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    Opere di Giuseppe Parini

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    [Giuseppe Parini

    Il mattino, il mezzo giorno e la sera : poemetti nuovamente illustrati con note istoriche

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    [Giuseppe Parini]Verfasser gemäss Melzi: Dizionario di opere anonime e pseudonime di scrittori italiani, Bd. 2, S. 170Titeleinfassun

    Parini poeta del Teatro Ducale

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    LA APPROFONDITA ANALISI DI GIUSEPPE PARINI NEL RUOLO DI FUNZIONARIO DEL TEATRO DUCALE CONSENTE DI RECUPERARE NUMEROSI VERSI INEDITI, FRUTTO DEL SUO LAVORO DI REVISORE DI LIBRETTI ALTRUI (TRA QUESTI LO STESSO MITRIDATE DI MOZART E L'ALCESTE DI CALZABIGI)

    Introduzione

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    L'Introduzione al IX volume dell'Edizione Nazionale delle Opere di Giuseppe Parini mira a contestualizzare il contesto storico e biografico in cui operò Parini; il panorama giornalistico coevo; la fortuna critica della "Gazzetta di Milano"; l'esperienza giornalistica di Parini; la fisionomia linguistica e stilistica della "Gazzetta di Milano" nell'annata pariniana

    Il Parini epistolare

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    Riflessioni e integrazioni (o correzioni) relative al volume delle Lettere, uscito nel 2013 nell'Edizione Nazionale delle Opere di Giuseppe Parini, che toccano i punti salienti del corpus: la natura occasionale ed eterogenea dei documenti superstiti, spia della scarsa propensione dell’autore, a dispetto dei costumi del suo secolo, al commercio epistolare; la gittata ridotta – sul piano geografico – degli scambi, che ben riflettono il radicamento di Parini nel mondo milanese; il valore speciale di alcuni brani, come le sei lettere a Giuseppe Paganini, di dove emergono il culto del mittente per l’amicizia (di contro al rigetto di ogni forma di impostura e vanità) e la sua disponibilità all’amore (di un Parini ‘innamorato’, e per ciò stesso inappagato e inappagabile, testimoniano anche le tre lettere, più tarde, a Silvia Curtoni Verza); la possibilità di ricavare da tali carte tracce della vicenda compositiva del Giorno oppure del ruolo e delle mansioni pubbliche ricoperte da Parini in contatto con figure di spicco nell’amministrazione della Lombardia austriac

    «A scuola più dei latini che dei nostri»: Virgil's classicism in Giuseppe Parini

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    openL'elaborato propone un confronto, a livello macro-testuale e micro-testuale, sul concetto di classicismo in Giuseppe Parini e sulla ripresa sistematica a livello stilistico, di immagini e concetti, del classicismo virgiliano, attingendo sia alle prime due opere di Virgilio, sia, in misura maggiore, all'Eneide. Un confronto più ravvicinato è istituito poi tra il Giorno e l'epica virgiliana, con i dovuti scarti e interventi operati dall'autore italiano

    Giuseppe Parini, ovvero dell'educazione

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    Gli scrittori dei primi decenni dell’Ottocento (Monti, Foscolo, Leopardi, Rovani, Nievo) presentarono Giuseppe Parini (scomparso nel 1799) come icona del letterato povero ma di solida tempra morale, sdegnoso di ogni compromesso, maestro di virtù e modello d’impegno civile, di dedizione agli studi e alle istituzioni. Ad accrescere la fama e il magistero postumi di Parini aveva già del resto contribuito la tempestiva pubblicazione in sei tomi delle sue Opere (1801-04), per cura dell’allievo Francesco Reina. Sulla scorta di una consolidata tradizione di studi e delle più recenti edizioni, il saggio intende ricostruire il percorso poetico pariniano, dalla prima raccolta del 1752 alle odi di ispirazione neoclassica, passando per le stagioni dell’impegno civile (in cui si colloca la stesura del Mattino e del Mezzogiorno) e della prolungata elaborazione del "Giorno" (opus magnum mai giunto a compimento)

    Convergenze asimmetriche: Parini e il ministro Firmian

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    Il contributo ripercorre le tappe del rapporto tra Giuseppe Parini e Carlo Firmian, indagandolo alla luce della complessiva politica culturale promossa dal ministro plenipotenziario degli Asburgo, residente a Milano dal 1759 alla morte (1782). A dispetto infatti dell'evidente asimmetria tra le rispettive condizioni, il poeta e precettore di modeste origini e il conte furono legati non solo da un vincolo di stima reciproca, e dall'amore per le lettere e le arti, ma dalla sincera convergenza su alcuni principi fondamentali del vivere civile. Approdando a Milano dopo un importante e pluriennale incarico diplomatico a Napoli, Firmian portava infatti con sé un piccolo tesoro di cultura e di esperienza, messo subito a frutto nel pianificare il reclutamento delle figure che - come Parini appunto - meglio potevano prestarsi a sostenere attivamente l'ambizioso progetto di riforme varato a Vienna, nel cui ambito il "risorgimento dei buoni studi" aveva un posto cruciale. L'intesa con Parini fu dunque alimentata in primo luogo dalla comune fiducia illuministica nella possibilità e nella necessità di un’educazione non classista e qualitativamente garantita. A questi presupposti si attenne infatti Parini nell'assumere gli incarichi che Firmian volle conferirgli, fino al più ambito e prestigioso, la cattedra di Eloquenza e Belle Lettere alle Scuole Palatine di Milano. Il rigore morale e l'alto profilo dell'operato di Parini, anche come docente, ben corrisposero alle aspettative del ministro, che infatti non gli fece mai mancare il suo sostegno, aiutandolo economicamente di tasca propria e anche – particolare non trascurabile – aprendogli la sua straordinaria biblioteca, particolarmente ricca di libri e periodici inglesi.The contribution retraces the stages of the relationship between Giuseppe Parini and Carlo Firmian, investigating it in the light of the overall cultural policy promoted by the minister plenipotentiary of the Habsburgs, who lived in Milan from 1759 to his death (1782). In spite of the obvious asymmetry between their respective conditions, the poet of modest origins and the count were linked not only by a bond of mutual esteem and love of literature and the arts, but also by a sincere convergence on certain fundamental principles of civil life. Coming to Milan after many years of important diplomatic work in Naples, Firmian brought with him a background of culture and experience, which he immediately employed in planning the recruitment of those who - like Parini - were best suited to actively support the ambitious reform project launched in Vienna, in which the "resurgence of good studies" had a crucial place. The understanding with Parini was therefore nourished first and foremost by the common Enlightenment belief in the possibility and necessity of a non-classist and qualitatively guaranteed education. In fact, Parini adhered to these assumptions when taking on the positions that Firmian wanted to give him, up to the most coveted and prestigious, the chair of Eloquence and Fine Literature at the Scuole Palatine in Milan. Parini’s moral integrity and the high profile of his work, even as a teacher, corresponded well to the expectations of the minister, who in fact never failed to support him, helping him financially and also - a not inconsiderable detail - opening up to him his extraordinary library, particularly rich in English books and periodicals

    L'abate Parini e la Lombardia nel secolo passato, studi.

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    "Il giorno, di Giuseppe Parini": p. [281]-462.Mode of access: Internet
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