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Marcuse: il lavoro al di là della fatica
Il saggio verte sulla riflessione di Herbert Marcuse sul lavoro, partendo dalla prima fase del confronto con Hegel e Marx degli anni '20 e '30, fino alle opere maggiori (Eros e Civiltà; L'uomo a una dimensione) e al confronto del filosofo con le trasformazioni e i nuovi movimenti sociali degli anni '70.
Sebbene il contributo sia stato ideato congiuntamente dai due autori, la stesura del paragrafo 2 è da attribuire a Raffaele Laudani, i cenni biografici
e i parr. 3 e 4 ad Antonio Del Vecchi
Filosofia e politica. Scritti e interventi, vol. 5
Questo quinto e ultimo volume degli scritti e interventi di Herbert Marcuse raccoglie i principali contributi inediti del filosofo tedesco sulle scienze sociali tedesche, la filosofia americana, la storia delle dottrine politiche e la teoria dialettic
De Berlusconi au gouvernement jaune-vert
Il saggio fornisce una teoria dei populismi italiani attraverso un’analisi storica delle dinamiche politiche della Seconda e Terza Repubblica
De Berlusconi au gouvernement jaune-vert
Storia dei populismi italiani dalla crisi della prima repubblica ai nostri giorni. Analisi e modelli teorici
Figure del potere. Saggi in onore di Carlo Galli
Alla metà del Seicento il pensiero politico occidentale vive un momento epocale: nasce allora l’idea tutta moderna di pensare l’ordine politico attraverso la rappresentazione artificiale del potere sovrano. Nella luce di quel potere, non senza contraddizioni e ambiguità teoriche e materiali, si determinano sia i concetti che costituiscono il lessico politico moderno, sia il dibattito filosofico-politico che attraversa l’intera modernità pensandone l’origine, l’affermazione e la lunga crisi che arriva fino ai nostri giorni. La riflessione e l’indagine sul potere sovrano, i suoi autori e le sue figure sono anche il filo rosso che percorre tutta la produzione di Carlo Galli, al quale gli autori dei saggi dedicano il volume nella traccia di un dialogo filosofico avviato da tempo e a testimonianza di una pratica di lavoro fatta di confronto costante
L’opposto dell’obbedienza. Pratiche politiche di ribellione, resistenza, sottrazione
Abbiamo rivolto una serie di domande ad Angela de Benedictis e a Raffaele Laudani, autori di due volume che mettono in primo piano il rapporto tra obbedienza e disobbedienza. Il confronto riguarda una serie di concetti politici fondamentali all'interno della storia costituzionale moderna: resistenza, ribellione, rivoluzione, potere costituente, sovranità. Fondamentali risultano i linguaggi con i quali trovano espressione le contestazioni dell'ordine, in particolare il linguaggio giuridico che è spesso usato sia per contestare l'ordine sia per confermarlo. Non da ultimo emerge l'importanza che la disobbedienza ha avuto per costituire lo spazio politico europeo e atlantico
Ascesa e declino della moltitudine inglese. Per una genealogia della mob
This essay is meant as a genealogy of the concept of «mob» in early-modern English and British political thought, by assuming the theoretical centrality of the «multitude». The alleged wickedness of the multitude, which materialized on the stage of history during the English Civil War, was neutralized by Thomas Hobbes, who reconceived it as either a pre-political (as lying in the state of nature) or non-political (being reduced to a matter of public order) collective actor. Hobbes’s depoliticization was disavowed in the 1790s, when, as a reaction against Edmund Burke’s contemptuous use of the phrase «swinish multitude», some radicals subversively appropriated the notion with a positive meaning. At the beginning of the 19th century, while the lower orders identified themselves in the «working classes», the set of derogatory features traditionally ascribed to the «multitude» – fierceness, disorder, irrationality, and inability to articulate political claims – converged into the semantic field of the «mob»
Una distanza civile e politica. Master Hobbes e Margaret Cavendish
Il saggio prende in esame il confronto tra Margaret Cavendish e Thomas Hobbes. Analizzando in particolare "The World's Olio" (1655), le "Philosophical Letters" (1664) e il play intitolato "The Contract" (1656), si mostra che il rapporto tra natura e arte proposto da Cavendish non prevede la possibilità di concepire la fondazione del potere ex nihilo. Il carattere assoluto del potere, che Hobbes garantisce attraverso il dispositivo del patto, per Cavendish non dipende dalla sua origine, ma dalla sua capacità di produrre efficacemente l'obbedienza che ne assicura la continuità. Il livellamento prodotto dalla finzione hobbesiana dello stato di natura è insufficiente a pensare le condizioni del comando politico, perché cancella l'ordine della distinzione - l'insieme di differenze e gerarchie che organizzano i rapporti tra gli individui - e con esso le leve attraverso cui il potere politico può operare per suscitare nella mente dei sudditi il senso della legittimità dei rapporti di sovra e subordinazione. Per questa ragione, Cavendish pensa il contratto nella storia, a partire dai rapporti di potere che distinguono gli individui e rende evidente, a partire dalla posizione delle donne e dalla loro immaginata iniziativa, l'impossibilità di conseguire una volta per tutte l'unità politica
Il fiume e la sorgente. Su Machiavelli in Montaigne
Machiavelli è lo scavo senza fondo nel principio del politico, preventivo ed estraneo alla modernità vincente e prevalente: a quella modernità che scioglierà l’ingestibilità del fondamento nella funzione, nella pacificata sistemazione costruttivistico-razionalistica (contrattualistica), che occulta e rimuove – per quanto possibile – la drammaticità dell’inizio. Montaigne è analoga consapevolezza critica (è lo smascheramento, prima della rimozione dello smascheramento stesso) della nuova forma politica, ma già completamente dentro la sua soglia. Dall’altro lato del politico: «oso non soltanto parlare di me, ma parlare soltanto di me»; dal lato della profondità della coscienza, già preparata ad accettare la sua formalizzazione semplificata nel soggetto, l’altra figura costitutiva del moderno, nel momento stesso in cui tale formalizzazione continuamente eccede nel continuo dipanarsi delle sue tante espressioni, delle sue inarrestabili emanazioni. Consapevole, al tempo stesso, della sua complessità e della sua possibilità di espansione dentro il confine di questa ambigua, precaria ma potentissima reciprocità con la forma del nuovo intero
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