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    Recensione al volume di M. Savino, Le libertà degli altri, Milano, Giuffrè, 2012.

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    Recensione al volume di M. Savino, Le libertà degli altri, Milano, Giuffrè, 201

    Premessa

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    Introduzione al testo

    Nuove dimensioni della città contemporanea e forme dell'agricoltura sostenibile nelle aree periurbane tra città e campagna

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    Il tema del periurbano e della dimensione della città contemporanea è stato declinato nella presente ricerca in una visione di progetto inteso come “frontiera individuale e collettiva” nella quale richiamare trame, figure e modelli necessari a rigenerare spazi marginali interpretando l’agricoltura come mezzo attuativo. (Secchi B, 1987) L’interpretazione degli approcci teorici tra funzione, organizzazione spaziale e processi contemporanei, ha individuato in diversi casi indagati una dimensione dinamica nei quali riconoscere caratteri e forme necessari a guardare le città e i territori nella loro dimensione allargata di paesaggio e nei quali l’espansione urbana e il sistema degli spazi aperti costituisce una risorsa indispensabile per delineare una nuova visione contemporanea del periurbano. La periurbanità diventa il campo di pratiche nel quale indagare sulla questione urbana e sulla questione rurale, ricostruendo le visioni della campagna periurbana delle diverse scuole europee che hanno espresso una stagione di studi (riflessioni sull’urbanistica e sulla dimensione del paesaggio) e aperto un dibattito culturale della città contemporanea. Il tema del periurbano, al centro di questa ricerca, diventa in una visione territoriale una nuova forma autonoma di città, uno spazio senza autore investito dall’agricoltura, inteso come laboratorio di pratiche legato a nuovi stili di vita e di consumo, un luogo nel quale ricostruire quel legame perduto tra città, agricoltura e paesaggio. L’occasione per riflettere sulle tematiche agrourbane compiute in diverse esperienze di piani, progetti e best pratice diventa un’occasione concreta, per la presente ricerca, di conoscenza della spazialità, di approfondimento e comparazione per elaborare azioni specifiche e opportunità da cogliere nel valorizzare i caratteri e interpretare, in chiave contemporanea, le forme agricole nel contesto territoriale di studio. Nel periurbano del contesto metropolitano di Bari, questo lavoro ha voluto misurarsi e confrontarsi con la complessità dello spazio marginale, sulla dimensione della natura/agricoltura cercando di definire una nuova regolamentazione pubblica di gestione sostenibile per la definizione integrata di un landscape planning metropolitano che sappia richiamare analisi, conoscenza, valutazione e produzione di nuove idee. L’urbanistica diventa allora uno strumento per formulare una nuova proposta di abitabilità della città e della campagna, aprendosi a questioni contemporanee che accettano l’ibridazione tra agricoltura e natura. La sfida futura emersa dalla ricerca osserva come la periurbanità può avviare forme di collaborazione e di regolamentazione tra funzioni urbane e rurali, delineando Linee Guida per uno sviluppo agroambientale. Un’agricoltura urbana diventa la risposta che le città contemporanee attendono per rendere i loro servizi ecosistemici costruendo una vision indispensabile per integrare decision making e costruire politiche ed azioni efficaci per un’Agenda sostenibile con un approccio bottom up.The theme of the peri-urban and the dimension of the contemporary city has been declined in this research in a project vision understood as an "individual and collective frontier" in which to recall plots, figures and models necessary to regenerate marginal spaces by interpreting agriculture as a means of implementation. (Secchi B, 1987) The interpretation of the theoretical approaches between function, spatial organization and contemporary processes, has identified in several investigated cases, a dynamic dimension in which to recognize characters and forms necessary to look at cities and territories in their enlarged landscape dimension and in which urban expansion and the system of open spaces constitutes an indispensable resource for outlining a new contemporary vision of the peri-urban. Periurbanity becomes the field of practices in which to investigate the urban question and the rural question, reconstructing the visions of the periurban countryside of the various European schools that have expressed a season of studies (reflections on urban planning and the dimension of the landscape) and opened a debate cultural heritage of the contemporary city. The theme of the peri-urban, at the center of this research, becomes in a territorial vision a new autonomous form of city, a space without an author invested by agriculture, intended as a laboratory of practices linked to new lifestyles and consumption, a place in the which one to reconstruct that lost link between city, agriculture and landscape. An opportunity to reflect on agro-urban issues carried out in different experiences of plans, projects and bests practice becomes a concrete opportunity, for this research, of knowledge of spatiality, of in-depth analysis and comparison to develop specific actions and opportunities to be seized in enhancing the characteristics and interpreting, in a contemporary key, agricultural forms in the territorial context of study. In the peri-urban area of the metropolitan context of Bari, this work wanted to measure and confront the complexity of the marginal space, on the dimension of nature / agriculture, trying to define a new public regulation of sustainable management for the integrated definition of a metropolitan landscape planning that knows how to recall analysis, knowledge, evaluation and production of new ideas. Urban planning then becomes a tool for formulating a new proposal for the habitability of the city and the countryside, opening up to contemporary issues that accept the hybridization between agriculture and nature. The future challenge that emerged from the research observes how periurbanity can initiate forms of collaboration and regulation between urban and rural functions, outlining guidelines for agri-environmental development. Urban agriculture becomes the answer that contemporary cities are waiting for to render their ecosystem services by building an indispensable vision for integrating decision making and building effective policies and actions for a sustainable agenda with a bottom up approach

    Abitare l'Università e vivere la città

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    Il rapporto Università e Città (Bagnasco, 2004) (Wiewel & Perry, 2008) (Balducci, Cognetti, Fedeli, 2010) (Martinelli & Savino, 2012) (Martinelli & Savino, 2013) ha assunto una notevole centralità nel dibattito architettonico e urbanistico, oltre che sociologico, soprattutto a partire dagli anni Settanta, a seguito del passaggio dall’università d’elite all’università di massa (Martinelli, 2012). D’altronde, nella condizione contemporanea dove l’avanzare della Knowledge Economy (Banfi & Bologna, 2011) (Bologna, 2015) diviene sempre più centrale e le città si trovano a dover competere nell’economia globale, la relazione tra Università e Città appare inevitabile (Wiwel & Perry, 2008). Se da un lato le Università per competere sul panorama nazionale ed internazionale sono chiamate ad una partecipazione diretta alla vita urbana e ai processi collettivi di formazione dello spazio, dall’altro le Città devono mostrare una maggiore attenzione per i diritti della comunità universitaria (allo studio, alla salute, alla mobilità/accessibilità, alla cultura, ecc.) strutturando nelle loro Agende Urbane un nuovo patto con gli Enti di Diritto allo Studio Universitario (DSU) (Mangialardi et al., 2022). L’implementazione delle facilities e delle attrezzature collettive, ad esempio, che sono imprescindibili per garantire un pieno Diritto allo Studio Universitario diviene, tra i tanti, un importante strumento per favorire la costruzione di nuove relazioni, mettendo al centro del contesto urbano le strutture universitarie quali nuove polarità del sistema pubblico della città. Tra tutte, lo Student Housing, o più comunemente, le residenze universitarie, intese quali componenti essenziali del welfare studentesco, rivestono un ruolo centrale nella crescita sociale dello studente in un sistema di rapporti attivi tra Università e Città (Bellini, 2019). Da tempo considerate, non più semplici strutture ricettive per gli studenti fuori sede, rivolte in particolar modo ai capaci e meritevoli privi di mezzi, rispettando così un fondamentale dettato costituzionale, ma luoghi di formazione, interazione e crescita umana e personale, esse rappresentano uno fra gli indicatori internazionali che qualifica il sistema universitario e formativo di un Paese. Non è un caso che la disponibilità di tali attrezzature consenta all’università di attuare pienamente la propria attrattività, da raggiungere non solo con l’incremento del numero di posti alloggio, ma anche attraverso il miglioramento della qualità degli spazi collettivi, dei servizi comuni, della localizzazione, anche rispetto ai principali servizi urbani, l’inclusione e l’accessibilità. Alla luce di tali riflessioni, la ricerca propone di guardare alla residenzialità universitaria quale infrastruttura sociale strategica per i processi di trasformazione della città contemporanea, in grado di contribuire a rinsaldare il legame secolare tra spazi della conoscenza e spazi urbani. In Italia, lo Student Housing ha rappresentato, e rappresenta oggi, un ambito posto colpevolmente ai margini del sistema universitario, tradizionalmente focalizzato sulla didattica, ricerca, terza missione e public engagement (Privitera, 2018) e meno sui temi del Diritto allo Studio, di competenza diretta dei preposti enti regionali. La carenza di posti alloggio universitari nel nostro Paese, tanto in termini quantitativi, quanto qualitativi, unitamente ai continui rincari dei canoni d’affitto particolarmente aggravati dall’aumento dell’inflazione e dal complementare caro-vita, hanno portato, chi scrive, a scegliere il contesto nazionale quale ambito di approfondimento del lavoro di ricerca, dopo la ricostruzione del frame teorico all’interno del quale si colloca l’indagine. Attraverso l’analisi critica delle politiche nazionali sul tema, prime fra tutte le cinque stagioni della Legge n. 338/2000 “Disposizioni in materia di alloggi e residenze per studenti universitari” e dell’apparato normativo legato ai fondi stanziati dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), nonché all’osservazione di casi di studio di residenze universitarie, selezionati nell’ambito delle differenti applicazioni della suddetta Legge, si esplorano e comprendono a fondo quali siano le potenzialità, quali le risorse che si possono sfruttare in un processo nazionale di rinnovamento e attuazione di residenze universitarie e quali le criticità a cui rimediare per rafforzarne l’integrazione e la condivisione delle stesse con il contesto urbano e sociale di riferimento (Martinelli e Savino, 2015), contribuendo in tal modo ad ampliare il concetto di Diritto allo Studio quale Diritto alla Città (Lefebvre, 1968). Il lavoro di ricerca ha permesso, pertanto, di fornire un contributo teorico per l’avanzamento delle politiche urbane dello Student Housing, rispetto all’attuale quadro normativo nazionale di riferimento per lo specifico settore, eccessivamente caratterizzato da una dimensione prestazionale e funzionalistica del servizio. Alla luce delle ingenti risorse che il PNRR ha riservato per il tema e in una rinnovata visione della residenzialità universitaria contemporanea e futura, il lavoro di ricerca funge dunque da supporto tecnico, sia per i soggetti promotori (pubblici e privati) di progetti di Student Housing nonché per le amministrazioni comunali, alla realizzazione di interventi complessi, pensati non per una comunità circoscritta ma come parte strutturante della città. Ripensata secondo le linee d’indirizzo designate e immaginata secondo le soluzioni metaprogettuali (esemplificative) proposte, la residenzialità universitaria assume un grande valore collettivo e sociale, rafforzando così la complessa relazione tra Università e Città in una logica di ampliamento dei servizi comuni e delle attrezzature sociali e residenziali da offrire agli studenti, così come alla popolazione locale, facendo in modo che la stessa Università diventi il centro propulsivo per il contesto urbano di riferimento. In quest’ottica, la residenzialità universitaria, oltre a rappresentare un’occasione di rigenerazione urbana, diviene dunque il ponte verso nuove e più intense cooperazioni che valorizzino le condizioni di prossimità spaziale. Uno spazio democratico in cui si abbia la possibilità di interagire tra soggetti plurali, incarnando i principi di porosità del territorio.The relationship between the University and the City (Bagnasco, 2004) (Wiewel & Perry, 2008) (Balducci, Cognetti, Fedeli, 2010) (Martinelli & Savino, 2012) (Martinelli & Savino, 2013) has assumed considerable centrality in the architectural and urbanistic, as well as sociological, debate, especially since the 1970s, following the transition from the elite university to the mass university (Martinelli, 2012). Moreover, in the contemporary condition where the advancing Knowledge Economy (Banfi & Bologna, 2011) (Bologna, 2015) becomes more central and cities have to compete in the global economy, the relationship between the University and the City appears inevitable (Wiwel & Perry, 2008). If on the one hand universities, in order to compete on the national and international scene, are called upon to directly participate in urban life and the collective processes of space formation, on the other hand, cities must show greater attention to the rights of the university community (to study, health, mobility/accessibility, culture, etc.) by structuring in their Urban Agendas a new pact with the University Right to Study Institutions (Mangialardi et al., 2022). For example, the implementation of collective facilities which are essential to guarantee a full Right to University Study becomes, among many others, an important tool to promote the construction of new relations, putting university facilities at the centre of the urban context as new polarities of the city's public system. Among all, student housing, understood as an essential component of student welfare, plays a central role in the social growth of the student in a system of active relations between the University and the City (Bellini, 2019). Today student housing not is only an accommodation facility for out-of-town students, but also a place for training, interaction and human and personal growth. It represents one of the international indicators that qualify a country's university and training system. In fact, the attractiveness of universities is increased not only by increasing the number of accommodation places, but also by improving the quality of collective spaces, common services, location, even in relation to the main urban services, inclusion and accessibility. In this context, the research proposes looking at student housing as a strategic social infrastructure for the transformation processes of the contemporary city, able to reinforce the centuries-old relationship between knowledge and urban spaces. In Italy, student housing is placed at the margins of the university system, traditionally focused on didactics, research, third mission and public engagement (Privitera, 2018) and less on Right to Study issues, which are the direct responsibility of the specific regional institutions. The shortage of university accommodation in our country, both in quantitative and qualitative terms, together with the constant increases in rents, particularly aggravated by the rise in inflation and the complementary high cost of living, have led the writer to choose the national context as the area in which to carry out the research work, after reconstructing the theoretical framework within which the investigation is located. Through the critical analysis of national policies on the topic and the observation of Italian case studies of student housing, the author explores and understands what potentials and what resources can be used in a national process of renovation and implementation of student housing and what critical aspects need to be resolved in order to strengthen their integration with the urban and social context of reference (Martinelli and Savino, 2015). Thus contributed to expanding the concept of the Right to Study as a Right to the City (Lefebvre, 1968). The research made it possible to provide a theoretical contribution to the advancement of urban student housing policies with respect to the current national regulatory framework for the specific sector, which is excessively characterized by a performance and functionalist dimension of the service. In a renewed vision of contemporary and future student housing, the research acts as technical support, both for the promoters (public and private) of student housing projects as well as for municipal administrations, for the realization of complex projects, not planned for a limited community but as a structural part of the city. Re-thought according to the designated guidelines and imagined according to the proposed (exemplary) meta-design solutions, student housing takes on a great collective and social value in a logic of expansion of common services and social and residential facilities to be offered to students, as well as to the local population, making the University itself the propulsive centre for the urban context of reference. In this perspective, student housing, in addition to representing an opportunity for urban regeneration, thus becomes a bridge towards new and more intense cooperation that valorises the conditions of spatial proximity. A democratic space in which there is the possibility of interaction between plural subjects, embodying the principles of spatial porosity
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