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Metafora e narrazione nella didattica delle scienze: nuovi strumenti e prospettive per l'educazione scientifica e la crescita professionale del docente.
Il progetto “Piccoli scienziati in laboratorio” nasce inizialmente rifacendosi alle Indicazioni Nazionali per il Curricolo della Scuola dell’Infanzia e del Primo Ciclo del 2007 arricchendosi poi con l’apporto delle più attuali Linee Guida del 2012. Nel corso degli ultimi anni il progetto si è evoluto in un Approccio didattico alle scienze, di tipo narrativo-metaforico che ha coinvolto numerosi soggetti in un’ottica di ricerca in sinergia col territorio.
Due forti filoni nutrono il progetto “Piccoli scienziati in laboratorio”. Il primo è che parlare di scienza non significhi, nei bambini, ma non solo, parlare una lingua diversa dalla lingua naturale. Dai racconti mitici sui fenomeni naturali ai modelli più astratti, l’uomo “narra” la natura e i suoi eventi, permettendo una migliore “interpretazione” delle forze della natura. Le spiegazioni ingenue dei bambini stessi sono un inizio di concettualizzazione scientifica, un primo approccio ai perché e ai come del mondo che ci circonda. Si prefigura perciò un’educazione scientifica che favorisce le procedure argomentative, ma ne accetta il carattere finito, le riconosce utili in vista di scopi determinati. Questo pone l’insegnante stesso in una condizione di ricerca e di dialogo paradigmatici, dove anche le proposte dei bambini concorrono ad interpretare la realtà, anche i loro modelli si prefigurano come mondi possibili. Lo stesso Bruner d’altronde parte dall’assunto che gli esseri umani danno senso al mondo reale raccontando storie e critica il fatto che solo la modalità di spiegazione scientifica sia ammessa nelle lezioni di scienze (Bruner, 1996).
Una chiave di svolta sulla strada di una migliore comprensione scientifica, nel quadro del conceptual change, sembrerebbe essere proprio l’uso di entrambi i pensieri, quello narrativo e quello paradigmatico, per permettere agli educatori di creare una sensibilità metacognitiva, necessaria per affrontare il mondo con la sua realtà narrata e le sue esigenze complesse.
Questa apertura delle scienze alla razionalità immaginativa dei bambini prefigura un nuovo rapporto con la lingua, secondo filone che sostiene il progetto. In questo approccio per la comprensione scientifica gli oggetti concreti della lingua di tutti i giorni richiamano strutture schematiche (metafore, agenti e story schema) che sono a loro volta un meccanismo di proiezione di strutture gestaltiche di base (Image schema di contenitore, di verticalità, di percorso...). Queste sono il risultato delle nostre esperienze senso-motorie e percettive. La nostra lingua naturale è fisiologicamente intrisa di tali strutture, che sono incarnate nel nostro pensiero, perché fortemente embodied. Le storie artefatto che proponiamo, così come tutte le nostre spiegazioni dei fenomeni in cui siamo immersi, sono costruite con la lingua naturale e trasportano nei percorsi di comprensione immagini vivide e sensibili di tali strutture, favorendo il sorgere di concatenamenti analogici e metaforici. Tale contesto narrativo permette inoltre di lavorare creativamente sul come si costruisce una storia per le scienze: in accordo con un recente articolo di Fuchs, è necessario distinguere tra cosa è una storia e cosa è uno storyworld. Mentre le storie sono narrazioni concrete, gli storyworlds sono i modelli mentali che noi costruiamo quando siamo esposti alle storie. Saper ricostruire o creare una storia significa comprendere il cosa degli eventi, mentre lo storyworld sarà il framework che ci dà indicazioni sul perché degli eventi. Ed essendo gli agenti della storia coinvolti emotivamente e fisicamente nell’evento, creano per gli alunni una sorta di rispecchiamento nella realtà di tutti i giorni: per questo e per quanto detto sopra possiamo riferirci alla storia come a una simulazione e allo storyworld come a un modello simulato.
La lingua, e le strutture semantiche e concettuali di cui sono riflesso e tramite al contempo le storie, sono lo strumento dei laboratori e delle attività che si avvantaggiano dell’uso dell’inquiry e della discussione: l’obiettivo è favorire la trasformazione dei pensieri naives dei bambini in interpretazioni sempre più scientifiche dei fenomeni, riconoscendo alla disciplina il carattere formativo e la specifica epistemologia scientifica. In particolare il dialogo diventa terreno di fertile rilettura di questo percorso interpretativo della realtà, dove il pattern che emerge dall’interazione disegna continui rimandi e chiarimenti su quanto osservato. I parallelismi risultanti dall’interazione dei bambini nei dialoghi, si prestano a evidenziare delle coppie che generano nell’evento-laboratorio una specifica risonanza di forme che sottendono a significati; tali strutture parallele possono innescare formule di accordo o discordanza che l’insegnante potrà sfruttare per favorire il conflitto cognitivo e/o la prosecuzione del pensiero di gruppo. Gli alunni costruiranno così, nella conversazione o nella descrizione di altri fenomeni, delle narrazioni di gruppo che includeranno i seguenti elementi: gli eventi; le esperienze di tali eventi vissute da agenti; la tensione che nasce nella creazione di tali eventi; il ruolo dei pazienti in tali eventi; l’occasione che rende possibile e necessaria la presenza di un narratore (Fuchs, 2014).
Certo nel linguaggio comune si nascondono anche possibili misconcezioni, ma sta all’insegnante saper condurre l’esperienza di confronto dei bambini verso trame che interpretano sempre meglio la realtà che li circonda
Dalla narrazione all’esperienza in laboratorio: giochiamo e ragioniamo sull’Energia
The present work explores the role of stories in science education and how it can be related to laboratorial experiences. An example in a laboratory about Energy aims to illustrate the value and significance of forms of playing during the scientific experience. The laboratory deals with active learning and hence the didactic utility of narratives: we would promote emotions use, as a bridge between our experiences and an embodied experience of natural phenomenon
Allogeneic cord blood red cells for transfusion
Allogeneic cord blood red cells for transfusio
La scuola al museo: l’esperienza di apprendimento dal punto di vista degli alunni.
Vivere per una settimana l’esperienza scolastica al Museo ha rappresentato per gli studenti della scuola primaria e secondaria di primo grado dell’Istituto Comprensivo “A. Manzoni” di Reggio Emilia un’esperienza culturale unica e immersiva. Questo studio ha voluto soffermarsi sull’analisi del punto di vista degli studenti, per fare emergere rappresentazioni, esperienze significative, atteggiamenti e apprendimenti che loro riconoscono come collegati alla settimana al Museo. E’ stato proposto un questionario con tre domande, due delle quali aperte e una chiusa a risposta multipla. Tutti e tre i quesiti hanno chiesto agli alunni di riflettere sugli elementi caratterizzanti, sulle esperienze e sui vissuti che possono rendere il Museo un posto “speciale”, non tanto in termini di gradimento dell’esperienza quanto di apprendimento per la vita. Le risposte dei questionari sono state analizzate attraverso un modello categoriale costruito ad hoc e hanno mostrato una sorprendente consapevolezza da parte degli alunni. Essi hanno dichiarato di aver compreso meglio i collegamenti tra le discipline di studio e di ricordare bene in particolare le esperienze scientifiche. I risultati hanno mostrato, inoltre, come anche la funzione civica del Museo sia stata apprezzata.Living the school experience at the Museum for a week represented a unique and immersive cultural experience for the primary and secondary school students of the Istituto “A. Manzoni” of Reggio Emilia. This study aimed at analyzing the students' point of view, in order to bring out representations, significant experiences, attitudes and learning that they recognise as connected to the week at the Museum. A questionnaire was proposed with three questions, two of which were open-ended and one closed with multiple answers. All three questions asked the pupils to reflect on the characterizing elements, experiences and learnings that can make the Museum a 'special' place, not so much in terms of enjoyment of the experience but in terms of learning for life. The answers to the questionnaires were analyzed through a purpose- built categorical model and showed a surprising awareness by the pupils. They stated that they better understood the connections between the study disciplines and remembered especially scientific experiences. The results also showed that the civic function of the museum was also appreciated
Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis
The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation
counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings
are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that
only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into
account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
Metaphors, Stories, and Knowledge of the World
In recent years, metaphors and stories have been the subject of much analysis by scholars of cognitive science. These researches showed that both metaphors and stories can be viewed as tools for thinking, and that such metaphors as the stories are expressions of that imaginative rationality that plays a role so important in the theory of embodied cognition. This paper starts right from the relationships between metaphors and stories, in the belief that, in a narrative, every metaphor is not only in context, but also takes a meaning not reducible to that which would singularly. I will argue that the narrative is a kind of “connective tissue”: the story organizes image schemas, metaphoric projections, conceptual and linguistic metaphors in terms of a network. I then ask how it is this process of integration. To this end, I will discuss some arguments put forward by narratology, comparing them with some thesis developed by the narrative theory of the philosopher Paul Ricoeur. On the one hand, we will see the important function that is performed in the narrative by the categories of time, agent, agency, process, and the resulting continuity exists between stories and scientific forms of thought. On the other hand, we see that the narrative does not just set the world, to give order and consistency, but also helps to refigure the world, to offer a different image of it. This aspect of the narrative also seems important to extend the reach of narrative in science
Variations on the Author
“Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship
Appropriate Similarity Measures for Author Cocitation Analysis
We provide a number of new insights into the methodological discussion about author cocitation analysis. We first argue that the use of the Pearson correlation for measuring the similarity between authors’ cocitation profiles is not very satisfactory. We then discuss what kind of similarity measures may be used as an alternative to the Pearson correlation. We consider three similarity measures in particular. One is the well-known cosine. The other two similarity measures have not been used before in the bibliometric literature. Finally, we show by means of an example that our findings have a high practical relevance.information science;Pearson correlation;cosine;similarity measure;author cocitation analysis
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