1,721,094 research outputs found

    Il processo rappresentativo tra partiti politici e gruppi di interesse

    No full text
    Il 27 marzo del 2017 il gruppo dei senatori del Movimento 5 Stelle presentò una proposta di legge volta a modificare l’art. 67 della Costituzione («Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato»), per sostituire l’antica proibizione del vincolo di mandato con l’introduzione di un innovativo «vincolo di mandato popolare». Se approvato, questo nuovo istituto avrebbe comportato la decadenza e la successiva incandidabilità dei parlamentari che avessero cambiato gruppo durante la legislatura. La proposta era ispirata a due considerazioni, una pratica e una teorica. Indubbiamente a partire dagli anni Novanta, con lo sgretolamento dei vecchi partiti che avevano dominato la politica italiana per un cinquantennio, il numero di deputati e senatori che cambiano gruppo durante la legislatura ha raggiunto livelli sconosciuti nelle altre democrazie consolidate

    Il sistema politico italiano. Conclusioni

    No full text
    A partire dalla crisi finanziaria globale del 2007-2008, molti paesi europei hanno vissuto tensioni e difficoltà, spesso legate alla politicizzazione di rilevanti questioni sociali, come la gestione dei flussi migratori. Ovunque sono cresciuti i sovranismi e l’euroscetticismo. Ciò è avvenuto in Italia in modo eclatante, con la nascita di una inedita alleanza di governo nel 2018, tra Movimento cinque stelle (M5s) e Lega. In Europa occidentale, l’Italia è stato l’unico paese ad aver sperimentato un cambiamento radicale del sistema partitico già nei primi anni ‘90 del secolo scorso, proprio mentre la democrazia iniziava a diffondersi oltre la vecchia cortina di ferro. Il fatto che in Italia le crisi dell’ultimo decennio si collochino in un contesto già caratterizzato da precedenti ondate di cambiamento politico e sociale non è affatto indifferente nell’ottica di un bilancio ragionato su continuità e trasformazioni del sistema politico nel lungo periodo

    Il sistema politico italiano. Prefazione

    No full text
    Quando siamo in aula e teniamo lezioni sul sistema politico italiano, capita non di rado di riflettere sul fatto che «a studiare la politica italiana non ci si annoia mai». Spesse volte, gli studenti concordano con tale affermazione. D’altronde, molti di loro – ovviamente, i più interessati all’attualità politica del proprio paese – hanno esperienza quasi quotidiana di tali e tanti stravolgimenti politici – governi che nascono e in pochi mesi cadono, partiti che si formano e in breve tempo spariscono, leader che passano dall’apice del consenso a percentuali da prefisso telefonico in pochissimi anni – che non potrebbe essere altrimenti. Eppure, il sistema politico italiano (e, in particolare, il suo assetto istituzionale) vengono spesso dipinti come eccessivamente stabili, quasi bloccati

    La ricerca sui gruppi di interesse negli ultimi quindici anni: tendenze internazionali con uno sguardo sull’Italia

    Full text link
    For a long time, the study of interest groups has been considered as a relatively small field within political science. In spite of this, over the last fifteen years an impressive amount of empirical research on interest group has been produced. The main aim of this paper is exactly to review this 'newer' literature, in order to answer the following questions: which are the main topics scholars deal with? Which journals tend to publish more articles on interest groups? Are there widespread research designs or do scholars recur to different methodological approaches? Which are the most frequent case studies? Results show a vital community dealing with many themes, preferring quantitative approaches, and analysing a few case studies. Unfortunately, within this community Italian scholars are peripheral actors

    How To Measure Interest Group Influence: Italy’s Professional Orders and Liberalisation Policy

    Full text link
    Introduzione The question of who wins or loses in the policy process lies at the heart of recent research into both interest groups and public policy. However, one of the most difficult challenges when empirically analysing interest groups consists in knowing exactly how to measure their influence: despite the fact that this question has been addressed by political scientists for decades, significant problems remain regarding both the conceptual definition and empirical measurement of influence. In order to develop a better understanding of interest group influence, I recommend as follows: (a) that such influence be conceptualized as a degree of preference attainment; (b) that the degree of generality of the concept be downgraded, by breaking it up on the basis of two fundamental dimensions: the lobbying direction (pro-status quo or anti-status quo) and the policy-making stage (agenda setting; decision making; implementation); (c) to proceed with a manual hand-coding in order to obtain a list of the policy issues around which interest groups lobby; (d) to resort to an expert survey in order to evaluate these issues. This methodological approach is used to empirically measure the influence that Italy's professional orders had on the liberalization process championed by the second Prodi government in 2006

    Do financial groups always ‘get what they want’? The case of the Italian Bankers’ Association (ABI), 2006-2012

    Full text link
    The recent global financial crisis has contributed to a resurgence of academic interest in financial sector groups and their ability to ‘get what they want’ in policymaking. A widespread belief is that financial regulations are actively designed by, and intended to serve the interests of, the regulated actors themselves. In other words, banks (and their associations) are generally considered to be very powerful, either in shaping policy reforms, or in successfully vetoing unwelcome reform proposals. This view is far from uncommon in Italy either: indeed, Italian journalists and political analysts usually consider the Italian Bankers’ Association (ABI) to be a potere forte (‘strong power’) par excellence. However, is this common view empirically demonstrable? In order to answer this question, the present work builds upon the interest-group literature to try to explain the degree of success of the ABI with respect to three very important policy initiatives that have shaped the regulation of the Italian banking sector since the period between 2006 and 2012. Empirical findings are quite surprising: contrary to expectations, the ABI appears to be less able to attain its policy preferences than is commonly assumed

    Governi e gruppi di pressione nell'Italia della Seconda Repubblica

    No full text
    Quanto contano i gruppi di pressione nell’Italia della cosiddetta Seconda Repubblica? Come e con quale efficacia portano avanti le loro istanze, nel confronto con la controparte governativa? All’interno di una generale analisi teorica circa il modello decisionale di politica economica e sociale nazionale, la cui chiave di lettura può essere ipotizzata in un modello relazionale di tipo negoziale basato su un mix di approcci micro (relativi all’analisi organizzativa degli attori in esame) e macro (in funzione dell’arena politica e del contesto economico-finanziario di riferimento), ci si vuole interrogare circa il ruolo e l’influenza di determinate organizzazioni di interesse nella formazione ed implementazione delle più importanti decisioni di politica economica: nello specifico, gli attori su cui si sofferma l’analisi sonno la Confindustria, l’ABI (associazione delle banche italiane) e l’ANIA (associazione fra le imprese assicuratrici italiane). Per ognuna di queste si fa riferimento ad alcuni casi paradigmatici di interazione con il legittimo decisore politico (il governo), nell’analisi dei quali vengono evidenziate le risorse (economiche, politiche e sociali) alle quali tali organizzazioni attingono per risultare quanto mai “decisive” nella negoziazione con la controparte governativa

    Public Agendas and Policy Agendas in Three Western European Countries: A Qualitative Comparative Analysis

    No full text
    In any democratic system, the question of whether governments pay attention to citizens’ needs and requests represents a crucial component of democratic quality. But what conditions favour this fundamental democratic process? This article compares policy priorities identified by public opinion with the actual legislative production in Italy, Spain and the UK from 2003 to 2012. The article’s methodology is a qualitative comparative analysis (QCA) in which causal conditions are represented by politico-institutional and contextual factors, while the outcome consists of the degree of overlap between public opinion priorities and legislation. Empirical analysis shows that there are four paths leading to a correspondence in priorities: first, it is linked to the combination of high government decision-making capacity and declining citizens’ trust in government; second, it is also linked to the combination of rising citizens’ trust and low government decision-making capacity. Third and fourth, priorities also correspond where there is a simultaneous absence of both trust and elections, and in the absence of both decision-making capacity and elections, respectively

    Lobbying e qualità della democrazia in Italia: una nuova agenda di ricerca

    No full text
    Poche cose, nel nostro paese, sono tanto bipartisan quanto la connotazione negativa che, pressoché inevitabilmente, si è soliti attribuire ai termini “lobby” e “lobbying”. Tra i cittadini italiani, infatti, è opinione comune che le lobby vadano necessariamente assimilate ad un qualche tipo di potere occulto in grado di ostruire, manipolare e distorcere il processo decisionale democratico (M. Mazzoni, Le relazioni pubbliche e il lobbying in Italia, Roma, Laterza). È inoltre altrettanto diffusa l’idea che l’attività di lobbying si sostanzi nel tentativo – il più delle volte condotto da grandi imprese multinazionali – di far prevalere un qualche interesse particolare a discapito di quello collettivo. È, infine, piuttosto evidente l’uso strumentale (e fortemente dispregiativo) che si fa del termine nella quotidiana lotta politica: il parlamentare che “incontra i lobbisti” fa qualcosa di moralmente discutibile, tanto da essere costretto a farlo in segreto (così alimentando una sorta di circolo vizioso) e, se “scoperto”, doversene giustificare; il governo che “favorisce le lobby” è allo stesso modo meritevole di biasimo, se non di aperta riprovazione; l’Europa “delle lobby” viene frequentemente messa in contrapposizione a quella “dei cittadini”, e così via. Contravvenire a questa sorta di regola aurea è politicamente assai pericoloso: potrebbe ad esempio testimoniarlo il vice presidente della Camera dei Deputati, l’onorevole Luigi Di Maio, negli scorsi mesi attaccato duramente per un post su Facebook in cui equiparava la “lobby degli inceneritori” alla “lobby dei malati di cancro”

    Preferring Rome to Brussels: Mapping Interest Group Europeanisation in Italy

    Full text link
    How much do Italian interest groups undertake their advocacy/lobbying activities at the EU level? How often have groups gained access to different EU level institutions? This paper presents an original conceptualisation for the concept of ‘interest group Europeanisation’, which takes into account both the percentage of EU lobbying and access to EU institutions, and assesses the role of national centrality (i.e. access to national institutional venues and self-perceived influence in national policy-making) in determining whether there is more or less interest group Europeanisation. Original data from a national survey conducted on around 500 Italian interest groups are provided. Groups that are at the core of the national interest system are less likely to undertake a large part of their lobbying activities at the EU level, but more likely to gain EU access
    corecore