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    L’apprendistato di alta formazione e ricerca: luci e ombre

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    Il contributo si propone di riflettere sulle potenzialità e le criticità dell’Apprendistato, in particolare sull’Apprendistato di alta formazione e ricerca per i giovani universitari, con l’obiettivo di valorizzare gli aspetti educativi che hanno caratterizzato tale istituto fin dalle sue origini. Dopo una sintesi sui principali interventi normativi che hanno caratterizzato il contratto di Apprendistato fino alla L.92/2012, il lavoro intende dar conto del suo effettivo utilizzo come canale di accesso al lavoro attraverso dati Isfol e dati provenienti dalle Comunicazioni Obbligatorie, con particolare riferimento al caso dei laureati Sapienza. Infine si propone una riflessione sulle potenzialità educative insite nel contratto di Apprendistato che, se correttamente utilizzato dalle Università e dalle imprese, potrebbe effettivamente rappresentare per gli apprendisti un’opportunità di formazione attraverso la pratica e per il sistema produttivo un’occasione di crescita e innovazione attraverso l’investimento sulle capacità acquisite dai giovani nei percorsi universitari.This paper aims at highlighting the strengths and weaknesses of the Apprenticeship, in particular of the Higher Education and Research Apprenticeship for young university students: the goal is to promote the educational aspects that have always characterized this kind of contract since its origin. Over the last few years, we have seen many regulatory interventions on the Apprenticeship, aimed at promoting this kind of contract as the main input channel for the youth to enter the labor market. However, the Apprenticeship, particularly the Higher Education and Research one, seems to be barely used by the national productive system, that prefers, instead, to opt for other available forms of work cooperation. After a summary of the main regulatory interventions that have distinguished the Apprenticeship contract up to the Law 92/2012, this research intends to report its actual use as an input channel to enter the labor market, through data from Isfol and from the Mandatory Communications, with particular reference to the case of “La Sapienza”, University of Rome’s graduates. Finally, the research proposes a reflection about the inherent educational potentialities of the Apprenticeship contract: if properly used by Universities and enterprises, in fact, the contract could represent a real opportunity for the apprentices in terms of on-the-job training. On the other side, it could be a chance of growth and innovation for the enterprises, through the investment on the skills gained by the young graduates during their university studies

    Educators are not natural born. A reflection on the role of traineeship in skills training for socio-educational work. Educatori non si nasce. Una riflessione sul ruolo del tirocinio nella formazione delle competenze per il lavoro socio-educativo

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    Nell’era del lavoro “liquido” e di una crescente richiesta di capacità di adattamento da parte di chi entra nel sistema produttivo, c’è chi, più di altri, deve imparare ad agire competenze diverse in contesti complessi, eterogenei e in rapido e permanente mutamento. Nonostante quello dei servizi socio-educativi sia un settore soggetto a continui tagli da parte dei governi, si evidenzia una rilevante domanda di lavoro per educatori, spesso non soddisfatta. La sfida per i sistemi universitari è dunque quella di formare professionisti che abbiano le conoscenze disciplinari specifiche per intervenire con consapevolezza nei contesti di lavoro, ma che sappiano anche affrontare con competenze adeguate una realtà complessa e mutevole. Il tirocinio curriculare, ancora sottovalutato nella programmazione didattico-formativa degli studenti, rappresenta un’esperienza utile a innestare proprio quelle capacità critiche, riflessive e creative che possono fare la differenza.In the era of “liquid” work there is a growing demand for adaptability of the future workers. The challenge for the university systems is therefore to train professionals who have disciplinary knowledge and skills to act in complex and changing contexts. The university traineeship is an effective educational tool to provide students with critical, reflective, and creative skills that can make a difference in the work context, especially in the socio-educational one

    Aspettative dei laureati e domanda delle imprese: esplorazione di un binomio asimmetrico

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    Nell'articolo "Le aspettative dei laureati e la domanda delle imprese: esplorazione di un binomio asimmetrico" gli A. approfondiscono il fenomeno della disoccupazione giovanile in Italia con particolare riguardo al disagio occupazionale dei giovani laureati de La Sapienza di Roma. Il contributo mette a confronto le aspettative di chi si iscrive all’università e consegue un titolo universitario con le caratteristiche della domanda espressa dal mercato del lavoro dipendente e parasubordinato. L'elemento fortemente innovativo dell'analisi è l'uso di informazioni generate dall'abbinamento tra le informazioni anagrafiche e curriculari dei laureati con quelle delle Comunicazioni Obbligatorie del Ministero del lavoro. Tale confronto consente una lettura dell’incontro tra domanda di lavoro dipendente e parasubordinato e offerta ad elevata specializzazione, anche in un’ottica longitudinale. I principali risultati del lavoro possono essere sintetizzati come segue: Le grandi potenzialità dell'integrazione di diverse basi di dati per lo studio del mercato del lavoro; Le aspettative di molti laureati sono in larga parte disattese per l'instabilità del posto di lavoro, la coerenza tra posizione ricoperta e titolo di studio, l'insicurezza economica e l'opportunità di ascesa sociale. L’ inadeguato ricorso del nostro sistema produttivo alle alte professionalità per la sottovalutazione del ruolo della R&S come strumento di competizione internazionale

    Il tirocinio universitario secondo i tutor aziendali: un punto di vista centrale per un modello circolare e integrato

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    L’intervento si propone di riflettere sul modello di tirocinio curricolare dei Corsi di Laurea in Scienze dell’educazione della Sapienza centrando l’attenzione sulle valutazioni dei tutor aziendali che seguono gli studenti nel corso del tirocinio. Il modello realizzato permette di pianificare un percorso formativo adeguato al raggiungimento degli obiettivi di studio e di lavoro, considerando competenze, conoscenze e interessi degli studenti, nonchè l’evoluzione del mercato del lavoro. Centrale è il monitoraggio dell’attività nelle sue fasi e per mezzo di differenti strumenti di rilevazione che consentono di cogliere i diversi punti di vista. Nel contributo, dopo una breve presentazione del modello, vengono approfondite le opinioni dei tutor aziendali. I dati sono stati raccolti attraverso un questionario semistrutturato, somministrato alla fine dell’esperienza di tirocinio e completato da 144 tutor. I risultati emersi dall’analisi permettono di sottolineare i punti di forza e di debolezza del modello di tirocinio.This paper aims to reflect on the intership model in first and second level degree courses in “Education and Training” at Sapienza University of Rome, exploring the viewpoint of tutors who follow students during their training. The circular and integrated model allows to plan an appropriate training to achieve studying and working aims, considering students’ skills, knowledge and interests, taking into account also the labour market development. Data were collected through a semi-structured questionnaire administered at the end of the training experience and completed by 144 tutors. The results coming from the analysis are discussed underlining strengths and weaknesses of the internship program

    Stabilità lavorativa e alte qualifiche professionali. Uno sguardo sul fenomeno dell’overeducation a partire da fonti amministrative integrate

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    La transizione al lavoro dei giovani italiani è connotata, ormai da più di un decennio, da una frammentarietà ed una scarsa valorizzazione, spesso persistenti, delle competenze acquisite nei percorsi formativi. In mercati del lavoro molto segmentati e durante i primi anni di lavoro infatti la stabilità contrattuale è rara e spesso si accompagna a qualifiche non coerenti con i titoli di studio. L’articolo cercherà di far luce sull’ipotesi che esista un trade off negativo tra contratti maggiormente stabili e livelli di qualifica professionale, generando fenomeni di disallineamento e allarmanti conseguenze sul piano economico, sociale e personale. In particolare, attraverso una sperimentazione di integrazione tra banche dati amministrative (archivi dell’Università di Roma La Sapienza e del Ministero del Lavoro) è stato possibile esplorare la relazione tra i livelli di studio dei laureati e le qualifiche professionali raggiunte nel mercato del lavoro dipendente e parasubordinato, per descrivere il match tra offerta e domanda di lavoro nel sistema produttivo nazionale e suggerire linee interpretative che tengano in considerazione anche gli aspetti educativi, spesso trascurati nel dibattito in corso

    Stabilità lavorativa e alte qualifiche professionali. Uno sguardo sul fenomeno dell’overeducation a partire da fonti amministrative integrate

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    La transizione al lavoro dei giovani italiani è connotata, ormai da più di un decennio, da una frammentarietà ed una scarsa valorizzazione, spesso persistenti, delle competenze acquisite nei percorsi formativi. In mercati del lavoro molto segmentati e durante i primi anni di lavoro infatti la stabilità contrattuale è rara e spesso si accompagna a qualifiche non coerenti con i titoli di studio. L’articolo cercherà di far luce sull’ipotesi che esista un trade off negativo tra contratti maggiormente stabili e livelli di qualifica professionale, generando fenomeni di disallineamento e allarmanti conseguenze sul piano economico, sociale e personale. In particolare, attraverso una sperimentazione di integrazione tra banche dati amministrative (archivi dell’Università di Roma La Sapienza e del Ministero del Lavoro) è stato possibile esplorare la relazione tra i livelli di studio dei laureati e le qualifiche professionali raggiunte nel mercato del lavoro dipendente e parasubordinato, per descrivere il match tra offerta e domanda di lavoro nel sistema produttivo nazionale e suggerire linee interpretative che tengano in considerazione anche gli aspetti educativi, spesso trascurati nel dibattito in corso

    Università e lavoro nel circolo vizioso della crisi

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    L’articolo intende affrontare il problema della difficile transizione dei giovani laureati dalla formazione universitaria al mercato del lavoro. Il tema della scarsa capacità del sistema produttivo, specie in tempi di crisi, di valorizzare le competenze dei giovani laureati è di grande attualità e ricco di implicazioni teoriche e di ricerca applicata sia in campo economico che sociale. Dopo una sommaria descrizione del contesto occupazionale generato dalla crisi, il lavoro illustra il quadro normativo di carattere prevalentemente nazionale che ha guidato la fase di attuazione delle politiche attive per il lavoro negli ultimi anni, con particolare riferimento a quelle che coinvolgono il sistema formativo universitario. Successivamente, sulla base dei dati raccolti, vengono esaminate e valutate le politiche nazionali di intermediazione universitaria divenute uno dei nuovi strumenti istituzionali per favorire l’incontro fra la domanda e l’offerta di lavoro. Inoltre è stato esaminato criticamente l’approccio tradizionalmente utilizzato per studiare il comportamento delle imprese e dei lavoratori nelle scelte di investimento in capitale umano e formazione per verificare se, tale approccio, è ancora in grado di interpretare adeguatamente la realtà emersa dalla crisi. Infine si giunge alla definizione di politiche desiderabili per favorire una buona occupazione e contrastare il consolidarsi degli effetti negativi della congiuntura sfavorevole sul mercato del lavoro, specie per le giovani generazioni di laureati

    I servizi di supporto alla transizione al lavoro per i laureati: professionalità e strumenti per l'incontro domanda offerta

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    Il presente contributo analizza il ruolo strategico che le Università e le strutture di placement ad esse collegate, supportate dalle Istituzioni che a vario titolo si occupano di politiche attive per il lavoro e la formazione e adeguati strumenti di analisi, possono offrire per affrontare il tema dell’occupazione giovanile. Dopo una sintetica riflessione sul valore economico e sociale dell’istruzione, il lavoro illustra schematicamente le funzioni, le attività e le professionalità necessarie agli Uffici di placement universitari per il raggiungimento dei propri obiettivi. In questa prospettiva vengono infine restituiti i principali risultati di una sperimentazione svolta presso La Sapienza di Roma in collaborazione con il Ministero del Lavoro sulle caratteristiche della domanda di laureati. La valorizzazione di dati amministrativi consente infatti un’approfondita lettura delle dinamiche occupazionali e dei percorsi di formazione rappresentando uno degli strumenti essenziali per lo sviluppo delle attività degli Uffici di placement e orientamento al lavoro. Si giunge infine ad una sintetica definizione di linee guida per politiche desiderabili utili a favorire lo sviluppo di efficaci sistemi di placement per contrastare il fenomeno del disagio occupazionale.This paper analyzes the strategic role that the University and the placement of structures linked to them, supported by the institutions in various capacities dealing with active policies for employment and training, and appropriate analysis tools, can make to address the issue of ' youth employment. After a brief reflection on the economic and social value of education , the work illustrates schematically the functions, tasks and the skills necessary to the offices of university placement to achieve its goals. In this perspective are then returned the main results of an experiment conducted at the University of Rome in collaboration with the Ministry of Labour on the characteristics of the demand for graduates. Valorization of administrative data makes it possible a thorough reading of the dynamics of employment and training programs representing one of the essential tools for the development of activities of the offices of placement and orientation to work. Finally we come to a concise definition of guidelines for desirable policies helpful to encourage the development of effective placement to address the problem of employment hardship

    Formazione e lavoro: il sentiero obbligato per uscire dalla crisi

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    L'articolo illustra il contributo che la formazione pubblica e privata può fornire al riposizionamento competitivo del sistema produttivo nazionale di beni e servizi. Inoltre fornisce una pratica dimostrazione di come è possibile costruire un percorso formativo partecipato ed efficace utilizzando le metodologie già in uso in altri paesi europei

    Who Stands Up? Analyzing Students’ Drawings of the Ideal Bullying Defender

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    While prior studies investigated predictors of defending behaviors, less is known about how students themselves view defenders. This study aimed to examine how students portray defenders through an ecological drawing task. We invited 122 Italian low secondary school students to draw themselves and their “ideal defender.” Drawings were analyzed for aspects such as defender gender, character type (peer, adult, or fantastical), behavior (oriented towards the victim or the bully), and relational dimensions with the drawing's creator (cohesion, distancing, similarity, and value), and examined for gender disparities. Chi-square tests and one-way Student's t-tests were conducted using R software. Most students illustrated defenders as peers and represented victim-supportive behaviors (e.g., embracing the protagonist). Female students depicted defenders mostly as same-gender peers, whereas male students often chose powerful or fantastical figures (p = .006). Relational analysis showed that female participants displayed higher cohesion (p = .045), more joint activities with the ideal defender (p = .035), and similarity in height (p = .012), whereas male students exhibited more distancing (p = .020). These results underscore the pivotal role of peer support in anti-bullying initiatives, suggesting that enhancing relational skills and cohesion among students can strengthen their collective responsibility toward each other
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