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Cantoni il volontario. Garibaldi romanziere e i generi popolari
Garibaldi fu autore, oltre che delle proprie memorie, di discorsi, di liriche, di epistole e di quattro romanzi – in ordine di composizione: "Clelia o il governo dei preti", "Cantoni il volontario", "I Mille" e "Manlio". Tra i primi tre corre un filo comune fornito dall'ambientazione in un passato recente, dall'impegno politico (e spesso critico) in essi profuso dall'autore, mentre il quarto proietta le sue vicende nel futuro e si distingue per l'appartenenza spiccata a un genere avventuroso.
Della trilogia scegliamo per un'analisi puntuale "Cantoni il volontario", composto senza rilevanti interruzioni tra 1868 e 1869, per la posizione mediana che occupa tra gli altri due anche relativamente alle scelte tematiche: tra un "Clelia" completamente dedicato a un intreccio e a personaggi d'invenzione e "I Mille", in cui invece prevarrà definitivamente la narrazione, la cronaca personale di fatti storici, "Cantoni" presenta una peculiare mescolanza dei due aspetti – invenzione letteraria e cronaca, oltre che una certa maturazione dell'autore rispetto alla prima prova, individuabile principalmente in un numero di personaggi e vicende inferiore ed in una struttura complessiva più compatta e leggibile.
Fatti d'invenzione e moduli tipici dei generi popolari dell'epoca sono adoperati al servizio della causa civile e patriottica
Dal Barocco a Manzoni. Percorsi nella narrativa tra Sei e Ottocento per Quinto Marini
Il libro nasce dalla volontà di celebrare l’impegno accademico di Quinto Marini mettendo in dialogo i due secoli su cui si è principalmente concentrata la sua attività critica: il Seicento e l’Ottocento. Nella varietà dei percorsi e dei nessi tematici proposti, gli autori dei saggi conversano con Marini sui temi portanti della sua ricerca, entro un campo d’indagine che rilegge il Seicento alla luce delle sue persistenze ottocentesche (non solo manzoniane) fino a valutarne le rifrazioni nel Novecento, affrontando argomenti e questioni di un discorso critico più che mai vitale e aperto a nuove investigazioni
L’Enea nel Lazio di Goldoni: dall’epica classica di età augustea alla scena settecentesca. Contaminazioni, metamorfosi e volgarizzamenti
Il testo analizza l'utilizzo della storia di Enea, che Virgilio ha codificato per l'intero occidente (ma che non è l'unica voce del mondo classico), sula scena nel settecento, in modo particolare da Goldoni , in una sua tragicommedia del progetto delle Nove Muse.
Il testo è stato pubblicato nelle SESSIONI PARALLELE, Redazione elettronica e raccolta Atti
Luca Beltrami, Myriam Chiarla, Emanuela Chichiriccò, Cinzia Guglielmucci, Andrea Lanzola, Simona Morando, Matteo Navone, Veronica Pesce, Giordano Rodd
La rappresentazione dell’Isola nelle opere degli autori sardi: il paesaggio, la Storia e la memoria.
La majesté, le ridicule: appunti sul coro tragico nel Settecento tra Francia e Italia
L'intervento mira a una prima ricostruzione delle teorie sul coro tragico nell'ambito della riflessione drammatica settecentesca tra Francia e Itali
Le molte città dell'abate Chiari. Percorsi (imprevisti) di una complessa storia editoriale settecentesca
Il saggio tenta un doppio percorso, in omaggio alla dromofilia caratteristica dei romanzi dell’abate Pietro Chiari, romanzi viaggianti e di viaggiatori come pochi altri nella nostra intera letteratura. Un percorso da una parte geografico-editoriale, intorno alle rotte fisiche e commerciali concretamente tracciate dai volumi, nel quale ci si avvale dichiaratamente dei tanti lavori di settecentisti provetti del nostro tempo, studiosi del Chiari e del romanzo italiano del sec. XVIII, da Marchesi a Portinari a Madrignani, e dall’altra una meditazione metodologica, intorno alle fatiche di questi ultimi, con l'apporto anche di altri strumenti, quali le ricerche di Berengo sull'editoria sette-ottocentesca. Obiettivo del saggio è cercare di ricostruire, nella selva delle varianti e delle attribuzioni delle opere di Chiari, un metodo per stabilire la reale consistenza del corpus a noi pervenuto sotto la firma dello scrittore forse di più grande successo del suo secolo. Perché è impossibile comprendere il romanzo italiano del Settecento se non ci si addentra anche nell’intricato sottobosco della storia delle edizioni, delle
tipografie, dei percorsi commerciali del libro. E il saggio aggiunge, costruendo una mappa delle città e degli editori che stamparono e divulgarono il Chiari, un'osservazione sul senso della mancanza (vistosa, significativa) di Milano
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