fisico e visibile. Il che è testimoniato in culture altre dalla nostra, dove il corpo visibile non è affatto delegittimato a vantaggio della sua invisibilità vivente e senziente
Etre chez soi. La fenomenologia dell'abitare di Levinas
Attraverso i testi inediti ora raccolti in Parola e silenzio è possibile rilevare alcune tracce del cammino di pensiero che, a partire da Dall’esistenza all’esistente (1947) e La traccia e l’altro (1948), ha portato Levinas all’elaborazione di Totalità e infinito (1961). Certo, non si tratta di un percorso lineare e continuo, di uno sviluppo organico o dell’esecuzione sistematica di un programma predefinito ma nemmeno di uno scartafaccio frammentario e caotico. Se certi sentieri, una volta aperti, restano allo stato di tentativi che non sembrano condurre a mete precise e perciò lasciare tracce ulteriori nelle opere pubblicate, altri ci permettono di ripercorrere, e quindi ricostruire, le tappe attraverso le quali Levinas è venuto precisando temi e problemi essenziali per l’elaborazione di Totalità e infinito
Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis
The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation
counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings
are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that
only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into
account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
Variations on the Author
“Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship
Appropriate Similarity Measures for Author Cocitation Analysis
We provide a number of new insights into the methodological discussion about author cocitation analysis. We first argue that the use of the Pearson correlation for measuring the similarity between authors’ cocitation profiles is not very satisfactory. We then discuss what kind of similarity measures may be used as an alternative to the Pearson correlation. We consider three similarity measures in particular. One is the well-known cosine. The other two similarity measures have not been used before in the bibliometric literature. Finally, we show by means of an example that our findings have a high practical relevance.information science;Pearson correlation;cosine;similarity measure;author cocitation analysis
Dispelling the Myths Behind First-author Citation Counts
We conducted a full-scale evaluative citation analysis study of scholars in the XML research field to explore just how different from each other author rankings resulting from different citation counting methods actually are, and to demonstrate the capability of emerging data and tools on the Web in supporting more realistic citation counting methods. Our results contest some common arguments for the continued
use of first-author citation counts in the evaluation of scholars, such as high correlations between author rankings by first-author citation counts and other citation
counting methods, and high costs of using more realistic citation counting methods that are not well-supported by the ISI databases. It is argued that increasingly available digital full text research papers make it possible for citation analysis studies to go beyond what the ISI databases have directly supported and to employ more
sophisticated methods
koamabayili/VECTRON-author-checklist: VECTRON author checklist
We have done our best to complete the author checklist relating to the use of animals in the hut study. Note that the objective for the hut study was to evaluate the IRS treatment applications for residual efficacy against Anopheles mosquitoes, including the local An. coluzzii mosquito population. Cows were only used to attract mosquitoes into the huts and no tests were carried out directly on the cows. The author checklist is intended for use with studies where experiments are carried out on animals, which is why we have had such difficulty in completing this for the hut study, as many of the questions do not relate to how the cows were used
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