1,721,006 research outputs found
Recupero di premolari inferiori in inclusione ossea in paziente adulto per la riabilitazione occlusale
Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis
The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation
counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings
are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that
only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into
account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
Variations on the Author
“Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship
Protocolli clinici di igiene orale in ortodonzia
L’ortodonzia occupa un ruolo interdisciplinare dove molte professionalità si incontrano per programmare e realizzare piani di trattamento spesso molto complessi, con un vero e proprio team approach per il quale si richiede una precisa definizione di ruoli e di competenze da parte di ciascun operatore.
La materia è stata suddivisa in protocolli desunti da un lato dalla letteratura specialistica, dall’altro lato elaborati in base all’esperienza clinica degli Autori e all’insegnamento impartito agli studenti del Corso di Laurea in Igiene Dentale dell’Università di Pavia. L’approccio razionale ai complessi problemi di igiene orale, che si accompagnano alla terapia ortodontica sia rimovibile sia fissa è di grande importanza pratica se si considera come l’ortodonzia possa interessare pazienti portatori di differenti fattori di rischio come l’elevata cariofilia di alcuni giovani pazienti, i danni parodontali di varia gravità nei pazienti adulti o le difficoltà proprie dei portatori di deficit motori
Appropriate Similarity Measures for Author Cocitation Analysis
We provide a number of new insights into the methodological discussion about author cocitation analysis. We first argue that the use of the Pearson correlation for measuring the similarity between authors’ cocitation profiles is not very satisfactory. We then discuss what kind of similarity measures may be used as an alternative to the Pearson correlation. We consider three similarity measures in particular. One is the well-known cosine. The other two similarity measures have not been used before in the bibliometric literature. Finally, we show by means of an example that our findings have a high practical relevance.information science;Pearson correlation;cosine;similarity measure;author cocitation analysis
IL LEAF EXPANDER: La rivoluzione dell'espansione mascellare confortevole in età pediatrica senza collaborazione e verso la guida autonoma
Benché l’interesse per il deficit di sviluppo del mascellare superiore risalga agli albori della medicina, il suo studio continua a rappresentare un problema centrale in Ortognatodonzia, per la molteplicità dei fattori eziologici e delle soluzioni terapeutiche che lo caratterizzano. Il deficit trasversale del mascellare superiore è infatti una componente molto frequente delle malocclusioni, sia dentali che scheletriche, generalmente accompagnata da crossbite posteriore e/o da affollamento dell’arcata superiore. La frequenza del crossbite nella popolazione generale può spaziare dal 6 al 30 %, nelle diverse statistiche. Le possibilità che si verifichi un’autocorrezione spontanea in caso di cessazione dei fattori eziologici, quali alcune abitudini viziate, sono alquanto ridotte. I casi, poi, in cui la discrepanza trasversale da deficit mascellare, in soggetti in crescita, provoca shift occlusale mandibolare, sono da considerarsi una vera e propria urgenza ortodontica, in considerazione delle asimmetrie scheletriche che possono derivarne.
È ben noto che la possibilità di realizzare l'espansione delle basi ossee mascellari diminuisce con il crescere dell'età. La maggior parte degli Autori che si sono interessati nell'attività della sutura medio-palatina sono concordi nel ritenere che la sua obliterazione inizi a manifestarsi intorno ai 14-16 anni di età per completarsi dopo il 30° anno, rendendo così di fatto irrealizzabile l’espansione ortopedica. Anche secondo Profitt l’età media oltre la quale è meno probabile ottenere una espansione ortopedica è di 15-16 anni nei maschi e di 13-14 anni nelle femmine. La maggior parte degli Autori ritiene che l’espansione scheletrica oltre i 16 anni di età, risulti difficoltosa o impossibile anche a causa della progressiva obliterazione del sistema suturale circummascellare; tipping dei molari, bending dei processi alveolari e fenestrazioni della corticale alveolare sono i rischi principali a cui espone l’espansione ortopedica a fine crescita.
Ne consegue la necessità di una accurata valutazione diagnostica precoce che permetta di classificare i pazienti in base alla tipologia di deficit mascellare che li caratterizza e di applicare quindi i protocolli clinici più appropriati, in modo particolare intervenendo tempestivamente in età evolutiva. A tal proposito ricordiamo anche le Raccomandazioni Cliniche in Odontostomatologia, pubblicate nel 2017 a cura del Ministero della Salute, che intervengono sul tema delle problematiche mascellari trasversali, recitando testualmente: “Hanno un particolare rilievo per le possibili implicazioni nello sviluppo di asimmetrie scheletriche e per la stretta relazione tra dimensioni trasversale, sagittale e verticale. Tra le problematiche trasversali quelle riconducibili ad una contrazione del mascellare presentano un’elevata frequenza, dato ancora più rilevante quando nella definizione di contrazione del palato viene considerato anche un rapporto occlusale trasversale testa a testa.”
Molti Autori, nell’arco di decenni, hanno realizzato apparecchi per l’espansione mascellare, differenti per caratteristiche tecniche e biomeccaniche, per ammontare dell’espansione ottenibile e per tipologia delle modificazioni prodotte (ortodontiche/ortopediche/miste). Tutte le tecniche hanno in comune l'applicazione di forze che agiscono in senso vestibolare sui denti pilastro, in grado di determinare modificazioni morfologiche del mascellare, le cui caratteristiche sono legate principalmente a tre fattori: a) età del paziente (età evolutiva o fine crescita), b) tipo di forza applicata (leggera = ortodontica/pesante = ortopedica), c) tempo di applicazione della forza (continua/discontinua/intermittente).
Da circa dieci anni la nostra attenzione si è focalizzata sulle modalità di azione e sull’efficacia clinica dell’espansore riattivabile con molle a balestra in Ni-Ti MEMORIA®, brevettato da Leone s.p.a. di Sesto Fiorentino (FI), denominato Leaf Expander, nato nel 2013 da una evoluzione del concetto su cui si basava il suo predecessore, l’E.L.A. (Espansore Lento Ammortizzato), dotato di una molla compressa riattivabile in acciaio.
L’espansione mascellare con Leaf Expander è una tecnica che utilizza un dispositivo ortodontico fisso, dotato di una vite centrale e di due o più molle a balestra in nichel-titanio; l’attivazione della vite genera la compressione delle molle, che successivamente si espandono gradualmente determinando l’allargamento del palato. In dentatura permanente il L.E. viene fissato sui primi molari permanenti e, di norma, reca bilateralmente estensioni sui canini. Nei soggetti in dentatura mista, al fine di rispettare l’integrità amelo-parodontale dei molari permanenti, consigliamo di utilizzare come denti di appoggio i secondi molari da latte, previa verifica clinica e radiologica della loro stabilità; anche in questo caso si prevedono estensioni sui canini decidui, se presenti. Con questa modalità di impiego i sesti, non ancorati al dispositivo, vanno incontro ad un’espansione spontanea pari a circa il 60% di quella che si verifica a livello degli E, contestualmente ad una rotazione disto-vestibolare che tende a correggere la discrepanza molare nei casi di II classe.
Il Leaf Expander può essere di tipo riattivabile o di tipo preattivato, a seconda che la molla possa essere ricompressa più volte dal clinico, alla poltrona, oppure compressa una sola volta dal tecnico, in fase di costruzione del dispositivo, per un ammontare sufficiente ad ottenere l’intera espansione programmata. La terza modalità di attivazione (two in one) è di tipo misto e prevede di utilizzare dapprima la vite, per ottenere forze pesanti, e successivamente le balestre ni-ti, per generare forze leggere. In questo modo il Leaf Expander può essere utilizzato anche con modalità “ibrida”, ortopedica e ortodontica.
Nell’ambito dei dispositivi di espansione il L.E. viene generalmente ricompreso nella categoria S.M.E. (Slow Maxillary Expansion), enfatizzando come caratteristica principale il “tempo” richiesto per conseguire i risultati attesi, che si presume lento. In realtà, se si considera che la durata di impiego del L.E. (10 -12 mesi in media) comprende sia la fase attiva che la fase contentiva, la somma dei tempi risulta del tutto sovrapponibile a quella della R.E.P. (espansione + contenzione). Secondo la nostra opinione, la caratteristica che qualifica maggiormente il dispositivo, piuttosto che il “fattore tempo”, è la “modalità d’azione”, ovvero, non tanto l’aspetto “slow” quanto piuttosto “low force”! Il Leaf Expander, infatti, permette di realizzare l’espansione mascellare con forze leggere e continue, predeterminate per intensità, direzione e ammontare dello spostamento, senza collaborazione e senza dolore.
Grazie alle sue peculiari caratteristiche, il Leaf Expander può essere utilizzato sia in pazienti in età evolutiva sia in soggetti con sutura palatina matura, con cospicui vantaggi nel trattamento dei casi borderline, che svilupperanno una risposta più o meno scheletrica in funzione della reattività residua della sutura. In tutti i casi il L.E. permette di correggere il deficit trasversale del mascellare superiore, prevalentemente mediante rimodellamento dento-alveolare, e di migliorare l’occlusione, la masticazione, il volume delle vie aeree e lo spazio d’eruzione dei denti.
La semplificazione della gestione clinica dei casi di espansione mascellare è sorprendente: un vero e proprio cambio di paradigma! Le attivazioni richieste sono poco numerose, (variano da zero per il tipo preattivato a tre in media per il tipo riattivabile), non provocano dolore e non richiedono alcuna collaborazione domiciliare. Le attivazioni vengono eseguite in Studio, nel corso di controlli clinici che possono essere programmati ogni 6 settimane, grazie alla predicibilità dell’ammontare dell’espansione e all’assenza di effetti collaterali negativi.
La digitalizzazione delle procedure, da parte sua, ha azzerato tutte le manualità più sgradite al paziente e spesso causa di imprecisioni ed errori operatore-dipendenti, come la scelta delle bande o la cementazione di manufatti tradizionali, riducendo drasticamente i tempi alla poltrona, con i relativi costi, ed aumentando di molto confort e sicurezza per il paziente.
Lo sviluppo tecnologico, clinico e scientifico del nuovo dispositivo, ha coinvolto gli Autori di questo volume, con diverse competenze ma con pari, entusiastico, impegno, dai primi prototipi fino ad oggi. Contemporaneamente, l’esperienza clinica di migliaia di casi trattati nei cinque continenti da molteplici ortodontisti, sommata ad una solida base di ricerca scientifica, ha portato il Leaf Expander a rappresentare oggi un riferimento affidabile e predicibile, efficace ed efficiente, sicuro ed ergonomico, a disposizione del clinico per la risoluzione di numerose malocclusioni caratterizzate da deficit mascellare
Dispelling the Myths Behind First-author Citation Counts
We conducted a full-scale evaluative citation analysis study of scholars in the XML research field to explore just how different from each other author rankings resulting from different citation counting methods actually are, and to demonstrate the capability of emerging data and tools on the Web in supporting more realistic citation counting methods. Our results contest some common arguments for the continued
use of first-author citation counts in the evaluation of scholars, such as high correlations between author rankings by first-author citation counts and other citation
counting methods, and high costs of using more realistic citation counting methods that are not well-supported by the ISI databases. It is argued that increasingly available digital full text research papers make it possible for citation analysis studies to go beyond what the ISI databases have directly supported and to employ more
sophisticated methods
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