377 research outputs found

    Tra originalità e ritardi: le piazze dello scambio a Carpi nel tardo Medioevo

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    La ricerca affronta il tema della topografia dei luoghi di mercato in epoca tardomedievale a Carpi. La storia degli spazi per la mercatura è stata la lente per osservare i "caratteri" urbani di Carpi - in alcuni casi di accento insolito e in controtendenza con quelli di città vicine - e per comprendere che il trasferimento e l'allestimento di tali spazi derivarono non solo da necessità di carattere commerciale ma da una precisa strategia signorile, tesa alla promozione del proprio potere politico anche attraverso il conferimento di nuove funzioni, compresa quella mercantile, ad un preesistente grande invaso, destinato a divenire la grande piazza centrale della città. La ricerca si è avvalsa delle laconiche testimonianze coeve (rubriche statutarie, scarne determinazioni notarili e qualche toponimo) e dell'analisi comparata di analoghe realtà padane

    I capitoli del Giudice alle Vettovaglie (secolo XVI)

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    Il Giudice alle Vettovaglie – che prenderà anche il nome di Giudice della Piazza – era l’ufficiale preposto al controllo e alla organizzazione dell’approvvigionamento delle derrate alimentari. A Carpi, questa figura è stabilmente presente solo dopo il definitivo passaggio della contea Pio agli Estensi; tuttavia non è detto che essa non fosse prevista tra gli ufficiali dei domini Pio, e la sua presunta assenza potrebbe essere facilmente ricondotta alla dispersione dei documenti. Il documento del quale qui si riproducono alcune carte – intitolato Ordine si debe servare per lo officiale alla vitualia di Carpi – contiene la minuziosa descrizione delle competenze che attenevano al Giudice. L’Ordine è organizzato in 40 “capitoli”, alcuni dei quali riprendono il contenuto di precedenti rubriche statutarie dei secoli XIV e XV, ma in una prospettiva di aggiornamento e adeguamento alla mutata situazione economico-sociale. Il vasto ambito di attività spettante al Giudice si articolava in quattro settori: sicurezza pubblica (ad esempio, assicurandosi che i contadini entrassero in città con carri o buoi, tenendone «il timone in mano»); decoro urbano e igiene; controllo delle attività di mercatura e artigianato, in tutte le loro declinazioni; infine, supervisione e gestione del mercato settimanale

    Appunti per una storia della topografia ecclesistica carpigiana in età medievale

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    Il saggio ospita l'analisi della distribuzione topografica degli edifici religiosi a Carpi in relazione allo sviluppo dell’assetto urbano. La ricerca è stata condotta con particolare riferimento al periodo che dal IX giunge al XVI secolo, poiché la realizzazione di luoghi di culto cattolici e la fondazione di istituzioni ecclesiastiche durante la successiva dominazione estense non sono intervenute a modificare sostanzialmente la configurazione urbana di Carpi. Nel saggio si procede con la successione cronologica di quelli che sono i “tornanti” dell’evoluzione carpigiana riconducibili ad una specifica azione di coordinamento da parte di chiese e conventi. In un percorso che si snoda nella città storica, ci si sofferma sull’influenza esercitata dall’antica pieve intitolata a Santa Maria, prima sull’impianto castellano (secoli X e XI) e, successivamente, sul piano di sviluppo dei borghi esterni al castrum (secoli XII-XIII); poi, si passa a valutare il ruolo dei primi ordini mendicanti (secoli XIII-XIV) sulla organizzazione dei comparti urbani periferici; infine si inquadra il peso delle fabbriche conventuali sulla promozione di un quartiere o di una contrada nel periodo rinascimentale (secoli XV e XVI). L’elenco di questi tornanti è forzatamente breve, dato che si tratta di fenomeni sedimentati nel territorio urbano in tempi di media e lunga durata, ma è ugualmente significativo perché palesa, già nella sua mera enunciazione, un legame strettissimo tra gli edifici di culto cattolico e l’assetto generale della città storica

    L'infanzia nell'Italia fascista

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    Il contributo si inserisce nella consolidata storiografia sulle questioni educative durante il ventennio fascista. Gli studiosi che si sono interessati di questo tema, quali G. Ricuperati, M. Ostenc, J. Charnitzky e M. Galfré, solo per citarne alcuni, ma anche gli storici contemporaneisti, che più in generale hanno indagato il fascismo, hanno evidenziato l’importanza attribuita all’educazione dei giovani dal movimento fondato da Mussolini. La mobilitazione totale, attuata durante la guerra in modo provvisorio e eccezionale, in virtù della quale l’infanzia passava dall’esclusione dalla vita civile all’inclusione, per il fascismo doveva connotare la quotidianità dell’esistenza dei ragazzi. Le giovani generazioni erano quindi elevate a soggetto politico cui prestare la massima attenzione al fine di rigenerare la nazione e formare l’uomo nuovo. Due principalmente, anche se non in modo esclusivo, furono le agenzie educative che il Partito Nazionale Fascista coinvolse in questo progetto, ovvero la scuola e le organizzazioni giovanili, che affiancarono la famiglia nel tentativo di dare una formazione morale e politica aderente ai principi del nuovo credo politico. In questa sede si cercherà di illustrare gli ideali perseguiti e le strategie messe in atto dal fascismo per formare bambine e bambini, ragazze e ragazzi cui erano affidati il futuro e il destino della nuova Italia, evidenziando gli elementi di rottura rispetto al passato e di modernizzazione, ma anche facendo luce su quelli di continuità.This paper continues established historiographical research on educational issues during the Fascist era. Scholars who have taken an interest in this theme – G. Ricuperati, M. Ostenc, J. Charnitzky and M. Galfré, to name a few – as well as contemporary historians who have explored Fascism in more general terms, have all underlined the importance that the movement founded by Mussolini assigned to the education of youth. According to Fascism total mobilisation, implemented during the war as a provisional and exceptional policy and through which childhood went from an exclusion to an inclusion in civil life, was meant to represent an integral part of the everyday life of youth. Young generations were thus elevated to political subjects to whom it was necessary to pay the utmost attention in order to regenerate the Nation and form the New Man. The educational agencies that the National Fascist Party engaged for this project were mainly – though not exclusively – two: schools and youth organisations. These supported families in the attempt to impart a moral and political education that was consistent with the principles of the new system of political beliefs. In this paper I intend to illustrate the ideals that were pursued and the strategies that were implemented by Fascism to train girls and boys, young women and young men to whom the future and destiny of the new Italy were entrusted, on the one hand underlining elements of modernisation and of a break with the past, and on the other shedding light on elements of continuity

    Il fascismo e i maestri

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    L'articolo esamina il rapporto tra gli insegnanti della scuola primaria e il fascismo a partire da una recente pubblicazione sul tema. Attraverso l'analisi di diverse categorie di insegnanti, vengono analizzate diverse tipologie di resistenza alla politica scolastica attuata dal regime fascista.The article examines the relationship between primary school teachers and fascism starting from a recent publication on the topic. Through the analysis of different categories of teachers, the author analyzed different types of resistance to the school policy implemented by the fascist regime

    Diritto allo studio universitario e diritto alla formazione superiore: problemi, prospettive, obiettivi

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    Il testo affronta il tema del diritto allo formazione superiore, a partire dall'analisi puntuale dei problemi strutturali (riconducibili a tre categorie interconnesse: carenza di finanziamenti, ritardi nell’assegnazione delle risorse disponibili e nell’attuazione normativa, frammentazione delle competenze e delle informazioni) che ancora oggi non agevolano l'accesso all'università. Ci si sofferma, poi, su quei nodi culturali che relegano il diritto alla formazione superiore nell’ambito delle politiche specialistiche e non in quelle di sistema che alimentano la buona crescita del Paese: tra questi, la coincidenza - per molti analisti - del diritto allo studio con alcune specifiche prestazioni (la borsa di studio, ad esempio); la limitata e paternalistica attenzione alla rapida maturazione dell’autonomia e dell’indipendenza personali, culturali e formative dei giovani; il pregiudizio sociale maturato nel corso dell’ultimo ventennio nei confronti della “spendibilità” del titolo di laurea; l'esigenza di valutare l'aggiornamento e l'ampliamento del perimetro delimitato dalla definizione costituzionale di «...capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi...» e delle competenze tra Stato e Regioni nel sostegno agli studenti e studentesse universitari. Infine, ci si sofferma su alcune proposte di riforma del sistema del diritto allo studio e di progettazione di un nuovo welfare studentesco, anche alla luce del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), in gran parte a valere sulle risorse a disposizione del nuovo strumento europeo Next Generation E

    La scuola secondaria in Italia nel dopoguerra fra istanze di rinnovamento e resistenze al cambiamento.

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    Il saggio ricostruisce le vicende politico-scolastiche che interessarono la scuola secondaria italiana fra la fine della seconda guerra mondiale e gli anni Sessanta. Esso fa luce sulle proposte di cambiamento e sulle istanze di rinnovamento che connotarono questo ordine di studi, destinate purtroppo a rimanere inascoltate, mentre il mondo giovanile, diverso per stili di vita e comportamenti dalle generazioni precedenti, conosceva profondi cambiamenti e la popolazione studentesca cresceva numericamente

    Le residenze dei Pio e il catasto del 1472

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    Il contributo analizza la topografia del potere a Carpi nel tardo medioevo a partire da una fonte censuaria di carattere descrittivo

    Ordinamenti politici e strategie signorili: note di storia urbanistica carpigiana tra Medioevo e Rinascimento

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    Nel saggio compaiono gli esiti di una ricerca tesa ad indagare l’eredità urbanistica e politica lasciata dagli avi all'ultimo principe di Carpi, Alberto III Pio, al fine di meglio comprendere l’evoluzione della città nei secoli XIII-XV. Le indagini, oltre ad individuare i riverberi che le dinamiche sociali, demografiche e politiche tardomedievali ebbero sull’assetto dell’insediamento carpigiano, dimostrano al contempo quanto sia riduttivo appiattire la storia di Carpi all’epopea del suo ultimo, illustre principe, e come i problemi tipici di una comunità (quali la creazione delle difese castellane, la lottizzazione per nuovi comparti urbani, la costruzione di edifici religiosi e l’inserimento degli ordini conventuali) abbiano avuto localmente delle soluzioni originali e inconsuete. Per il primo periodo del dominio Pio, si sottolinea il condizionamento prodotto dal sistema politico sull’assetto fisico dell’insediamento, in particolare si richiama l'influenza che il regime di condominiato dei titolari del feudo ebbe sulla configurazione urbana, nel segno di una forte rigidità topografica, che caratterizzò l’area esterna al castrum come uno spazio “separato e diviso”, almeno fino agli inizi del secolo XV; per i decenni centrali del Quattrocento, cioè nel periodo che vide il consolidarsi del dominio Pio, si pongono in luce le strategie signorili attuate per rendere fisicamente la Terra di Carpi un organismo coeso e unitario, e per riconfigurare funzionalmente e figurativamente l’ampio invaso ora a tutti noto come la grande piazza centrale, tra le più vaste d’Italia
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