1,721,067 research outputs found
The workers' effort: a comparison between capitalistic and cooperative firms
The
purpose
of
this
paper
is
to
establish
a
comparison
between
capitalistic
and
cooperative
firms
by
focusing
on
workers’
effort
during
productive
activity
in
a
model
in
which
owners
and/or
managers
suffer
from
information
asymmetries.
In
our
model
agency
relations
do
not
mainly
concern
the
design
of
incentive
mechanisms
but
the
setting
of
an
optimal
form
of
monitoring,
centered
on
management
control
(albeit
incomplete)
on
workers'
effort
during
production.
By
using
a
principal-‐agent
framework,
we
show
that
in
the
presence
of
information
asymmetries
on
the
actual
effort
offered
by
each
worker,
the
cooperative
firm
requires
less
monitoring
to
achieve
an
optimal
level
of
worker
effort.
Being
also
owners
of
the
firm
and
choosing
the
person
responsible
for
management
functions
inside
their
circle,
cooperative
workers
develop
relations
based
on
solidarity
and
forms
of
‘peer
monitoring’
which
reduce
monitoring
costs.
Consequently,
the
manager
of
the
cooperative
firm
can
devote
more
of
his/her
effort
to
organizational
activity
which
increases
the
efficiency
of
the
production
process.
Hence,
in
terms
of
working
effort,
governance
in
the
cooperative
firm
is
more
efficient
than
in
the
capitalist
firm.
However,
the
opposite
result
is
achieved
when
the
purchasing
cost
of
capital
in
the
two
kinds
of
firm
is
taken
into
consideration.
Therefore,
the
financial
constraints
to
the
purchase
of
capital
reduce
the
production
efficiency
of
the
cooperative
relatively
to
the
capitalistic
firm.
In
addition,
such
constraints
represent
an
obstacle
to
achieving
an
optimal
rate
of
long-‐term
growth
for
the
cooperative
firm
and
benefiting
from
the
related
virtuous
circle
between
increases
in
the
level
of
employment
and
growth
rate
La diagnosi transculturale in psichiatria di consultazione: tra dimensione relazionale e categorie nosografiche
L’obiettivo del presente contributo si propone il fine di evidenziare i principali aspetti culturali (sociali, religioso, etnici, culturali e subculturali, associati al genere e all’età) che contribuiscono a delineare un accoglimento, un approccio approfondito alla biografia del soggetto per giungere a una diagnosi e, se necessario, a un trattamento che tenga conto di tutti gli aspetti sopramenzionati e della possibilità che questi vengano ‘ascoltati’ e ‘interpretati’ nel modo più corretto possibile. Il contesto scelto di tale accoglimento è il Pronto Soccorso dell’Ospedale Maggiore Policlinico di Milano dove, come psichiatri siamo chiamati ad una visita di consultazione o nei reparti dello stesso Ospedale, dove la richiesta di consultazione avviene sempre secondo modalità di urgenza psichiatrica. Come cornice di riferimento di questo contributo, che verterà soprattutto, su un’analisi critica della recente letteratura scientifica internazionale, applicheremo il modello della psichiatria culturale esplicitando, con Alarcòn (Alarcòn et al., 1995, 1999) quattro funzioni culturali strettamente associati alla psicopatologia clinica:
1. la cultura come modello interpretativo di comportamenti oggettivamente disfunzionali che possono o meno essere assunti all’interno di categorie diagnostiche riconosciute.
2. la cultura come agente patogeno e patoplastico
3. la cultura come fattore diagnostico
4. la cultura come fattore terapeutico
L’analisi attenta dei fattori culturali aiutano fondamentalmente il clinico a comprendere e interpretare il comportamento ‘patologico’ che, a volte, rischierebbe di essere ‘etichettato’ in modo stigmatizzante, secondo categorie di senso che appartengono alla ‘nostra cultura’ e non a quella di provenienza del soggetto.
La cultura, oltre ad essere un agente patogeno, è anche un fattore patoplastico in quanto dà una forma diversa ai contenuti psicopatologici, ad esempio, di un delirio o di un’allucinazione, di episodi acuti d’ansia o di depressione, o di ‘sintomi, che veicolano messaggi di protesta ‘collettiva’ che riassumono disagio, collera, rassegnazione, impotenza.
La cultura è anche un formidabile fattore diagnostico. Il DSM-IV-TR e l’ICD-10 hanno dato molta importanza ai fattori culturali. Ciò è importante per evitare che si considerino entità cliniche spiegabili all’interno di alcune culture, soprattutto di quelle dominanti, senza attivare il processo di ascolto e conoscenza proprio della cultura di appartenenza dell’individuo. E’ importante attuare un’indagine del substrato culturale del paziente che permetta di illustrarne l’identità, la soggettiva spiegazione dei sintomi, le caratteristiche dell’ambiente psicosociale di provenienza e di accoglimento del paziente, la relazione paziente- psichiatra di consultazione e la valutazione globale del soggetto frutto della sua biografia e dell’ambiente socio-culturale nel quale è cresciuto. Sulla scorta di questa impostazione e dei dati della letteratura, verranno illustrati dei casi di consulenza attuati sia in Pronto Soccorso che in un reparto di chirurgia del nostro ospedale
Il burnout in oncoematologia: studio osservazionale multicentrico
Introduzione: La crisi psicologica caratterizzante le emergenze psichiatriche rappresenta l’espressione della rottura dell’equilibrio emotivo dell’individuo posto di fronte ad esperienze stressanti acute o croniche. Elemento essenziale risulta lo sbilanciamento tra la percezione della difficoltà e le risorse immediatamente utilizzabili dall’individuo per far fronte a questa. Allo stesso modo, il burn-out è il risultato di uno squilibrio tra le richieste che l’ambiente di lavoro avanza e le capacità di coping del soggetto. Quando tale squilibrio risulta incolmabile, l’operatore assume un atteggiamento difensivo di distacco psicologico, talora di irritazione e reattività nei confronti dei pazienti e dell’ambiente lavorativo. Tale evitamento della sofferenza psicologica si rivela, però, negativo e a sua volta può provocare situazioni di disagio psichico acuto.
Metodologia: È stato condotto uno studio osservazionale multicentrico per valutare la prevalenza del burn-out e della morbilità psichiatrica nel personale ospedaliero di 11 strutture oncoematologiche italiane. Il campione è costituito da 412 soggetti con differenti incarichi professionali (medici 29.4%; infermieri 58.7%, ausiliari 8.3%, altri 6.8%). La prevalenza del burn-out è stata valutata attraverso il Maslach Burnout Inventory (MBI), la morbilità psichiatrica attraverso il General Health Questionnaire (GHQ-12), lo stress e la soddisfazione lavorativa attraverso un questionario standardizzato autosomministrato da noi elaborato.
Risultati: Nelle tre sottoscale del MBI si è evidenziato: Esaurimento Emotivo alto nel 26.7%, Depersonalizzazione nel 13.1%, Realizzazione personale bassa nel 49%. Un disturbo psichiatrico è risultato presente nel 23.3% dei casi (GHQ-12 soglia 5). Il 53.2% dei soggetti si sente stressato nel contesto lavorativo soprattutto per eccessivo carico professionale e inadeguatezza delle strutture sanitarie. Un’alta percentuale dei soggetti è soddisfatta del proprio lavoro (89%) e viene confermata la propria scelta lavorativa nell’85% dei casi. Lo stimolo professionale più gratificante (78%) è risultato il contatto interpersonale con i pazienti.
Conclusioni: I risultati dello studio concordano con i dati presenti in letteratura ad eccezione della rilevante presenza nel campione di bassa realizzazione personale. Gli operatori interpellati appaiono soddisfatti della propria scelta lavorativa, ma allo stesso tempo lamentano un significativo stress ambientale
Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis
The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation
counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings
are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that
only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into
account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
Variations on the Author
“Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship
Appropriate Similarity Measures for Author Cocitation Analysis
We provide a number of new insights into the methodological discussion about author cocitation analysis. We first argue that the use of the Pearson correlation for measuring the similarity between authors’ cocitation profiles is not very satisfactory. We then discuss what kind of similarity measures may be used as an alternative to the Pearson correlation. We consider three similarity measures in particular. One is the well-known cosine. The other two similarity measures have not been used before in the bibliometric literature. Finally, we show by means of an example that our findings have a high practical relevance.information science;Pearson correlation;cosine;similarity measure;author cocitation analysis
Nuove strategie e nuove prospettive della psicoterapia nelle istituzioni: le possibilità di un approccio integrato psicofarmacologico
Quanto è utile e quanto è difficile monitorare gli effetti collaterali degli antipsicotici
Dispelling the Myths Behind First-author Citation Counts
We conducted a full-scale evaluative citation analysis study of scholars in the XML research field to explore just how different from each other author rankings resulting from different citation counting methods actually are, and to demonstrate the capability of emerging data and tools on the Web in supporting more realistic citation counting methods. Our results contest some common arguments for the continued
use of first-author citation counts in the evaluation of scholars, such as high correlations between author rankings by first-author citation counts and other citation
counting methods, and high costs of using more realistic citation counting methods that are not well-supported by the ISI databases. It is argued that increasingly available digital full text research papers make it possible for citation analysis studies to go beyond what the ISI databases have directly supported and to employ more
sophisticated methods
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