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    Vuoto

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    VUOTO: ovvero privo di contenuto; area libera che consente il movimento; impronta, sottrazione di volume. In fisica il v. è strumentale alla conoscenza della struttura della materia. Nel senso comune, radura, area scoperta priva di funzione univocamente definita, vano; volume racchiuso da elementi dotati di corporeità. “Fuor delle costruzioni di muraglie, di chiusi, fortificazioni che non ammettono vuoti, tutti gli altri lavori dell’arte di costruire sono un assieme di parti piene e vuote” (A. C. Quatremère de Quincy). Il v. presuppone sempre una relazione con il pieno e implica la definizione di un limite. In ragione della prevalenza di v. e pieno, di chiuso e aperto, assume qualità di interno o di esterno. Il v. sta all’architettura come il silenzio sta alla musica; in composizione rimanda alla relazione tra figura e sfondo e alla nozione di intervallo. A partire dalla relazione artificio/natura, lo scavo, la radura, l’antro, sono gli archetipi del v. inteso come luogo della proiezione individuale di se, che diviene stanza, custodia dell’uomo privato; nella cultura europea, ambito delle ritualità domestiche. Il progetto contemporaneo riconcettualizza ogni volta queste molteplici connotazioni del v.: inteso come principio di sottrazione, applicato alle densità variabili del costruito, il v. è strumento di conoscenza e di progetto, capace di dare senso anche a condizioni insediative che sfuggono a tipologie codificate; come scavo, impronta, intervallo, il v. rappresenta una frontiera del progetto di architettura (v.) , che ritrova nel paesaggio (v.) il fondamento delle ragioni archetipiche del costruire

    Intrecci di Culture. Marginalità ed egemonia in America latina e Mediterraneo

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    La risposta dell’America Latina ai fenomeni della modernità sembra smentire il rischio delle tendenze omologanti implicite nel processo di globalizzazione. Quei vasti settori socio-culturali che storicamente hanno subito veri e propri tentativi di rimozione o processi di marginalizzazione si inseriscono oggi nel tessuto della modernità proponendo spazi di riflessione critica in cui si avverte la portata politico-culturale delle popolazioni autoctone. Con la prospettiva di chi ha subito storicamente i vincoli imposti dai meccanismi di colonizzazione tra Mediterraneo e America Latina, i saggi raccolti nel volume affrontano da varie angolazioni gli aspetti dell’educazione bilingue e interculturale, del discorso intorno al quale si forgia il concetto di nazione, della ritualità indigena e della poesia improvvisata, smascherando la tendenza dei nuovi immaginari globali a rimuovere i conflitti nell’avvicinarsi alle culture “altre

    Nuovi dati sull'ipogeismo funerario della Sardegna settentrionale: la necropoli di S'Elighe Entosu a Usini (Sassari)

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    Si presenta uno studio-progetto, coordinato da Maria Grazia Melis, finalizzato al raggiungimento dei seguenti obbiettivi: la ricostruzione dei rapporti sito - ambiente naturale e della tipologia insediativa attraverso l’analisi dei caratteri ambientali; la classificazione tipologica degli sviluppi planimetrici e degli elementi architettonici, nel quadro del fenomeno ipogeico sardo; l’individuazione delle diverse fasi costruttive attraverso l’analisi delle tecniche di escavazione delle domus; l’analisi topografica e la delimitazione dell’estensione della necropoli, quindi l’individuazione di eventuali zone di concentrazione o di altre irregolarità nella distribuzione degli ipogei; l’identificazione dell’abitato pertinente all’area funeraria; la ricostruzione dei modelli socioeconomici e delle dinamiche di frequentazione antropica. L’indagine archeologica è stata affrontata con un approccio interdisciplinare, che si avvale della collaborazione di studiosi afferenti a diverse discipline, differenti istituzioni di ricerca e del contributo di diversi tipi di analisi (geolitologiche, pedologiche, petrografiche, prospezioni geoelettriche, analisi archeozoologiche, archeobotaniche, antropologiche, chimico-fisiche). L’indagine stratigrafica sarà quindi preceduta da una campagna di prospezioni geofisiche finalizzata all’individuazione di eventuali altre cavità sotterranee non visibili perché obliterate dal deposito terroso, dalla vegetazione e dai crolli

    An ethnobotanical study of traditional antinflammatory plants used in the folk medicine of Ogliastra (central eastern Sardinia, Italy)

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    In this work the authors propose the results of an ethnobotanical investigation developed in Ogliastra, a subregion of Sardinia, whose territory, between the sea and mountains, is characterized by a variety of natural environments. In this territory there is a strictly traditionalist structure and an evident cultural isolation. These conditions have consolidated the relationship between humans and the environment, people and plants. Previous ethnobotanical studies (Ballero et al., 1994, 1997a, b, 1998, 2001; Bruni et al., 1997; Loi et al., 2002, 2004; Palmese et al., 2001; Sanna et al., 2006) showed in Sardinia a rich contingent of plant species for medicine uses: 397 plants (about 16% of the total) are recognized as medicinal herbs (Gastaldo, 1987) and 20 are included in the F.U.I. The investigation presented in this work was carried out by the method of the survey led by an interview, aimed at filling in a pre-formulated form, semi-structured, according to present indications of ethnobotanical investigation (Waller, 1993; Cotton 2002). The 317 interviews have highlighted a contingent of 36 plant species belonging to 35 genera and 27 families, used in folk medicine for the treatment of inflammatory processes. With regard to taking, the investigation showed a greater use of the decoction (23.4% of reports), followed by the directly application on the skin of fresh parts of the plant (23.2%), the infusion (19.5%) and the cataplasm (12.9%). There are no signs of more complex handling of the drugs. The main parts used are the leaves (28.3%), whole plant (21.7%), fruits (6.9%), flowers (6.9%) and root (6.8% ), moreover latex (4.8%) and resin (2.1%) are also used

    Luogo

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    Luogo: nel senso comune ambito spaziale materialmente o idealmente determinato; in senso più specifico, spazio delimitato riconducibile a entità geografica o topografica o alle funzioni proprie di un ambiente; nella fenomenologia dell’architettura implica la relazione interno/esterno, le nozioni di uso e limite; in riferimento al progetto evoca la nozione di contesto; permane come “sintesi di spazio e tempo” (A. Agustoni), presuppone la compresenza di natura e artificio; è un fenomeno determinato dai linguaggi propri alle relazioni umane che lo attraversano. Per architetti/urbanisti e antropologi è nel L. che “l’uomo si insedia e agisce” (G. Samonà). “Nel fabricare le mura della città” – per Vitruvio – “Primariamente è la elettione di luogo sanissimo”; L.B. Alberti tra i primi lo indica come archetipo della dimora dell’uomo che “da principio, ricercò un luogo per riposarsi in qualche zona senza pericoli”; Il l. impone il proprio genius loci al progetto, vincola la costruzione: “Se il pittore, lo scultore, possono concepire e realizzare al tempo stesso e senza aver bisogno di un concorso estraneo, lo stesso non si può dire dell’architetto, al quale s’impone un programma, un bilancio, un luogo, da un lato, la natura dei materiali e il modo di metterli in opera dall’altro” (E.E. Viollet-le-Duc). La relazione tra l’uomo, le cose che costruisce e il l. definisce l’architettura come “arte del luogo” (C. Norberg-Schultz). “La città è il ‘locus’ della memoria collettiva” (A. Rossi), L’architettura della citta determina l’identità, l’atmosfera (Stimmung) del l.. I tracciati insediativi, le discontinuità, i limiti tra le parti, sono i tratti che caratterizzano l’immagine della città (K. Lynch). La Torre Velasca dei BBPR a Milano, la Banca d’Italia a Padova di G. e A. Samonà, il progetto di A. Rossi per il quartiere San Rocco a Monza, sono emblematici di un approccio iconico dell’architettura al L. Oggi, iconismo, tipologia dell’architettura, morfologia della città e del paesaggio, restano categorie di conoscenza e strumenti del progetto propri di una “tendenza sensibile” che costruisce simboli, rappresenta mondi e con i propri mezzi genera, sempre, altri Luoghi

    The Flora of Perda ‘e Liana (CE-Sardinia)

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    This contribution presents the results of the floristic research carried out on Monte Perda 'e Liana, one the most characteristic Mesozoic calcareous formations of centre-eastern sardinia. The found floristic component 247 taxa that can be sscribed to 57 families and 176 genera. The endemic quota is made up of 44 species or 17,81% of the local fora mostly ascribed to the sardinian sector. The analysis of the biological forms has pointed out a high percentage of hemicryptophytes and therophytes, while the chorological spectrum has shown the dominance of steno and euri mediterranean elements
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