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La Comunità Motion Bank: La Body Knowledge nella Danza e nella Coreografia
Adottando il punto di vista “panoramico” dell’evoluzionismo, assumendo che il performer è la metafora per eccellenza dell’essere umano, il progetto di ricerca - dal titolo “La Comunità Motion Bank. La Body Knowledge nella Danza e nella Coreografia” - si è posto l’obiettivo di esaminare e spiegare la Body Knowledge che il performer contemporaneo esperisce attraverso le forme d’arte della danza e della coreografia.
Un’indagine pragmatica, portata avanti sul campo, grazie al supporto e all’attività della Comunità Motion Bank, in un dialogo creativo con i performers, i coreografi, gli artisti e gli scienziati coinvolti in questo progetto.
Attraverso un approccio metodologico interdisciplinare, e un lavoro di due anni svolto sul campo, lo scopo di tale ricerca è stato quello di analizzare la comunicazione che si realizza a teatro per mezzo della relazione performer-performer durante la performance dal vivo.La scelta di conseguire un’indagine pragmatica riflette il nodo cruciale che interessa la questione metodologica inerente agli studi teatrali, ossia quello costituito da teoria e pratica. Proprio in relazione a tale questione, ho voluto contestualizzare tale ricerca all’interno di una realtà performativa unica nel suo genere: Motion Bank, l’ultimo progetto interdisciplinare del coreografo William Forsythe, che dal 2010 al 2013 ha provveduto a creare uno spazio d’indagine nella pratica coreutica.
Grazie all’utilizzo di nuove tecnologie, e soprattutto grazie all’interdisciplinarità della sua realizzazione, Motion Bank sta fornendo preziosissimi dati che arricchiranno in maniera determinate i termini del sapere teorico-pratico inerenti all’azione performativa dell’essere umano.
Il progetto di ricerca, dunque, si è basato sull’utilizzo di studi e metodologie d’analisi, materiale documentaristico e interviste. Per quello che riguarda il lavoro sul campo, mi sono trasferita a Frankfurt am Main nel febbraio 2012 per seguire lo sviluppo dei digital scores e degli eventi teorico-pratici del progetto Motion Bank presso il Frankfurt Lab. Questi eventi sono stati: i Motion Bank Workshops; le Guest Performances; e i Dance Engaging Science Interdisciplinary Research Workshops.
Il filo rosso che lega la spiegazione del complesso oggetto di studio è il concetto di Score.
L’argomento centrale dell’indagine Motion Bank è lo Score. Come i crittografi cercano di decifrare un codice ignoto, così gli artisti e gli scienziati coinvolti in Motion Bank si sforzano di penetrare il codice usato dall’essere umano per rappresentare metaforicamente attraverso l’arte il mondo esterno. Che cos’è lo Score? Un concetto, una tecnica, uno strumento digitale? Forse è ognuna di queste cose. Lo Score è un algoritmo necessario per leggere la danza dell’essere umano, acquisire informazioni e trasferire queste informazioni per procedere e far evolvere la conoscenza contenuta nella pratica coreutica. Lo Score è: una tecnica coreografica; un linguaggio di movimento; un sistema di scrittura che genera a sua volta una nuova modalità di lettura; la transcodificazione del linguaggio che sorge dal movimento umano nella digitalizzazione di strumenti creati ad hoc per visualizzare la body knowledge del performer; l’incarnazione dell’evoluzione dell’uomo in una bellissima astrazione meta-rappresentativa. Lo score è un cristallo: metafora del dinamismo formante insito nel movimento espressivo. Lo score è il medium nel quale si edifica la tensione strutturante dell’uomo: un sito alternativo per comprendere l’istigazione potenziale del corpo umano e l’organizzazione delle sue azioni residuali.
Il primo score che viene analizzato è quello del corpo del performer. Si mette in luce il cambiamento neurofisiologico che subisce il corpo umano durante la formazione in una tecnica coreutica e successivamente nel training fisico. Questa prima parte della tesi ha il fine di spiegare come lo “score estetico” permetta la negoziazione tra mente e corpo, e come questa negoziazione alla fine si risolva in una geometria dell’esperienza. Viene riproposto il concetto Labaniano del pensare-in-movimento, e riletto come azione-nella-percezione, attraverso l’implicazione dell’approccio enattivo alla percezione inaugurato dal filosofo Alva Noë. Si chiarisce, così, che la percezione e la coscienza percettiva dipendono dalle capacità di azione e di pensiero, che: la percezione non è unicamente un processo del cervello, ma una specie di attività abile del corpo nel suo complesso. In questa parte della ricerca si affrontano i temi inerenti: alla percezione e alla propriocezione del performer; il concetto di focusing, di embodiment, di dis-focus, di balance e off-balance.
Tale contestualizzazione ha il fine di introdurre e presentare lo studio sul contrappunto coreografico.
Con il capitolo dedicato al contrappunto coreografico, si conclude la prima parte della ricerca che propone un’ipotesi circa come sia possibile l’effettiva realizzazione del movimento sincronico tra performer e performer durante la performance dal vivo, e come tale comunicazione sia l’origine e il fondamento dell’evento teatrale.
La seconda parte della ricerca si riferisce allo score come strumento di creazione coreo-grafica. È volta ad esporre il modo in cui i coreografi, coinvolti nel progetto Motion Bank - William Forsythe, Deborah Hay; Jonathan Burrows e Matteo Fargion – considerano lo score, quali sono i principi-che-ritornano nei differenti metodi di realizzazione della coreografia contemporanea, e qual è la relazione tra i differenti oggetti sincronici.
La terza parte invece è inerente ai Digital Scores. Quest’ultima parte della tesi riflette su diverse domande, come: perché i coreografi contemporanei sono interessati a creare danze virtuali se fino a questo momento il loro obiettivo è stato sempre quello di valorizzare una pratica a flusso? Qual è la conoscenza che oggi vogliamo trasmettere attraverso questi nuovi strumenti digitali? È possibile che elementi immateriali - che prima potevano essere unicamente intuiti sinesteticamente in quel flusso sintetico e compatto che è la performance spettacolare - ora possano essere chiaramente visualizzati tramite l’iper-multi-medialità dei nuovi strumenti digitali (Improvisation Technologies; PieceMaker; SYNC/O, Choreographic Digital Scores)? E infine, perché oggi abbiamo bisogno di trasmettere questa conoscenza?
La ricerca si conclude con un excursus documentaristico sulle attività della Comunità Motion Bank esponendo il concetto di coreografia come oggetto di confine secondo l’accezione rintracciata da alcuni studi antropologici e dal leader del progetto Scott deLahunta.
Gran parte delle riflessioni e delle terminologie presenti in questa ricerca derivano dal dialogo diretto con coloro che formano la Comunità Motion Bank.
In particolare questo dialogo si è svolto con: William Forsythe; Scott deLahunta (leader del progetto); i danzatori della The Forsythe Company, Dana Caspersen, Nicole Peisl, Fabrice Mazliah, Riley Watts, Elizabeth Waterhouse; il Prof. Wolf Singer (Direttore del Max Plank Institute for Brain Research a Frankfurt am Main) per ciò che riguarda gli studi e gli approcci neuro-cognitivi che vengono esposti per spiegare il cambiamento neurofisiologico del performer durante l’educazione e il training in una tecnica coreutica; il filosofo Alva Noë; i coreografi ospiti del progetto Deborah Hay, Jonathan Burrows e Matteo Fargion; il performer della The Forsythe Company e programmatore informativo David Kern; il programmatore informatico Martin Streit; e gli artisti digitali del progetto Florian Jenett e Amin Weber, per quel che riguarda l’analisi e la decodifica dei processi di produzione e archiviazione dei Motion Bank Digital Scores.Di conseguenza, per facilitare la comprensione dei concetti, ho ritenuto opportuno presentare alla fine della tesi le interviste conseguite integralmente in lingua originale, un’iconografia e un glossario
Dall’oggetto coreografico ai digital dance score. Le metafore della creatività per studiare l’intelligenza coreografica
È possibile studiare l’intelligenza coreografica attraverso il suo processo di digitalizzazione?
Riconoscendo nella metafora (Lakoff-Johnson, 1980) la chiave per investigare il processo di transcodificazione del pensiero coreografico dal medium fisico a quello digitale, in questo saggio verrà affrontata un’analisi sui processi creativi che hanno condotto alla realizzazione del Motion Bank Digital Dance Score: Using the Sky - An Exploration of Deborah Hay’s solo No Time to Fly. L’obiettivo è proporre un’ipotesi metodologica per capire come, a partire dalle metafore verbali che Deborah Hay ha codificato nella sua pratica per guidare i danzatori nell’esplorazione del pensiero fisico, l’intelligenza coreografica sia migrata da un corpo ad un altro, fino ad essere oggettuata prima oralmente attraverso metafore visive, poi attraverso una forma di coreo-grafia che nello score cartaceo già combina insieme analogicamente due forme di meta-rappresentazione del pensiero; e come infine la tecnologia digitale conduca il designer a creare una mappa concettuale che gli permette di recuperare l’oralità primaria (Ong, 1986) traducendo in forme digitali gli stessi suoni del corpo multicellulare di Deborah Hay.Is it possible to study the choreographic intelligence through its process of digitization?
By assuming the conceptual metaphor (Lakoff-Johnson, 1980) as key to investigate the choreographic thinking process of digitization, this article analyses the creative process of the Motion Bank Digital Dance Score: Using the Sky - An Exploration of Deborah Hay’s solo No Time to Fly. The paper proposes a methodologic hypothesis to understand how the choreographic intelligence migrates from one body to another being objectivated first at oral level by visual metaphors, and then through a type of "choreo-graphy" that in the written score combines analogically two forms of meta-representation of the thought, starting from the verbal metaphors Deborah Hay codified in her practice to drive her dancers in the exploration of the physical thinking. Finally, the article explains how the digital technology leads a designer to create a conceptual map able to recover the “primary orality” (Ong, 1986) translating in digital forms the sounds of Deborah Hay’s multicellular body
La body knowledge in Motion Bank. Il contrappunto coreografico tra sguardo e percezione
Sposando l’ideologia proposta dalla Comunità Motion Bank – ossia adottando un approccio metodologico interdisciplinare che pone in dialogo teoria, pratica, scienza e nuove tecnologie digitali – questo saggio propone una lettura del contrappunto coreografico facendo riferimento al concetto di “focus”. In questo articolo per contrappunto coreografico si intende la realizzazione del movimento sincronico tra due performers durante l’attuazione della performance coreografica dal vivo. A partire dalle testimonianze di alcuni performer-ricercatori-coreografi e collaboratori della Forsythe Company – Dana Caspersen, Nicole Peisl, Fabrice Mazliah, Tilman O’Donnell – l’autrice affronta uno studio sulla body knowledge, anche sulla base dell’approccio enattivo alla percezione proposto dal filosofo Alva NoëFollowing the ideology proposed by the Motion Bank Community – i.e. using an interdisciplinary methodological approach that puts in dialogue theory, practice, science and new digital technologies – this text suggests the reading of the choreographic counterpoint throughout the analysis of the concept of “focus”. In this article, I mean by choreographic counterpoint the synchronous movement between dancers during a live performance. Through the interviews made to some performers-researchers-choreographers and collaborators with The Forsythe Company – Dana Caspersen, Nicole Peils, Fabrice Mazliah and Tillman O’Donnell –, I analyze the body knowledge using the principles of enactive approach at perception proposed by the philosopher Alva Noë.Sur la base de l’idéologie proposée par la Communauté Motion Bank, et en adoptant une approche méthodologique interdisciplinaire, qui fait dialoguer théorie, pratique, science et nouvelles technologies digitales, cette contribution propose une lecture du contrepoint chorégraphique à travers le concept de “focus”. Par contrepoint chorégraphique l’auteure veut se référer à la réalisation du mouvement synchronisé des performeurs pendant la réalisation du spectacle dansé. Grâce aussi aux témoignages de performeurs-chercheurs-chorégraphes et collaborateurs de la Forsythe Company tels que Dana Caspersen, Nicole Peisl, Fabrice Mazliah et Tilman O’Donnell, est présentée ici une étude sur la body knowledge, qui utilise les principesdu philosophe Alva Noë, proposant une approche énactive de la perception
Luci ed ombre sull’uso del digitale nella danza. Dal Festival Più che Danza! una riflessione sulle reti sociali e le app per condividere i processi creativi coreografici
A partire dall’esperienza della quinta edizione del Festival Più Che Danza!, tenutasi a Milano a novembre 2018, il saggio presenta una riflessione sul modo in cui le tecnologie hanno influenzato le nostre capacità relazionali e i nostri sistemi di comunicazione nell’era digitale. L’articolo discute il concetto di ek-stasis, sviluppato dal filosofo Pietro Montani, come presupposto per presentare il principio del “vuoto” quale elemento fondante della dialettica performativa contemporanea.From the experience of the 5th edition of Festival Più Che Danza!, which took place in Milan on November 2018, this essay presents a reflection on how, in the digital era, technologies are influencing our relational skills and systems of communication. The article argues the concept of ek-stasis, developed by the philosopher Pietro Montani, as an assumption to introduce the principle of “emptiness” as founding element of a contemporary performative dialectic
Choreographic bodies. L'esperienza della Motion Bank nel progetto multidisciplinare di Forsythe
Questo libro è il risultato di un’esperienza di ricerca contestualizzata all’interno della pratica coreografica contemporanea e presenta riflessioni inedite, derivanti dal dialogo che l’autrice ha avuto con gli esperti coinvolti nell’iniziativa Motion Bank, l’ultimo sofisticato progetto multidisciplinare del coreografo William Forsythe e della Forsythe Company. Adottando il punto di vista “panoramico” dell’evoluzionismo, l’indagine che viene proposta mira a esaminare e spiegare i choreographic bodies, ossia alcuni aspetti della body knowledge che il performer contemporaneo esperisce attraverso le forme d’arte della danza e della coreografia. Il filo rosso che lega la spiegazione del complesso oggetto di studio è il concetto di score. Lo score è una tecnica, uno strumento digitale, un algoritmo necessario per leggere la danza dell’essere umano, acquisire informazioni e far evolvere la conoscenza contenuta nella pratica coreutica. Il corpo del performer è il primo score a essere analizzato dall’autrice, che mette in luce il cambiamento neurofisiologico del corpo durante la formazione in una tecnica coreutica e poi nel training fisico. La prima parte del libro affronta perciò temi inerenti la percezione e la propriocezione del performer (il focusing; l’embodiment; il dis-focus; il balance e l’off-balance) e si conclude con uno studio sul movimento sincronico tra performer e performer durante una performance coreografica dal vivo basata su sistemi di improvvisazione. La seconda parte illustra i metodi dei coreografi coinvolti nel progetto Motion Bank – Forsythe, Hay, Burrows e Fargion – al fine di illustrare uno studio sui principi-che-ritornano nel confronto fra le differenti poetiche coreografiche. La terza e ultima parte riflette sul processo di digitalizzazione del pensiero coreografico e documenta la creazione dei Motion Bank Digital Scores. Il libro è arricchito dai testi introduttivi di Scott deLahunta e Luciano Mariti
Il processo di digitalizzazione del pensiero coreografico. Analisi e lettura di “Using the Sky – An Exploration of Deborah Hay’s solo No Time to Fly” (Motion Bank Digital Dance Score)
Il saggio intende analizzare la questione che ruota intorno il processo di digitalizzazione del pensiero coreografico riferendosi in particolare all'esperienza della Motion Bank di William Forsythe. Attraverso l'analisi dei processi che hanno condotto allo sviluppo del Motion Bank digital dance score “Using the Sky - An Exploration of Deborah Hay's solo No Time to Fly”, e lo studio dell'"oggetto coreografico" identificato nell'adattamento digitale del solo a cura del graphic designer Amin Weber, l'articolo sostiene la tesi che vi è un enorme raggio d'azione in cui il pensiero coreografico può manifestarsi
Immaginando la danza
Quali sono le necessità che hanno spronato il processo di archiviazione della coreografia contemporanea e quali le problematiche concettuali e tecniche che sono emerse in seguito al suo processo di digitalizzazione? Come si è trasformata nell’era digitale l’esperienza psico-somatica del performer/danzatore e cosa resta di essa nella meta-rappresentazione archiviata e datata per mezzo dello strumento digitale? Nel confronto tra le varie espressioni di danza virtuale come si pone la figura del dance-maker/digital-artist/perfomer? Queste e molte altre sono state le domande che hanno nutrito il volume "Immaginare la danza. Corpi e visioni nell’era digitale", il quale si è posto l’obiettivo di aprire una riflessione sui cambiamenti che interessano l’arte della danza ― e la corporeità sulla quale questa pratica si fonda ― nell’era digitale. Guardando alla pratica coreografica contemporanea, questo saggio introduce i vissuti performativi di coloro che sono stati i testimoni del processo di digitalizzazione del pensiero coreografico
Lo Score: un algoritmo per investigare la Body Knowledge
Both inside and outside theatre, body work is the first and principle aspect of work on the ‘self’. It is the first inescapable step in the path toward the aware action which in theatre is the “action in perception”, i.e. thinking-in-movement. This aware thought involves the whole background of the person. It is an action that arises only when the person is present and at the same time dynamically involved entirely in the environment: it is the perceptual consciousness that integrates the planning of the action with the execution of the same action. “Thinking-in-movement” is a dynamic process that is not possible to be codified: it is a language that asks to be experienced in order to be able to be understood and learned. Therefore, what is the Score? Is it a concept, a method of movement, or a digital tool? Perhaps it is each one of these things. The Score is an indispensable algorithm to read the dance that the human writes in order to obtain information, transfer them and so continue in the evolution of the body knowledge. The Score is the medium in which the human being structured tensions are shaped: i.e., an alternative site to understand the potential instigation of the human body and the organization of his residual actions. In this article I will read the score like a crystal: metaphor of the shaped dynamism innate in the expressive movement. I will explain how this crystal is the necessary channel to make sure the choreographic counterpoint can show up during the live performance. I will explore what this means for the choreographers involved in Motion Bank - William Forsythe, Deborah Hay, Jonathan Burrows and Matteo Fargion - analyzing the somatic connections between their dance-making and the score-creation
La negoziazione tra regia e coreografia nelle opere di videodanza. Uno studio condotto presso l'archivio del Festival Il Coreografo Elettronico
Questo articolo mira a presentare una ricerca condotta presso l'archivio del Festival Internazionale di Videodanza, Il Coreografo Elettronico. Il
contributo si pone l’obiettivo di analizzare la videodanza come forma d’arte indipendente che si struttura sul contrappunto dialettico tra poetica cinematografica e pensiero coreografico. In particolare, l’intervento si concentra su quei lavori pensati e creati come "artefatti choreocinematici", ossia come
frutto di un processo creativo che ha avuto come obiettivo l’impollinazione incrociata tra danza, cinema e arte grafica digitale. Queste opere rappresentano oggetti di studio importanti per comprendere in che modo si è sviluppato nel corso degli anni il linguaggio della videodanza e quali metodologie occorre adottare per analizzarli. L’articolo propone una metodologia per studiare da una prospettiva coreologica la negoziazione tra cinema e danza. L'analisi dei processi creativi si focalizza in particolare sull’interazione tra il coreografo e il regista interrogando l’autorialità plurale. Come casi di studio vengono affrontati i lavori: "Un Trait D’Union" di Angelin Preljocaj (1992); "Alle der Kosmonautan" di Sasha Waltz (1998); e "Here After" di Wim Vadekeybus (2007).This paper aims at presenting a research carried within the archive of Il Coreografo Elettronico, International Videodance Festival founded in Naples in 1990, which ran for 21 editions providing an important platform for sharing and recognizing videodance culture in Italy. The contribution focuses on the analysis of "choreocinematic artifacts" coming from a creative process that is aimed at the cross pollination between dance, cinema, and digital graphic design. Those works represent important subjects to understand how, through the years, videodance language developed and which methodologies we should adopt in order to properly analyze them, making available and readable the tacit knowledge coming from this performative practice. The article proposes a method to study from a choreological perspective the negotiation of cinema and choreography based, in particular, on the plural authoriality, or rather on the relation among director and choreographer in videodance creative process. Cases of study are the works: "Un Trait D’Union" by Angelin Preljocaj (1992); "Alle der Kosmonautan" by Sasha Waltz (1998); and "Here After" by Wim Vadekeybus (2007)
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