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<i>Agere obiectum</i>. La finalità pratica della teologia come <i>dilectio Dei</i> in Pietro Aureolo
Nel contesto della discussione medievale sulla scientificità della teologia, uno dei temi particolarmente studiati dall’epistemologia teologica (o metateologia) è quello della qualità speculativa o pratica della teologia. Su questo aspetto, la tradizione francescana ha sviluppato la tendenza ad assegnare alla teologia un carattere, se non assolutamente pratico, quantomeno intermedio tra speculativo e pratico, ma certamente caratterizzato da un’indole affettiva. L’iniziatore di questa specificazione pratica dell’abito teologico quale «scientia movens affectionem ad bonitatem» può essere certamente identificato in Alessandro di Hales. Il mio intento consiste qui nel documentare tale attribuzione in una delle sue forme, accostando i testi di uno tra i più autorevoli maestri francescani del xiv secolo: Pietro Aureolo († 1322). Ne sarà esaminata la proposta studiando i passaggi relativi al tema rintracciabili nello Scriptum e nella Reportatio.
In the Medieval debate on the scientificity of Theology, one of the themes particularly studied by theological Epistemology (or Metatheology) is its speculative or practical quality. On this issue the Franciscan Tradition has developed an aptitude to give Theology a character, if not absolutely practical, at least intermediate between speculative and practical, but certainly marked by an affective peculiarity. Of course the author who started this practical specification of the theological habit as «scientia movens affectionem ad bonitatem» can be identified as Alexander of Hales. My purpose here is to document a model of this attribution approaching some texts of one of the most influential Franciscan Masters of the Fourteenth Century: Pietro Aureolo († 1322). I am going to examine his proposal by studying excerpts related to the theme in the Scriptum and Reportatio
Gli sviluppi gnoseologici della metateologia agli inizi del XIV secolo. Gerardo da Bologna OC, Pietro Aureolo OFM, Gerardo da Siena OESA
2012 - 2013Facing the question of the structure of theology (metatheology), this doctoral thesis
aims to observe the nature of theology from a gnoseological point of view. In this
perspective, this work focuses on two levels: on one hand, the possibility of human
intellect (ex parte nostra); on the other hand, transferring the question on a transcendent
speculative level, the assent of God to be known as the subject of theology (ex parte obiecti,
ex parte Dei). Metatheological questions by the authors in the 14th century seem in fact to
show the mark of a relationship between the research on the human possibility of
knowledge and the nature of cognoscibile divinum, the true condition of possibility of the
theological knowledge.
The thesis starts with a study of the Prologue of the Summa (1317) of the Carmelite
theologian Gerard of Bologna. The second chapter is devoted to the Franciscan Peter
Auriol. The last chapter deals with another Gerard, an Eremitan of saint Augustin, who
started, with most evidence, to read the Sentences in Paris in 1327, and devoted a very large
Prologue to theological methodology, marked with gnoseological approach. In this manner
we have characterized a decade that represents a landscape in which to put our three
authors.
In particular, although Gerard of Bologna does not pay particular attention to the
gnoseological character of theological preliminary questions, he is a very interesting author
in virtue of his eclecticism, because he represents an undeniable reference mark for the
research on the following authors. By examining his speculation on theology, historians in
fact can spare themselves from recollecting notions which have already been acquired by
critical literature about authors at the end of 13th century and at the beginning of 14th
century, because he has provided a concise summary of their work. In Peter Auriol and
Gerard of Siena, instead, we have observed the gnoseological developments of
metatheology on two levels: the assent of God to be scientifically known, and the
possibility and limits of human intellect, respectively.
The result of this study is the remarkable observation of an effective rebuilding of
metatheological questions in gnoseological perspective, starting from the comparison with
the new deal of Duns Scotus and his theory of knowledge based on the Revelation. [edited by Author]Affrontando la questione relativa all’indagine strutturale della teologia (metateologia), il
nostro lavoro si propone di precisarla osservando la figura della teologia nella sua integrità
da un punto di vista gnoseologico. In questa prospettiva, esso presenta un’apertura su due
livelli: da un lato quello della possibilità del nostro intelletto e della nostra conoscenza (ex
parte nostra); dall’altro, trasferendo la questione su un piano di speculazione trascendente,
quello della disponibilità di Dio a farsi conoscere in quanto soggetto della teologia (ex parte
obiecti, ex parte Dei). Le questioni metateologiche degli autori del XIV secolo, infatti,
sembrano portare in sé la traccia di una circolarità tra l’indagine circa la capacità umana di
conoscere e la natura del conoscibile divino, vera condizione di possibilità della conoscenza
teologica.
Il 1317, data di composizione della Summa del teologo carmelitano Gerardo da Bologna,
costituisce il punto d’avvio della nostra ricerca, mentre l’anno 1327 ne rappresenta il
termine: un altro Gerardo, eremitano di sant’Agostino, vi iniziò con tutta probabilità a
leggere le Sentenze a Parigi, dedicando al tema della metodologia teologica un ampio Prologo
decisamente caratterizzato da evidenti interessi gnoseologici. Abbiamo così circoscritto
approssimativamente un decennio che costituisce lo scenario in cui collocare, tra i due
maestri citati, il terzo autore che abbiamo studiato: Pietro Aureolo.
In particolare, se Gerardo da Bologna non risente ancora pienamente della
connotazione in chiave marcatamente gnoseologica delle questioni preliminari alla teologia,
si è rivelato nondimeno, grazie al suo eclettismo, un autore di notevole interesse, perché
costituisce un punto di riferimento irrinunciabile per chi affronti lo studio degli autori a lui
posteriori: approfondendone la teoretica sulla teologia, lo storico è infatti risparmiato dal
dover ripercorrere i dati già acquisiti dalla letteratura critica sugli autori di fine Duecento e
inizio Trecento, poiché ne fornisce una sintesi particolarmente compendiosa. In Pietro
Aureolo e Gerardo da Siena, invece, abbiamo potuto rintracciare i due livelli su cui si
assesta la metateologia nei suoi sviluppi gnoseologici: rispettivamente, quello della
disponibilità, o passibilità o suscettibilità di Dio alla conoscenza scientifica, e quello della
possibilità e dei limiti dell’intelletto umano. L’esito a cui tale studio ci ha condotto è il rilievo evidente di un’effettiva ristrutturazione
in chiave gnoseologica delle questioni metateologiche, a partire dal confronto con la novità
rappresentata da Duns Scoto e della sua teoria della conoscenza fondata sulla Rivelazione. [a cura dell'Autore]XII n.s
Lo statuto epistemologico della teologia nell’opera di Bonaventura da Bagnoregio. Ricognizione storiografica
L’opera postuma di Marco Arosio († 2009) mira alla ricostruzione delle interpretazioni storiografiche relative alla nozione di intellectus fidei in san Bonaventura. Si tratta di una densa ricognizione delle interpretazioni che i molti interpreti del pensiero e dell’opera di San Bonaventura hanno pubblicato, a partire dalla ideazione e dalla edizione degli Opera omnia da parte dei Padri di Quaracchi negli ultimi decenni del sec. XIX, e si attesta quale strumento indispensabile per chiunque desideri avere una sicura chiave d’accesso alla vasta bibliografia bonaventuriana degli ultimi 150 anni, o perlomeno fino agli anni ’90 del secolo scors
Donne moderne del medioevo
Al declinare del mondo feudale, tra il XII e il XIV secolo, nelle Fiandre e in altre parti d'Europa, assistiamo a un fenomeno di straordinaria modernità unito a una grande profondità religiosa. Delle donne laiche, in questo già precorritrici dei tempi, si fanno carico di opere di carità e di assistenza in una società sempre più divisa a causa degli sviluppi cittadini tra abbienti e nuovi poveri. Si tratta delle beghine, e tra esse spiccano personalità di forte spessore. Il fatto che il termine "beghine" abbia oggi preso un carattere quasi simbolo di un pietismo superstizioso fa parte di quelle sovversioni di significato che la storia conosce. L'evento delle beghine pertiene anzitutto alla storia della Chiesa, a una interpretazione del cristianesimo come vocazione a sovvenire agli altri per amore del Cristo fattosi uomo e sacrificatosi per l'uomo. Spiritualità moderna che prepara figure come san Vincenzo de' Paoli con secoli di anticipo. Ma anche evento storico che mostra la crisi di un mondo che, modernizzandosi, si prepara, in nome dei nuovi lavori della vita cittadina, a lasciare indietro chi non è fortunato. Le figure di Hadewijch di Anversa, Mectilde di Magdeburgo e Margherita Porete non fanno solo parte della storia della mistica, ma sono a un tempo segno di una radicale critica social
La Rosa Mistica. Intenso lirismo e suggestione poetica in un sermone in Assumptione di Hélinand de Froidmont († 1229 ca)
Dei sermones di Elinando editi dal Tissier, sei sono quelli dedicati alla Vergine: due In Purificatione Beatae Mariae (VI-VII), due In Assumptione (XIX-XX), due In Nativitate (XXI-XXII). Di questi senza dubbio il più suggestivo è il sermo XIX nella festa dell’Assunzione, soprattutto a motivo della simbologia che il monaco di Froidmont dispiega. Si tratta dell’immagine della rosa che utilizza e descrive con precisione e finezza di tratti, e alla quale si ispira nel segno della citazione biblica di Sir 29,17: Audite me, divini fructus: et quasi rosa plantata super rivos aquarum fructificate, sotto la cui autorità pone l’intera riflessione mariologica elaborata in questo serm
Bonaventura e il fondamento di ogni conoscenza certa
This paper focuses on the gnoseological implications involved in suggestive perspectives developed
in De mysterio Trinitatis, q. 1, a. 1. According to Bonaventure, indubitabilitas of a proposition
(verum) depends on knowledge certitude of the predicated reality (veritas). In particular,
this cognitive foundation will be identified by the Franciscan Master answering the question concerning
the existence of God («utrum Deum esse sit verum indubitabile»). For existence of God
seems to rise to a paradigm of knowledge transcendental conditions and certitude. A very interesting
treatment of this paradigm is the Bonaventurian approach to unum argumentum of Anselm of
Canterbury, examined from a not immediately ontological point of vie
L’univocità dell’essere secondo Duns Scoto
Ci è parso significativo e non privo di interesse teologico l’approfondimento di un aspetto particolare della dottrina di Giovanni Duns Scoto († 1308): l’univocità dell’essere. L’argomento, avvincente e sempre affascinante, verrà accostato mediante la lettura della Collatio 24, testo del Doctor Subtilis rimasto inedito fino al 1927 e poi ripubblicato da Carlo Balić in «Bogoslovni Vestnik», 9 (1929), pp. 212-21
Il figlio unigenito e i suoi fratelli. Unicità del Cristo e pluralismo religioso
Nello spirito del Vaticano II, che ha già tracciato un primo tornante attraverso il riconoscimento di "ciò che è vero e santo" nelle altre religioni, questo libro è un invito a un itinerario che consente di pensare l'unicità del Cristo nel contesto di un mondo segnato da una pluralità di tradizioni culturali e religiose. Dopo una presentazione dei dibattiti sull'unicità del Cristo e un tentativo di chiarirli a partire dalla tradizione cristiana, il volume propone una serie di contributi esegetici e teologici per pensare oggi, nel contesto del pluralismo religioso, il mistero dell'"Unigenito" e dei suoi "fratelli". La globalizzazione può condurre, per certi versi, a relativizzare radicalmente ogni pretesa all'assoluto e a colpire quindi il concetto di "unicità", tanto che essa viene spesso concepita dall'Oriente come un concetto "occidentale" che sembra impedire l'espressione di un vero pluralismo. In questa situazione, domande cruciali sono ormai poste al cristianesimo, il quale infatti, per la tradizionale affermazione dell'unica mediazione di Cristo, è talvolta sospettato di assumere un atteggiamento di intolleranza nei confronti delle altre religioni. Eppure la sfida principale di questo libro consiste nel comprendere che l'unicità della mediazione di Cristo non è esclusiva di altre forme di mediazione, cioè di religiosità, sebbene ne costituisca l'origine e il termin
Errores philosophorum e privilège du théologien? Metafisica, teologia e inerenza accidentale in Duns Scoto (Ordinatio IV, dist. 12, q. 1)
Con un decreto del 1 aprile 1272, la Facoltà delle Arti dell’Università di Parigi imponeva ai
propri membri di non disputare o determinare questioni di natura teologica e precisava che,
qualora essi si fossero imbattuti in passaggi, testi o argomentazioni in contrasto con le verità
di fede, li ritenessero assolutamente falsi. L’indagine circa il rapporto tra sostanza e accidente,
argomento di natura filosofica, non riguarderebbe direttamente la fede, ma poiché nel 1215
il Concilio Lateranense iv si era pronunciato a favore della dottrina della transustanziazione
per spiegare la conversione eucaristica, l’interrogativo cui far fronte – per i filosofi come per
i teologi – diviene il seguente: l’inerenza a una sostanza è costitutiva dell’essenza dell’accidente?
Obiettivo del presente studio consiste nell’illustrare i rapporti tra metafisica e teologia,
nel quadro della riflessione di Duns Scoto relativa alla separabilità dell’accidente dalla propria
sostanza nel caso specifico dell’EucaristiaAccording to a decree of April 1st 1272, the Faculty of Arts of the University of Paris imposed
to its own members not to debate or determine any theological issues and it pointed out that if
they had found texts or argumentations contrasting the truths of faith, they would have considered
them completely false. The analysis on the relationship between substance and accident –
a philosophical issue – would not concern faith directly, nevertheless when in 1215 the Fourth
Lateran Council stated its support for the doctrine of transubstantiation in order to explain the
eucharistic conversion, philosophers and theologians had to face a new question: is inherence to a
subject part of the essence of an accident? This paper aims to show the relationship between
metaphysics and theology in the context of Duns Scotus’s considerations on the accident’s separability
from its own substance in the Eucharis
Lo statuto ontologico dell’idea e la critica di William Alnwick all’esemplarismo nelle Questioni disputate de esse intelligibili (quaestio IV)
In the 4th disputed question on esse intelligibile, William Alnwick carries on the criticism already put forward by Duns Scotus to the doctrine of the divine ideas of Henry of Ghent. The English Franciscan is commetted to erasing the original character of exemplary cause the Flemish Master attributed to the notion of idea and exemplar, relegating this causality to the subsequent moment of divine insight (and volition). The aim of my paper is to examine this important questio
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