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    ICT E LAVORO FLESSIBILE. MODELLI ORGANIZZATIVI, CONTRATTAZIONE COLLETTIVA E AUTONOMIA INDIVIDUALE

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    Il settore dell'Information and Communication Technology (ICT) rappresenta un paradigma di complessità della moderna organizzazione produttiva. In questa convivono esigenze non del tutto univoche e convergenti e le forti richieste di flessibilità si accompagnano a un altrettanto vitale bisogno di risorse umane professionalizzate e "fidelizzate". Partendo da tale analisi di fatto, pure svolta nel volume, gli autori esaminano tipi negoziali e tecniche che le prassi manageriali e l'ordinamento del lavoro offrono all'impresa (segnatamente a quella ICT) per acquisire e gestire forza lavoro, verificando se, ed entro quali limiti, regole e strumenti, legali e contrattuali, finora predisposti riescano a soddisfare le accennate esigenze di flessibilità, per un verso, ed il descritto bisogno di alta formazione e specializzazione delle risorse umane tipico di tali imprese, per l'altro verso. La scommessa dei prossimi anni sembra essere quella non soltanto di contemperare flessibilità e diritti del lavoratore ma anche di accogliere e regolare una flessibilità che serva ad accumulare capitale sociale

    I dieci anni di Diritti Lavori Mercati nel decennio senza stelle del diritto del lavoro italiano

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    Editoriale lungo dove si analizzano gli intrecci tra il primo decennio della rivista Diritti lavori mercati con l'evoluzione metodologica e contenutistica del diritto del lavor

    I limiti ai controlli tra giurisprudenza nazionale e CEDU

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    Il saggio analizza il ruolo del formante giurisprudenziale nell'ambito del processo di elaborazione dei parametri di delimitazione del potere datoriale di ingerenza nell'esercizio del diritto al rispetto della vita privata e familiare, del domicilio e della corrispondenza del dipendente/collaboratore, considerando, in particolare, la prospettiva della Corte europea dei diritti dell'uomo e focalizzandosi sulla composizione del conflitto tra il potere di acquisizione di informazioni e il diritto alla "privacy"

    Il potere di organizzazione nell'economia digitale e i suoi limiti.

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    L’autore analizza i tratti di evoluzione quali-quantitativa del potere di organizzazione del fattore lavoro, generati dal fenomeno della digitalizzazione. In particolare, da un punto di vista qualitativo, il potere organizzativo, fino ad oggi prerogativa della persona umana, può essere esercitato attraverso un processo di decision making realizzato dall’intelligenza artificiale. Tale circostanza può essere foriera di preoccupazioni per il giurista del lavoro (ad esempio, la dottrina ha evidenziato fin d’ora che la macchina potrebbe essere in grado di esercitare un potere induttivo sui lavoratori), ma al tempo stesso anche di implicazioni assolutamente positive (come può essere il caso della sicurezza sul lavoro, in cui troppo spesso l’evento lesivo deriva da un’azione errata o da un’omissione umane). Da un punto di vista quantitativo, invece, se si eccettuano alcune limitate situazioni particolari, può dirsi che il potere direttivo tendenzialmente si attenui, in ragione della particolare autonomia riconosciuta (e, al tempo stesso, richiesta) al lavoratore, non soltanto in ordine al “quando” e al “dove” si lavora, ma anche in riferimento al “come”. Quanto ai limiti al potere direttivo, la digitalizzazione suggerisce innanzi tutto una necessaria riparametrazione delle tutele derivanti dalla necessità di salvaguardare la libertà e la dignità della persona umana che lavora, oltre che situazioni del tutto nuove, come il diritto alla disconnessione. Altro fronte sensibile è quello del divieto delle indagini sulle opinioni e, più in generale, della tutela della riservatezza, anche in considerazione del fatto che la tecnologia consente oggi la gestione selettiva dei big data. Del tutto parallelamente, vi è il rischio di profilare i lavoratori attraverso dati personali che attengono ad un contesto extralavorativo, evenienza assai più frequente di un tempo e sicuramente facilitata dall’uso dei social network. Tale prospettiva, infine, si lega a doppio filo al divieto di discriminazione e, in particolare, ai cosiddetti algorithmic bias, ovviamente non voluti da chi ha progettato le regole di funzionamento dell’algoritmo, ma non per questo meno gravi sul piano della realizzazione di pratiche discriminatorie con potenzialità lesive sul piano del genere, dell’età, del credo religioso o dell’etnia

    Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis

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    The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed

    Variations on the Author

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    “Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship
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