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    Studi per l'edizione delle carte bolognesi del secolo XII: prosopografia dei notai ed edizione critica di due cartulari notarili

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    Il volume intende fotografare il notariato e la documentazione notarile bolognese del XII secolo tramite due istantanee particolari. La prima si propone di inquadrare dal punto di vista storico-quantitativo lo sviluppo della professione notarile a Bologna nel corso del XII secolo, attraverso la messa a punto di una prosopografia generale dei notai attivi in città a quell’epoca, che prosegua idealmente i censimenti già esistenti per i secoli precedenti. La seconda istantanea si concentra invece su un prodotto peculiare dell’attività notarile, forse meno frequentato e ordinario rispetto al classico 'instrumentum' tabellionale ma non per questo meno significativo, e cioè il cartulario, fornendo l’edizione critica delle due più antiche raccolte bolognesi: il campiocino 'De donationibus' di S. Vittore e S. Giovanni in Monte (metà del XII secolo) e un piccolo cartularietto appartenente al Capitolo della cattedrale di S. Pietro redatto dal notaio Orabona (primi del XIII secolo). Sono dunque Bologna e il secolo XII ad offrire la cornice entro cui sono ritratti i notai e i documenti protagonisti di questo libro, nella speranza che esso possa servire a porre un altro tassello in vista dell’edizione delle carte bolognesi del secolo XII

    Chartae Latinae Antiquiores. Facsimile edition of the Latin Charters, 2nd series, Ninth Century, part XCIV, Italy LXVI, Milano I

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    Edizione critica dei documenti datati o databili al secolo IX conservati presso l'Archivio di Stato di Milano, parte I. Si tratta, nello specifico, di un primo corpus comprendente 41 pergamene per un totale di 45 documenti, tra atti pubblici, placiti e documenti privati, provenienti dall'archivio dell'importante monastero milanese di S. Ambrogio. Di tali documenti si fornisce l’edizione critica del testo accanto alla riproduzione fotografica dell'originale, corredata da un duplice apparato critico di note e inoltre da un’ampia analisi paleografica, da indicazioni di tipo archivistico, dalla discussione cronologica e da un esame diplomatistico utile a verificare l'autenticità della fonte e a metterne in rilievo peculiarità ed elementi di interesse. L'edizione offre agli studiosi documenti di estrema complessità dal punto di vista paleografico-diplomatistico e più in generale storico-giuridico, di fondamentale importanza per lo studio della storia dell'Italia carolingia, fra le quali si annovera anche un documento palinsesto finora del tutto inedito e sconosciuto. L'edizione è preceduta da una "Premessa" di carattere generale, nella quale si mettono in evidenza le principali caratteristiche paleografiche e diplomatistiche dei documenti e si delinea un primo quadro complessivo delle tendenze in atto nel panorama grafico documentario milanese del IX secolo. L'edizione è preceduta inoltre da una tavola di "Concordanze", da una tabella dei "Notai" che rogano le carte e infine da una tabella dei "Sottoscrittori" autografi

    Chartae Latinae Antiquiores. Facsimile edition of the Latin Charters, 2nd series, Ninth Century, part XCVIII, Italy XX, Bergamo

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    Edizione critica dei documenti datati o databili al secolo IX conservati presso l'Archivio Arcivescovile e la Biblioteca Civica 'Angelo Mai' di Bergamo. Si tratta di un corpus comprendente 40 pergamene, tra documenti pubblici e documenti privati, più un placito e un inventario di beni, per la maggior parte originali o in pochi casi giunti tramite copie del IX secolo, provenienti prevalentemente dall'archivio capitolare della città. Di tali documenti si fornisce l’edizione critica del testo accanto alla riproduzione fotografica dell'originale, corredata da un duplice apparato critico di note e inoltre da un’ampia analisi paleografica, da indicazioni di tipo archivistico, dalla discussione cronologica e da un esame diplomatistico utile a verificare l'autenticità della fonte e a metterne in rilievo peculiarità ed elementi di interesse. L'edizione offre agli studiosi documenti di estrema complessità dal punto di vista paleografico-diplomatistico e più in generale storico-giuridico, di fondamentale importanza per lo studio della storia dell'Italia carolingia, fra cui si annoverano il famoso testamento del gasindio Taidone, un raro atto vescovile sinodale di fondazione della canonica di S. Vincenzo, corredato di numerosissime sottoscrizioni autografe, e un inventario dei massari dipendenti dalla cattedrale di Bergamo. L'edizione è preceduta da una "Premessa" di carattere generale, nella quale si mettono in evidenza le principali caratteristiche paleografiche e diplomatistiche dei documenti e si delinea un quadro complessivo delle tendenze in atto nel panorama grafico documentario bergamasco del IX secolo. L'edizione è preceduta inoltre da una tavola di "Concordanze", da una serie di tabelle: degli "Scrittori e Notai" che rogano le carte, degli "Scrittori giunti in copia", degli "Scrittori e recognitori" dei documenti pubblici, e infine dei "Sottoscrittori" autografi

    La Chiesa di Bologna: i codici e la scuola

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    Fino alla metà circa del secolo scorso il panorama delle testimonianze librarie bolognesi per le epoche precedenti il risveglio culturale del XII secolo appariva desolante, specie se confrontato con la relativa abbondanza di fonti documentarie. Uno scenario che si è venuto almeno in parte a modificare a partire dagli anni ’60 del secolo scorso grazie alle ricerche condotte dal Gherardi, dal Garrison e dal Ropa, che hanno consentito di attribuire definitivamente a Bologna alcuni manoscritti datati all’XI secolo, fra cui il preziosissimo Graduale-Tropario ms. 123 della Biblioteca Angelica di Roma. Il presente contributo ha inteso quindi procedere ad uno studio d’insieme dell’attività grafica prodottasi a Bologna in campo ecclesiastico nel corso dell’XI secolo, sui due versanti della scrittura dei codici e di quella dei documenti rogati nella curia episcopale. Si è tentato quindi un confronto con la scrittura di alcuni frammenti liturgico-musicali recentemente ritrovati per verificarne la compatibilità con gli usi locali, nel tentativo di desumere nuovi indizi utili ai fini attributivi. Da ultimo si è cercato di illustrare in un quadro unitario ciò che emerge dalla trama di questi codici della Bologna dell’XI secolo e della vita culturale che si svolgeva attorno alla sua cattedrale

    Il testamento del "nobilis miles dominus" Niccolò del fu Iacopo degli Alberti. Edizione critica

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    Studio ed edizione critica del lungo testamento di messer Niccolò del fu Iacopo degli Alberti (1376 settembre 24, S. Maria degli Angeli, Firenze), ricchissimo mercante e banchiere appartenente alla nota casata degli Alberti di Firenze. Il documento, stilato su un rotolo di pergamena di oltre 5 metri di lunghezza e attualmente mutilo di una parte, ci è giunto attraverso una copia autentica redatta dal notaio e giudice Mattia Cenni Aiuti il 6 agosto 1462. Il testo del documento era noto, finora, solo attraverso una edizione parziale e largamente inaffidabile dovuta all'erudito fiorentino Luigi Passerini (1869). Nel testamento, messer Niccolò degli Alberti stabilisce anzitutto, secondo l'uso del tempo, il luogo della sua sepoltura e compie numerose disposizioni e legati a luoghi pii e in favore delle figlie femmine e della sorella Paola; ordina inoltre che sia ultimata la costruzione di 34 case in località Cafaggiolo da destinarsi ai poveri e miserabili - il cosiddetto ospitale di Orbatello a Firenze -, assegnando fondi e beni a tale scopo e regolando minuziosamente il sistema di amministrazione e governo di detta opera pia, in modo che resti un luogo profano e che il controllo rimanga saldamente in capo ai suoi eredi e discendenti- ciò che rende il testamento una fonte di assoluto rilievo e originalità nel panorama della carità privata e degli atti di ultima volontà del tempo. Si tratta, d'altra parte, di un documento di estremo interesse e importanza anche dal punto di vista paleografico e diplomatistico, come si chiarisce nella parte introduttiva all'edizione del testo. Allo stato attuale, infatti, il testamento è il frutto di una complessa tradizione, che ha visto succedersi varie fasi di scrittura: dall'originaria imbreviatura di mano del notaio Goro di Ser Grifo (1376 settembre 24), al "mundum" redatto, a quasi sessant'anni di distanza, dal notaio Francesco del fu Francesco Guardi (settembre 1435), fino alla copia stilata e autenticata il 6 agosto 1462 dal notaio Mattia Cenni secondo una articolata e complessa procedura di autenticazione. Tali fasi risultano puntualmente documentate e ripercorse nel testo del documento, formato pertanto da vari strati testuali. D'altra parte, di notevole interesse appare la forma stessa del documento: sia per quanto riguarda il tipo di supporto (rotolo pergamenaceo), sia per quanto riguarda la scrittura del testo e i vari accorgimenti adottati dal notaio Mattia per autenticare il documento e al tempo stesso renderne il lunghissimo contenuto chiaro e inequivocabile, sia per quanto riguarda infine le sottoscrizioni autografe dei 4 notai pubblici autenticatori

    Le carte bolognesi del secolo XI. Appendice

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    La presente Appendice viene a completare il lavoro di edizione critica delle “Carte bolognesi del secolo XI” portato a termine nel 2001 da G. Feo con l’edizione di un gruppo di documenti rinvenuti dopo la pubblicazione delle carte medesime. Si tratta di alcune compravendite ed enfiteusi databili tra la metà del X e l’XI secolo, la maggior parte delle quali finora inedite. A Maddalena Modesti spetta in particolare l’Appendice A Luigi Siciliano l’Indice onomastico A Riccardo Parmeggiani l’Indice toponomastic

    Chartae Latinae Antiquiores. Facsimile-edition of the latin charters. 2nd series. Ninth century. Part XCI-Italy LXIII: Reggio Emilia-Firenze.

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    Trattasi dell'edizione critica dei documenti sia pubblici sia privati datati o databili al secolo IX conservati presso gli archivi di Reggio Emilia e Firenze. Di tali documenti si fornisce qui l’edizione critica accanto alla riproduzione fotografica dell'originale, corredata da un’ampia analisi paleografica, dalla discussione cronologica e dall'esame diplomatistico utile a verificare la genuinità del pezzo, oltre alle informazioni di carattere archivistico. Nella premessa al volume si offre un inquadramento generale della documentazione, evidenziandone le tendenze in atto sul piano paleografico e diplomatistico e mettendone d'altra parte in rilievo i principali nodi problematici, nel tentativo di tracciare un quadro conclusivo del panorama grafico e documentario offerto dalle carte

    I documenti reimpiegati come fonte per la storia degli apparati di governo: riflessioni a partire dal caso sabaudo (secoli XII-XV)

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    This essay analyses two document reuse techniques which were practised in the Savoy dominions during the 12th-15th centuries. Firstly, the cutting out of strips of parchment from discarded documents to affix seals on new documents: this practice, rarely attested in the solemn acts of counts and bishops, was frequent in the records of some Savoy judicial offices and the abbey chancery of Saint-Maurice. Secondly, the reuse of munda as a cover for registers containing administrative acts: this technique was little practised by the house of Savoy, but widespread among lords and monasteries. The different incidence of the document reuse techniques is related to the chains of production and preservation which were practised by the powers in the region

    Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis

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    The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
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