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Les objets en tant que médiateurs de la communication chez les enfants atteints de troubles du spectre autistique.
Ces dernières années, la perspective socio-matérielle a alimenté un important débat
interdisciplinaire concernant le rôle du monde physique (c.-à-d. les objets) dans le développement
psychologique humain. Plusieurs études dans le domaine de la psychologie du développement ont
montré des résultats positifs dans l'explication de la relation entre le sujet et le contexte social par
une approche socio-matérielle, en particulier au début du développement. L'importance des objets a
également été reconnue chez les enfants atteints de troubles du spectre autistique (TSA), montrant
que ces enfants sont caractérisés par des altérations de l'utilisation des objets dès le début du
développement. Certaines études ont souligné que les objets pouvaient faciliter les interactions entre
les enfants atteints de TSA et leurs pairs. Cependant, le rôle des objets n'a pas été suffisamment
étudié dans les interactions entre les enfants atteints de TSA et les adultes. L'objectif principal de la
présente étude était d'examiner chez les enfants atteints de TSA la fonction communicative que les
activités avec des objets jouent dans les interactions avec les adultes, en mettant en évidence le rôle
médiateur des objets dans ces interactions. Plus généralement, cette étude vise également à
souligner la pertinence d'adopter une perspective socio-matérielle pour mettre en évidence certains
aspects négligés de l'activité psychologique des enfants atteints de TSA. Pour vérifier cette
hypothèse, nous avons mené une étude exploratoire approfondie, en recueillant des données auprès
d'un échantillon d'enfants de trois ans (N = 18 ; F = 3) et de quatre ans (N = 26 ; F = 3) atteints de
TSA. Les enfants ont été observés en situation de jeu libre avec un adulte. Ils étaient libres de
choisir un objet parmi un ensemble prédéfini. Par le biais de données quantitatives, nous avons
décrit les caractéristiques générales de la manipulation d'objets ; par le biais de données qualitatives,
nous avons cherché à saisir et à décrire, dans des séquences microgénétiques, certaines
caractéristiques des activités des enfants, définies comme socio-matérielles. L'analyse des activités
socio-matérielles a suggéré le rôle des objets comme médiateur des interactions entre les enfants
atteints de TSA et les adultes
Socio-materialità degli oggetti e funzioni sociali: uno studio con bambini autistici di età prescolare
Introduzione
La letteratura sull’autismo riferisce un interesse tra l’utilizzo dell’oggetto e le manifestazioni delle funzioni sociali pre-operatorie, come il pointing (Camaioni et al, 2003), l’imitazione (Custance et al., 2014) e l’attenzione all’altro (Bruckner & Yoder, 2007).Alcuni studi hanno evidenziato difficoltà nell’imitare l’uso non convenzionale degli oggetti (Stone et al., 1997), mentre altri riportano chei bambini autistici in età prescolare presentano maggiore facilità nell’imitare l’uso convenzionale dell’oggetto (Bruckner & Yoder, 2007). Inoltre, attività relative all’oggetto favorirebbero: una maggiore attenzione congiunta con adulti o pari (Korkiakangas et al., 2013); l’imitazione motoria (Ingersoll & Gergans, 2007); la comunicazione intenzionale con un partner sociale (Taylor et al. 2007). Infatti, l’oggetto diviene mediatore per l’attenzione e per l’interazione con partner sociali (Phillips et al.,1995).
Gli obiettivi del presente studio sono stati: a) individuare se l’“azione/interazione attraverso l’oggetto” (“funzioni materiali degli oggetti”) favorisse, in bambini autistici (DSA),la manifestazione di“funzioni sociali”: dichiarativa (pointing); imitativa; di attenzione al richiedente (l’adulto osservatore); b) identificare una sequenza di azioni che facilitasse l’emergere delle funzioni sociali.
Metodo
Lo strumento utilizzato è una scheda di osservazione ad hoc, con 9 aree che indagano le caratteristiche e le funzioni socio-materialidegli oggetti.
Abbiamo suddiviso i soggetti (di età prescolare, DSA e con competenze nel linguaggio verbale) in:
-gruppo1: 18 bambini che, a seguito di precedenti osservazioni, avevano agito ed interagito attraverso l’oggetto (perché manipolato, osservato, compreso nell’uso e qualche volta denominato);
- gruppo2: 25 bambini, che, a seguito di precedenti osservazioni, non avevano agito ed interagito con e sull’oggetto.
Ogni osservazione ha avuto una durata media di 26 minuti ed è stata trascritta su un protocollo costruito ad hoc.
I bambini sono stati osservati in interazione con un oggetto, un gioco a loro scelta tra quelli di movimento, di costruzione, sensoriali, simbolici.
Risultati
I bambini del gruppo 1 hanno presentato maggiori funzioni sociali di quelli del gruppo 2: pointing (60%); imitazione (90%); attenzione al richiedente (60%).
Attraverso un’analisi fattoriale, è stata identificato, ma solo per il gruppo 1, una componente (>.5) relativa ad una sequenza fissa di azioni: 1) prendere l’oggetto in maniera spontanea; 2) indicarlo, manipolarlo ed esplorarlo; 3) attraverso l’oggetto, cercare il contatto oculare con l’adulto; 4) utilizzare l’oggetto assieme all’adulto in maniera convenzionale.
Conclusioni
I nostri dati hanno evidenziato risultati nettamente migliori nelle funzioni sociali per i bambini autistici che avevano sperimentato le funzioni materiali degli oggetti
Social functions in ASD children and interaction with/through object: a brief report
The aim is to analyse the social functions of
pointing, of imitation and of joint
attention in
presence of the object for the autistic children.
We have built an
ad
-hoc observation check
-
list and we have conducted 43 observations with
verbal ASD
-affected children aged between 2 years and 6 years.
The
results
show that a better use of the object is correlated to the manifestation of social
functions analysed
Il ruolo degli oggetti per il bambino autistico analizzato in prospettiva socio materiale.
Introduzione:
Il nostro contributo si articola intorno a due prospettive teoriche:
• gli studi di Piaget (1928, 1952, 1954), secondo cui i bambini affetti da autismo raggiungono le competenze di concettualizzazione degli oggetti nella quinta fase dello sviluppo senso-motorio, e alcuni studi successivi, che hanno evidenziato come si possano considerare, come indice predittivo, il numero e il tipo di azioni diverse prodotte dai bambini affetti da autismo durante un'attività ricreativa. Queste azioni possono non sempre seguire le stesse fasi dello sviluppo tipico (McDuffie, 2015);
• gli studi che riguardano la canonicità dell’oggetto, secondo cui le funzioni canoniche sono acquisite come un fenomeno normativo durante le interazioni sociali, anche se la comprensione cognitiva di tale status è un prerequisito. Inoltre, vi è la prova che le funzioni canoniche vengano acquisite durante le interazioni bambino-adulto (Leontiev, 1981; Costall, 1997; Moro, 2011, 2014; Rodríguez & Moro, 1998; Sinha & Rodríguez, 2008).
Obiettivo:
questo studio si è concentrato sulla manipolazione degli oggetti da parte di bambini con sospetto disordine dello spettro di autismo con l'obiettivo di mostrare come gli oggetti possano essere considerati alla stregua di agenti attivi dello scambio interpersonale tra adulto e soggetto autistico. Questo obiettivo si fonda sul alcuni presupposti della cognizione situata ed in particlare della prospettiva sociomateriale
Partecipanti:
Tre bambini con sospetto disturbo dello spettro autistico (di età compresa tra 20 e 24 mesi).
Metodo
partendo dall'approccio classico di Piaget allo stadio senso-motorio, lo studio si è concentrato su di un'interpretazione socio-materiale, assumendo che alcuni modelli di interazione che coinvolgono la manipolazione degli oggetti possano creare uno spazio che supporta la relazione adulto-bambino. Attraverso osservazioni videoregistrate di segni verbali e non verbali, durante una sessione di gioco libero (organizzato), ogni bambino ha manipolato, in presenza di un adulto, sette piccoli blocchi di plastica colorata. Le osservazioni sono state trascritte con una checklist ad hoc composta da 14 items, compreso il contatto visivo e la costruzione della torre dei blocchetti del giocattolo (ispirata alla sezione B dello strumento “CHAT procedure”).
Risultati:
Le osservazioni hanno evidenziato quanto segue: 1) il gioco sensoriale e realistico è stato osservato in tutti e tre i bambini; 2) ci sono state alcune interessanti indicazioni che gli oggetti fungono da mediatori concreti nello spazio intersoggettivo tra adulto e bambino; 3) alcuni aspetti dell’attenzione dei bambini sono stati visibilmente mediati dall'oggetto.
Discussione e conclusioni:
i tre bambini hanno esibito una sequenza particolare delle azioni. In primo luogo, hanno manipolato i blocchi attraverso la sperimentazione attiva; in secondo luogo, è stata osservata una pausa durante la quale i bambini hanno esaminato i blocchi per determinare il modo migliore per continuare l'interazione; e, infine, i bambini hanno monitorato l'attenzione degli adulti tramite contatto visivo o attraverso la manipolazione dei blocchi. Quest’ultima azione indica, secondo noi, che l'oggetto diviene un mediatore di reciproca attenzione tra adulto e bambino ed è stata, perciò, denominata "attenzione mediata dall'oggetto"
Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis
The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation
counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings
are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that
only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into
account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
Variations on the Author
“Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship
Appropriate Similarity Measures for Author Cocitation Analysis
We provide a number of new insights into the methodological discussion about author cocitation analysis. We first argue that the use of the Pearson correlation for measuring the similarity between authors’ cocitation profiles is not very satisfactory. We then discuss what kind of similarity measures may be used as an alternative to the Pearson correlation. We consider three similarity measures in particular. One is the well-known cosine. The other two similarity measures have not been used before in the bibliometric literature. Finally, we show by means of an example that our findings have a high practical relevance.information science;Pearson correlation;cosine;similarity measure;author cocitation analysis
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