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The interplay among attention, interpretation, and memory biases in depression : revisiting the combined cognitive bias hypothesis
Cognitive biases are theorized to play a critical role in the onset and maintenance of depression. Although these cognitive biases have been investigated extensively, their interplay has received relatively limited conceptual and empirical attention. Yet, recent years have witnessed an important upsurge of empirical studies addressing different aspects of the interplay among cognitive biases in depression. This chapter reviews recent research findings and theoretical and methodological innovations in this area of research. We start by describing recent conceptual contributions that can inform upon the interplay among cognitive biases in depression. Then, we discuss the major methods that have been used to address different questions regarding the interplay among cognitive biases. Next, we review recent empirical studies that have directly examined links between attention, interpretation, and/or memory biases related to depression. Finally, we discuss limitations of existing research and propose a number of ways in which this area of research can be taken forward
Hyperovals arising from a Singer group action on H(3,q^2), q even
Some hyperovals of H(3,q^2), q even are constructed investigating the action of a Singer grou
Attentional control and cognitive biases as determinants of vulnerability and resilience in anxiety and depression
Book synopsis: Cognitive Biases in Health and Psychiatric Disorders: Neurophysiological Foundations focuses on the neurophysiological basis of biases in attention, interpretation, expectancy and memory. Each chapter includes a review of each specific bias, including both positive and negative information in both healthy individuals and psychiatric populations. This book provides readers with major theories, methods used in investigating biases, brain regions associated with the related bias, and autonomic responses to specific biases. Its end goal is to provide a comprehensive overview of the neural, autonomic and cognitive mechanisms related to processing biases
Italiani immaginati. Studium nad polską ikonosferą w latach 1861-1914 – malarstwo, grafika artystyczna, czasopisma ilustrowane
Riassunto Italiani immaginati. Studio sull'iconosfera polacca 1861-1914 – pittura, grafica artistica, riviste illustrate Obiettivo del presente lavoro è quello di descrivere l'immagine degli italiani nell'iconosfera polacca negli anni 1861-1914. Nell’ambito di queste ricerche l’attenzione è stata rivolta principalmente a tre aspetti fondamentali, di cui il primo riguarda “l'orizzonte della storia dell'arte” o “ricerca sulla visualità/iconosfera”. Grazie all’ausilio delle metodologie della storia dell’arte e della “ricerca della visualità”, è stato possibile effettuare un’interpretazione dei temi, delle convenzioni, delle immagini nonché dei motivi ricorrenti legati all’iconosfera di quel periodo. Nel complesso sono state prese in esame circa duecentocinquanta opere attinte da diverse esperienze artistiche come la pittura, la grafica ed anche le illustrazioni di riviste. La maggior parte di tali opere non era stata ancora analizzata o risultava ancora poco nota in passato. In secondo luogo sono stati approfonditi i rapporti fra l'iconosfera e la produzione letteraria negli anni compresi tra il 1861 e il 1914. Tali lavori – si tratta principalmente di quadri e illustrazioni – sono stati accostati alle opinioni diffuse in quel tempo sugli italiani. Di ciò si trova riscontro nella produzione letteraria del periodo in analisi. Questo è il cardine da cui scaturisce l’intera riflessione scientifica del lavoro in oggetto. Sono stati cruciali lo studio e la descrizione delle opere frutto dell’iconosfera, in quanto esse incarnavano i principi della percezione della nazionalità italiana nell’Ottocento, noti, del resto, anche attraverso i testi letterari e paraletterari. E’ dunque all’interno di queste coordinate che il “discorso italiano”, creato a metà tra letteratura e iconosfera, è stato oggetto di interpretazione. Nel complesso sono state analizzate circa cento fonti tratte dal periodo storico di riferimento, da brevi comunicati stampa ad opere edite in più volumi. In terzo luogo si è cercato di determinare in quale misura i suddetti punti rientrino nella nota questione dell’“Italianismo”. Quest’ultimo, infatti, definito come elemento distintivo della cultura italiana o anche come realtà italiana con particolare riguardo all’aspetto culturale, attraverso i suoi effetti, esercita una certa influenza sull’artista. Sebbene a sua volta l’artista lo rielabori nelle sue opere, quei tratti distintivi di origine italiana restano ben visibili e facilmente rintracciabili. Tale processo di rielaborazione avviene in maniera più o meno consapevole e, di conseguenza, più o meno deliberata. Tutti questi temi di indagine sono stati ricongiunti ad un unico potente filo conduttore: ossia quello dell'immagologia. Le riflessioni sugli italiani sono state dunque effettuate attraverso la determinazione di come venivano di fatto percepiti, ossia in base all’immagine che si aveva di loro. A tal proposito è stata altresì esaminata la loro interazione in qualità di “diverso” nella cultura polacca. La prima sezione della tesi di dottorato è costituita dall'introduzione, in cui vengono citati i materiali di prova (circa duecentocinquanta elementi), stato della ricerca (nelle indagini avviate sia in Polonia sia all’estero, come gli studi inglesi e tedeschi), presentazione dei concetti chiave e relativa giustificazione della selezione dei singoli metodi di ricerca. E’ stata altresì effettuata un'analisi del testo di S. Mieroszewski “Dall'Italia”. La sezione successiva è dedicata allo studio di un caso sul lavoro di Julian Fałat (“Bozzetti da Roma”). Si tratta dell’analisi di un’opera unica arricchita dalla delineazione del sistema concettuale dal quale deriva la percezione culturale degli italiani nel periodo dal 1861 al 1914 nell’ambito del viaggio in Italia. In questa analisi l’attenzione è stata rivolta non solo alle opere di Fałat realizzate in Italia, ma anche alla sua corrispondenza e ai suoi diari. Tali fonti sono state trattate come esempio del “tipico viaggio in Italia” intrapreso da ogni artista polacco in quel tempo, ma anche come punto di riferimento da cui far emergere gli stereotipi dell’epoca sugli italiani. A tal proposito, sono state indicate sia le tradizioni di ricerca sia le limitazioni derivanti dall’uso di talune metodologie. Sono stati elencati i concetti chiave del lavoro di indagine, come “italianismo” e “immagologia” ed è stato chiarito anche come tali concetti si leghino a questioni di discorso e iconosfera. La seconda parte del lavoro, la più pregnante, è divisa in otto capitoli. E’ il risultato dell’elaborazione di una rete concettuale e di ricerca. Tali capitoli sviluppano le tre questioni precedentemente menzionate. Ciascuna delle opere citate viene analizzata alla luce delle proprie peculiarità, tradizioni di ricerca, stato dell’indagine ed eventuali lacune da colmare. Ognuno di questi capitoli termina con le implicazioni logiche derivanti dall’indagine. All'inizio viene delineata la questione dei materiali visivi, in particolare quelli delle illustrazioni tratte dalle riviste polacche, legati alla rappresentazione teatrale oppure all’opera. Tali rappresentazioni prediligono l’Italia come luogo d’azione. Ne sono esempi “Gioconda” (A. Ponchielli), “Muete di Portici” (D. Auber) e “Beatryks Cenci” (J. Słowacki). In larga misura predominano motivi romantici e modelli di genere. Successivamente viene esposta la questione dell’immagine degli artisti italiani del Rinascimento, come Michelangelo Buonarroti, Rafael Santi, Giovanni Pergolesi e Niccolò Paganini, presenti nella pittura polacca. Non se ne contano molti ed erano pubblicati soprattutto dalla stampa polacca in occasione degli anniversari legati a questi personaggi. Cionondimeno compaiono prove di popolarità e conoscenza di questi artisti italiani nella cultura polacca. Inoltre, il materiale di ricerca contiene anche diversi dipinti di pittori come F. Krudowski, L. Kurell ed E. Okuń. In queste opere gli artisti italiani sono raffigurati in accordo con le leggende note sulle loro vite. Il capitolo successivo è dedicato alle illustrazioni di “Romeo e Giulietta” (K. Mirecki, P. Szyndler) nonche’ del “Mercante di Venezia” (F. Tegazzo e A. Gierymski) che sono state pubblicate dalla stampa polacca. Queste scene erano chiaramente percepite come italiane anche perché presentavano scorci di Verona o Venezia. Particolarmente popolare era proprio la "scena del balcone". L’indagine è stata dedicata anche alle illustrazioni della “Divina Commedia”. Nell'iconosfera polacca non se ne rintracciano molte, tuttavia quelle disponibili rivelano una profonda conoscenza del testo da parte degli autori, come M. Kotarbiński, S. Wyczałowski, J. Męcina-Krzesz e F. Żmurko. La figura di Dante assume un ruolo cruciale: viene sempre rappresentato come eroe della narrazione. Inoltre, questi dipinti sono stati confrontati anche con le riproduzioni delle opere provenienti dall’estero pubblicate dalla stampa polacca. Successivamente è stata affrontata la singolare questione dei "veneziani antichi", cioè delle opere sulla cultura e sulla storia di Venezia. All'inizio è stato discusso il problema dello storicismo e del “renaissansismus” ossia due concetti chiave necessari all’ulteriore descrizione del materiale di ricerca. Le parti seguenti sono state corredate di immagini note. Uno dei capitoli è stato dedicato al lavoro di Aleksander Gierymski intitolato “Davanti al Palazzo Ducale”, profondamente ispirato alla pittura di Vittore Carpaccio. A quanto pare, il lavoro di Gierymski si rivela essere uno studio sulle origini della potenza di Venezia nel periodo postmedievale. A seguire sono stati descritti i dipinti polacchi ispirati a Piero Della Francesca (F. Bryk e F. Żmurko). Mostrano, prima di tutto, riferimenti formali. Il presente lavoro prende in esame anche le illustrazioni per la stampa. Una sezione a se’ e’ dedicata alla rappresentazione di musicisti veneziani oppure al motivo del “fare musica insieme” (A. Gierymski e W. Kotarbiński). A quanto pare, erano questi la giusta chiave per la percezione della storia di Venezia. E’ stata effettuata anche l'analisi del dramma, precedentemente non descritto, di Kazimierz Zalewski, “Marco Foscarini” e le illustrazioni dedicate a questa opera (F. Tegazzo). Sono state pubblicate su “Tygodnik Illustrowany” e testimoniano una conoscenza generale di Venezia nella cultura polacca. Un’attenzione particolare è stata rivolta al motivo della “morte a Venezia” e alla sua “leggenda nera” nonché ad un quadro di Maria Maddalena Andrzejkowicz-Buttowt dedicato agli umanisti della capitale. Nei capitoli successivi è stata sollevata la questione della presenza nell’iconosfera polacca degli italiani vissuti negli anni compresi tra 1861 e 1914. La quantità delle fonti a disposizione è significativa, pertanto la scelta dei materiali considerati è stata meticolosa nel tentativo di presentare l’immagine degli italiani. Si è inteso presentare la misura in cui da una parte tali immagini hanno contribuito a creare lo stereotipo dell’italiano, mentre dall’altra erano una mera copia. È stato altresì affrontato il problema degli italiani come “tipi” sia nella pittura che nelle illustrazioni per la stampa. Ciò è stato effettuato principalmente sull'esempio di una discussione avvenuta sulla stampa (W. Gerson, E. Lubowski) sull'immagine di “Praczki su Anacapri” di Zdzisław Suchodolski, sono state anche riportate quelle che erano le aspettative in relazione a tali dipinti. A quanto pare, lo stereotipo degli italiani come discendenti degli antichi greci o romani era saldamente radicato. In seguito, è stata analizzata la questione delle ciociare, ossia modelle italiane assai frequenti a quel tempo nella pittura polacca. Questi esempi sono stati comparati a quelli italiani al fine di osservare come l’immagine venisse di volta in volta plasmata in base alle attitudini artistiche. Nel caso di opere di artisti italiani l’immagine ha un carattere più simbolico, mentre nel caso delle opere polacche il focus è principalmente sull’aspetto pittoresco del costume. Nel lavoro di ricerca segue la questione legata al ruolo delle italiane coinvolte come modelle presso l’Accademia di Belle Arti a Monaco di Baviera. Questo motivo diviene più popolare con l'emigrazione delle italiane verso altre città europee dopo il 1861. Questo tipo di lavoro, ossia il ritratto dell’italiana vestita in abito da ciociara col caratteristico copricapo, è diventato il più diffuso nell'iconosfera polacca. Ciò è dovuto alle pratiche dell'Accademia di Monaco. E’ stato anche approfondito l’aspetto dei motivi legati all’Italia che scomparvero dopo il 1861, ossia quelli dei lazzaroni e dei pifferari. Appartenevano a tipici motivi pittoreschi ma nel corso del tempo furono accantonati dall'iconosfera polacca. Il capitolo successivo riguarda la rappresentazione visiva delle scene di genere i cui eroi sono italiani. La maggior parte di questi lavori mette in luce i “tipi italiani” situati nella “scena italiana”, pertanto si è deciso di analizzarli in relazione al tipo di spazio, privato e pubblico. “Un gioco di mora” di A. Gierymski viene trattato come lavoro singolare, in quanto fuori da questi schemi. E’ stata rivolta l’attenzione anche alla rappresentazione dei contatti tra italiani e turisti nell’Ottocento. Una sezione a parte è rappresentata dai dipinti raffiguranti la religiosità italiana nelle opere di autori come H. Siemiradzki, P. Szyndler, K. Miller e M. Trzebiński. Questi capolavori esaltano la religiosità italiana come elemento di genere e della vita quotidiana. In larga misura, tuttavia, si tratta di “tipi italiani” situati nello scenario che è lo spazio della chiesa. Un altro motivo degno di nota è quello della donna italiana in preghiera. Al fine di contestualizzare le opere, questi lavori sono stati corredati dalle descrizioni contemporanee delle pratiche religiose dell’epoca, in taluni casi diverse da quelle polacche. La terza parte del lavoro lascia spazio ad osservazioni generali, conclusioni e vari postulati di ricerca. In primo luogo la storia e il mito dell'Italia si sono rivelati più stimolanti per gli artisti, a differenza della realtà italiana degli anni 1861-1914. In sostanza, gli argomenti legati alla storia d'Italia sono più interessanti, ad esempio, dei “tipi” maggiormente diffusi. In secondo luogo tutti i temi italiani hanno riscosso un grande successo presso il pubblico polacco per tutto il periodo in analisi. Sono apparsi durante le mostre, talvolta sono stati decritti nelle recensioni, sono apparsi inoltre sotto forma di illustrazioni sulle riviste. Sono stati sempre accolti con interesse, nonostante gli intensi soggiorni in Italia e le opere realizzate durante questi viaggi. Le rappresentazioni degli italiani, raffigurati in queste opere, erano percepite come vere. Nell'iconosfera polacca di questo periodo compaiono più frequentemente le immagini di donne italiane. Ciò dipende dal fatto che valesse la pena dipingerle in quanto venivano percepite come modelle meravigliose e contraddistinte da una bellezza esotica diversa dai canoni della donna polacca. Questa tematica si rivela alquanto intrigante, anche se a volte ha portato alla creazione di stereotipi insani, sia da parte di pittori che di scrittori che analizzano opere ispirate a donne italiane. I postulati di ricerca più rilevanti comprendono la necessità di ulteriori ricerche sul dantismo. Non si tratta solo dell’illustrazione della “Divina Commedia”, ma soprattutto della ricerca delle opere profondamente ispirate dal testo del Vate. Inoltre, val la pena esaminare la pittura veneziana rinascimentale e la sua influenza sulla cultura polacca del XIX secolo. In dissertazione è stata anche inserita la bibliografia, la documentazione in polacco, italiano, inglese, tedesco e francese, la lista nonché’ la raccolta contenente più di duecento illustrazioni
Distinct iEEG activity patterns in temporal-limbic and prefrontal sites induced by emotional intentionality
Our emotions tend to be directed towards someone or something. Such emotional intentionality calls for the integration between two streams of information; abstract hedonic value and its associated concrete content. In a previous functional magnetic resonance imaging (fMRI) study we found that the combination of these two streams, as modeled by short emotional music excerpts and neutral film clips, was associated with synergistic activation in both temporal-limbic (TL) and ventral-lateral PFC (vLPFC) regions. This additive effect implies the integration of domain-specific 'affective' and 'cognitive' processes. Yet, the low temporal resolution of the fMRI limits the characterization of such cross-domain integration. To this end, we complemented the fMRI data with intracranial electroencephalogram (iEEG) recordings from twelve patients with intractable epilepsy. As expected, the additive fMRI activation in the amygdala and vLPFC was associated with distinct spatio-temporal iEEG patterns among electrodes situated within the vicinity of the fMRI activation foci. On the one hand, TL channels exhibited a transient (0-500 msec) increase in gamma power (61-69 Hz), possibly reflecting initial relevance detection or hedonic value tagging. On the other hand, vLPFC channels showed sustained (1-12 sec) suppression of low frequency power (2.3-24 Hz), possibly mediating changes in gating, enabling an on-going readiness for content-based processing of emotionally tagged signals. Moreover, an additive effect in delta-gamma phase-amplitude coupling (PAC) was found among the TL channels, possibly reflecting the integration between distinct domain specific processes. Together, this study provides a multi-faceted neurophysiological signature for computations that possibly underlie emotional intentionality in humans
Powerful Trend Function Tests That are Robust to Strong Serial Correlation with an Application to the Prebisch Singer Hypothesis
In this paper we propose tests for hypothesis regarding the parameters of a the deterministic trend function of a univariate time series. The tests do not require knowledge of the form of serial correlation in the data and they are robust to strong serial correlation. The data can contain a unit root and the tests still have the correct size asymptotically. The tests we analyze are standard heteroskedasticity autocorrelation (HAC) robust tests based on nonparametric kernel variance estimators. We analyze these tests using the small-b asymptotic framework recently proposed by Kiefer and Vogelsang (2002). This analysis allows us to analyze the power properties of the tests with regards to bandwidth and kernel choices. Our analysis shows that among popular kernels, there are specific kernel and bandwidth choices that deliver tests with maximal power within a specific class of tests. We apply the recommended tests to the logarithm of a net barter terms of trade series and we find that this series has a statistically significant negative slope. This finding is consistent with the well known Prebisch-Singer hypothesis. Because our tests are robust to strong serial correlation or a unit root in the data, our results in support of the Prebisch-Singer hypothesis are relatively strong.Estimator, Fixed-b Asymptotics, Power Envelope, Unit Root, Nearly Integrated, Partial Sum, Deterministic Trend, Linear Trend.
A importância moral da dor e do sofrimento animal na ética de Peter Singer
Dissertação (mestrado) - Universidade Federal de Santa Catarina, Centro de Ciências Humanas, Programa de Pós-Graduação em Filosofia, Florianópolis, 2012.O objetivo desta dissertação é defender a importância moral da consideração da dor e do sofrimento de animais não-humanos. Isso se dá através do principio da igual consideração de interesses desenvolvido por Peter Singer. A senciência possibilita os animais a terem interesses, no mínimo, o interesse evitar a dor e o sofrimento. É por essa razão que devem ser incluídos nas decisões morais. São reconstruídas e analisadas as objeções de Peter Harrison, Carl Cohen, R.G. Frey e Lawrence C. Becker direcionadas ao princípio de Singer, e que criticam os pressupostos básicos, quais sejam, a capacidade de sentirem dor/sofrimento e de terem interesses, sobre os quais se fundamenta a inclusão dos animais nas considerações morais. Cada uma dessas objeções é analisada e criticada de modo a demonstrar suas limitações e inconsistências, juntamente com as implicações morais geradas para seres humanos. Na análise dessas críticas, reforça-se a importância e a consideração moral que deve ser conferida à dor e ao sofrimento dos animais. Após essa discussão teórica, é analisado um caso de âmbito prático: a pesquisa científica sobre o câncer humano através do modelo animal. Verifica-se, a partir do princípio de Singer, a imoralidade de tal procedimento realizado em animais sencientes devido à violação de seus interesses. Com isso, a dissertação enfatiza a exigência ética de abolir o uso de animais nessa prática em razão da incapacidade preditiva dos animais, mas principalmente devido à dor e ao sofrimento causado neles e também aos seres humanos, que ficam sujeitos aos erros, prejuízos e sofrimentos originados pelo intenso uso animal nas pesquisas. Nessa conclusão, se constata que a insistência no uso de animais nos experimentos compromete o cientista a preferir usar seres humanos, uma vez que isso gera mais benefícios e resultados mais seguros. A recusa moral ao uso de humanos em pesquisas implica, por outro lado, na recusa moral do uso de animais, ou seja, sua abolição.Abstract : The aim of this dissertation is to defend the moral importance of considering pain and suffering of nonhuman animals. This is achieved through The Principle of Equal Consideration of Interests developed by Peter Singer. The sentience enables nonhuman animals to have interests, at least the interest of avoiding pain and suffering. That is why it should be included in moral decisions. The objections of Peter Harrison, Carl Cohen, RG Frey and Lawrence C. Becker directed to the principle of Singer are reconstructed and analyzed, as they are criticizing the basic assumptions, i.e., the ability to feel pain/suffering and have interests, upon which is based the inclusion of animals in moral considerations. Each of these objections is analyzed and criticized in order to demonstrate their limitations and inconsistencies, simultaneously with its moral implications for humans. In the analysis of these criticisms, it reinforces the moral importance and considerations that should be given to pain and suffering of animals. After this theoretical discussion, a case study of practical scope is analyzed: animal testing for scientific research on human cancer. It is verified from the Singer's principle that such procedures performed on sentient animals are a violation of their interests and, therefore, immoral. Thus, the dissertation emphasizes the ethical demand to abolish the use of nonhuman animals in this practice due to their predictive inability, but mainly due to the pain and suffering caused to them and also to humans, who are subject to errors, injuries and suffering originated by the intense use of nonhuman animals on research. The conclusion verifies that the insistence on the use of nonhuman animals in experiments moves the scientist to prefer using humans in experiments since it generates greater benefit and more reliable results. The moral refusal to using humans in research implies the moral rejection of the use of animals in experiments and consequently, its abolition
Cognitive biases in blood-injection-injury phobia: A review
Blood-injection-injury (BII) phobia can lead to avoidance of crucial medical procedures and to detrimental health consequences, even among health workers. Yet unlike other specific phobias, BII phobia has been understudied. Specifically, while cognitive biases have been extensively investigated in other anxiety disorders, little is known about the same biases in BII phobia. The current article reviews cognitive biases in BII phobia and suggest future directions for further study and treatment. The reviewed biases include attention, expectancy, memory, perception, and interpretation biases. The investigation of these biases is highly relevant, as cognitive biases have been found to interact with anxiety symptoms. Results showed that attention, expectancy, and memory biases are involved in BII phobia, while no studies were found on interpretation nor perception biases. Mixed results were found for attention bias, as different studies found different components of attention bias, while others found no attention bias at all. Similarly, some studies found a-priori/a-posteriori expectancy biases, while other studies found only one type of bias. A better understanding of the cognitive particularities of BII phobia may lead to better treatments and ultimately reduce avoidance of needles and blood-related situations, thereby enabling individuals with BII phobia to undergo potentially life-saving medical procedures
Can reforming global institutions help developing countries share more in the benefits from globalization?
Globalization could significantly expand trade, international investment, and technological advances, but the gains from global integration have been unevenly distributed across and within nations. Greater global interdependence has also brought greater macroeconomic volatility, resulting in several serious financial crises in the second half of the 1990s. The global matrix of Bretton Woods and United Nations institutions that developed starting in the 1940s, formed under a different balance of power, in a world of fixed exchange rates and limited capital mobility. Since the 1960s regional financial institutions have emerged because of the greater autonomy of different regions and the greater financial needs of development. The author reviews different proposals for reform of the international financial institutions and changes in the roles of the International Monetary Fund (IMF) and the World Bank. He highlights the implications for developing countries of (1) Policy conditionality. (2) The countercyclical role of multilaterals'lending. (3) Greater lending to middle-income than to low-income developing countries. (3) Access to liquidity at times of crisis. (4) Mechanisms for giving low-income countries a greater voice in IMF and World Bank decisionmaking. The author streses the overlapping responsibilities of the Bretton Woods and regional financial institutions and the need to reassess the allocation of responsibilities and to develop better coordination mechanisms between these institutions. Those designing institutional reform must consider the corporate capabilities of each type of institution. The corporate cultures of global and regional institutions differ. So does the kind of knowledge they generate and disseminate, and so do patterns of interactions with, and mechanisms for representation of, client countries.Finally, the author calls attention to the need to harmonize national and global growth-oriented policies in a way that reduces volatility and promotes social equity.Environmental Economics&Policies,Governance Indicators,Financial Intermediation,Economic Theory&Research,Banks&Banking Reform
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