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Il consultorio che serve. Accogliere ed accompagnare la famiglia, Confederazione Italiana dei Consultori Familiari di Ispirazione Cristiana
Il volume descrive la storia della Confederazione dei Consultori Familiari di Ispirazione Cristiana, nata nel 1978 su impulso dei vescovi italiani. In occasione dei 40 anni, attraverso materiale d'archivio e numerose interviste a testimoni privilegiati delle varie fasi, l'autore ricostruisce il clima sociale e le ragioni della nascita della Confederazione, i suoi sviluppi nei successivi decenni e la riflessione pedagogica attorno al ruolo e alle funzioni del consultorio e del servizio alle famiglie. Una particolare attenzione è dedicata alla formazione permanente svolta dalla Confederazione per i consultori italiani e agli sviluppi, da bollettino informativo a strumento scientifico, della rivista Consultori Familiari Oggi
Rom e sinti in Italia. Tra 'tutela del nomadismo', culture presunte, campi, disagio sociale e povertà educativa
Un punto di forza della povertà educativa come paradigma interpretativo è l’interpretazione sociale di fenomeni caratterizzati da situazione di disagio. Si assiste al contrario alla tendenza a culturalizzare i problemi legati allo svantaggio sociale in settori. Analizzando un caso studio particolare, le leggi regionali sulla presenza dei gruppi rom e sinti in Italia, si mostrerà come una definizione culturalista abbia influenzato molto l’azione politica delle istituzioni pubbliche e delle organizzazioni sociali.
Negli ultimi 50 anni, la mancanza di un quadro nazionale delle politiche sui rom e sinti ha causato un vuoto che è stato riempito dalle autorità regionali e locali con varie azioni autonome. Per rispondere ai bisogni abitativi dei gruppi rom e sinti, le autorità regionali hanno promosso testi legislativi che istituirono i "campi nomadi". Queste leggi erano basate su un approccio "nomade", ossia che presumevano che tutti i gruppi rom, sinti e caminanti (RSC) che vivevano in Italia fossero nomadi. Ciò ha fatto erroneamente coincidere la cultura rom e sinta con il nomadismo, ponendo le basi delle politiche che hanno portato l'Italia ad essere il "Paese dei Campi". Si tratta di uno scenario caratterizzato da molti problemi sociali.
Richiamando la necessità di analisi multifattoriali, l'articolo problematizza la “culturalizzazione della povertà” nel momento in cui approcci culturalisti ed essenzialisti prevalgono su quello sociale. Al contrario, nello specifico caso DEI ROM E SINTI, leggere le condizioni di vita nei campi secondo il paradigma della povertà educativa significa, dunque, riconoscerne le cause nelle politiche sociali, e abitative in particolare, attuate dalle Amministrazioni italiane.
--A strong point of educational poverty as an interpretative paradigm is the social interpretation of the phenomena characterized by situations of hard- ship, in contrast with the general tendency to “culturalize” problems related to social disadvantage. The analysis of a specific case study - the regional laws regulating the Roma and Sinti presence in Italy - will show how a “culturalist definition” has greatly influenced the political action of public institutions and social organizations. Over the last 50 years, the lack of a national frame- work on Roma and Sinti has left a vacuum that has been filled by regional and local authorities with various autonomous actions. In order to provide answers to the housing needs of Roma groups, regional authorities promoted legisla- tive texts that provided for the establishment of “nomad camps”. These laws were based on a nomadic approach since they assumed that all RSC groups living in Italy were nomads. This has mistakenly made Roma and Sinti cul- ture coincide with nomadism, laying the foundations of what has been called “Campland. This is a scenario characterized by many social problems. Recall- ing the need for multifactorial analyses, this paper investigates the concept of “culturalization of poverty” when the culturalist and essentialist approach prevails over the social one. In contrast, the paradigm of educational poverty applied to the specific case of Roma and Sinti, highlights the fact that the liv- ing conditions of the camps are the consequence of the social and, especially, housing policies, implemented by the Italian administrations
Minori rom e servizi educativi. L’approccio interculturale
Il capitolo analizza il rapporto tra i servizi per l'Infanzia con le famiglie rom e sinte, sostenendo che sia un indicatore significativo della capacità dei servizi educativi 0–6 di rapportarsi alla diversità, poiché entra in gioco “l’economia morale della questione rom”. Infatti, dei confini sembrano separare questi gruppi minoritari e la società maggioritaria in due comunità morali distinte, in cui i valori riferiti all’infanzia e alla genitorialità sono utilizzati per mantenere queste frontiere, evocando culture educative opposte. In questo gioco di contrapposizioni, i bambini rom e sinti divengono, di volta in volta, stereotipati, “pericolosi” o da rieducare, spesso esclusi dai servizi educativi, essenzializzati in
“culturalmente altri”
Memoria a più voci per la partecipazione pubblica delle minoranze. La prima pietra di inciampo per rom e sinti in Italia come percorso di cittadinanza
Il contributo analizza la posa della prima pietra di inciampo per rom e sinti in Italia nel quadro del processo che lega la riappropriazione della propria storia da parte di tali minoranze come elemento di costruzione di cittadinanza e inclusione. In coerenza con la Strategia Nazionale, la ricostruzione della deportazione e dello sterminio nazifascista acquisiscono un particolare significato nel contrasto all’antiziganismo diffuso anche oggi.
La ricostruzione della vicenda del sinto Romano Held, a cui a Trieste è dedicata la prima pietra di inciampo a un membro di tale minoranza, avviene nell’ambito del progetto Memoria a più voci, promosso dalle due più importanti associazioni giovanili italiane ebraiche e romanì, l’Ugei e l’Ucri.
Dal caso studio, in un’ottica di alleanza e non concorrenza tra le vittime, emergono indicazioni per la didattica della memoria, basata sulla successione dell’accostamento a storie e testimonianze (memoria), la contestualizzazione geo-temporale (la storia), la valutazione dei meccanismi sociali (dimensione critica) e la dimensione civico-politica proiettata sul presente.The paper analyzes the laying of the first Italian stumbling block dedicated to Roma and
Sinti in the context of the process that links the reappropriation of their history by these
minorities as an element in the construction of citizenship and inclusion. According to the
National Strategy, the reconstruction of the Nazi-Fascist deportation and extermination
acquires a particular significance in contrasting anti-Gypsyism that is still widespread today.
The reconstruction of the story of the Sinto Romano Held, to whom the first stumbling
block to a member of this minority is dedicated in Trieste, takes place within the framework
of the “Multi-voice memory” project, promoted by the two most important Italian Jewish
youth associations and Romani, Ugei and Ucri.
From the case study, from a perspective of alliance and non-competition between the victims,
indications emerge for the didactics of memory, based on the succession of juxtaposing stories
and testimonies (memory), geo-temporal contextualization (history), evaluation of social
mechanisms (critical dimension) and the civic-political dimension projected onto the present
Istituto Achille Ricci: da “Convitto Fanciulli Gracili e Orfani di Guerra” a “University College School”. The Achille Ricci Institute: from “Boarding school for frail children and war orphans”to a “University College School”. From educational innovation to an idea of school
This paper is divided into three parts. The first two reconstruct a hundred years of history of Achille Ricci, a small school. The account follows two lines of development: a more historical one, and another one focused on didactic experimentation and innovation. The latter deals with a systematic approach based on transversal processes and contributions with an interdisciplinary nature. The third part of this paper id dedicated to a practice whose outcome is that of “rethinking in continuity” the idea of school, in connection with its roots
Hate Speech Research: Algorithmic and Qualitative Evaluations. A Case Study of Anti-Gypsy Hate on Twitter
Hate speech may be the research focus of the interdisciplinary field of hate studies, but it is also a difficult phenomenon to define. Internationally, there are several detection studies on automatically detecting hate speech. They can be grouped according to two approaches: the first includes searching using only machine learning methods, while the second includes studies that combine automatic searching with human classification. The case study on anti-Gypsy hate in Italian on Twitter in the second half of 2020 falls into the second category, and its methods are outlined here. Based on the results (annotation as ‘hate’/‘non-hate’, identification of forms of rhetoric and anti-Gypsyism), the researchers propose classifying online content according to seven indicators called the ‘spectrum of online hate’
Postdigital Intercultures
This contribution introduces the topic of this special issue (Postdigital Intercultures) as an interdisciplinary field
of research and intervention in which pedagogical-intercultural and media-educational reflection intertwine. Through a systemic approach, this enables a better understanding of the innovations that are currently emerging in social phenomena and educational processes. After briefly reconstructing the historical connections between media, technology and migration, the contribution explores, on the one hand, the ways in which the contemporary rethinking of media education impacts on intercultural reflection and, on the other hand, those with which the importance of the interweaving with digital media has emerged in intercultural pedagogical research. The contribution then dwells on how unprecedented scenarios of research and intervention have emerged from the intersection of these processes and dimensions and call for a broadening of our traditional “research imaginary” also in the field of pedagogy. The contribution concludes with the identification of some research trajectories that have hybridised the pedagogical-intercultural and media-educational perspectives within the Italian context with the presentation of the articles featured in the special issue
Uomini in educazione: un decennio in minoranza
L’analisi dei dati dell'ultimo decennio dell’Indagine sull’Istruzione Universitaria, redatti annualmente dall’Ufficio di Statistica del Ministero dell’Università e della Ricerca, evidenzia una netta sproporzione tra la presenza femminile e maschile tra gli studenti di Scienze della Formazione. Età, voto di laurea o di maturità, frequenza regolare o fuori corso, mobilità degli studenti, livello specialistico del corso, sono tutte varianti che, di fondo, non cambiano questo squilibrio. Tutti gli indicatori sembrano quindi confermare che Scienze della Formazione è una “facoltà per donne”. Tuttavia, l’analisi dei dati permette di cogliere alcune tendenze dell’ultimo decennio e permette di delineare alcune caratteristiche degli “uomini in educazione”, rispetto alle loro colleghe
Competenze mediaeducative e tecnologie di comunità. Nuove direzioni per il lavoro socioeducativo territoriale
Tesi dell’articolo è che, alla luce del nuovo ecosistema dell’infosfera, le competenze me- diaeducative relative all’Information Literacy sono una dimensione decisiva nel lavoro socioeducativo territoriale e dunque interrogano i gruppi di lavoro nei contesti educativi e formativi in modo trasversale. Si presenta il caso studio “Humans of Rizzo-HoR”, in cui tale prospettiva è alla base dell’intervento di animazione territoriale proposto in una pe- riferia di Novara da enti locali insieme al CREMIT dell’Università Cattolica. Le logiche alla base dell’intervento educativo sono quella dell’onlife e delle cosiddette «tecnologie di comunità» (Rivoltella, 2017a, passim); le metodologie sono lo storytelling, il video making partecipativo e in generale la creazione “dal basso” di narrazioni. Dall’analisi emerge la convergenza tra la sfera della comunicazione e quella dell’azione sociale. Que- sto comporta dei ripensamenti a cui sono chiamati gli operatori dell’educazione nel rap- porto con i media digitali, inserendo nella loro formazione il concetto di media literacy e dei “nuovi alfabeti” per la società post-mediale
Media Literacy al tempo degli spettautori: contrastare la povertà educativa digitale. Media Literacy at the time of the "prosumer": fighting digital educational poverty
Dal 2021 il CREMIT utilizza il nuovo costrutto di “povertà educativa digitale”, ampliando il concetto di “digital divide”. Si fa riferimento alla mancata acquisizione dei “nuovi alfabeti” per analizzare la produzione e la fruizione dei diversi contenuti da parte degli “spettautori” del social web. A partire dal progetto Connessioni Digitali (2021-24), si de- lineeranno l’impostazione teorica e le proposte di- dattiche per il contrasto della povertà educativa di- gitale. Le quattro newsroom (Scrittura online, Podcast, Digital Storytelling, Marketing sociale), attorno a cui è costruito il percorso, riflettono una concezione di competenza digitale dinamica, situa- ta e “incompiuta”, declinata nelle dimensioni criti- ca, estetica ed etica. Il progetto è infine analizzato secondo una Teoria del cambiamento tramite la Media Literacy, basata su accesso, consapevolezza, capacità e conseguenze
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