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    Nel prisma della lingua

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    Secondo la celebre battuta del direttore di una delle riviste dell’esilio, la letteratura era «il solo tesoro tedesco portato al sicuro fuori dal Terzo Reich». Chi ha salvato la lingua dalla corruzione operata in modo sistematico quanto tenace nei dodici anni in cui entro i confini del Reich tedesco si parlava la lingua del potere e della morte sono stati gli autori costretti all’esilio. Il volume che consta, nell’ordine, dei contributi di Darko Suvin, Giulia Cantarutti, Hilde Spiel, Werner Helmich, Alexander Košenina, Manès Sperber, Paola Maria Filippi, Massimo Bonifazio, Eva-Maria Thüne, Navid Kermani è qualificato dalla peculiarità di presentare esempi della Exilliteratur storica ed esempi della cosiddetta Migrantenliteratur. L’idea di questo “dialogo” è suggerita in primo luogo dagli scrittori che oggi possono a buon diritto definirsi «tedeschi come Kafka», ovvero da scrittori non-tedeschi quali Emine Sevgi Özdamar

    Lo scavo delle parole: scrivere e riflettere sulla lingua nei testi di Emine Sevgi Özdamar

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    In riferimento alla lingua di Özdamar si è parlato spesso di ‘realismo magico’. Mueller (2003: 305) sottolinea che la scrittura di Özdamar va considerata come parte di una specifica scrittura femminile, che utilizza strategie narrative del realismo magico per creare delle mediazioni tra costellazioni culturali e geografiche diverse. A proposito, Mueller richiama anche la concezione di lingua e testi ibridi elaborata da Bachtin, della compresenza in uno stesso testo di diverse voci, sottolineando in particolare come in “La vita è un caravanserraglio” il soggetto femminile, pur proveniente da una condizione opprimente, riesca a trovare una propria via contro la realtà maschile dominante, verso la maturazione di una voce femminile, in un’espressione letteraria libera. Nei testi di Özdamar, esempi per espressioni semantiche ibride, stridenti e ‘strane’ in tedesco, sono costruzioni come Mundhure (ted. Mund ‘bocca’ + ted. Hure ‘puttana’), oppure Geduldstein (ted. Geduld + ted. Stein ‘pietra’), che, secondo quanto riferito da Özdamar stessa, si formano quando il turco e il tedesco si intrecciano . Questo confluire delle due lingue, in cui i parlanti stessi non sanno più bene quale lingua stiano in effetti parlando, è un’esperienza che è familiare agli individui bilingui (cfr. Thüne 2001) e ben si accorda con fenomeni come il code-switching e il code-mixing; nel caso di Özdamar non si tratta infatti solo di un uso alternato di due lingue in uno stesso enunciato (code-switching), ma di vero e proprio code-mixing, cioè un utilizzo contemporaneo delle due lingue (cfr. Mayr 1997: 575). Gli atti linguistici quotidiani in Özdamar attraversano un processo di estetizzazione, guadagnando così nuovi collegamenti semantici, come p.es. nel caso di Mundhure e di Geduldstein (ma non solo, perché il processo può riguardare anche l’utilizzo di ripetizioni e di determinate forme sintattiche, vedi sotto). Questo trova una corrispondenza nel principio organizzativo che si può rilevare nei testi di Özdamar, quello del montaggio; Özdamar infatti giustappone in modo sorprendente diverse tracce e elementi che sembrano non aver nessuna relazione (cfr. Brandt 2004: 297-298). Così in Lingua di madre Özdamar racconta di come abbia recuperato tre parole turche: due in sogno (ISCI = operaio; kaza gecirmek = traduzione letterale in tedesco ‘Lebensunfälle’, cioè ‘incidenti di vita’) e una per strada, cogliendo l’esclamazione di un uomo. Queste tre parole turche divengono tre parole chiave della raccolta di racconti)

    Essay ed esilio

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    Alfred Döblin che cinque anni dopo la sua fuga da Berlino pubblica in Francia Die deutsche Literatur (im Ausland seit 1933), uno dei testi qui presi in esame in, esemplifica assai bene la cesura irreversibile che il 1933 segna sia per la letteratura tedesca in genere, sia in particolare per il genere letterario più libero, più aperto e per eccellenza critico: il saggio. Il nesso Essay-Exil ha un'altra sua concretizzazione esemplare nel Georg Büchner di Elias Canetti

    Da Bologna a Dresda e ritorno. II. La revisione delle 'Historie' di Pompeo Vizzani

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    Due manoscritti autografi, scoperti a Dresda, delle "Historie di Bologna" di Pompeo Vizzani si inseriscono fra i testimoni già conosciuti (l'abbozzo e la stesura finale) rivelando la primitiva intenzione dell'autore di concludere la narrazione al 1540, e il mutamento di progetto che portò alla conclusione della prima parte (stampata nel 1596) al 1530, indi alla concezione di una seconda parte che si spinse dal 1530 al 1598 e fu stampata postuma nel 1608

    I «Discorsi militari» di Francesco Algarotti tra dialogo, lettera e biografia

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    One of the main goals of the Enlightenment was to debunk “arcana imperii“. Francesco Algarotti wanted to make the art of war known to common readers in a century when also Machiavelli was thought as «the great man» who, as Foscolo wrote, «made people see / the tears and blood with which [scepter] drips beneath». So Algarotti imitates Machiavelli’s method, adopts a plain style, and chooses the more informal genres of the letter and of the popular form of biography

    Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis

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    The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed

    Variations on the Author

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    “Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship

    Appropriate Similarity Measures for Author Cocitation Analysis

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    We provide a number of new insights into the methodological discussion about author cocitation analysis. We first argue that the use of the Pearson correlation for measuring the similarity between authors’ cocitation profiles is not very satisfactory. We then discuss what kind of similarity measures may be used as an alternative to the Pearson correlation. We consider three similarity measures in particular. One is the well-known cosine. The other two similarity measures have not been used before in the bibliometric literature. Finally, we show by means of an example that our findings have a high practical relevance.information science;Pearson correlation;cosine;similarity measure;author cocitation analysis
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