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    F. Gambardella, Vite connesse: l'abitare tra iperrealtà e perdita del mondo, in Il fenomeno vita. tra proprio e improprio, potenza e impotenza, singolare e comune, a cura di S. Prinzi

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    La visione dominante nelle nostre società sembra intendere la vita come un capitale di cui ogni individuo sarebbe dotato, collezione di crediti e skill che deve essere valorizzata per produrre performance caratterizzate da sempre maggiore rapidità, impatto, efficienza. Tutto sembra pensato per incrementare una vita di cui noi saremmo padroni, i cui progressi o regressi possono essere valutati secondo criteri quantitativi, per poter comparare le differenti vite e ottenere la migliore selezione possibile. Così si diffondono ovunque tecniche che si propongono di potenziare la vita, di renderla maggiormente produttiva, mentre imprese e istituzioni ne mettono a profitto ogni aspetto. Una frenesia che si rovescia nel suo contrario, in un paradossale sacrificio della vita, nella perdita di un controllo democratico, di una pianificazione che guarda al futuro. Come ci dimostrano la pandemia e la Guerra in Ucraina, che hanno rivelato i limiti delle pratiche di potenziamento, la fragilità della vita, la connessione inestricabile fra le nostre vite, la loro co-appartenenza a una più grande vita della specie. Se questi eventi sono il frutto delle modalità in cui la vita è stata istituita, allora, in questi tempi in cui tutta l’umanità è messa di fronte a sfide di carattere sanitario, bellico, ecologico, il fenomeno vita va forse ripensato alla radice, come incontro più che come competizione, come riconoscimento, comunicazione

    Vite connesse: l'abitare tra iperrealtà e perdita del mondo

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    La visione dominante nelle nostre società sembra intendere la vita come un capitale di cui ogni individuo sarebbe dotato, collezione di crediti e skill che deve essere valorizzata per produrre performance caratterizzate da sempre maggiore rapidità, impatto, efficienza. Tutto sembra pensato per incrementare una vita di cui noi saremmo padroni, i cui progressi o regressi possono essere valutati secondo criteri quantitativi, per poter comparare le differenti vite e ottenere la migliore selezione possibile. Così si diffondono ovunque tecniche che si propongono di potenziare la vita, di renderla maggiormente produttiva, mentre imprese e istituzioni ne mettono a profitto ogni aspetto. Una frenesia che si rovescia nel suo contrario, in un paradossale sacrificio della vita, nella perdita di un controllo democratico, di una pianificazione che guarda al futuro. Come ci dimostrano la pandemia e la Guerra in Ucraina, che hanno rivelato i limiti delle pratiche di potenziamento, la fragilità della vita, la connessione inestricabile fra le nostre vite, la loro co-appartenenza a una più grande vita della specie. Se questi eventi sono il frutto delle modalità in cui la vita è stata istituita, allora, in questi tempi in cui tutta l’umanità è messa di fronte a sfide di carattere sanitario, bellico, ecologico, il fenomeno vita va forse ripensato alla radice, come incontro più che come competizione, come riconoscimento, comunicazione

    Il dossier innologico e agiografico dei Santi Martiri di Terracina Cesario e Giuliano (BHG 284A-285E)

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    Il presente lavoro propone l'edizione critica, con traduzione e commento, dei testi costitutivi il dossier innologico e agiografico in lingua greca dei martiri terracinesi Cesario e Giuliano, tràdito dal ms. Vat. gr. 2302. Come risulta dal presente studio, esso sarebbe stato quasi interamente composto dal monaco e copista Giovanni da Rossano, attivo nel milieu criptense nella prima metà del XIII secolo. L'edizione dei testi, che occupa il quarto capitolo, è preceduta da una introduzione (capitoli I-III), nella quale vengono affrontate e discusse varie questioni, da quella relativa alla datazione e alla diffusione del culto dei due martiri, alla paternità dei testi in lingua greca del dossier, parzialmente bilingue, che li celebra. Alla presentazione del dossier è dedicato, nello specifico, il primo capitolo: qui la preliminare individuazione delle fonti agiografiche, funzionale al discorso affrontato nel capitolo successivo, offre l'occasione per chiarire la complessa situazione del dossier, che conosce, per i testi in prosa, una duplice tradizione (latina e, solo successivamente, greca) e diverse redazioni. Segue, nel secondo capitolo, la storia del culto dei due martiri, di cui si propone qui la datazione al periodo della «grande persecuzione» dioclezianea e del quale si indagano – attraverso la testimonianza, talvolta problematica, delle fonti liturgiche che lo attestano –, le origini terracinesi e la diffusione a Roma e a Grottaferrata, con un breve excursus relativo all'antichità classica per la storia della poena cullei. Il terzo capitolo è interamente dedicato al problema della paternità dei testi editi e del probabile modus operandi dell'autore, ricostruito sulla base della fitta rete di rapporti che intercorrono tra le redazioni di Passio e Miraculum ascrivibili come si è detto alla penna del Rossanese (BHG 284a; il secondo manca, invece, nel repertorio di un riferimento autonomo) e i suoi probabili modelli (ovvero le redazioni BHL 1511 e 1517 e BHG 284 e 285). Conclude il capitolo la descrizione codicologica e paleografica del codice vaticano che tramanda il dossier. All'edizione dei testi in versi e in prosa che lo costituiscono, pubblicati secondo l'ordine in cui occorrono nel manoscritto, è dedicato il quarto e ultimo capitolo. Si è scelto di non pubblicare in questa sede il canone composto da s. Bartolomeo di Grottaferrata, nella cui tradizione il Vat. gr. 2302 si configura come codex descriptus e per il quale esiste già un'edizione di riferimento, con traduzione italiana e note di commento

    Saro Zagari, Giuseppe Prinzi e la scultura in Sicilia dal Neoclassicismo al Realismo

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    Saro Zagari e Giuseppe Prinzi sono due scultori siciliani accomunati dai medesimi contesti di formazione artistica, Messina e Roma di primo Ottocento. L'evoluzione del loro stile sarà però differente. Il loro operato viene contestualizzato con l'arte siciliana a loro contemporanea

    Kawasaki disease in Sicily: clinical description and markers of disease severity

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    Background: Kawasaki disease (KD) is an acute systemic vasculitis of small and middle size arteries; 15-25 % of untreated patients and 5 % of patients treated with intravenous immunoglobulin (IVIG) develop coronary artery lesions (CAL). Many studies tried to find the most effective treatment in the management of resistant KD and to select the risk factors for CAL. Our data are assessed on children from west Sicily, characterized by a genetic heterogeneity. Methods: We studied the clinical data of 70 KD Sicilian children (36 males: 51 %; 34 females: 49 %), analysed retrospectively, including: demographic and laboratory parameters; echocardiographic findings at diagnosis, at 2, 6 and 8 weeks, and at 1 year after the onset of the illness. Results: Forty-seven had Typical KD, three Atypical KD and twenty Incomplete KD. Age at the disease onset ranged from 0.1 to 8.9 years. IVIG were administered 5 ± 2 days after the fever started. Defervescence occurred 39 ± 26 hours after the first IVIG infusion. Fifty-six patients (80 %) received 1 dose of IVIG (responders); 14 patients (20 %) had a resistant KD, with persistent fever after the first IVIG dose (non responders). Ten (14 %) non responders responded to the second dose, 4 (5 %) responded to three doses; one needed treatment with high doses of steroids and Infliximab. Cardiac involvement was documented in twenty-two cases (eighteen with transient dilatation/ectasia, fifteen with aneurysms). Pericardial effusion, documented in eleven, was associated with coronaritis and aneurysms, and was present earlier than coronary involvement in seven. Hypoalbuminemia, D-dimer pre-IVIG, gamma-GT pre-IVIG showed a statistically significant direct correlation with IVIG doses, highlighting the role of these parameters as predictor markers of refractory disease. The persistence of elevated CRP, AST, ALT levels, a persistent hyponatremia and hypoalbuminemia after IVIG therapy, also had a statistical significant correlation with IVIG doses. Non responders showed higher levels of D-dimer and gamma-GT pre-IVIG, persistent high levels of D-dimer, CRP, AST, ALT, hypoalbuminemia and hyponatremia after IVIG. Conclusions: This is the first study on KD in Sicily. We suggest some laboratory parameters as predictive criteria for resistant KD. Patients who show early pericarditis need careful surveillance for coronary lesions

    Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis

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    The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed

    Gabriel Tarde nei Soziologische Grundbegriffe di Max Weber

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    Il breve saggio analizza il significativo richiamo alle ricerche di Gabriel Tarde e (e a quelle di Gustave Le Bon) presente nel primo capitolo della stesura postbellica di "Economia e società" e lo interpreta come una via attraverso la quale Weber cerca di definire per differenza il carattere proprio e l'oggetto specifico della sua "sociologia comprendente"

    Alterata espressione dei geni coinvolti nel processo di sumoilazione nel carcinoma papillare della tiroide.

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    La modificazione post-traslazionale di proteine da parte delle proteine SUMO (small ubiquitin-related modifiers) consiste nella loro coniugazione covalente e reversibile a specifici residui di lisina di proteine bersaglio, con conseguente alterazione della localizzazione subcellulare e dell’attività di queste ultime. La SUMOilazione è implicata in svariati processi biologici tra cui la proliferazione cellulare, l’apoptosi, la riparazione del DNA e la sopravvivenza cellulare. Studi recenti hanno mostrato che la deregolazione del sistema SUMO contribuisce alla trasformazione tumorale modificando l’attività di molteplici oncoproteine e oncosoppressori. Ad oggi, si conosce molto poco riguardo al ruolo della SUMOilazione nel carcinoma papillare della tiroide (PTC). Pertanto, la presente ricerca è stata volta a caratterizzare l’espressione a livello di mRNA di un pannello di geni coinvolti nel processo di SUMOilazione in questo tumore. In particolare, è stata analizzata l’espressione dei geni: a) codificanti per gli enzimi SENP, cistein-proteasi in grado di rimuovere le proteine SUMO dalle proteine bersaglio; b) codificanti per SAE1 e UBA2 che formano un eterodimero attivante le proteine SUMO; c) codificante l’enzima coniugante Ubc9; d) codificanti le E3 ligasi PIAS1-4, RanBP2, NSMCE2, CBX4 e ZMIZ1-2. A tal fine, 20 campioni di tessuto normale e tumorale prelevati da pazienti affetti da PTC sono stati sottoposti a RT-PCR quantitativa, e l’analisi dei dati è stata eseguita con il software Lightcycler Relative Quantification. I risultati ottenuti hanno evidenziato una diminuzione significativa dei livelli di mRNA dei geni SAE1, ZMIZ1, PIAS1, PIAS2 e SENP8. Benché la rilevanza di tali alterazioni nel contesto degli eventi di SUMOilazione debba essere ancora determinata, le nostre osservazioni evidenziano una deregolazione del processo di SUMOilazione nei PTC, che merita ulteriori approfondimenti al fine di accertarne l’eventuale ruolo patogenetico
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