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Fotografia e culture visuali del XXI secolo
Obiettivo del volume è quello di indagare la centralità della fotografia all'interno dei regimi scopici della modernità, oltrepassando le singole specificità mediali per mettere pienamente in luce il carattere interdisciplinare della visualità. Si è cercato di conciliare la riflessione teorica con l'approccio storico-culturale, e ci si è focalizzati in particolare sull'Italia e sulla situazione degli studi in questo paese, anche con lo scopo di compiere una riflessione sul ruolo delle culture visuali nella costituzione dell'identità nazionale, sia individuale che collettiva.Aim of the volume is to investigate the central role of photography in the scopic regimes of modernity, overcoming discourses on medium specificity in order to account for the deeply interdisciplinary character of visuality. We tried to conciliate theoretical reflections with more cultural-historical approaches, focusing our specific attention on Italy and the current debate in this country. Our goal has been to articulate a reflection on the role played by visual cultural in the constitutiomn of national identity, both on an individual and collective level
Introduzione al volume "Fotografia e culture visuali del XXI secolo"
Introduzione al volume "Fotografia e culture visuali del XXI secolo", a sua volta scaturito dal convegno omonimo svoltosi a Roma, presso il Dipartimento di Filosofia, Comunicazione e Spettacolo e al Teatro Palladium dell’Università Roma Tre, dal 3 al 5 dicembre 2014
Hic sunt leones. Fotografia missionaria e immaginario esotico: l'incontro con l'Altrove
La rete di testi che, sin dall’antichità, disegna l’Altrove come terra misteriosa, vergine - ma anche irta di pericoli e misteri - deve larga parte della propria consistenza alle descrizioni (orali, scritte, figurative) realizzate dai missionari europei.
In anticipo, talvolta in concomitanza con le imprese coloniali, il rinnovato spirito missionario dell’Ottocento si accompagna all’interesse documentale ed esplorativo dei religiosi e coincide con l’invenzione – la fotografia – che promette di cogliere la realtà nel suo dispiegarsi, senza infingimenti.
Gli istituti missionari fanno uso della fotografia sin dalla seconda metà del secolo XIX. I religiosi utilizzano le immagini fotografiche per raggiungere due scopi: documentare e dare notizia in patria delle proprie attività all’estero e ottenere aiuti economici per il finanziamento delle missioni. Nel fare questo, la fotografia (e il cinema che da essa prende vita, succedendole e/o affiancandosi spesso senza soluzione di continuità): offre sull’Altrove uno sguardo alternativo e non sempre complice del colonialismo; conferma necessariamente alcuni pregiudizi costruiti dall’Occidente (come l’inferiorità culturale dei “primitivi”, bisognosi pertanto di salvezza); disegna (o rafforza) l’idea dei costumi dei “selvaggi”, fornendo materiale per gli studi di antropologia ed etnografia; partecipa all’esibizione del corpo dell’Altro inviando materiale per esposizioni e mostre che si svolgono in Occidente (Piredda 2012).
A fronte di una produzione molto ampia, gli studi sulla fotografia missionaria sono ancora limitati numericamente e spesso si concentrano su singoli casi (Schwarz 1970, Holland 1980, Rivoir 1981, Geary 1991, Landau 1994, Peers 1995, Triulzi 1995, Jenkins 1996, Garimoldi 1999, Edwards 2001, Bottomore 2002, Convents 2006, Osgnach 2013). L’Italia non sfugge a questa tendenza, pur essendo ormai assodato che tra i primi fotografi italiani si possano annoverare proprio dei missionari (Gilardi 1976). Probabilmente tale ritardo è dovuto, soprattutto quando si adotta il punto di vista degli studi antropologici, a una generale diffidenza verso gli oggetti di analisi (che si teme siano inficiati di retorica religiosa e colonialista). Allo stesso tempo è limitata l’attenzione conservativa da parte degli Istituti missionari stessi, per mancanza di risorse economiche più che di interesse, e non esistono progetti comuni che prevedano un confronto incrociato tra la produzione di tutti gli Istituti. Non senza dimenticare, infine, che raramente i missionari apponevano il proprio nome sulle fotografie, secondo la regola di umiltà prevista dal proprio voto.
La letteratura di settore fatica, dunque, a mettere in ordine un corpus di immagini (fisse e in movimento) numericamente cospicuo e di indubbio valore storico e antropologico.
Il presente intervento intende offrire, pur con i limiti sopra spiegati, una panoramica della fotografia missionaria prodotta da alcuni Istituti italiani nei primi tre decenni del Novecento.
L’intento è quello di mettere in luce soggetti, stili, finalità e suggestioni (per esempio la fotografia antropometrica e quella criminale) operanti nella fotografia missionaria e di meglio delineare il volto del fotografo missionario
Monitoraggio rappresentazione della figura femminile, del pluralismo di temi, soggetti e linguaggi e del contributo alla creazione di coesione sociale nella programmazione Rai 2021
Svolto per il 2020 da un raggruppamento temporaneo di impresa costituito da ISIMM Ricerche (sede di afferenza dei due coautori), InfoJuice e IZI, il monitoraggio costituisce il risultato dell’applicazione, per la prima volta, di una metodologia di analisi in precedenza affinata per valutare la rappresentazione della figura femminile nella programmazione RAI anche ai temi del pluralismo di temi soggetti e linguaggi della programmazione e alla capacità di promozione della coesione sociale.
Mette in evidenza come, In un mondo non più monopolistico, la marca che contraddistingue RAI consiste nella capacità di produrre inclusione e promuovere coesione sociale attraverso la programmazione.
I risultati presentati nel rapporto sono frutto dell'analisi di 1603 trasmissioni, rappresentative di tutta la prima serata delle tre reti generaliste del Servizio pubblico e di una selezione rappresentativa della restante programmazione.
Condotto con una modalità di analisi quanti-qualitativa articolata su due livelli, il monitoraggio di questo campione ha generato migliaia di schede: una per ogni programma e una per ogni persona o personaggio presente nel programma, comprensive di indicazioni sul tema trattato e sulla posizione di maggiore o minore centralità rispetto alla trasmission
Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis
The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation
counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings
are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that
only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into
account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
Emozioni televisive prima e dopo il digitale
Enrico Menduni ha scritto i paragrafi "Una paleo-tv dalle controllate emozioni","Videoregistratore e flusso televisivo" e "L’avvento del digitale"; Elisa Giomi ha scritto "Emozioni digitali/effetti speciali e mmorpg" ed "Emozioni digitali/l’infinita abbondanza televisiva". I due
autori hanno discusso insieme e condiviso l’impostazione del saggio
Variations on the Author
“Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship
Appropriate Similarity Measures for Author Cocitation Analysis
We provide a number of new insights into the methodological discussion about author cocitation analysis. We first argue that the use of the Pearson correlation for measuring the similarity between authors’ cocitation profiles is not very satisfactory. We then discuss what kind of similarity measures may be used as an alternative to the Pearson correlation. We consider three similarity measures in particular. One is the well-known cosine. The other two similarity measures have not been used before in the bibliometric literature. Finally, we show by means of an example that our findings have a high practical relevance.information science;Pearson correlation;cosine;similarity measure;author cocitation analysis
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