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    The workers' effort: a comparison between capitalistic and cooperative firms

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    The purpose of this paper is to establish a comparison between capitalistic and cooperative firms by focusing on workers’ effort during productive activity in a model in which owners and/or managers suffer from information asymmetries. In our model agency relations do not mainly concern the design of incentive mechanisms but the setting of an optimal form of monitoring, centered on management control (albeit incomplete) on workers' effort during production. By using a principal-­‐agent framework, we show that in the presence of information asymmetries on the actual effort offered by each worker, the cooperative firm requires less monitoring to achieve an optimal level of worker effort. Being also owners of the firm and choosing the person responsible for management functions inside their circle, cooperative workers develop relations based on solidarity and forms of ‘peer monitoring’ which reduce monitoring costs. Consequently, the manager of the cooperative firm can devote more of his/her effort to organizational activity which increases the efficiency of the production process. Hence, in terms of working effort, governance in the cooperative firm is more efficient than in the capitalist firm. However, the opposite result is achieved when the purchasing cost of capital in the two kinds of firm is taken into consideration. Therefore, the financial constraints to the purchase of capital reduce the production efficiency of the cooperative relatively to the capitalistic firm. In addition, such constraints represent an obstacle to achieving an optimal rate of long-­‐term growth for the cooperative firm and benefiting from the related virtuous circle between increases in the level of employment and growth rate

    La diagnosi transculturale in psichiatria di consultazione: tra dimensione relazionale e categorie nosografiche

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    L’obiettivo del presente contributo si propone il fine di evidenziare i principali aspetti culturali (sociali, religioso, etnici, culturali e subculturali, associati al genere e all’età) che contribuiscono a delineare un accoglimento, un approccio approfondito alla biografia del soggetto per giungere a una diagnosi e, se necessario, a un trattamento che tenga conto di tutti gli aspetti sopramenzionati e della possibilità che questi vengano ‘ascoltati’ e ‘interpretati’ nel modo più corretto possibile. Il contesto scelto di tale accoglimento è il Pronto Soccorso dell’Ospedale Maggiore Policlinico di Milano dove, come psichiatri siamo chiamati ad una visita di consultazione o nei reparti dello stesso Ospedale, dove la richiesta di consultazione avviene sempre secondo modalità di urgenza psichiatrica. Come cornice di riferimento di questo contributo, che verterà soprattutto, su un’analisi critica della recente letteratura scientifica internazionale, applicheremo il modello della psichiatria culturale esplicitando, con Alarcòn (Alarcòn et al., 1995, 1999) quattro funzioni culturali strettamente associati alla psicopatologia clinica: 1. la cultura come modello interpretativo di comportamenti oggettivamente disfunzionali che possono o meno essere assunti all’interno di categorie diagnostiche riconosciute. 2. la cultura come agente patogeno e patoplastico 3. la cultura come fattore diagnostico 4. la cultura come fattore terapeutico L’analisi attenta dei fattori culturali aiutano fondamentalmente il clinico a comprendere e interpretare il comportamento ‘patologico’ che, a volte, rischierebbe di essere ‘etichettato’ in modo stigmatizzante, secondo categorie di senso che appartengono alla ‘nostra cultura’ e non a quella di provenienza del soggetto. La cultura, oltre ad essere un agente patogeno, è anche un fattore patoplastico in quanto dà una forma diversa ai contenuti psicopatologici, ad esempio, di un delirio o di un’allucinazione, di episodi acuti d’ansia o di depressione, o di ‘sintomi, che veicolano messaggi di protesta ‘collettiva’ che riassumono disagio, collera, rassegnazione, impotenza. La cultura è anche un formidabile fattore diagnostico. Il DSM-IV-TR e l’ICD-10 hanno dato molta importanza ai fattori culturali. Ciò è importante per evitare che si considerino entità cliniche spiegabili all’interno di alcune culture, soprattutto di quelle dominanti, senza attivare il processo di ascolto e conoscenza proprio della cultura di appartenenza dell’individuo. E’ importante attuare un’indagine del substrato culturale del paziente che permetta di illustrarne l’identità, la soggettiva spiegazione dei sintomi, le caratteristiche dell’ambiente psicosociale di provenienza e di accoglimento del paziente, la relazione paziente- psichiatra di consultazione e la valutazione globale del soggetto frutto della sua biografia e dell’ambiente socio-culturale nel quale è cresciuto. Sulla scorta di questa impostazione e dei dati della letteratura, verranno illustrati dei casi di consulenza attuati sia in Pronto Soccorso che in un reparto di chirurgia del nostro ospedale

    Il burnout in oncoematologia: studio osservazionale multicentrico

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    Introduzione: La crisi psicologica caratterizzante le emergenze psichiatriche rappresenta l’espressione della rottura dell’equilibrio emotivo dell’individuo posto di fronte ad esperienze stressanti acute o croniche. Elemento essenziale risulta lo sbilanciamento tra la percezione della difficoltà e le risorse immediatamente utilizzabili dall’individuo per far fronte a questa. Allo stesso modo, il burn-out è il risultato di uno squilibrio tra le richieste che l’ambiente di lavoro avanza e le capacità di coping del soggetto. Quando tale squilibrio risulta incolmabile, l’operatore assume un atteggiamento difensivo di distacco psicologico, talora di irritazione e reattività nei confronti dei pazienti e dell’ambiente lavorativo. Tale evitamento della sofferenza psicologica si rivela, però, negativo e a sua volta può provocare situazioni di disagio psichico acuto. Metodologia: È stato condotto uno studio osservazionale multicentrico per valutare la prevalenza del burn-out e della morbilità psichiatrica nel personale ospedaliero di 11 strutture oncoematologiche italiane. Il campione è costituito da 412 soggetti con differenti incarichi professionali (medici 29.4%; infermieri 58.7%, ausiliari 8.3%, altri 6.8%). La prevalenza del burn-out è stata valutata attraverso il Maslach Burnout Inventory (MBI), la morbilità psichiatrica attraverso il General Health Questionnaire (GHQ-12), lo stress e la soddisfazione lavorativa attraverso un questionario standardizzato autosomministrato da noi elaborato. Risultati: Nelle tre sottoscale del MBI si è evidenziato: Esaurimento Emotivo alto nel 26.7%, Depersonalizzazione nel 13.1%, Realizzazione personale bassa nel 49%. Un disturbo psichiatrico è risultato presente nel 23.3% dei casi (GHQ-12 soglia 5). Il 53.2% dei soggetti si sente stressato nel contesto lavorativo soprattutto per eccessivo carico professionale e inadeguatezza delle strutture sanitarie. Un’alta percentuale dei soggetti è soddisfatta del proprio lavoro (89%) e viene confermata la propria scelta lavorativa nell’85% dei casi. Lo stimolo professionale più gratificante (78%) è risultato il contatto interpersonale con i pazienti. Conclusioni: I risultati dello studio concordano con i dati presenti in letteratura ad eccezione della rilevante presenza nel campione di bassa realizzazione personale. Gli operatori interpellati appaiono soddisfatti della propria scelta lavorativa, ma allo stesso tempo lamentano un significativo stress ambientale

    Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis

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    The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed

    Variations on the Author

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    “Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship

    Appropriate Similarity Measures for Author Cocitation Analysis

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    We provide a number of new insights into the methodological discussion about author cocitation analysis. We first argue that the use of the Pearson correlation for measuring the similarity between authors’ cocitation profiles is not very satisfactory. We then discuss what kind of similarity measures may be used as an alternative to the Pearson correlation. We consider three similarity measures in particular. One is the well-known cosine. The other two similarity measures have not been used before in the bibliometric literature. Finally, we show by means of an example that our findings have a high practical relevance.information science;Pearson correlation;cosine;similarity measure;author cocitation analysis

    Dispelling the Myths Behind First-author Citation Counts

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    We conducted a full-scale evaluative citation analysis study of scholars in the XML research field to explore just how different from each other author rankings resulting from different citation counting methods actually are, and to demonstrate the capability of emerging data and tools on the Web in supporting more realistic citation counting methods. Our results contest some common arguments for the continued use of first-author citation counts in the evaluation of scholars, such as high correlations between author rankings by first-author citation counts and other citation counting methods, and high costs of using more realistic citation counting methods that are not well-supported by the ISI databases. It is argued that increasingly available digital full text research papers make it possible for citation analysis studies to go beyond what the ISI databases have directly supported and to employ more sophisticated methods
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