30,788 research outputs found

    'MA' und 'MA-AI' als Chronotopoi

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    Die Aufgabe, das Wesen von Raum und Zeit zu definieren, beschäftigt Denker aller Kulturen seit mehreren tausend Jahren. Jede Betrachtungsweise, sei sie ontologisch, metaphysisch, ästhetisch, politisch, kosmologisch, naturwissenschaftlich oder sonstwie geartet, brachte dabei Antworten hervor, um deren Richtigkeit und Allgemeingültigkeit sich trefflich streiten läßt. Der folgende Text ist ein Versuch, die japanischen Raumzeitbegriffe ‘MA(’ 間) und ‘MA-AI(’ 間合い) aus dem Blickwinkel der Erzähltheorie zu fassen, sie als Chronotopoi zu lesen und so eine Annäherung an die ihnen zugrundeliegenden Vorstellungen zu erreichen. 空間と時間の基本的な性質を定義するタスクは、数千年の間、すべての文化の思想家をとりこにしてきた。 存在論的、形而上学的、美的、政治的、宇宙論的、科学的、またはその他の物事を見るあらゆる方法が答え を生み出している、その正しさや一般的な妥当性についての議論は引き続きなされている。 本論文は、「間合い」という用語の背後にあるいくつかの空間と時間に関しての考えを説明する試みです。departmental bulletin pape

    Della Marra e De Gattis. Poteri e conflitti a Barletta nel secolo XIII

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    Il casato dei Della Marra di Barletta è considerato tra quelli protagonisti della storia del Mezzogiorno d’Italia in età medievale e moderna. Originari di Ravello, famiglia di cambiavalute e banchieri, il ramo barlettano si strutturò alla fine del secolo XII dalla discendenza di Giovanni di Giozzo. Emancipatisi grazie al rapporto di fidelitas di alcuni loro esponenti con Federico II e i sovrani angioini, ‘tecnocrati’ – come li definì Norbert Kamp – i Della Marra di Barletta completarono il loro percorso di anoblissement alla fine del secolo XIII. Baroni del Regno, imparentati con alcune tra le più potenti famiglie feudali del Mezzogiorno, lasciarono tracce del loro passaggio non solo a Barletta, ma anche nel resto della Puglia e a Napoli. Negli Atti del convegno svoltosi a Palazzo Della Marra a Barletta, qui raccolti, studiosi e ricercatori passano al setaccio sin dalle origini la vicenda del casato barlettano attraverso l’indagine sulla sua presenza in città e non solo, rispondendo ad una provocazione: può la storia di una famiglia essere considerata rappresentativa di quella di una intera città

    Valutare la valutazione. Adempimenti, ambiguità e apprendimenti nella PA italian

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    Nelle democrazie liberali occidentali, la valutazione dei programmi e delle performance organizzative permette di avanzare critiche costruttive sull’operato delle istituzioni, sia nell’esecutivo che nel legislativo. Pur con ritardo rispetto ai paesi democratici più avanzati, in Italia la valutazione è stata istituzionalizzata nella pubblica amministrazione, ma non ancora in Parlamento. Nel dibattito odierno si condanna, però, l’eccesso di valutazione, si punta il dito contro obblighi e adempimenti meramente formali, algoritmi subdolamente orientati a consolidare bilanci e risorse, indicatori tecnicamente incapaci di misurare effetti incommensurabili e cambiamenti «emergenti» per amministratori, dirigenti e cittadini. Questo volume fornisce un quadro sulla cultura e la politica della valutazione nel sistema amministrativo italiano, evidenziandone le ambiguità, ma anche i possibili percorsi di apprendimento, a partire dall’analisi dell’esperienza di gestione delle politiche pubbliche nell’esercizio democratico della responsabilità amministrativa

    Peter Beard: la vita come un'0pera d'arte

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    Nell'articolo si ripercorre la vicenda artistica dell'americano Peter Beard, fotografo di moda ma anche grande difensore, attraverso il proprio lavoro, dell'ambiente africano, amico di Karen Blixen e di Francis Baco

    Universalità e federalismo penale. Riflessioni su "Universality of Punishment", a cura di Antonio Incampo e Wojciech Żełaniec

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    Il diritto è ormai sovranazionale nel suo intento e significato, ma non nella sua attuazione. I diritti sono universali; i sistemi penali, invece, no. Il presente contributo intende riflettere sul significato della pena a partire dal volume "Universality of Punishment", a cura di Antonio Incampo e Wojciech Żełaniec. Incoerenze politiche, normative e concettuali sono comunque in grado di dispiegare il senso universale delle pena quando è costruita intorno al bene intangibile della persona

    Fotografia e arti visive

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    Il volume propone un confronto aperto tra la fotografia e le diverse modalità espressive che hanno caratterizzato le arti viisve nel Novecento, coinvolgendo le prospettive dell'oggetto, del corpo, dell'ambiente e del concetto, senza limitarsi al semplice rapporto con la pittura. Vengono così discusse alcune questioni fondamentali per la cultura fotografica contemporanea, affrontando aspetti specifici delle arti visive, ma anche originali occasioni di intreccio con la letteratura, il cinema e la medialità in genere, con particolare attenzione alla nuova frontiera digitale

    Universalità e federalismo penale. Riflessioni su "Universality of Punishment", a cura di Antonio Incampo e Wojciech Żełaniec

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    Il diritto è ormai sovranazionale nel suo intento e significato, ma non nella sua attuazione. I diritti sono universali; i sistemi penali, invece, no. Il presente contributo intende riflettere sul significato della pena a partire dal volume "Universality of Punishment", a cura di Antonio Incampo e Wojciech Żełaniec. Incoerenze politiche, normative e concettuali sono comunque in grado di dispiegare il senso universale delle pena quando è costruita intorno al bene intangibile della persona

    Rhinocerotidae (Mammalia, Perissodactyla) from the chrono-stratigraphically constrained Pleistocene deposits of the urban area of Rome (Central Italy)

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    In the present paper we provide a revision of the Pleistocene Rhinocerotidae remains collected so far in the sedimentary deposits of the urban area of Rome. Five Pleistocene species have been identified: Stephanorhinus etruscus (Falconer), Stephanorhinus hundsheimensis (Toula), Stephanorhinus hemitoechus (Falconer), Stephanorhinus kirchbergensis (Jäger), and Coelodonta antiquitatis (Blumenbach). By establishing correlations of the sedimentary sections hosting the fossil remains with the geochronolog- ically-constrained, astronomically-forced aggradational successions of the Paleo-Tiber River, we frame the fossil remains within a detailed chronostratigraphic scheme with no equivalent in the previous literature. This approach leads to new considerations on the occurrences and paleobiogeography of the recovered species. Based on the studied material, the last occurrence of S. etruscus in Italy is here referred to a timespan between 0.86 and 0.82 Ma, thus suggesting a long persistence of this species. Recalibration of the considered deposits enabled us to refer the first evidence of S. hundsheimensis in Italy to approximately 0.8 Ma (Ponte Milvio gravels and sands; urban area of Rome). In the Roman area, specimens referred to S. hundsheimensis are coeval with relatively smaller and slender remains of an undefined rhinoceros species. S. hemitoechus is recorded in fossiliferous deposits earlier than 0.4 Ma and its persistence in the studied area is reported at least until 0.19 Ma. S. kirchbergensis occurs for the first time in Italy at ca. 0.56-0.5 Ma (Tor di Quinto deposit; urban area of Rome) and persists in the considered area until 0.37-0.29 Ma. C. antiquitatis is here reported for the first time within the Roman area, so adding a new record of this species in Italy. Unfortunately, the exact locality in which the specimens were collected is unknown, preventing from precise chronostratigraphic assessment

    Variations on the Author

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    “Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship
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