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    Media alternativi nell'era digitale: istanze di alterità tra mediazione e spettacolo

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    La
letteratura
sui
media
cosiddetti
"alternativi"
o
"militanti"
si
è
spesso
soffermata
sulla
 difficoltà
 di
 trovare
 una
 definizione
 esaustiva
 e
 definitiva
 del
 suo
 oggetto
 di
 studio
 (Downing,
 2008;
 Atton,
 2004;
 Couldry‐Curran,
 2003).
 Trait
 d'union
 delle
 molteplici
 prospettive
 interpretative
 ad
essi
 applicate
è
 l'istanza
 di
 alterità
 che
è
 all'origine
 della
 loro
istituzione
e
di
ogni
loro
rivendicazione.
Alterità
rispetto
ai
sistemi
di
significazione
 dominanti
 e
 agli
 orizzonti
 simbolici
 da
 questi
 tracciati.
 Alterità
 che
 viene
 pesata
 e
 valutata
 ora
 in
 relazione
 ai
 contenuti
 e
 alle
 visioni
 del
mondo
 dissonanti
 che
 in
essi
è
 possibile
reperire,
ora
in
relazione
alle
modalità
di
produzione
e
organizzazione.
Alcuni
 hanno
 sottolineato
 il
 carattere
 sperimentale
 delle
 produzioni
 alternative,
 altri
 l'eclettismo
 e
 la
 natura
 subculturale
 dei
 loro
 pubblici;
 altri
 la
 radice
 comunitaria
 e
 la
 natura
volontaria
della
partecipazione
(Bailey,
Cammaerts,
Carpentier,
2008).

    La soggettivazione del racconto giornalistico

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    L’articolo indaga l’emergere di una nuova forma di prodotto giornalistico in cui la prospettiva soggettiva dell’osservatore diventa fonte di autorevolezza e scaturisce da una negoziazione innovativa di alcune delle affordances tipiche dell’ecosistema dei media digitali. Mediante l’analisi del sito #OCCUPYCHICAGO – un esperimento di giornalismo partecipativo e finanziato in maniera diretta dai lettori senza mediazioni editoriali – vengono messe in luce le dinamiche di riconfigurazione del genere dello storytelling giornalistico prestando particolare attenzione alla relazione comunicativa con il pubblico e alle condizioni di possibilità della sua rilevanza sociale. L’articolo si interroga sulle motivazioni che sono all’origine della scarsa partecipazione catalizzata dal sito e utilizza questo emblematico ‘caso di insuccesso’ per dimostrare come, anche in un contesto strutturalmente aperto come la rete, l’instaurazione di quella dimensione relazionale che rende socialmente rilevante lo storytelling non sia affatto scontata e anzi non possa prescindere da una qualche ‘capacità di risonanza’ in grado di creare valore, sia esso sotto forma di denaro o di reciprocità creativa.This article investigates the possibility of a new form of journalistic product in which the observer’s subjective perspective becomes a source of authority and stems from an innovative negotiation of some of the affordances typical of the digital media ecosystem. Through an analysis of the #OCCUPYCHICAGO web site – an experiment in participative journalism financed directly by readers without editorial mediation – the reconfiguring dynamics of journalistic storytelling are brought to light, with particular attention to the communication relationship with the public and to the conditions of its social relevance. The article questions the causes which gave origin to the poor participation catalyzed by the site and uses this emblematic ‘unsuccessful case’ to prove how, even in a structurally open context such as the web, the establishment of that relational dimension which makes storytelling socially relevant is not spontaneous at all and indeed cannot work without some ‘capacity of resonance’ able to create value, whether in the form of money or creative reciprocity

    Il labirinto della cittadinanza. Le culture civiche in rete

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    Come valutare il ruolo dei media digitali rispetto all’esercizio della cittadinanza? Che tipo di legame esiste tra le forme di produzione culturale che si avvalgono delle piattaforme partecipative del web e la capacità di azione e di decisione dei cittadini? È possibile osservare su internet una dinamica di democratizzazione non solo attraverso i media ma anche dentro i media? Sono questi alcuni degli interrogativi suscitati dal nuovo milieu mediale, resi ulteriormente incalzanti dalle narrazioni sempre più frequenti sulla crisi delle democrazie occidentali e il crescente depauperamento della sovranità popolare. Attraverso una critica all'ideale normativo di sfera pubblica deliberativa, il volume intende dimostrare come l'intreccio tra democrazia e web possa essere compreso grazie a un approccio culturale alla sfera pubblica, entro il quale ogni atto comunicativo è ricondotto alla cultura civica da cui scaturisce e che contribuisce a modellare. Le possibilità di partecipazione tracciano un nuovo orizzonte normativo con il quale valutare di volta in volta le promesse democratiche di internet nelle loro concrete manifestazioni

    Listening, temporalities and epistemology: A hermeneutical perspective on mediated civic engagement

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    This paper explores the literature on audience and citizenship with the aim of catching sight of some latent and subterranean trends where embryonic and potential developments of the field may reside. By putting together three research routes within the most recent literature, respectively focused on listening, temporality and epistemology, the analysis shows how their juxtaposition illuminates an overlooked political dimension of reception that has to do with the pure interpretative endeavour which in itself contains some of the elements that nurture the experience of public connection. This enriched understanding of reception as a site for civic agency is made possible by a cross-fertilization between hermeneutical philosophy (Ricoeur, 1991; Alejandro, 1993) and media research. Drawing upon Ricoeur’s notion of second-order reference as a possible world that is disclosed in front of the text, the paper demonstrates how the performative power exerted by media in convening and constituting publics derives and at the same time overcomes the content boundaries of the text, being rooted in the interpretative tasks of our human condition

    La social television come performance dell'attenzione

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    É comune nella letteratura più recente ricondurre il fenomeno della social television a quella forma di fruizione mediale che i cultural studies hanno definito "audiencing" (Fiske, 1992). Si tratta di un consumo visibile, vale a dire di una performance pubblica che mette in scena l'appartenenza all'audience diffusa di un evento mediale condiviso. A partire da questa definizione, le domande di ricerca si orientano dunque verso i ritmi, i modi e le dialettiche implicate in questa performance dell'attenzione condivisa, nel tentativo di delineare le logiche e le motivazioni che la supportano. I paragrafi successivi metteranno a fuoco i tempi, gli spazi e i valori implicati in queste dinamiche di visibilità. Sarà innanzitutto la dimensione spaziale a essere oggetto di discussione, nella sua duplice natura strutturale e interazionale. Le pratiche di visibilità della social television sono infatti ospitate da una piattaforma che ha una precisa configurazione materiale e che, in questo caso, coincide con un sito di social networking supportato da interessi commerciali. Su questo livello strutturale si innesta la configurazione variabile dei pattern conversazionali che dà luogo a precise geografie relazionali, più o meno stabili nel tempo. L'attenzione si soffermerà poi sulla temporalità della social television che sempre più spesso coincide con un recupero del valore della diretta e della contemporaneità della fruizione. Infine, l'analisi si soffermerà sul valore sociale e culturale implicato nella condivisione dell'attenzione

    La soggettivazione del racconto giornalistico

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    L’articolo indaga l’emergere di una nuova forma di prodotto giornalistico in cui la prospettiva soggettiva dell’osservatore diventa fonte di autorevolezza e scaturisce da una negoziazione innovativa di alcune delle affordances tipiche dell’ecosistema dei media digitali. Mediante l’analisi del sito #OCCUPYCHICAGO – un esperimento di giornalismo partecipativo e finanziato in maniera diretta dai lettori senza mediazioni editoriali – vengono messe in luce le dinamiche di riconfigurazione del genere dello storytelling giornalistico prestando particolare attenzione alla relazione comunicativa con il pubblico e alle condizioni di possibilità della sua rilevanza sociale. L’articolo si interroga sulle motivazioni che sono all’origine della scarsa partecipazione catalizzata dal sito e utilizza questo emblematico ‘caso di insuccesso’ per dimostrare come, anche in un contesto strutturalmente aperto come la rete, l’instaurazione di quella dimensione relazionale che rende socialmente rilevante lo storytelling non sia affatto scontata e anzi non possa prescindere da una qualche ‘capacità di risonanza’ in grado di creare valore, sia esso sotto forma di denaro o di reciprocità creativa.This article investigates the possibility of a new form of journalistic product in which the observer’s subjective perspective becomes a source of authority and stems from an innovative negotiation of some of the affordances typical of the digital media ecosystem. Through an analysis of the #OCCUPYCHICAGO web site – an experiment in participative journalism financed directly by readers without editorial mediation – the reconfiguring dynamics of journalistic storytelling are brought to light, with particular attention to the communication relationship with the public and to the conditions of its social relevance. The article questions the causes which gave origin to the poor participation catalyzed by the site and uses this emblematic ‘unsuccessful case’ to prove how, even in a structurally open context such as the web, the establishment of that relational dimension which makes storytelling socially relevant is not spontaneous at all and indeed cannot work without some ‘capacity of resonance’ able to create value, whether in the form of money or creative reciprocit
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