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    A (Social Media) picture is worth a thousand words

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    A large amount of UGCs shared by people on the Internet and on Social Media consists of photos, images and pictures. New forms of qualitative data continually emerge (Creswell, 2009), many of these today come from the Social Media context. The paper tries to transfer Content Analysis method from text to visual content (images and pictures), focussing on UGCs one. This paper would contribute to the existing literature modelling a specific new protocol to analyse UGC photos, images and pictures deriving from Social Media. In this process, the automated vs. human coding is also considered, with a review of innovative collecting methods

    Marketing del Patrimonio Culturale Religioso: la dimensione digitale

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    La quotidianità della nostra vita è costellata oggi da numerosi quanto brevi e intensi momenti durante i quali ricerchiamo, con una certa urgenza, delle informazioni precise: ad esempio, se i sintomi che ci sembra di provare corrispondano alla descrizione dell’influenza del momento, oppure gli orari di apertura del luogo verso il quale stiamo per recarci, e via dicendo. Spesso, lo strumento che permette di ottenere queste risposte è lo smartphone, perché queste ricerche avvengono “on the go” o mentre, in una frazione di tempo libero, si iniziano a programmare le vacanze per il prossimo break lavorativo. Sia i Manager che l’Accademia si sono soffermati a lungo per identificare e studiare questi cosiddetti “Momenti della Verità”, che caratterizzano la quotidianità delle persone qualsiasi cappello esse indossino. In questi istanti, le persone cercano un contatto e, per le Istituzioni e le Aziende, esserci o non esserci, e il modo in cui si sceglie di esserci, diventa il primo vero banco di prova, il “momento della verità”. Il fine ultimo verso il quale tendere è quello di pianificare, alla luce di queste nuove esigenze, un’esperienza pienamente soddisfacente e indimenticabile. Soddisfacente, perché tutto funziona. Indimenticabile, perché unica, che mette la persona al centro ed è in grado di suscitare uno “wow” tale da spingere le persone a condividere, magari anche sui loro account Social Media, ciò che esse hanno vissuto. Con questa breve premessa, quali dimensioni e quali ruoli può avere il Digitale quando si affronta il topic del patrimonio culturale religioso? La prima dimensione è, senza dubbio, quella di creare un nuovo canale di ascolto delle esigenze delle persone: quali sono le informazioni ricercate? Di cosa si discute online? La seconda, di verificare, in una sorta di audit, anche reputazionale, che esperienze hanno vissuto le persone, che emozioni sono state provate. Sono state poi condivise? E, infine, la terza, offrire strumenti per amplificare la portata dell’esperienza vissuta dalle persone che entrano in relazione con il patrimonio culturale di interesse religioso: perché tanto si sta già facendo, si tratta solo di chiudere il cerchio tra l’offline e l’online
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