1,183 research outputs found

    Nota dei curatori

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    ll Padiglione del Brasile alla Esposizione Universale di Osaka del 1969, in Giappone, è un’opera esemplare di un importante progettista di oltreoceano, il Pritzker Prize Paulo Mendes da Rocha. Il Padiglione è un progetto che, nella sua semplicità e astrazione - una grande copertura rettangolare appoggiata, in soli quattro punti, su un suolo artificiale dalle morbide linee - riassume molti temi dell’architettura del suo autore e di quella brasiliana che, nelle sue migliori espressioni, ha saputo trovare una felice sintesi tra artificio, tecnica e natura. L’opera è documentata nella Mostra “Il Padiglione del Brasile a Osaka”. Tra terra e cielo, lo spazio, a cura di Carlo Gandolfi e Mirko Russo, allestita nell’ambito delle iniziative culturali promosse dal Dipartimento di Architettura dell’Università di Napoli Federico II

    Il Padiglione del Brasile a Osaka. Tra terra e cielo, lo spazio. Paulo Mendes da Rocha

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    ll Padiglione del Brasile alla Esposizione Universale di Osaka del 1969, in Giappone, è un’opera esemplare di un importante progettista di oltreoceano, il Pritzker Prize Paulo Mendes da Rocha. Il Padiglione è un progetto che, nella sua semplicità e astrazione - una grande copertura rettangolare appoggiata, in soli quattro punti, su un suolo artificiale dalle morbide linee - riassume molti temi dell’architettura del suo autore e di quella brasiliana che, nelle sue migliori espressioni, ha saputo trovare una felice sintesi tra artificio, tecnica e natura. L’opera è documentata nella Mostra “Il Padiglione del Brasile a Osaka”. Tra terra e cielo, lo spazio, a cura di Carlo Gandolfi e Mirko Russo, allestita nell’ambito delle iniziative culturali promosse dal Dipartimento di Architettura dell’Università di Napoli Federico II

    Projects for S. Carminiello ai Mannesi

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    Decrizion e di alcuni progetti di tesi per l'area di San Carminiello ai mannelli all'interno del rapporto archeologia/architettur

    Mirko Breyer, Publisher from Križevci

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    U tekstu se donosi kratak prikaz života i djela križevačkog nakladnika Mirka Breyera. Mirko Breyer bio je pr\>ak hrvatske bibliografije, bibliofil, knjižar-nakladnik i antikvar. Obilježio je početak dvadesetog stoljeća svojim kulturnim radom. Autor donosi dio objavljene i dio neobjavljene građe o Mirku Breyeru.The text is a short overview of the life and work of a Križevci publisher Mirko Breyer. Mirko Breyer was a pioneer of Croation bibliography, a bibliophile, bookseller, publisher and antiquarian. He marked the beginning of the 20th century with his cultural work. The author presents parts of published as well as unpublished material on Mirko Breyer, with his bibliography

    A mosque overlooking the sea

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    A mosque, before being a sacred worship building, is a place. Faith is, by definition, professed within a community and, by extension, will find expression in people's attitude to life. Its multifunctional character, very different from a Christian church but similar to a synagogue, not only contemplates a religious function for personal/individual praying but also a space where meetings and debates take place. The project is an integration of typical forms of Islamic architecture with traditional architecture, avoiding any type of axiality, at least as regards the direction of orientation toward qibla with existing urban fabric in Via Nuova Marina in Naples already well compromised in the design of the plan. The building adopts the type to the Aula for the prayer room. On the sides of the room, according to a progression that relates to the Islamic rite of catharsis are collocated the service areas divided by gender, and turned with a portico towards the shan, the reception courtyard, which is also an outdoor praying place. At the entrance are located the pool of ablutions for the purification of the spirit. A minaret, almost echoing a beacon to the sea recalls the spiritual gathering and openness towards other cultures and religions in the Mediterranean. As a bell tower has a strong symbolic character: it signals the presence of Islam in a city as diverse and cosmopolitan as Naples. Surely we believe that realizing a mosque to Naples would give this city a great chance, an opportunity to boast, at last, a place of cultural exchange, and, above all, of confrontation and dialogue challenging unacceptable segregation, isolation or exclusion and witnessing his condescension to peaceful coexistence

    Future scenarios for housing (re)settlements in Ecuador

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    Post-earthquake (re)settlements are too often the results of political decisions, driven by the urgency of housing survivors in emergency. There is very limited evidence of strategic decisions made for the long-term wellbeing of the displaced communities. This has certainly been the case, for the post-earthquake reconstructions developed in the aftermath of the 2016 Muisne earthquake in Ecuador. Previous research has indeed demonstrated, through qualitative empirical research, the failure of the developed resettlements from both a technical and a social perspective. This paper aims to re-think the way to conceive (re)settlements with the aim to co-produce with local experts and inhabitants possible future scenarios. A first pilot case, that adopts design solutions at the urban and housing unit level, which are strongly connected to the local geographic and cultural context, is discussed. This paper presents and discusses the design evolution of the proposed pilot case, posing the attention to the urban development and the housing design, articulated imagining the (re)settlement as a new neighbourhood of the city, with a combination of private and public spaces, that will grow and be fully integrated to the consolidated city as population grow

    Meridiani paralleli - Studi e progetti su Napoli e Rosario

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    Questo lavoro nasce dall’esperienza dei primi tre anni di scambio tra il Dipar- timento di Architettura dell'Università degli Studi di Napoli “Federico II” e la Facultad de Arquitectura, Planeamiento y Diseño della Universidad Nacional de Rosario. All'interno di una collana, Città e paesaggi meridiani, che indaga il rapporto tra architettura, città e natura, ci è sembrato interessante racco- gliere i punti di vista provenienti da due città del sud, d’Italia, del Mondo, alla ricerca di posizioni differenti ma intellettualmente confrontabili, da cui il titolo Meridiani Paralleli. Il volume - che si fregia di un saggio introduttivo di José Ignacio Linazasoro sui rapporti analogici tra Napoli assunta come riferimen- to per il suo lavoro anche attraverso la mediazione delle opere di Piranesi, Boullée, Palladio e Lewerentz - raccoglie i lavori prodotti durante questi tre anni, a partire da quelli dei coordinatori di questa proficua relazione, Renato Capozzi, Gustavo A. Carabajal e Federica Visconti, che nel primo Capitolo illustrano le esperienze svolte in occasione di un seminario di dottorato a Ro- sario nell’agosto del 2014, cui si aggiunge il testo di Mirko Russo relativo alle sue ricerche di studio svolte in Argentina nell’ambito della ricerca dottorale. Il secondo Capitolo raccoglie la testimonianza di studenti italiani che hanno trascorso un periodo di studio presso la Facoltà di Rosario, relativo alle loro tesi di Laurea: Manuela Antoniciello, Enrica Pengo e Lorena Tufano. Segue nel terzo Capitolo una riflessione sui temi didattici dei docenti italiani, Renato Capozzi, Giovanni Multari e Federica Visconti, affrontati nei rispettivi Labora- tori o in occasione di altre esperienze, ai quali hanno partecipato gli studenti argentini in Italia. In chiusura il quarto Capitolo è dedicato ai risultati del Work- shop internazionale di progettazione, tenutosi lo scorso gennaio a Napoli, nel quale si illustra l'esperienza degli studenti del DiARC che hanno lavorato sotto la direzione del prof. Gustavo A. Carabajal, visiting professor per l’occasio- ne. Aprono il volume le presentazioni del Direttore del DiARC dell’Università "Federico II" di Napoli, Mario Losasso, quella del Decano della Facultad de Arquitectura, Planeamiento y Diseño dell’Universidad Nacional de Rosario, Adolfo del Rio e quella del Coordinatore del CdS MAPA, Riccardo Florio: i tre testi nell’insieme ricostruiscono la importante cornice istituzionale nella quale hanno avuto luogo tutte le attività descritte in questo volume

    The aim of the space in between in Naples

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    The paper proposes the study of a part of Naples, the Spanish Quarter, advancing spatial considerations that have taken advantage from the analysis methodology and representation by Uwe Schröder, Professor of RWTH at University of Aachen in Germany. This methods approach, using red and blue colors, applied an interpretative classification of the urban space where red defines the 'hot' spaces, while the blue the 'cold' ones. This method supposes different levels on different scales: the wide scale identifies the relationship with the territorial systems of the study area; the intermediate scale defines urban ‘inclusive’ spaces and ‘exclusive’ individual ones; the urban typological scale, finally, proposes a further classification of the spaces deepening and specifying the ‘inclusive’ and the ‘exclusive’ character of the space. The analitical operation, in general, intend to reflect on the quality of the space in between scale that is the relationship between“built and unbuilt objects, territory and settlements, settlements and communal built environment, public and private places and spaces, and private and intimate spaces” as requested and on the capability that the same space has in terms of new relations and new possible arrangements

    Tettonica e architettura. Procedure compositive e modalità costruttive dell’architettura argentina tra gli anni '50 e '70 del Novecento

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    La ricerca indaga le relazioni tra procedure compositive e modalità costruttive dello spazio in particolare all’interno della produzione architettonica Argentina dagli anni Cinquanta agli anni Settanta del Novecento. In termini più generali la ricerca parte dalla riflessione sui temi della tettonica e del linguaggio, qui inteso come modo di espressione visibile delle forme a definire il carattere dell’edificio, indagandone l’accezione contemporanea e la relazione con le questioni relative al decoro e alla riconoscibilità delle forme. A partire dall’impostazione del problema teorico, che ha alimentato il dibattito intellettuale nel corso del XVIII e XIV secolo sulla ricerca di un linguaggio moderno in architettura, si propone un percorso atto a individuare i caratteri di una parte dell’architettura argentina del XX secolo. La ricerca linguistica del Movimento Moderno, influenzata dal dibattito ottocentesco, si è riverberata sulla generazione di architetti di tutto il mondo che nei primi decenni del Novecento si andava formando, innescando, in paesi anche molto lontani dall’Europa, la ricerca di un nuovo linguaggio dell’architettura che potesse essere espressione di una nuova cultura. L’Argentina è sicuramente tra i paesi con i quali la cultura del moderno ha stabilito una forte relazione, come tutta l’America Latina, è stata fortemente influenzata dal pensiero e soprattutto dall’opera di grandi maestri, tra i quali Le Corbusier. La relazione tra architettura e costruzione ha sempre rivestito, senza soluzione di continuità, un ruolo fondamentale per la disciplina fino ai nostri giorni quando la frammentazione del sapere disciplinare, prima organico ora suddiviso in molti, forse troppi specialismi, ha prodotto sovente una frattura tra architettura e costruzione come sua modalità non solo realizzativa ma anche espressiva e rappresentativa. La produzione architettonica contemporanea, o almeno una parte consistente di questa, sembra aver rinunciato alla costruzione come fondamento epistemico/ontologico del fare, sottostando a logiche o istanze eteronome del tutto diverse da quelle interne all’architettura, come il mercato, la pubblicità o il design. La produzione di “immagini dell’architettura” ha reso concreta l’idea che Rem Koolhaas illustrava, ormai vent’anni fa, della bigness: l’architettura si smaterializza a favore di un tecnicismo esasperato che controlla il nucleo dell’edificio, completamente slegato dall’involucro che offre alla città l’apparenza di un oggetto autoreferente e che affida la sua espressività a ipertrofismi formalistici e tecnologici. L’approccio “morfologico” al tema della costruzione, implica la comprensione, all’interno dell’opera, contemporaneamente delle ragioni “tecnico-costruttive” e della volontà “estetico-rappresentativa” delle forme, ribadendo l’appartenenza ineludibile della costruzione alla disciplina dell’architettura e la capacità dell’architettura stessa di renderne intellegibili le forme. Le straordinarie possibilità tecniche offerte dai nuovi sistemi costruttivi hanno inoltre determinato la nascita di atteggiamenti a volte ambigui sfocianti in derive storiciste, legate a linguaggi derivanti da altre epoche, per contro, in derive tecniciste in cui si rende protagonista l’elemento tecnico a discapito di una accorta economia formale che dovrebbe investire l’opera architettonica. Il tema è parte del dibattito architettonico da tempo: Antonio Monestiroli nella prima metà degli anni Novanta sintetizzava così questa tendenza «Viviamo un momento difficile di formalismo imperante, in cui la costruzione è assunta o come fatto tecnico da rappresentare in sé – pensate a tutta l’architettura tecnicista o cosiddetta hi-tech – che punta sull’enfatizzazione del fatto costruttivo, del dato tecnologico; oppure il rifiuto di questa tendenza, il punto di vista diametralmente opposto, che è quello dello storicismo, cioè del linguaggio architettonico pensato come linguaggio evocativo, che non crede di potere rappresentare un valore presente, un valore della costruzione assunta nel presente»
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