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Cultural Aspects of Immediacy in an Asian Classroom Context
Among the various factors affecting students’ learning, immediacy is
probably the one that has been most studied over the last four decades. Immediacy,
a term coined by Mehrabian (1967), refers to verbal and nonverbal behaviours
used by interlocutors to decrease physical and physiological distance between
them, thus creating affinity, liking and affect. However, a number of questions arise
as to the suitability of the various immediacy scales and their cultural significance
in a non U.S. context, such as Hong Kong. Furthermore we were interested in
possible differences in teachers’ perception based on students’ motivation. This
paper presents the first part of an immediacy study, based on students of the
Department of English of the Hong Kong Polytechnic University (looking into
mapping patterns of behaviours that increase immediacy). The results indicate
that Hong Kong students prefer the holistic approach of the Chinese traditional
teacher, a teacher who goes beyond just teaching in class, and that nonverbal
actions are not high in their list of preferred behaviours in teachers, such as
gestures, walking around the classroom or standing close to students (unlike what
has been observed among U.S. students)
Al servizio della Nazione: Maestri e palestre nelle scuole normali del Mezzogiorno dal 1864 al 1893
Il caso dell’introduzione dell’educazione fisica nelle scuole del meridione è altamente significativo perché dimostra come una disciplina relativamente nuova, corredata da una serie di complesse innovazioni: poter disporre di uno spazio fisico articolato, coperto (palestra) e scoperto (cortile); accompagnare l’esercizio all’uso di una attrezzatura specialistica; mettere in condizione gli alunni di poter muoversi liberamente attraverso un abbigliamento adeguato e, soprattutto, disporre di personale formato, comportava uno sforzo economico, ma forse prima di tutto culturale, non facile. Così, come dimostra il saggio di Elia, la ginnastica si praticò prevalentemente negli istituti governativi delle città capoluogo e in ogni caso con un numero di insegnanti abilitati che potevano agevolmente stare sulle dita di una mano (due soli insegnanti fino al 1864) e di due mani nel 1872 (sei unità) (Elia, p. 237). Nel corso degli anni le cose migliorarono ma certo l’indigenza generale dell’istruzione elementare e l’affanno nella distribuzione delle scuole normali governative nel mezzogiorno spiegano “la triste ghettizzazione subita dalla disciplina ginnastica, considerata come corpo estraneo rispetto alle altre materie curriculari” (Elia, p. 245)
Go abroad or remain small: do foreign studying and working experiences impact the international vocation of entrepreneurs?
Demystifying Chinese investment modes of entry: effects of governance environment and learning
La scuola come luogo privilegiato nella formazione del cittadino
La scuola fornisce una formazione iniziale del cittadino, dotandolo dei presupposti per una sua formazione permanente attraverso la partecipazione alla vita democratica. Il crogiolo capace di fondere conoscenze, competenze e abiti mentali va perciò ravvisato nell’intero “contesto” dell’attività scolastica, ossia, non solo nei saperi impartiti o nei metodi impiegati, ma nell’integrazione di ambedue queste componenti con le condizioni al contorno e in particolare con il tessuto di comunicazioni che accompagna costantemente le attività. Una formazione da cittadino democratico, cioè, è l’esito complessivo e di lungo termine di un contesto democratico, ossia di una vita scolastica ispirata all’ethos della democrazia
Peter Hoegger, Die Fresken von S. Elia bei Nepi
Jacoub Dorothée. Peter Hoegger, Die Fresken von S. Elia bei Nepi. In: Bulletin Monumental, tome 133, n°4, année 1975. pp. 345-346
Schismatic (Re)Visions: S. Elia near Nepi and S. Maria in Trastevere in Rome, 1120–43
No abstract available."Schismatic (Re)Visions: S. Elia near Nepi and S. Maria in Trastevere in Rome, 1120–43." Gesta. Vol. 55 No. 2 October 2016. 179-212
Tra feudalità laica ed ecclesiastica. La commenda di S. Elia di Carbone nella Basilicata moderna
ItNel quadro del più generale contesto della feudalità laica ed ecclesiastica che lungo il ciclo della modernità caratterizzò il Mezzogiorno d'Italia e la provincia di Basilicata, il monastero/commenda di S. Elia di Carbone, già complesso abbaziale baricentro del sistema monastico basiliano basilicatese-calabrese, è da configurare quale «peculiare caso di feudalità», per connotazioni di status, esercizio delle giurisdizioni in ambito spirituale e temporale, riflessi d'ordine socio-economico. Frutto di un accurato percorso di ricerca, a partire dalla "mutazione di status" del monastero in commenda, a metà del XV secolo, il lavoro ne evidenzia quali connotazioni portanti: il consistente ed esteso esercizio delle giurisdizioni non solo nella Terra di Carbone e, in essa, nei rapporti con l'università e il clero della chiesa parrocchiale «ricettizia»; il persistente rapporto di conflittualità con i vescovi della diocesi di Anglona-Tursi; il rilevante ed incisivo ruolo esercitato dai commendatari, tra i quali furono protagonisti di prima fila della chiesa in Italia, quali il cardinale Giulio Antonio Santoro (che, tra l'altro, nell'ambito del riassetto e rilancio della Commenda di S. Elia diede attuazione alla «separazione della mensa monacale da quella abbaziale», in seguito alla trasformazione in congregazione dei monaci di S. Basilio ad opera di papa Gregorio XIII) e il cardinale Giovanni Battista Pamphili, futuro papa Innocenzo X; la peculiare gestione della fase compresa tra l'abolizione delle Commende, nel 1783, con conseguente «esercizio della giurisdizione da parte del Regio Fisco», e la soppressione del monastero, nel 1809, con relativi riflessi; il lungo e complesso contenzioso giuridico-amministrativo che, come altrove, fece seguito all'eversione della feudalità tra l'amministrazione comunale di Carbone e quella dei Regi Demani, subentrata «nei diritti dovuti all'ex Abbazia».EnIn the general context of secular and ecclesiastical feudality which during the modern age characterized the South of Italy and the province of Basilicata, the monastery/commenda of S. Elia in Carbone, formerly abbey center of the monastic basilian system of Basilicata and Calabria, was a «special case of feudalism», for status, jurisdiction in spiritual and temporal scope and, also, for socio-economic effects. Result of an accurate research, by the "change of status" of the monastery in commenda, which occurred in the mid-fifteenth century, the work shows as key elements: the significant and extended exercise of jurisdiction in Land of Carbone and the relationships with the local università and clergy, which belongs to the local «ricettizia» church; theconstantconflictwiththebishopsofthedioceseofAnglona-Tursi; the considerable and prominent role of the commendatories, some of which were important figures of the Italian Church, like Cardinal Giulio Antonio Santoro (whose within the reorganization and revitalization of the commenda of S. Elia gave effect to the «separation of the monastic mensa from the abbatical one», after the transformation in congregation of the monks of St. Basil, employed by Pope Gregory XIII) and Cardinal Giovanni Battista Pamphilj, future Pope Innocenzo X; the peculiar administration phase running from the abolition of the Commende, in 1783, accompanied by the «exercise of jurisdiction by the royal treasury», up to the suppression of the monastery, in 1809, with its successive effects; the long and difficult legal and administrative dispute that happened after the subversion of feudalism between the municipal administration of Carbone and that of the royal domains, which took place «in the rights due to the former Abbey»
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