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    Il progetto MigrArti: finanziamento pubblico e accesso al mercato del cinema migrante in Italia

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    Negli ultimi anni si è fatta strada una produzione filmica e audiovisiva realizzata da soggetti residenti in Italia ma di origine straniera (immigrati, seconde e terze generazioni), che resta ai margini dell’industria nazionale, sia rispetto alla possibilità di accedere ai finanziamenti pubblici sia rispetto agli spazi di visione. Diversamente dalla Francia e dall’Inghilterra, infatti, l’Italia non dispone a tutt’oggi di una politica in grado di sostenere economicamente lo sviluppo di un “nuovo cinema italiano”, perché di fatto non esiste una concezione inclusiva e pluralistica dell’identità nazionale, neppure in termini giuridici. La questione è tutt’altro che accessoria rispetto alle strategie di produzione/distribuzione e ai modelli di rappresentazione veicolati dal “cinema migrante”. Se infatti sono di norma i soggetti con cittadinanza italiana a trattare i temi della migrazione – pur non avendola mai esperita in prima persona -, i soggetti migranti e/o di origine straniera non possono accedere ai sostegni pubblici per la realizzazione delle loro opere o – caso ancora più paradossale – sono costretti a cristallizzare la propria poetica sul tema della migrazione per poter accedere a qualche forma di finanziamento. Alla luce di questo, il saggio intende focalizzarsi sul progetto MigrArti, un bando aperto dal MiBACT nel 2015 e giunto alla sua terza edizione, che promuove iniziative creative nei campi del cinema, della musica, del teatro e dell'arte, sempre più sfruttati dai migranti per introdurre le loro tradizioni e i loro valori nella società e nella cultura italiana. L’obiettivo è triplice: interrogarsi sul concetto di “cinema italiano” in relazione ai cambiamenti culturali in atto; fornire un quadro del finanziamento al cinema migrante in Italia; analizzare la struttura del bando MigrArti, così come è cambiato nel tempo, al fine di comprendere quali soggetti sono favoriti, che modelli produttivi e distributivi sono implicitamente sostenuti, quali temi e in vista di quali fini.In the last few years, a film and audiovisual production made by subjects resident in Italy but of foreign origin (immigrants, second and third generations) has emerged, which remains on the margins of the national industry, both in terms of the possibility of accessing public funding and in terms of viewing spaces. Unlike France and England, in fact, Italy still does not have policies capable of economically supporting the development of a "new Italian cinema", because in fact there is no inclusive and pluralistic conception of national identity, not even in legal terms. The question is far from accessory with respect to the strategies of production/distribution and the models of representation conveyed by the "migrant cinema". In fact, if subjects with Italian citizenship usually deal with migration issues - even though they have never experienced it -, migrant subjects and/or subjects of foreign origin cannot access public support for the realization of their works or - even more paradoxical - they are forced to crystallize their poetics on the theme of migration in order to access some form of funding. In light of this, the essay intends to focus on the project MigrArti, a call opened by MiBAC in 2015 and which has lived for three editions, which promotes creative initiatives in the fields of cinema, music, theater and art, increasingly exploited by migrants to introduce their traditions and their values in Italian society and culture. The objective is threefold: to question the concept of "Italian cinema" in relation to the cultural changes underway; to provide a picture of the financing of migrant cinema in Italy; to analyse the structure of the MigrArti call, as it has changed over time, in order to understand which subjects are favoured, which production and distribution models are implicitly supported, which themes and for which purposes

    "Alza il volume!": tecnologie, spazi e pratiche musicali dei giovani nell'industria culturale italiana tra gli anni Cinquanta e Sessanta

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    Il cinema italiano destinato al pubblico giovanile tra gli anni Cinquanta e Sessanta recepisce i cambiamenti in atto nella società, facendo della musica pop un punto di riferimento e un elemento di congiunzione tra industria culturale e industria cinematografica. In particolare i due decenni e il cinema musicale per i giovani del periodo può anche essere letto attraverso i cambiamenti tecnologici

    Sguardi sull'Altrove. Cinema missionario e antropologia visuale

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    The volume traces the history of Italian missionary cinema (ie movies made ​​by missionaries) in the light of the relationship with the exotic imagery, colonialism and post-colonialism, and between Catholic Church and cinema

    Al servizio della vocazione. Padre Romeo Panciroli e il cinema per ragazzi

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    I film missionari a tema vocazionale destinati all’educazione del giovane pubblico degli oratori e dei seminari, in particolare l’attività del comboniano Padre Pinciroli, alla guida negli anni Cinquanta della Ed.NI.Film (Editrice Nigrizia Film) dei Comboniani

    Vite stonate: le donne di Antonio Pietrangeli

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    Caratteristiche dei personaggi femminili del cinema di Antonio Pietrangeli, alla luce dei cambiamenti sociali dell'Italia tra anni Cinquanta e Sessanta e dell'emersione di una nuova generazione di giovan

    Il mercato del cinema e dell'audiovisivo italiano

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    Il mercato del cinema e dell'audiovisivo, tradizionalmente suddiviso negli ambiti della produzione, distribuzione e fruizione, ha conosciuto una rivoluzione complessiva negli ultimi anni, sollecitato da cambiamenti tecnologici e culturali. Alla crescita delle finestre di sfruttamento del prodotto audiovisivo, si è accompagnata l'apparizione di nuovi player (che sfruttano soprattutto le possibilità offerte dal digitale) e il ripensamento di alcuni settori tradizionali, come quello dell'esercizio e della valorizzazione e conservazione del patrimonio audiovisivo. Il saggio intende offrire un quadro sintetico delle questioni e insieme offrire uno spettro delle professioni emergenti e delle competenze richieste per affrontare il mercato. Fanno da corollario le interviste a professionisti del settore

    Il valore della cultura. Uno sguardo su musei, collezioni e territori italiani nell'era digitale

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    Da qualche anno i sistemi museali e gli spazi destinati alle esposizioni di prodotti artistici, soprattutto nella loro relazione con il territorio, sono stati oggetto di un crescente interesse, sia da parte degli organismi preposti alla loro regolamentazione che da parte degli studi accademici. L’avvento del digitale, in particolare, ha significato un ripensamento delle logiche di organizzazione interna (per esempio rispetto all’aggiornamento dei profili professionali), dell’approccio ai materiali conservati (con la graduale digitalizzazione del patrimonio archivistico) e, in particolare negli ultimi anni, del rapporto con il proprio pubblico. Tale discorso si colloca all’interno di una più ampia riflessione, iniziata in Europa intorno al 2006, rispetto al valore economico del settore creativo e culturale. Una riflessione che parte da un ricco dibattito rispetto alle caratteristiche delle attività che possono rientrare entro la categoria di Industrie Culturali e Creative. All’interno di questo quadro le realtà museali e gli spazi espositivi rivestono un ruolo importante. La vera sfida oggi riguarda non tanto, o non solo, la qualità delle collezioni e dei materiali esposti, sui quali l’Italia vanta certamente un primato mondiale, quanto il rapporto con il pubblico. Il fruitore contemporaneo sente il bisogno di essere al centro dell’offerta culturale, chiede di poterla avvicinare attraverso percorsi di storytelling in grado di creare interazione, sente la necessità di farla propria, secondo percorsi personali e alternativi. Gli strumenti della comunicazione digitale rappresentano, in questo senso, sia una sfida che un’opportunità per le realtà museali e gli spazi espositivi dell’arte. La questione non va ridotta al mero dato quantitativo – ossia quanto i musei e gli spazi espositivi del patrimonio culturale siano presenti nei canali di comunicazione web – ma accompagnata da una riflessione rispetto alla qualità di questa presenza. Che tipo di comunicazione attuano i musei italiani e gli spazi dedicati all’arte? Che forme di relazione instaurano con il pubblico? Quali strumenti utilizzano e in che forma per raggiungere nuove audience? E infine, che grado di interattività consentono ai fruitori e che tipo di “fame” culturale instillano? Quali dinamiche regolano tali fenomeni? Quali volti possono assumere? In vista di quali fini? Parte da alcune di queste domande e riflessioni il presente progetto, che raccoglie un gruppo di studi realizzati da studenti laureati in Comunicazione per l’impresa, i media e le organizzazioni complesse presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore. Pur nella diversità dei singoli interventi, i saggi qui proposti si caratterizzano per la medesima struttura: un inquadramento teorico rispetto al campo di interesse, l’enunciazione di una metodologia che predilige l’indagine empirica e l’analisi di alcuni studi di caso rappresentativi dell’Italia. Lo scopo che unisce tutti i lavori è analizzare alcuni casi nazionali di industrie culturali e creative in relazione al rapporto che intessono con il pubblico, reale e potenziale, con la comunicazione digitale e il territorio di riferimento

    "Non è facile avere 18 anni". Rita Pavone, icona intermediale nell'industria culturale italiana degli anni Sessanta

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    La costruzione del personaggio di Rita Pavone, cantante, presentatrice e atrice degli anni Sessanta, icona intermediale capace di muoversi su più media e trova senso solo nel richiamo continuo tra le sue diverse "maschere

    Più vero del vero. La costruzione dell'Oriente nella propaganda per immagini degli Istituti missionari nella prima metà del XX secolo

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    Il cinema missionario nasce all'interno di una tradizione percettiva e culturale dell'Oriente e la rafforza e conferma attraverso la restituzione e costruzione di vecchi e enuovi stereotip

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    Il cinema missionario nasce all'interno di una tradizione percettiva e culturale dell'Oriente e la rafforza e conferma attraverso la restituzione e costruzione di vecchi e enuovi stereotip
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