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Asian Chic. Abiti orintali e orientalisti dalla collezione di Cecilia Matteucci
Asian Chic considera l’orientalismo come una moda culturale che ha inciso profondamente sulle estetiche europee tra Ottocento e Novecento, dando vita anche a una specifica moda perdutamente innamorata di fogge esotiche, di languide sete colorate e di dorature abbaglianti. Rileggendo tali suggestioni in un raffinato allestimento espositivo, la mostra fa convivere preziosi abiti orientali dell’Ottocento con creazioni di couture dei primi decenni del Novecento e contemporanee. Asian Chic adotta, infatti, una prospettiva di sincretismo culturale che sfuma i confini tra occidente e oriente e tra passato e presente. L’ampiezza e la complessità del concetto di orientalismo è così restituita dalla varietà degli abiti esposti, tra cui vesti ottomane di velluto ricamato con filo d’oro, informal coats cinesi foderati di mongolia bianca e preziosi kimono di satin con gru, uccelli e canne di bambù. Il fascino esercitato dall’oriente sulla moda europea d’inizio Novecento è documentato da alcuni abiti di couture francese, tra cui emerge una cappa di velluto di seta blu e oro con ricami floreali, realizzata nei primi anni Venti dalla Maison Beer di Parigi. La lunga durata dell’orientalismo nella moda è, infine, testimoniata dalla presenza di alcune recentissime creazioni: i sensuali kimono disegnati da Tom Ford per Gucci e le sontuose creazioni di John Galliano per Christian Dior Couture.
Anima di Asian Chic è Cecilia Matteucci, dalla cui collezione provengono tutti gli abiti esposti in mostra. Amante della moda storica e contemporanea, la collezionista si definisce “fashion addict”, ironizzando sul suo spettacolare modo di apparire e sulla sua assidua frequentazione di sfilate, maison di couture e case d’asta internazionali. Devota al culto della moda, ma soprattutto persona che ha saputo trasformare la passione narcisistica per la bellezza in attività centrale della sua esistenza. Oggi le presenze che animano il quotidiano della collezionista sono dipinti, oggetti d’arte e soprattutto abiti: quelli orientali esposti in mostra a Rimini, ma anche Balenciaga, Chanel, Dior, Yves Saint Laurent, Marc Bohan e Courrèges. Sono abiti che Cecilia Matteucci ama indossare e tenere accanto a sé, disposti su manichini o morbidamente adagiati sui divani di casa
Lo-Fi : Architecture as curatorial practice
La “bassa definizione”, è una sensibilità che dedica speciali attenzioni all’indeterminato e al non risolto. È disinteressata al senso compiuto e non intrattiene un rapporto univoco con il tempo. Piuttosto è interessata a misurare la ricchezza degli accadimenti e le energie che si riscontrano nelle manifestazioni informali del progetto. L’ambito musicale per primo ne ha riconosciuto il potenziale creativo e ha coniato il termine lo-fi (low fidelity), dimostrando quanto ad esempio sia possibile coniugare la precisione con il senso dell’imprevisto, la scrittura e il progetto con l’aleatorio. Con i toni del manifesto, il libro applica il concetto di bassa definizione all’architettura e trasforma questa scelta in un’opzione di ordine culturale; assume quindi un punto di vista che mette in discussione molte convinzioni e consuetudini mentali, che induce ad interpretare l’arte dell’edificare come un processo in realtà mai finito. Così anche nei suoi aspetti oggettuali, l’architettura diventa entità necessariamente imperfetta, che si avvalora quando possiede molti gradi di apertura. Lo-Fi Architecture è anche una piattaforma di discussione e di lavoro, è il luogo in cui si affrontano questioni urgenti delle città e dei territori italiani. E tale piattaforma non è rivolta solo agli architetti, ma è aperta agli amministratori, ai committenti e a tutti coloro i quali fanno architettura con un ruolo diverso da quello previsto dallo statuto professionale dell’architetto.
Il libro ha una struttura tripartita che affronta tre temi urgenti dell’architettura nella prospettiva processuale della “bassa definizione”: “rhythms” (l’architettura introietta una dimensione del tempo con diverse velocità), “devices” (la messa punto di strumentazioni complesse e cangianti, non elementi di una manualistica semplificatrice), “pleasure” (l’ossessione che implica scelte precise e il rischio di conseguenze imprevedibili). Insieme alle riflessioni teoriche, il libro raccoglie un’ampia varietà di contributi critici originali, molte esperienze progettuali (condotte soprattutto da L. Emanueli e M. Navarra), si confronta con esperienze artistiche e curatoriali, quali manifestazioni di una sensibilità eterogenea ma condivisa
Fashion at the Time of Fascism: Italian Modernist Lifestyle, 1922-1943
Il libro si definisce come “saggio visuale” della moda e del modernismo italiani negli anni del fascismo e si propone di comprendere il ruolo che la moda ha avuto nell’affermazione dell’estetica moderna, tra processi di diffusione della cultura internazionale e visioni indotte dal regime. A tale scopo, il libro esplora e mette a confronto un’ampia varietà di fonti italiane, tra cui riviste femminili, riviste di moda, cinema e mondanità; archivi fotografici, cataloghi di mostre e commerciali; libri e riviste di tecniche sartoriali, design e architettura; riviste aziendali e di organi governativi. Il libro è costruito attraverso un montaggio di immagini e testi che insegue i ritmi e i rituali degli stili di vita della giornata moderna italiana e si sviluppa intorno a quattro concetti chiave (sia per il modernismo che per la moda): Misura, Modello, Marca e Sfilata. Le sezioni mettono in luce i passaggi fondamentali della moda italiana dagli anni venti ai primi quaranta, i temi cruciali del modernismo e le ambigue relazioni tra glamour e coreografie del regime fascista. Una giornata moderna include un’antologia di testi dell’epoca considerata e raccoglie un’ampia varietà di contributi critici originali che argomentano e contestualizzano i passaggi dello svolgimento iconografico. Autori dei saggi sono: D. Baroncini, M. Bertozzi, V. C. Caratozzolo, A. Citti, E. Danese, R. Dirindin, B. Giordani Aragno, S. Gnoli, A. Gori, I. Guzman, A. Huber, A. Mariani, G. Monti, E. Morini, F. Muzzarelli, I. Paris, E. Paulicelli, E. Pirazzoli, E. Tosi Brandi.
Del volume esiste anche una edizione in italiano con il titolo: Una giornata moderna: Moda e stili nell’Italia fascista (Bologna, Damiani, 2009
Curatela e redazione degli apparati: biografia, bibliografia, regesto delle opere di architettura
Dalle pagine selezionate sono escluse quelle da 254 a 261, redatte da Roberto Duli
Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis
The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation
counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings
are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that
only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into
account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
Variations on the Author
“Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship
Appropriate Similarity Measures for Author Cocitation Analysis
We provide a number of new insights into the methodological discussion about author cocitation analysis. We first argue that the use of the Pearson correlation for measuring the similarity between authors’ cocitation profiles is not very satisfactory. We then discuss what kind of similarity measures may be used as an alternative to the Pearson correlation. We consider three similarity measures in particular. One is the well-known cosine. The other two similarity measures have not been used before in the bibliometric literature. Finally, we show by means of an example that our findings have a high practical relevance.information science;Pearson correlation;cosine;similarity measure;author cocitation analysis
Dispelling the Myths Behind First-author Citation Counts
We conducted a full-scale evaluative citation analysis study of scholars in the XML research field to explore just how different from each other author rankings resulting from different citation counting methods actually are, and to demonstrate the capability of emerging data and tools on the Web in supporting more realistic citation counting methods. Our results contest some common arguments for the continued
use of first-author citation counts in the evaluation of scholars, such as high correlations between author rankings by first-author citation counts and other citation
counting methods, and high costs of using more realistic citation counting methods that are not well-supported by the ISI databases. It is argued that increasingly available digital full text research papers make it possible for citation analysis studies to go beyond what the ISI databases have directly supported and to employ more
sophisticated methods
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