281 research outputs found
Renato Piattoli: il metodo storico di un paleografo per il Codice diplomatico dantesco
La presentazione del contributo paleografico e archivistico di Renato Piattoli (1906-1974) nella puntuale riedizione del Codice diplomatico dantesco (CDD), con i vari aggiornamenti protrattisi fino al termine della sa esistenza, è diventata l’occasione per evidenziare la nascita del metodo storico per gli studi filologici e la sua declinazione da parte di Piattoli maturata attraverso la lezione dei suoi maestri, da Luigi Schiaparelli a Michele Barbi, di cui fu un assiduo collaborator
Francisco M. Gimeno Blay, Ameu saviesa. Los libros de la Universitat de València, Valencia, Vicerrectorat de Cultura i Igualidad, Universitat de València, 2016
La storia della Biblioteca Universitaria di Valenza e la presentazione delle sue collezioni speciali danno corpo ad un volume scientificamente solido e nel contempo destinato a presentare l'istituzione ad un pubblico più ampio di quello già assiduo frequentare delle sue sale
"Non ho in mira che l'Italia" : i carteggi di Giovanni Berchet
Fuggito da Milano il giorno dell’arresto di Federico Confalonieri, il 13 dicembre 1821, Giovanni Berchet giunse il 28 dello stesso mese a Parigi, dove, insieme ad altri cospiratori, fu accolto nell’Hôtel de Hollande dal marchese Giuseppe Arconati Visconti e dalla moglie Costanza Trotti Bentivoglio, anch’essi allontanatisi dal Lombardo-Veneto. L’esilio di Berchet durò ventiquattro anni, trascorsi fra Gran Bretagna, Francia, Svizzera, Belgio, Olanda e Germania; la testimonianza più viva e concreta è affidata allo scambio epistolare con la marchesa Arconati, oggetto di analisi nel presente saggio, assiduo anche dopo il rientro dell’autore in Italia, nel 1845 (quattrocentotrentotto sono le lettere scritte a Costanza fra il 1822 e il 1851)
Alle soglie del libro : Prefazioni, recensioni, saggi (1996-2014)
"Così era Luca. Nei mesi appena trascorsi, non c'è stato ricordo di lui in cui non siano state segnalate due virtù che gli furono proprie: l'umiltà (o meglio ancora la modestia, molto opportunamente evocata da Paolo D'Achille) e la generosità. Chi le ha richiamate lo ha fatto, comprensibilmente, sulla base di un vissuto personale; ma il possesso di queste qualità buone è documentato anche da alcuni aspetti della sua produzione scientifica. L'umiltà, la modestia. Di solito, quando si è sufficientemente avanti nella carriera, si lascia l'incombenza di scrivere recensioni e schede bibliografiche ai più giovani [...]. Luca Serianni, invece, ha scritto e continuato a scrivere recensioni e schede bibliografiche - soprattutto, ma non solo, per i suoi "Studi linguistici italiani" - dall'inizio alla fine della carriera, senza soluzione di continuità: [...]". (Giuseppe Patota,Luca Serianni, in "Studi linguistici italiani", XLVIII, I, 2022, pp. 5-19.) Lettore assiduo, attento alle novità nel campo della storia della lingua italiana come nei terreni (contermini e sinottici) della storiografia, della medicina, della scienza in senso più ampio, Luca Serianni offre in questo libro una prova esemplare della sua attività di recensore e di prefatore. Raggiungendo le soglie del libro e invitando a oltrepassarle, la sua scrittura ci conduce per mano al centro dell'opera, attraverso la porta della lettura linguistica, paradigma di un metodo e ancor più di uno sguardo
Luciano della Mea, Raniero Panzieri e il neocapitalismo
Nel contributo si esamina la riflessione teorica di Luciano Della Mea intorno alle teorie sul “neocapitalismo” elaborate e discusse nei primi anni ’60 dalla rivista “Quaderni rossi”. In particolare, l’analisi fa perno sul dialogo/confronto intercorso fra il principale teorico del “neocapitalismo”, Raniero Panzieri, e il citato Luciano Della Mea, un intellettuale militante nel Psi - ascrivibile alla corrente del “morandismo” - che di Panzieri fu assiduo collaboratore e interlocutore privilegiato. Oggetto del confronto fra i due intellettuali, i quali contrapposero alle principali teorie istituzionaliste una rinnovata lettura del marxismo, furono le principali trasformazioni sperimentate dall’economia internazionale, così come da quella italiana, partendo da una critica alla politica di “programmazione economica” elaborata all’inizio degli anni ’60 e presentata come strategia imposta all’Italia per estendere la “pianificazione capitalista” e le politiche di regolazione dei processi di produzione, interpretandola dunque alla stregua di un meccanismo diretto a sostenere lo sviluppo capitalistico senza alterarne l’orientamento
Arte della variazione. I racconti di Gesualdo Bufalino
Nell’opera di Gesualdo Bufalino la citazione è considerata come una congiunzione, un richiamo assiduo e costante a una memoria letteraria da cui è impossibile prescindere. Citare diventa un atto stesso del comporre, perché tutto possa alimentare un dialogo intertestuale con una tradizione che viene rimessa in gioco magistralmente, allo scopo di produrre variazioni. Bufalino apre così uno spazio narrativo innovativo in cui la rivisitazione, l’allusione, il remake e la parodia costituiscono la struttura portante.In Gesualdo Bufalino’s work, quotation is considered a trait d’union, an assiduous and constant reference to a literary memory which is inescapable. Citing becomes part of the act of writing: it allows the author to create an intertextual dialogue with a tradition which is skillfully reconsidered in order to produce variations. Bufalino opens up an innovative narrative space, whose structure is based on re-use, allusion, remake, and parody
Galanterie sotto le guglie : stilemi galanti nella produzione di Giuseppe Sarti per il Duomo di Milano
Nel panorama già esiguo degli studi sulla musica di Giuseppe Sarti, al repertorio sacro scritto dal compositore faetino per il Duomo di Milano, tra il 1779 e il 1783, in qualità di maestro di cappella è stato finora riservato uno spazio davvero marginale. Questo contributo intende quindi colmare tale lacuna analizzando in particolare l’ampia produzione in stile concertante concepita da Sarti per il Duomo che, rispetto alla convenzionalità di quella polifonico-imitativa, si rivela particolarmente degna di nota per l’utilizzo assiduo, ancorché personale, di quegli stilemi galanti che Robert O. Gjerdingen ha finemente individuato e sistematizzato in Music in the Galant Style (2007). La ricorrenza di tali stilemi nella musica sacra milanese di Sarti, che la presente ricerca rileva attraverso uno studio analitico compiuto su un ampio campione di estratti da Gloria, mottetti, inni salmi, antifone (conservati in manoscritti per lo più autografi presso l’Archivio della Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano), e documenta mediante una dovizia di esempi musicali paradigmatici, permette non solo di qualificare concretamente come ‘galante’ lo stile di questa musica, ma anche di ricostruirne la tecnica compositiva, spiegando così l’ampiezza del repertorio milanese sacro di Sarti, che pure negli stessi anni fu impegnato intensamente sul fronte operistico. Infine, considerato che Giuseppe Sarti non figura tra le svariate decine di compositori presi in esame da Gjerdingen, e che quest’ultimo, peraltro, non affronta il genere sacro nel suo volume, il presente intervento si prefigge non solo di apportare un contributo specifico allo studio della musica di Sarti ma, inoltre, di accrescere le conoscenze sull’impiego dello stile galante nel repertorio sacro del secondo Settecento
Recensione del testo Montuschi F., Gli equilibri dell’amore. Cura di sé e identità personale. EDB, Bologna, 2014, pp.140
“Uno dei grandi meriti di Montuschi è di aver smitizzato il tema dell’accettazione e della rassegnazione; di aver collocato la questione della disabilità in una prospettiva realistica, progettuale, di superamento e di sfida, senza demagogie e populismi, nell’intento di rendere chiare le variabili che intervengono in una situazione complessa e rispetto alle quali l’intervento educativo può essere dirimente” (Caldin, 2014, in M. Corsi, La ricerca Pedagogica in Italia. Tra innovazione e internazionalizzazione, Pensa Multimedia, Lecce, p. 151). Così Roberta Caldin sintetizza il grande contributo che Ferdinando. Montuschi ha dato nel suo assiduo lavoro durante e dopo la sua carriera universitaria, in particolare come pedagogista speciale. Anche in questo testo uno dei noccioli cui ruota intorno il discorso del testo “Gli equilibri dell’amore. Cura di sé e identità personale” è quello dell’accettazione in un’ottica di promozione. Non si parla di disabilità in questo caso, ma dell’importanza che la formazione della propria persona ha nella costruzione dei rapporti sociali
Pedagogie del giardino medievale
Walahfrid von Reichenau, noto anche – a causa di un difetto della vista – come Valafrido Strabo, è un autore svevo nato nell’808 d.C. e deceduto nell’849. Abate nell’Isola di Reichenau, sul Lago di Costanza, è stato un letterato, un poeta e un glossatore di pregio. Il suo celebre lavoro intitolato De cultura hortorum costituisce un’interessante “operetta” che proviene dal Medioevo, quando nell’Hortulus walahfridiano regna la semplicità monastica e crescono con il soccorso della natura e l’operosità del giardiniere gli ortaggi per la tavola, le piante medicinali per i malanni corporei, infine i fiori che con la loro bellezza celebrano la beatitudine celeste insieme alla transitorietà della vita. Piuttosto che la perfectio spirituale e l’ascesi divina, l’orti- cello è signaculum della disciplina nel lavoro, del rispetto per la natura, della sobrietà con cui affrontare la vita. L’intreccio fra la “coltura” – intesa come coltivazione ortense svolta attraverso il lavoro assiduo e organizzato – e la “cultura” – assunta quale insieme delle conoscenze relative al giardinaggio connesse con le cognizioni desunte dall’esperienza e dallo studio – approda a un duplice esito mirabile: la serenità nel cui segno vivere e la semplicità al cui ordine educarsi
Il rapporto uomo-albero tra antropologia culturale e storia delle religioni
Alfonso Maria Di Nola (Napoli, 1926 – Roma, 1997) è conosciuto per la sua opera internazionale di storico delle religioni e antropologo culturale, nonché per la docenza all’Istituto Orientale di Napoli e nelle Università di Siena e Roma. Ha analizzato la fenomenologia religiosa come fatto culturale attraverso un metodo scientifico multidisciplinare che unisce storia e antropologia. Dopo la pubblicazione della sua opera monumentale (Enciclopedia delle religioni, 1970-1976), si è occupato dell’Abruzzo attraverso una analisi in campo della religiosità popolare (Gli aspetti magico-religiosi di una cultura subalterna italiana, 1976) attraverso la quale affinò le sue teorie scientifiche su religione e folklore, che assieme all’etno-psichiatria, all’antropologia della morte e del lutto e alla figura del diavolo furono oggetto delle sue ultime opere. Fu un assiduo collaboratore della “Rivista Abruzzese”, che ha raccolto i suoi contributi in Scritti rari, 2 voll., a cura di I. Bellotta e E. Giancristofaro (2000-2004), in Mutazione culturale negli ultimi, a cura di L. Giancristofaro (2004), in La liana delle anime, viaggio intorno alle bevande mistiche, a cura di I. Bellotta (2009) e nella presente opera
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