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    Regole per l'abitare sostenibile

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    Il presente contributo intende proporre una riflessione a sostegno di una rinnovata centralità per il ruolo che lo strumento del Regolamento Edilizio (RE) può assumere nell’agevolare interventi orientati al conseguimento di obiettivi di qualità diffusa per il patrimonio edilizio non solo rispetto al singolo edificio, ma nell’ambiente urbano nel suo complesso. Si ritiene, infatti, che tale strumento collocandosi, nella geografia del quadro pianificatorio, come elemento nodale tra le previsioni del piano e la pratica degli interventi e quale espressione dell’autonomia normativa delle amministrazioni locali, goda di una vocazione intrinsecamente strategica non solo per il presidio dei fattori di sintassi dell’edificato, ma anche per esplicare le molteplici dimensioni del contesto di riferimento – quella ambientale, quella geomorfologica, quella storico-culturale, quella climatica, quella sociale etc. – nelle quali si articolano i requisiti della qualità. Il Regolamento Edilizio, a partire dalla fine degli anni novanta, in occasione delle riforme messe in atto dalle leggi regionali di seconda generazione e dalle emergenti istanze per il contenimento degli impatti ambientali delle trasformazioni, è stato oggetto di una generale revisione variamente orientata ad uniformarne il linguaggio, a dare rilievo a principi di sostenibilità, a favorire regole prestazionali etc. Non solo. Alcuni dei provvedimenti analizzati avanzano una riformulazione del nome proprio dello strumento: da ‘regolamento edilizio’ a ‘prontuario’, ‘regolamento sostenibile’ etc. Un cambiamento lessicale che si intende cogliere per tentare, seppure in maniera essenziale, di dare una risposta in merito all’adeguatezza dei ‘nuovi’ strumenti, delle loro capacità di accogliere le molteplici dimensioni dei contesti e le istanze della qualità, in una visione di sostenibilità per l’abitare contemporaneo

    Conflitti d’uso del territorio e sviluppo locale. La pianificazione di area vasta e lo sfruttamento delle risorse energetiche in alcune aree vulnerabili del Sud Italia

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    Il contributo affronta il tema dei conflitti d’uso del territorio tra opportunità e vantaggi dello sfruttamento di risorse energetiche endogene e salvaguardia degli ecosistemi naturali e antropici – anche in funzione di una sempre maggiore consapevolezza delle opportunità che questi ultimi offrono in termini di profitto economico e sviluppo “durevole” –, secondo due profili prioritari: l’ampiezza e la rilevanza dei conflitti, degli impatti e dei rischi correlati ai processi di sfruttamento delle risorse petrolifere e di produzione delle energie rinnovabili; la capacità del sistema decisionale collettivo e della pianificazione territoriale di innescare e sostenere percorsi di sviluppo “autonomi” maggiormente compatibili e sostenibili. Sono affrontati in particolare il caso dei conflitti indotti dalla crescente diffusione dei generatori di energia eolica off-shore (a causa delle criticità nel governo dei relativi impatti territoriali sulle aree di costa), e il caso degli impatti generati da attività di estrazione petrolifera in ampi territori di aree interne “sensibili”, con effetti estesi anche ad aree costiere dovuti alla filiera produttiva del petrolio. I territori oggetto di indagine sono le aree interne della Basilicata, in Provincia di Potenza, dove è presente il bacino estrattivo del Centro Oli di Viggiano, dalle quali si origina un ciclo produttivo che arriva ad interessare le aree costiere dalla Puglia, in particolare della Provincia di Taranto. Sono inoltre considerate le aree costiere della Puglia per quanto riguarda la proposta di installazione off-shore di aerogeneratori di energia eolica. La riflessione sulla pianificazione spaziale, territoriale e marittima, deriva dal ruolo che essa può rivestire nell’orientare una strategia di “resilienza” per tali territori, interni e di costa, a partire dalla considerazione dei diversi fattori di rischio (ambientale, eco nomico e sociale) rappresentati dall’hard economy del petrolio o associati alla produzione delle pur più sostenibili energie da fonti rinnovabili, come è l’eolico.The paper focuses on the competitive land uses generated, on one side, by the advantages related to the exploitation of endogenous energy resources, and, on the other side, by the aim of protection of natural and anthropic ecosystems – dealing with the increasing awareness of the opportunities it offers in terms of economic profit and “long lasting development” - according to two points of view: - the wide range of conflicts, impacts and risks related to both oil and renewable energy production processes; - the capacity of the public decision-making system and of the spatial planning to trigger “autonomous” and sustainable development paths. In particular, the paper focuses on the conflicts caused by the growing spread of offshore wind power plants (because of the hard management of their impacts on coastal land zones) and on the impacts of oil exploitation activities on the wide “inland” and “fragile” areas (where oil production process starts) considering its effects on coastal areas (where oil is delivered and refined). The areas under investigation are the inland areas of Basilicata included in the extraction basin of the “Viggiano Oli” Center, in the Province of Potenza, from which originates an oil production cycle that reaches the coastal areas of Puglia (in particular that of the Province of Taranto). In addition, the coastal areas of Puglia will be considered as regards to the impacts of the offshore wind farms. Some final considerations concern the role of the land use and maritime spatial planning in steering a “resilience” strategy for the areas involved in energy supply activities, considering the analysis of the “multidimensional” risks (environmental, economic and social) triggered by the hard economy of oil, or by the exploitation of renewable energy resources, such as the wind power

    Territorial opportunities for urban requalification practices

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    I processi di urbanizzazione degli ultimi trenta anni esprimono un quadro profondamente mutato rispetto agli ordini funzionali e morfologici dei periodi precedenti. Gli studi sistemici di alcune ricerche sul territorio italiano (si pensi alla ricerca It. Urb 80 sullo stato dell’urbanizzazione in Italia degli anni ottanta, coordinata da Giovanni Astengo e Camillo Nucci tra il 1987 e il 1990, alla ricerca Itaten promossa dal Ministero dei Lavori Pubblici negli anni novanta e, più recentemente, alla ricerca PRIN Postmetropoli - Territori post-metropolitani come forme urbane emergenti) e il contributo monografico di alcuni autori (per l’Italia, ad esempio, quello di F. Indovina, B. Secchi, G. Dematteis, A. Bonomi e A. Abruzzese) hanno mostrato non solo le tendenze e le dinamiche della produzione urbana contemporanea ma anche alcuni fattori di consolidamento che, almeno nelle parti di più recente formazione, esprimono indiscutibili esigenze di (ri)significazione e (ri)qualificazione (Santangelo, mimeo, 2016). Le più recenti manifestazioni insediative, dilatate ben oltre i limiti della “città compatta”, verso aree indefinibilmente vaste, in una incessante mescolanza di elementi artificiali e naturali (o rurali, o agricoli), inducono ad ammettere, per il progetto della città, l’assunzione di una prospettiva territoriale e, dunque, il condizionamento di “dominanti” diverse da quelle che hanno nutrito l’ideale urbano nella città moderna. La relazione “di tipo urbano” tra città e territorio non è nuova e alcune forme di “civismo” proiettate nel contesto allargato del territorio hanno notoriamente ispirato, ad esempio, l’utopismo antiurbano di fine ottocento, le teorie della Garden City e sono riscontrabili nelle esperienze europee e nord americane riconducibili al New Urbanism e al Regional planning. Tuttavia, la riflessione che si intende proporre è quella di ampliare ed articolare il quadro dei fattori implicabili nella produzione di nuove forme di urbanità, tenendo conto del contributo di rinnovate relazioni con l’“esteriorità” di ambienti ad elevata complessità e l’ “alterità” dei molteplici attori che interagiscono nella scena. Gli approfondimenti che seguiranno, anche attraverso il racconto di alcune esperienze, puntano, in particolare, ad offrire una disamina del ‘potenziale urbano’ offerto dalla componente ecologico – paesaggistica, da quella energetica e infine, dal contributo, in chiave ‘ricompositiva’, delle relazioni che, alle diverse scale istituzionali, sono coinvolte dalla ‘dimensione dispiegata’ della città. In questo senso il territorio - e il sistema di valori e risorse che gli sono propri - è designato ad assumere una vocazione ricompositiva ed offre stimoli diversi per l’esercizio di rinnovate competenze progettuali, in un’ottica di efficacia per esiti di lunga durata

    Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis

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    The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed

    Riqualificazione delle aree urbane del Porto do Capim e Vila Nasau, una proposta multidisciplinare

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    L'articolo restituisce gli esiti del Workshop «Riqualificazione delle aree urbane del Porto do Capim e di Vila Nassau», che si è tenuto presso la Facoltà di Architettura dell'Università La Sapienza di Roma, sulle questioni emergenti e rilevanti che riguardano lo sviluppo sostenibile degli insediamenti umani. Comprendere le ragioni della comunità del Porto do Capim significa accogliere una prospettiva che mette in discussione il ruolo, gli strumenti, le tecniche, i valori delle discipline del progetto. Si tratta di una prospettiva dirompente nel dibattito internazionale che parte dalla rinnovata consapevolezza del ruolo che il progetto urbano può assumere nel fronteggiare la contrazione delle risorse pubbliche, la non reversibilità dei processi di consumo delle risorse ambientali, gli effetti socialmente insostenibili di alcune pratiche di riqualificazione urbana. In presenza dei vincoli (finanziari, ambientali, climatici e sociali) in cui opera il progetto, a corposi interventi unitari di riqualificazione, appare utile preferire un approccio che punti ad innescare “micro-cambiamenti” capaci, nel tempo, di confluire in ambiziosi disegni di rigenerazione, considerando l’opportunità di processi di trasformazione adattabili ed incrementali, che integrino la grande e la piccola dimensione, promuovendo il coinvolgimento dei cittadini. L’impegno assunto dall’UFPB di preservare la stanzialità della comunità ripariale al di fuori delle zone di rischio ambientale, comporta un’attenta valutazione di aspetti urbanistici, storico-patrimoniali, sociali, ambientali, ma, prima di tutto, riguarda «il diritto alla città» (Lefebvre, 1970). Un diritto che, come noto, non si esplica solamente nella libertà di fruire la città, ma anche di partecipare attivamente alla realizzazione concreta degli spazi dell’abitare. Da questo punto di vista il ruolo degli architetti, degli urbanisti e dei tecnici diventa, da un lato, quello di garantire la “conservazione” del valore sociale, patrimoniale, ambientale delle comunità minacciate da logiche “gentrificatrici” e, dall’altro, di garantire le condizioni di salubrità, comfort e “qualità” dell’ambiente insediativo

    Variations on the Author

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    “Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship

    Appropriate Similarity Measures for Author Cocitation Analysis

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    We provide a number of new insights into the methodological discussion about author cocitation analysis. We first argue that the use of the Pearson correlation for measuring the similarity between authors’ cocitation profiles is not very satisfactory. We then discuss what kind of similarity measures may be used as an alternative to the Pearson correlation. We consider three similarity measures in particular. One is the well-known cosine. The other two similarity measures have not been used before in the bibliometric literature. Finally, we show by means of an example that our findings have a high practical relevance.information science;Pearson correlation;cosine;similarity measure;author cocitation analysis

    Dispelling the Myths Behind First-author Citation Counts

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    We conducted a full-scale evaluative citation analysis study of scholars in the XML research field to explore just how different from each other author rankings resulting from different citation counting methods actually are, and to demonstrate the capability of emerging data and tools on the Web in supporting more realistic citation counting methods. Our results contest some common arguments for the continued use of first-author citation counts in the evaluation of scholars, such as high correlations between author rankings by first-author citation counts and other citation counting methods, and high costs of using more realistic citation counting methods that are not well-supported by the ISI databases. It is argued that increasingly available digital full text research papers make it possible for citation analysis studies to go beyond what the ISI databases have directly supported and to employ more sophisticated methods

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