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De la parole sainte à la parole mondaine. Ecrire le Cantique des Cantiques au XVIe siècle
actes du colloque international organisé par Alessandra Preda, Milan, 24-26 juin 2015International audienc
De la parole sainte à la parole mondaine. Ecrire le Cantique des Cantiques au XVIe siècle
actes du colloque international organisé par Alessandra Preda, Milan, 24-26 juin 2015International audienc
introduzione
L’editoria ha spesso avuto con la traduzione un rapporto controverso, radicato in una necessità duplice: rendere accessibile un testo in una lingua “altra” e rispettarne precisamente il senso, la misura, la musicalità. Nel tempo, si sono affinati strumenti e strategie che hanno acquisito significati diversi in contesti nazionali differenziati. In questa cornice, l’editoria milanese ha avuto un ruolo centrale, soprattutto dall’immediato dopoguerra a oggi, in un periodo in cui la letteratura tradotta è stato uno strumento essenziale alle istanze di rinnovamento del canone letterario nazionale. La fioritura di collane, il moltiplicarsi dei generi letterari tradotti, l’ambizione sempre più visibile di rispettare il testo originale, anche in lingue non europee, hanno dato vita a un panorama ricco e articolato, documentato negli archivi del Centro APICE, da cui prendono le mosse la maggior parte dei contributi raccolti in questo volume. Essi riportano il dibattito sviluppato nel corso del Convegno di Studi, La Fabbrica dei classici. La Traduzione delle Letterature Straniere e l’Editoria milanese (1950-2021), che il centro APICE ha organizzato nel novembre del 2021, presso l’Università degli Studi di Milano. Il titolo stesso evoca un luogo di costruzione e una modalità dinamica di organizzazione e produzione, che ben rappresenta il pragmatismo e l’alacrità del mondo editoriale milanese. Un attivismo concreto e aperto alle suggestioni delle letterature straniere che caratterizza il capoluogo lombardo ben prima del 1950: la data non evidenzia il momento di una rottura, bensì la piena consapevolezza di una ripartenza che accelera – in modo impressionante e in più direzioni – un processo di modernizzazione e internazionalizzazione già in atto da tempo e tuttavia destinato a grandi trasformazioni. Questo volume ne rende testimonianza a partire innanzitutto dal lavoro dei traduttori che, di questa ‘fabbrica dei classici’, sono il vero motore
Milano e gli Essais, una storia ottocentesca
Il contributo indaga la presenza dell’opera di Montaigne nella cultura mila- nese ottocentesca, a partire da due versioni italiane degli Essais, pubblicate nel capoluogo lombardo nel 1831 e nel 1871.
La prima di queste edizioni dei Saggi, che riprende in verità una tradu- zione in parte già pubblicata, permette di attraversare il mondo dell’editoria milanese, in grande sviluppo negli anni Venti e Trenta dell’Ottocento, e di seguire la carriera di un avventuroso editore di origine veneta, Nicolò Bettoni, che individua a Milano una promettente modernità – di mezzi, di gusti, di relazioni internazionali – in grado di ampliare in modo proficuo il suo pubblico di lettori. L’edizione dei Saggi che Bettoni propone, nel 1831, in cerca di ampio consenso, contribuisce a mettere in relazione tale moder- nità con l’opera cinquecentesca del bordolese, evidenziandone contenuti e forme in linea con il dibattito culturale coevo. L’indagine procede a latere degli intellettuali più frequentati dalla critica, presenti a Milano nel primo Ottocento e piuttosto spregiudicati nella lettura degli Essais – Francesco Lomonaco, per esempio, ma anche il giovane Foscolo –; si intende mettere in luce una zona più moderata della cultura milanese, riformista e di matri- ce cattolica, che coniuga istanze di autonomia politico-intellettuale con esi- genze rigorose di moralità e riconosce negli Essais – si tratta di vedere comee attraverso quali operazioni all’interno dell’atelier editoriale di Bettoni – un’opera di riferimento a forte vocazione didattica.
La versione successiva – i Saggi pubblicati a partire dal 1871 – consen- te invece una breve esplorazione della cultura milanese post-unitaria: lo sguardo si sposta dall’ambiente editoriale e dai salotti letterari, ormai in lento declino nella città lombarda, a nuovi contesti culturali, anche di segno scientifico, in cui trova espressione una sorta di umanesimo moderno in grado di sostenere, a livello intellettuale quanto sul piano economico, la pubblicazione di una nuova versione degli Essais. Si ricongiungono saperi apparentemente distanti, che trovano spesso nella stessa persona punti di convergenza significativi, come nel caso del medico alienista Andrea Verga, lettore appassionato di Montaigne, amico e collaboratore stretto del tradut- tore di questa seconda versione, Natale Contini.
Questa indagine offre innanzitutto delle traiettorie, come dal titolo ge- nerale della silloge, ricostruisce letture, curatele, collaborazioni, segue di- namiche interne a gruppi letterari e case editrici, nel tentativo di ascrivere queste due versioni degli Essais in un sistema letterario significativo per la cultura italiana del tempo, e, in una prospettiva europea, di singolare interesse per la riflessione critica consacrata a Montaigne; ci proponiamo di condurre in altra sede2, in modo ben più articolato, l’analisi linguistica delle singole traduzioni
Leggere Montaigne agli inizi del ventesimo secolo : il contributo di Giovanni Setti
Questo contributo analizza il saggio di Giovanni Setti, Tassoni e Montaigne, pubblicato nella Miscellanea tassoniana, che Angelo Fortunato Formiggini edita nel 1908. Il confronto di Setti tra l’opera di Montaigne e i Pensieri di Tassoni non presenta un’argomentazione convincente ma mette in luce interessanti affinità – di pensiero e di scrittura – tra i due autori, ne sottolinea il tratto innovativo, in sintonia con l’esordio editoriale di Formiggini. Setti mostra un’ottima conoscenza del dibattito europeo che concerne l’opera di Montaigne e la storia editoriale del suo testo, e ci consegna un tassello, piccolo ma prezioso, della storia della ricezione italiana degli Essais
’Imiter le Cantique des Cantiques’: présence du texte biblique dans l’oeuvre de Chénier et dans la poésie au tournant des Lumières
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